Assoluzione piena per Mariuana.it
Il fatto non sussiste. Così il Giudice Monocratico di Rovereto ha archiviato il caso contro Matteo Filla, gestore di Mariuana.it, risalente a oltre due anni fa, per il quale Matteo era stato anche arrestato (per poco). Piena assoluzione all’accusa di istigazione e proselitismo all’uso illecito di stupefacenti (art. 82 dpr 309/90). Non è reato vendere online di semi di cannabis privi di THC e di altri prodotti non univocamente destinati alla coltivazione di marijuana. Neppure lo è fare informazione al riguardo o avere un forum in cui si discute di cannabis e faccende annesse. Torna quindi pienamente attivo Mariuana.it, spazio assai ricco di informazioni, materiali e discussioni. Un po’ di sana ragionevolezza, almeno per stavolta.
Corpi a perdere: il comodo silenzio
Corpi da vendere, corpi da comprare. Corpi da fare a pezzi e buttare via, come spazzatura. Corpi senza voce né diritti. Siamo informati minuto per minuto dell’andamento delle indagini dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Un’attenzione maniacale alle tracce trovate, allo sguardo del presunto colpevole, ai comportamenti delle cugine, una delle quali, peraltro, visibilmente malata. Un’attenzione eccessiva ma, se depurata dalla morbosità, giusta: c’è una famiglia che ha perso una figlia, una sorella, e aspetta, almeno, un po’ di giustizia.
C’è solo silenzio, invece, sui due corpi di donne fatti e pezzi e buttati via, in montagna, a Lecco. Una era addirittura minorenne, sfruttata, madre di un bambino di 8 mesi, schiavizzata dal compagno che la costringeva a prostituirsi. Il percorso dell’altra, 20 anni, dalla Romania all’Italia, non è chiaro ma possiamo comunque immaginarne il tragitto fatto di violenze e di ricatti. Gli investigatori prima hanno ipotizzato che fossero state pagate come “attrazione” per un festino fra ragazzi giovani e ricchi.
Adesso questa ipotesi sembra caduta, ma gli elementi per costruire un’altra pista sono fragili. Se si cerca nell’Ansa, l’agenzia che fornisce informazioni ai gionali, ci sono notizie sull’omicidio di Garlasco tutti i giorni, anche solo per segnalare quale componente della famiglia è andato a far visita alla tomba di Chiara. Delle due ragazze uccise con ferocia l’agenza non segnala più nulla dal 10 settembre, giorno in cui fu identificata la seconda vittima.
Continua
E meno male che in Italia vige il veto sulle recensioni…
Ci vuole il permesso per recensire un libro? Pare proprio di si. Almeno secondo una mega-corporation italiana. È quello che, mio malgrado, ho scoperto oggi, e la storia è troppo ghiotta per non condividerla al volo. Il nuovo libro del noto autore su temi cultural-digitali David Weinberger esce qui in Usa ufficialmente il primo maggio (Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder). Come altre volte, gliene chiedo una copia per farne una recensione in anteprima per i lettori italiani—visto che il volume uscirà a breve per una grosso conglomerato nostrano.
Passo ad altro, e poco dopo riecco una sua mail.
Si dice imbarazzato e dispiaciuto, ma per motivi contrattuali non può più spedirmi la review copy promessa. Perché mai? Be’, per i vincoli contrattuali tra l’editore italiano (nome grosso, pubblica autori di fama e titoli mainstream) e quello USA, chiunque lo recensisca su siti-spazi italiani e in italiano deve per forza passare per tale importante editore. (Indovinate chi sarà mai?!). Se faccio la recensione in english, invece, no problem.
Si vorrebbero cioè pianificare le recensioni in occasione dell’uscita italiana, controllare a chi si spedisce le copie-saggio, tampinare dove e cosa se ne scrive. Una sorta di veto sulle recensioni. Proprio così. Eppure, tra poco, con il libro ormai in giro in Usa, parecchi ne parleranno online, con inevitabile travaso finanche in Italia e sui blog italiani. Mr. Weinberger non c’entra nulla, sia chiaro. Ma non finisce qui.
