D’amore, d’eroina, di galera

Eccolo al suo esordio in società, eccolo alle prese delle critiche e degli elogi, finalmente così vicino alla sua realizzazione completa, essere pubblicato, lui il mio primo figlio completo, un tratto di storia che riguarda molte persone che in quel tempo divisero con me un tratto di vita: lui, si chiama “d’amore, d’eroina e di galera”, e diciamoci la verità questo è un resoconto dettagliato di una guerra, di un amore e di una compagna inesorabile per lunghi tratti della mia esistenza.
Parla d’amore perché lei, la sorella, la sister, la sostanza si fa amare caparbiamente, pretende fedeltà fino alla morte e tiranneggia come succede spesso nei rapporti lunghi. Gli anni sono gli “80 e potrebbero sembrare lontani, potreste pensare che nulla è rimasto uguale e invece, nulla è più statico di un amore così: io ti do tutto e tu prendi tutto e se riuscirò a liberarmi di te, ti rimpiangerò quasi per sempre. Lei ti sembra una alleata, lei ti fa sentire forte quando in realtà sei piccola e terrorizzata.
L’unica cosa che è veramente cambiata, è che dopo anni di assenza quasi totale dal mercato, è tornata più aggressiva che mai e disponibile ovunque. Altro cambiamento in vista, anzi già avvenuto, è che i possessori del giro diciamo da piazza sono molto più aggressivi e impietosi del passato. Io ho sofferto per la sorella, sono possibile sempre a un peggioramento, perchè lei e io ci conosciamo bene, anzi, lei conosce me e sa che fare, dunque io devo stare lontana da lei, sempre, dopo tutto quello che leggerete e molto altro ancora, non riesco a odiarla, ad averne paura ed è sbagliato: bisogna sempre avere paura delle sorelle cattive, mentre io continuo nel pensiero ad amarla e desiderarla.
Ecco cosa sono io oggi, una profuga in terra straniera, sempre in lotta, sempre in fuga, io Lou.

Luciana Corinna Luberti, autrice del libro D’amore, d’eroina, di galera (Eretica Speciale, 2014)

Finalmente, la storia della new wave italiana

Un libro per regione, ecco cosa servirebbe per mappare tutte le realtà new wave nate in Italia a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta. E forse non basterebbe, perché la proposta era immensa, oltre ogni aspettativa. Mentre scrivevo Desiderio del nulla – Storia della new wave italiana, più scavavo e più emergevano nuovi gruppi, realtà sconosciute, situazioni inedite. Da quando è uscito il libro sono tantissime le persone che mi contattano dicendo: “Sai che c’eravamo anche noi?”. E io gli prometto che un giorno implementerò il testo, magari con un’edizione aggiornata, aggiungendo altre band e nuove storie, correggendo eventuali imperfezioni e refusi.

Sì, perché Desiderio del nulla non pretende di essere l’enciclopedia della new wave italiana. Ma un punto di partenza per conoscere una realtà vasta e ancora non completamente esplorata. Con questo libro provo semplicemente a dimostrare che le sonorità oscure di quegli anni sono state un fatto nazionale. E non un fenomeno isolato, circoscritto, trascurabile. Ho provato a ricostruire la fase storica in cui la new wave ha attecchito nel nostro Paese e come si è evoluta nelle più grandi città. Ovviamente ho chiesto aiuto ai protagonisti, a quelli che c’erano: Federico “Ghigo” Renzulli, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Daniele Trambusti, Gianni Cicchi, Andrea Chimenti, GianCarlo Onorato, Angelo Bergamini, Dedo Panzera. In copertina ho scelto di mettere Federico Fiumani, perché ritengo che, con i suoi Diaframma, sia stato uno dei leader indiscussi di quell’esperienza. Per me l’album Siberia rappresenta la new wave italiana. Un disco che, a distanza di anni, ancora mi emoziona e mi fa salire il cuore in gola.

