Tutto quello che c’è da leggere sul (nuovo) jazz

I segreti del jazz - Una guida all'ascolto di Stefano ZenniRicordo bene il tempo – parlo di venti o trent’anni fa al massimo, non della preistoria – in cui l’indimenticabile Arrigo Polillo, il sottoscritto e pochi altri venivano guardati in Italia con una certa curiosità perché erano dei tipi speciali che scrivevano o avevano scritto qualche libro sul jazz. Naturalmente mi sono accorto che adesso la situazione è molto cambiata, tanto è vero che faccio questa segnalazione da considerare come una scelta, forse un po’ arbitraria, di alcune delle opere recenti più interessanti, essendo impensabili delle vere recensioni senza recare torto ad altri autori.

I libri specifici, infatti, sono diventati un’alluvione. C’è chi ne scrive due alla volta. Sull’argomento mi riservo naturalmente di ritornare quanto prima. Comincio dal più fresco di stampa, il più bello e il più indispensabile e atteso, appena presentato nella Sala Petrassi dell’Auditorium della Musica di Roma: si tratta de “Il Jazz in Italia vol. 2″ di Adriano Mazzoletti per le edizioni di Torino (EdT). Quest’opera ponderosa, stupenda, frutto di anni di ricerche minuziose e accurate, ha una storia. Inizia ufficialmente nel 1982 con un agile libro omonimo per le edizioni Laterza di Bari. Ma poi l’impegno di Mazzoletti si dilata e diventa enorme (non si dimentichi che ha curato e cura tuttora anche una collana discografica intitolata “Jazz in Italy” con la valida collaborazione della moglie Annamaria Pivato).

Nel 2004 esce per EdT “Il Jazz in Italia dalle origini alle grandi orchestre” di ben altro spessore, che fra gli innumerevoli meriti ha quello di retrodatare la nascita del jazz italiano, prima considerato in ritardo rispetto ad altri Paesi europei. Ma ora ecco il capolavoro: “Il Jazz in Italia volume secondo” in due tomi di complessive 1640 pagine dedicate al periodo dallo swing agli anni sessanta. Ce ne saranno altri? Mazzoletti non è mai stato tenero con la modernità e l’avanguardia, quindi lascio l’interrogativo in sospeso di proposito. Aggiungo però che il lavoro dello studioso genovese già basta e avanza, oltretutto, per riscattare in parte altri esperti italiani di lungo corso che a suo tempo snobbarono per esterofilia il jazz nazionale al punto di danneggiarlo. Andiamo a qualche altra segnalazione. Non si perda il quarto libro di Stefano Zenni per Stampa Alternativa, “I Segreti del Jazz“, con allegato un cd che contiene 110 splendidi brani di jazz in formato mp3: nessuno potrà dire di conoscere come si deve la materia se non avrà letto queste pagine e ascoltato il relativo disco. Luca Cerchiari (è uno di quelli dei due libri alla volta) licenzia per Bompiani un robusto volume, “Intorno al Jazz” (pagg. 650), sostenendo che è l’opera della sua vita e bisogna credergli.
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Le polifonie vitali di Charles Mingus

Charles Mingus di Stefano ZenniStefano Zenni, docente di Storia della musica afroamericana presso i Conservatori di Bologna e Pesaro oltre che a Siena Jazz, è l’autore di Charles Mingus. Polifonie dell’universo musicale afroamericano edito da Stampa Alternativa nell’ambito della collana “New Jazz People”. Il libro è incentrato principalmente sull’opera del grande compositore e contrabbassista jazz soffermandosi anche sulla sua vita e su un periodo storico americano difficile ma pieno di fermento culturale.

Stefano Zenni analizza i brani storici di Charles Mingus seguendo un filo concettuale più che cronologico addentrandosi nei meandri della sua musica e spiegando ogni singolo dettaglio con la precisione di un giornalista e la passione di un fan.

Charles Mingus è un’opera fondamentale sia perché per la prima volta in Italia viene analizzata l’opera mingusiana alla luce di un quadro culturale e antropologico americano ma soprattutto perché è un libro che appassiona e incuriosisce il lettore nonostante le diverse ostilità e parti tecniche che si incontrano durante il percorso di lettura. Ma la difficoltà di comprensione di alcuni passaggi oggettivamente difficili non deve scoraggiare il lettore che, sicuramente, rimarrà estasiato dalla bravura di Zenni nell’affrontare un autore raffinato ma complesso e dalla grandezza di un personaggio che ci ha lasciato alcune pietre miliari come “The Black Saint and the Sinner Lady” e che ha anticipato diverse tendenze grazie alla sua intelligenza musicale e ad un’energia creativa mai esaurita nel corso della sua carriera.
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Musica popolare in Brasile

Canto latino di Giancarlo MeiMancava nella letteratura musicale italiana un libro sulla storia della MPB (Musica Popular Brasileira). A sopperire a tale mancanza ci ha pensato Giancarlo Mei, insegnante di Storia della Musica Popolare Brasiliana presso l’Accademia della Critica di Roma, con Canto Latino. Origini, evoluzione e protagonisti della Musica Popolare del Brasile (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2004).

Un libro per neofiti e appassionati, che cammina parallelamente alla storia politica e sociale del paese verde-oro illustrando i vari cambiamenti musicali, sociali e di costume che si sono avuti nel corso degli anni.

