Gregorini finalista al MangiaLibri
Il Premio MangiaLibri, lanciato dall’omonimo settimanale elettronico, non vede la definizione e quindi il responso di una giuria. Sono invece gli stessi lettori chiamati a indicare quali libri, secondo loro, meritano di finire tra i vincitori.
E nella rosa dei finalisti finisce anche un nostro autore, Maurizio Gregorini, con il suo Il male di Dario Bellezza. La nomination è per la categoria “Miglior rapporto qualità/prezzo del 2006″ e nella recensione dedicata al volume dello scrittore romano si legge:
Nessuna pomposa apologia, quindi, ma il racconto dell’epilogo terreno di un intellettuale sensibile e colto, lasciato solo con la sua disperazione da un’elite culturale distratta (ma come da copione prontissima ad esaltarlo post mortem) e da una famiglia fredda e distante.
Il fuorigioco gli sta antipatico
Luciano Bianciardi, Il fuorigioco mi sta antipatico, il calcio, i politici, gli intellettuali, l’Italia tra il boom e gli anni di piombo, nelle risposte ai lettori del “Guerin Sportivo”, Stampa Alternativa, Roma 2006, pp. 384, euro 16,50
Fresco di torchio per i tipi di Stampa Alternativa (dicembre 2006). Curato e prefato con intelligenza critica da Ettore Bianciardi, figlio dello scrittore maremmano. Presentato in anteprima nazionale a Grosseto mercoledì 7 febbraio con notevole successo di pubblico. Beh, che libro è questo inedito di Luciano Bianciardi, Il fuorigioco mi sta antipatico?
La domanda non è di quelle oziose, se non altro perché Il fuorigioco mi sta antipatico, che raccoglie le gustosissime e provocatorie risposte di Bianciardi ai lettori del Guerin Sportivo tra l’estate 1970 e il novembre dell’anno successivo (quando la popolare rubrica fu interrotta per l’improvvisa quanto annunciata morte dello stesso Bianciardi), è senz’altro un libro sui generis: libro-dialogo composto a quattro mani, potremmo dire, proprio coi lettori della nota testata sportiva. Varrà la pena ricordare che a quei tempi il “Guerino” era diretto dal mitico Gianni Brera, romanziere di vaglia ancor prima che giornalista sportivo. Non mancavano certo i tormentoni sportivi del momento (soprattutto ma non soltanto calcistici): lo scudetto del Cagliari, la Nazionale di Valcareggi, la staffetta Rivera-Mazzola, la caviglia di Gigi Riva, le guide incontrastate di Giacomo Agostini, le irresistibili discese di Gustavo Thoeni ecc. ecc. Continua
Ai miei cari compagni: un risorgimento veritiero
Non è facile per uno scrittore che va controcorrente ritagliarsi una collocazione nell’olimpo letterario e ancor di più lo è stato per Luciano Bianciardi, con quella visione critica, frutto dello spirito anarchico, con la quale osservava il mondo circostante. Amava il Risorgimento, ma non quello falso e retorico che ancor oggi si insegna nelle scuole, ma la parte più scomoda di questo, cioè quella garibaldina, mazziniana e rivoluzionaria.
Questo gioiellino, che ho appena terminato di leggere, ne è un chiaro esempio ed è costituito da due racconti lunghi che hanno come tematica, rispettivamente, le cinque giornate di Milano e la spedizione dei mille. Concepiti come un sogno, giacché ovviamente gli eventi non furono vissuti dall’autore, mescola sapientemente elementi dell’epoca ad altri più attuali, con una vena ironica che non potrà che stupire. Sì, perché nel raccontare del passato, descrive anche il presente, che non può accettare, circostanza questa che l’ha sempre reso inviso al potere.
Scrive, a proposito delle cinque giornate di Milano:
In questi cinque giorni di disordine ha regnato in città un ordine nuovo, spontaneo, entusiastico. Basti pensare che non è stato segnalato un solo caso di furto. Milano stava vivendo un clima morale del tutto nuovo. I ladri han ricominciato a rubare non appena è stato ristabilito il rispetto della proprietà.