Branchi patinati per vendere mutande
Non è che ci capisca molto di campagne pubblicitarie, della loro nascita ed evoluzione, ma credo che ci sia un limite oltre il quale non andare. Soprattutto se si cerca un escamotage sensazionalistico per vendere mutande. Concordo infatti con Kim Gandy, presidentessa della National Organization for Women, che commenta negativamente l’exploit di una casa di moda, D&G, in cui un branco è ritratto mentre, con sguardo variabile dall’apatico al compiaciuto, assiste a quella che sembra avere tutta l’aria di uno stupro.
Branco e braccata sono ovviamente belli, magri, abbronzati, lucidati con l’olio, scarpe e vestiti di gran moda fornendo un immaginario che per nulla c’entra con una realtà composta da ben altri elementi. Ma il succo dell’immagine non cambia: una donna stesa a terra, i polsi bloccati e occhi puntati di lato non lasciano scaturire alcuna sensazione di consensualità. Continua
Sequestrato psicoattivo.it: proibito fare informazione?
“Compartimento Polizia Postale e della Comunicazioni Campobasso - Sito sottoposto a sequestro per ordine dell’autorità giudiziaria”. Questa la scritta che campeggia nella home page di psicoattivo.it chiuso d’autorità ieri per presunto incitamento all’uso di sostanze proibite. Eppure il sito, operativo da parecchio tempo, aveva un disclaimer in bella evidenza: “Tutte queste informazioni non sono presentate con lo scopo di incoraggiare la gente a sperimentare le sostanze psicoattive, bensì solo per dare un avvertimento a coloro che potrebbero farne uso. Siate informati, state attenti!”. In pratica, l’equivalente italiano del «più noto ed internazionale erowid.org» sostiene un utente su Punto Informatico. Dove si chiarisce come non si tratta del primo di simili sequestri in base alle normative vigenti in Italia in tema di droga—è già successo anche a marijuana.it, chiuso e poi tornato online pur se infarcito di avvisi. Al contrario di quanto accade invece in USA, dove siti analoghi ricadono, come la miriade di libri e opuscoli vari da sempre e legalmente in circolazione, sotto il Primo Emendamento alla Costituzione, cioè la tutela alla libertà d’espressione. In particolare, erowid è «un’organizzazione che diffonde informazioni neutrali su piante e sostanze chimiche psicoattive e questioni relative». Non c’è neppure bisogno di dichiararsi antiproibizionisti, e nessuno trova alcunché nulla da ridire. Mentre avanza il tam-tam online, è attivo un forum di discussione sulla vicenda.
No alle trappole mediatiche, no ai suicidi accidentali
Imitando l’esecuzione, da Vecchio Testamento ma rilanciata come “prima serata TV”, di Saddam Hussein, nei giorni scorsi tre ragazzini si sono impiccati: Sergio Pelico, 10 anni, di famiglia messicana che vive in Texas; Mubashar Ali, pakistano di 9 anni; nei sobborghi di Kolkata, India, la 15enne Moon Moon Karmarkar. Nessuno di loro sembra avesse intenzione di suicidarsi e tutti e tre pare abbiano visto solo degli spezzoni in TV, non il video integrale sul web. Né sono cosa nuova simili imitazioni a distanza. Eppure i grandi media, Internet inclusa, più di qualche domanda dovrebbero porsela. Meglio: chi li gestisce, chi ne fa uso, tutti noi. C’è forse bisogno che le grandi reti TV, ad esempio, ripropongano ad infinitum certe scene spacciandole per “attualità”? Come accaduto con le Twin Tower dell’11 settembre. Che senso ha caricare centinaia di copie del filmato “uncensored” su YouTube? E c’è da scommettere che a breve l’esecuzione di Saddam Hussein potrà vantare il titolo di video più visto al mondo. Non si tratta ovviamente di censurare chicchessia. Né di ribadire semplicemente l’inutilità di una pena di morte che - vieppiù quando così reiterata, finanche esaltata, dai media - non fa altro che creare martiri e, purtroppo, insensate imitazioni. Il punto semmai è chiedersi quanto siamo vittime dello strapotere mediatico, della società dello spettacolo a tutti i costi. E quanto spazio ci sia invece rimasto per usare la nostra testa, per l’indipendenza di pensiero e di azione. Per spiegare a noi stessi, ai nostri figli, ai più giovani come leggere davvero la Storia, come non cadere in simili trappole mediatiche. Soprattutto, senza rimetterci “accidentalmente” la vita.