Ogni capitolo ha il titolo di un film, perché il cinema nasce nello stesso periodo in cui hanno esordito Ernesto Nazareth e Chiquinha Gonzaga, che gettarono le fondamenta della MPB. Perciò Mei, in virtù di questo curioso parallelismo, utilizza proprio il cinema come fil rouge tra le varie storie, grazie anche al ruolo importante che ha rivestito per molti artisti brasiliani come Carmen Miranda.

Si comincia, quindi, con la scoperta del continente brasiliano da parte del comandante portoghese Pedro Alvares Cabral il 22 aprile del 1500 e il titolo del primo sottocapitolo non può che essere Mission, film diretto da Roland Joffé nel 1986 incentrato proprio sull’America Latina.

Nel corso della narrazione, Giancarlo Mei ci parla di numerosi artisti, alcuni sconosciuti in Italia altri meno, soffermandosi in maniera dettagliata sui numerosi generi che caratterizzano il vasto universo della MPB. Veniamo così a conoscenza del fatto che, attraverso il Carnevale, la musica nera comincia a raggiungere la borghesia bianca ed esprime i suoi primi autori di samba, una musica di strada caratterizzata proprio da una grande capacità di coinvolgimento. In questo modo, diventano famosi Carmen Miranda, Adorinan Barbosa, Ary Barroso, Noel Rosa, padroni della scena musicale brasiliana almeno fino alla metà degli anni ‘50.
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I segreti del jazz: un libro scientificamente valido e contemporaneamente divulgativo

I segreti del jazz - Una guida all'ascolto di Stefano ZenniCome si ascolta il jazz? Esiste un metodo di ascolto? E soprattutto: è utile possedere un metodo? Ce lo spiega Stefano Zenni in un libro utilissimo, il suo I segreti del jazz. Una guida all’ascolto.

Spesso quando si parla di ascolto e fruizione musicale, si tende a pensare a qualcosa di immediato che coinvolge esclusivamente il livello di percezione emotiva dell’individuo. Le emozioni che la musica suscita, indipendentemente dal genere in cui è ascritta, sono universali, rientrano nella categoria delle capacità umane. Sappiamo anche che la musica provoca reazioni fisiche, vibrazioni sensoriali profonde e ancestrali, attinenti alla sfera dell’archetipico, qualcosa che non possiamo dominare con la mente. Storicamente esistono testimonianze a dimostrazione di questa teoria e numerosi saggi scientifici sull’argomento, su cui però non mi dilungherò in questa sede.

Ma esiste anche un livello di fruizione musicale che si attiva su un piano differente, quello della conoscenza e della comprensione. È questo il livello di ascolto che ci può essere utile anche nella costruzione di un’improvvisazione o nell’esecuzione di un brano.

Comprendere una struttura ed essere in grado di analizzarla ci consente di riconoscerne i codici, ci facilita l’acquisizione di un linguaggio, ci stimola alla rielaborazione di materiale presistente e alla creazione musicale. Come nel processo di scrittura utilizziamo conoscenze grammaticali, sintattiche e l’esperienza della lettura, così nella musica dobbiamo necessariamente conoscere la teoria, l’armonia ma anche quelle esperienze musicali che potremmo definire letteratura musicale per il loro valore di modelli universali.
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Canto latino: un secolo e mezzo di evoluzione artistica

Canto latinoIo pensavo di conoscerla, la musica brasiliana. Perché ascoltavo Ernesto Nazareth e Noel Rosa, Pixinguinha e Adoniram Barbosa, Paulinho Da Viola e Virginia Rodriguez, Joyce e Leny Andrade, e Tom Zé, e il Quarteto em Cy, Moacir Santos, Rosa Passos, Guinga e Marisa Monte, e poi Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, Daniela Mercury, Rita Lee. Pensavo: altro che i soliti (seppur grandissimi) Jobim e Joao Gilberto e Caetano Veloso e Jorge Ben e Chico Buarque. La lettura di questo libro è stata una salutare doccia fredda.

In meno di 300 pagine Mei riesce a tracciare un panorama della MPB (Musica Popular Brasileira) allo stesso tempo dettagliato e agile. Dopo una rapida scorsa alla storia del Brasile dal XVI al XIX secolo, il libro prende le mosse dalla metà dell’Ottocento, quando cominciano a nascere i primi stili autoctoni (lundu, modinha, serestas, choro, tango brasilero) e si spinge fino alla fine degli anni ’90, con la scena elettronica, i cantautori dell’ultima generazione come Lenine e Bebel Gilberto, il successo internazionale dei Tribalistas. Oltre un secolo e mezzo di evoluzione artistica, che ha prodotto una delle culture musicali più ricche, complesse ed entusiasmanti del mondo.

Decine di stili e centinaia di nomi sfilano davanti al lettore, che alla fine del libro trova anche una discografia accurata ma non eccessivamente voluminosa. Utile a chi si avvicini per la prima volta all’universo musicale brasiliano, ma anche per chi, come il sottoscritto, di quell’universo ha – o crede di avere – una qualche conoscenza. Al libro è allegato un cd che contiene dieci brani tratti da “Gafieira moderna”, uno dei più bei dischi della cantautrice Joyce.
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