Chiudo ringraziando le persone che hanno contribuito a migliorare questo prodotto editoriale: la fotografa Paola Simonelli, che mi ha regalato lo splendido scatto di copertina, Gigi Marinoni, che ha messo la sua esperienza a disposizione di questo progetto, e la professoressa Maria Cristina Coccoluto, che ha corretto le bozze a 2000 chilometri di distanza, incontrandosi e scontrandosi con me in diretta su Skype. A loro la mia gratitudine, al lettore la mia lealtà.

Salvatore Coccoluto, autore di Desiderio del nulla – Storia della new wave italiana (Sconcerto, 2014)

Cosa dicono di ’Vongole Felici’ e della Cucina Ecozoica

Vongole feliciIl ricettario di MaVi, online dal 2011 e raccolto nel febbraio 2014 in Vongole Felici, ha ricevuto un’entusiastica accoglienza. Ecco una breve carrellata di commenti e recensioni.

Herman Greene – Center for Ecozoic Studies, bollettino agosto 2011:
[…] the world’s first ecozoic cuisine website, cucinaecozoica.com. Try this dish, “Ecozoic Matriciana.” Here’s the description from the website: “This is cult Roman cuisine (matriciana noodles), ecozoically veganized! The aim is to save the pink creature vulgarly called swine in a caring new ecozoic world!” The purpose of the website is captured in a comment by Stefano Panzaraza[…]: “All days we try to save Mother Earth with ecozoic cuisine… Thanks to Thomas Berry and his fantastic and ecological vision! Hope is also in the kitchen…
( […] il primo sito mondiale di cucina ecozoica, cucinaecozoica.com. Provate questo piatto: “matriciana ecozoica”. Ecco la descrizione dal sito: “Un piatto culto della cucina romana, la Matriciana, veganizzata ecozoicamente! Per salvare la rosea creatura volgarmente detta scrofa in un nuovo mondo consapevolmente ecozoico!”. La finalità di questo sito si evince da un commento di Stefano Panzarasa […]: “Ogni giorno cerchiamo di salvare Madre Terra con la cucina ecozoica… Grazie a Thomas Berry e alla sua fantastica visione ecologica! La speranza è anche in cucina…”).

AAM Terra Nuova online, 11.06.2012:
Nella cucina ecozoica vi è una consapevolezza al contempo etica, ecologista e salutistica. La cucina vegan è chiaramente quella che più si avvicina a questo obiettivo, dato che esclude la sofferenza animale. Ma la scelta vegan va sempre inserita all’interno della visione ecozoica, includendo quindi:
– il rispetto dei cicli naturali con la scelta di prodotti di stagione;
– il consumo di prodotti provenienti da agricoltura biologica, biodinamica, sinergica e di permacultura a km zero;
– menu basati sulla tradizione vegan locale e contadina;
– la riscoperta delle erbe selvatiche e delle antiche colture dimenticate e in disuso;
– l’autoproduzione.
Per la maggior parte delle persone che scelgono uno stile di vita vegan tutti questi elementi non saranno che una naturale conseguenza. In ogni caso una cosa di cui non ci si deve assolutamente privare è… la gioia di mangiare! Quindi spazio alla sperimentazione e alla fantasia per recuperare sapori «perduti», al fine di non utilizzare sempre solo tofu e seitan.
 
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L’IMMORALE DEGENERAZIONE DEL CALCIOBALILLA

LO PSICHIATRA NEL CASSETTOLe sale-giochi dei bigliardini non sono mai state luoghi formativi, ma l’attualità evidenzia una trasformazione desolante e allarmante. In passato si poteva quanto meno trovarci calciobalilla, ping pong e flipper per ingaggiare sfide leggendarie; oggi sono organizzate secondo il più bieco principio dei giochi d’azzardo, verso il quale costituiscono un viatico preoccupante.
 