Squadra anti-sette, religioni e libertà d’espressione
Aumentano le denunce da parte di chi è stato raggirato da qualcuno che veste i panni del mago? Magari l’eco del caso giudiziario di Vanna Marchi ha contribuito a ridurre il senso di solitudine di chi si trova truffato riducendo di pari passo anche la vergogna che portava a non denunciare questo genere di raggiri.
Emergenza giovani a rischio di essere reclutati da una setta? Si è certi che si tratti davvero dell’esplosione di un fenomeno quando i giornali hanno un andamento ciclico con le emergenze? Ogni tot ne sfoderano una e non per forza deve essere nuova (si veda un po’ che dicono i motori di ricerca sulle emergenze).
C’è bisogno di una nuova squadra investigativa anti-sette? Pare di sì, a giudicare da quanto riportato in questi giorni su diversi organi di informazioni. Anche se poi, navigando sul sito della Polizia di Stato, si legge sui forum aperti ai cittadini una risposta di Carlo Bui che dirige l’Unità di analisi del crimine violento (UACV). Continua
Cattivo giornalismo sempre sugli stessi temi
Certo che quando c’è di mezzo qualche elemento di oscura comprensione, la fantasia dei cronisti si scatena. È il caso di un articolo pubblicato un po’ di tempo fa dal Giornale di Sardegna e ripreso su web dal sito Villacidro.biz, Blitz contro i Bambini di Satana. I carabinieri: «Banda sgominata». Maddai, viene da pensare, ci risiamo? Pare proprio di sì perché quest’indagine non ha niente a che vedere con l’associazione bolognese che le sue infondate traversie giudiziarie se le è già vissute. In questo caso, più che di malagiustizia, come verificatosi recentemente anche a Chieti, però viene da pensare a pessimo giornalismo: di fronte a un’indagine per vandalismi, ci sarà chi ha pensato a satanisti e il sillogismo con satanisti noti è stato il passo successivo. Chissà se sarà consentito l’esercizio del diritto di rettifica?
Diritto d’autore: forse mica detta l’ultima parola
Riforma del diritto d’autore all’interno della legge finanziaria? Una possibile revisione delle attuali norme era stata ventilata nelle settimane scorse per poi arrivare a non farne più niente. Almeno in apparenza. Perché se la revisione dell’articolo 65 della legge del 1941 venisse riproposta in sede di verifica della maggioranza, potrebbe venire blindata e dunque passarebbe senza troppe difficoltà.
Oltre alla raccolta di firma avviata da Peacelink, No alla tassa sulle rassegne stampa, per capire meglio la situazione è utile l’articolo pubblicato da Valerio Di Stefano di Classici Stranieri, Rassegne stampa in rete: quella libertà mai esistita, in cui si spiega chiaramente che ora non c’è tutto questo permissivismo nell’utilizzo di contenuti altrui e che la riforma sarebbe solo un irridigimento di norme vigenti.
D’altro canto, occorre rilanciare. Dunque Frontiere Digitali lancia l’iniziativa Libera riproduzione degli articoli di attualità per riscrivere l’articolo 65 della legge sul diritto d’autore partendo dalle istanze delle comunità elettroniche. E arrivare così a un testo alternativo da sottoporre in sede istituzionale ai legislatori.