Per chi non le frequenta da un po’ conviene un sintetico aggiornamento: i gettoni acquistati a caro prezzo (e fin qui niente di nuovo) permettono di accedere a giochi che nulla hanno a che fare con l’abilità e l’intelligenza del concorrente, visto che il risultato è determinato esclusivamente dal caso (salvo le inevitabili manipolazioni a monte che favoriscono “il banco”, cioè il gestore). A seconda del punteggio raggiunto, sul quale l’influenza del ragazzino è irrilevante, la macchina-ex bigliardino di una volta emette una striscia più o meno lunga di ticket ciascuno di valore uno. A fine serata (cioè a fine gettoni, cioè a fine soldi) è previsto un ulteriore passaggio: il rilascio da parte di una macchinetta mangiastriscie del tagliando col punteggio globale raggiunto.
 
Con esso si può interagire col proprietario della sala-giochi, immancabilmente bonario e portato a elargire generose facilitazioni, ammirare lussureggianti premi esposti in vetrine opportunamente sigillate e realizzare che, nella fascia raggiunta, si può scegliere una matita o un’automobilina il cui valore non supera un decimo degli euro investiti. Tali locali si moltiplicano, i loro gestori prosperano e, paradossalmente, i ragazzini appaiono in preda a passione ed eccitamento fuori di misura e ben lontani dalla consapevolezza della fregatura presa. Tutto infatti è organizzato con finalità precisa (la reiterazione della frequentazione) e con modalità allettanti, le stesse che intrappolano adulti tutt’altro che stupidi nelle disgrazie dei videopoker e delle varie macchinette mangiasoldi.
 
Ad aggravare l’immoralità di tali sale-giochi è la loro frequentazione privilegiata da parte di minori facilmente influenzabili e plasmabili verso la logica assurda del gioco d’azzardo. In esse infatti tutti i meccanismi rovinosi dell’azzardopatia sono riprodotti in scala, compreso lo stereotipo del tenutario del banco, all’apparenza buono e comprensivo, in realtà biscazziere disinteressato ai tristi destini delle vittime.

– Enrico Baraldi, autore del libro Lo psichiatra nel cassetto. Piccolo psichiatra cresce. Com’è cambiata la malattia mentale (2014).

Lettere eretiche che miracolosamente s’infilano nei quotidiani….

Lettere eretiche«Quando inviai la mia prima lettera a un quotidiano, la Repubblica, non si usava internet. Avevo quattordici anni e mi era venuta l’idea che se l’ozono dell’atmosfera si consumava inesorabilmente, era forse necessario costruire delle centrali che ne producessero a sufficienza per colmare le falle che si erano aperte nel cielo. Lo scrissi a Eugenio Scalfari, con una lettera battuta a macchina. E lui mi rispose, sempre via lettera, che se fosse stato così semplice, gli scienziati sarebbero già ricorsi a quella soluzione.

Ancora oggi, non sono tanto convinto che Scalfari avesse ragione, ma mi piacque che avesse prestato attenzione (lui o chi per lui) alla missiva di un adolescente: nel frattempo il “buco nell’ozono” è passato di moda e continuiamo allegramente ad allargarlo, mentre – nonostante summit e accordi internazionali – le soluzioni al problema sembrano ancora un’utopia. Molti anni dopo, arrivò un’altra tendenza: quella di “aprire un blog”. Affezionato com’ero alla mia “vita di carta”, fui piuttosto refrattario sin dall’inizio e continuai a scrivere a penna e a inviare i miei testi (al più dattiloscritti) alle redazioni e alle case editrici.

(…) Così nasce questo libro, che raccoglie le missive più significative degli ultimi anni (2007-2013), quelle cioè che sono state pubblicate da più giornali o che hanno stimolato le risposte degli autorevoli curatori delle rubriche di lettere dei più importanti quotidiani e settimanali nazionali, suddivise in tre filoni principali: laiche, politiche, etiche. Si comincia con una richiesta di scomunica al Vaticano (maggio 2007) e si finisce con il “naufragio secco” di migranti nel deserto tra Niger e Algeria (ottobre 2013). In mezzo passano sei anni e a volte sembra che non sia cambiato niente. O che ci voglia più tempo e una maggiore eresia perché qualcosa cambi.

Dall’introduzione al libro Lettere eretiche, di Paolo Izzo.