Rimosso il balzello sulle rassegne-stampa
«La commissione Bilancio della Camera ha soppresso la parte relativa all’editoria ricompresa nel collegato fiscale. Per questa parte avevo presentato un emendamento che abrogava la proposta di far pagare, a qualsiasi titolo, la rassegna stampa». Così Franco Grillini, deputato dell’Ulivo, annuncia la cancellazione di un provvedimento tanto inutile quanto, come segnalato un paio di settimane fa, assai rischioso per la libera circolazione di informazioni e idee. Di certo una buona notizia, grazie anche all’apposita campagna lanciata da Peacelink, pur se «il rischio adesso è che possa essere ripresentato nel momento in cui il Governo chiederà la fiducia», mette in guardia Massimo Mantellini.
Mostri sulla carta

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Nove anni dopo: «Il caso non può considerarsi chiuso fino a che non emergeranno tutte le responsabilità del vergognoso linciaggio mediatico cui sono stati sottoposti gli imputati». Le parole sono del giornalista di Chieti Andrea Di Tizio, portavoce del Club Riformatori Liberali Enzo Tortora e la vicenda a cui si riferisce ricorda molto da vicino quella dei Bambini di Satana. Perché, analogamente al caso su cui si è pronunciato ieri il tribunale della città abruzzese, ci sono quattro persone che nel 2002 finiscono in galera per presunti reati gravissimi a danno di minorenni.
I quali - in base alle accuse - sarebbero stati adescati davanti alle scuole, sequestrati, narcotizzati e sottoposti a violenze utilizzando tra feticci vari anche cadaveri. Il tutto, ovviamente, in odor di satanismo e dunque, come accaduto a Bologna tra il 1996 e il 1997, con presunzione di colpevolezza da parte di una campagna stampa infamante. Nessuno di loro, però, aveva mai commesso ciò di cui era stato accusato. Continua
Ci scommetto
Giovedì prossimo l’ex cacciatore di pidocchi letterari Antonio D’Orrico alla pagina del giornale che lo stipendia, “Magazine” del “Corriere della Sera”, lancerà grida assordanti per esaltare l’ultima sola di Giorgio Faletti, il suo nuovo romanzo del nulla che se, come avrebbe potuto fare Veltroni, avesse lasciato completamente in bianco, avrebbe fatto un favore all’umanità. Mi meraviglio che l’ex cacciatore di pidocchi non abbia avuto l’esclusiva per il lancio. Si vede che il ruolo di zerbino dei grossi editori ha stancato anche loro. Troppa caciara, troppo chiasso. Così va a finire che gli italiani leggeranno sempre meno facendo disperare quel poveraccio di Motta, presidente dei peggiori editori del mondo, quelli che gli italiani boicottano non acquistando i loro libri-mondezza. Come quello di Faletti.
NO alla tassa sulle rassegne stampa
Che siano di destra o di sinistra, i governi italici ci hanno abituati da sempre ai gran pastrocchi, o peggio, a pesanti discriminazioni. L’ultima riguarda, incredibile ma vero, l’introduzione di improbabili balzelli sulle rassegne stampa realizzata a scopi non commerciali. All’interno del decreto del 3 ottobre 2006 n. 262, recante “Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”, che anticipa alcune delle misure previste dal disegno di legge finanziaria, sono state infatti introdotte delle modifiche alla legge sul diritto d’autore. Contrariamente a quanto prevedeva la precedente formulazione, che poneva come unico obbligo la citazione della fonte, un breve paragrafo, presumibilmente aggiunto di soppiatto, ora afferma: «I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti». In pratica, con la scusa di “regolamentare” le rassegne stampa professionali, ci si “dimentica” di differenziare tra ambito commerciale e meno, tirando dentro anche le mille situazioni che raccolgono fonti e news senz’alcuno scopo di lucro. Motivo per cui Peacelink, da anni in prima fila su questo tipo d’informazione volontaria e libera, ha lanciato in rete una campagna per revocare tali modifiche. In pochi giorni hanno già aderito oltre 500 soggetti, tra singoli e associazioni: firmiamo e facciamo firmare, onde evitare probabili effetti-tsunami dentro e fuori la Rete.
Emergenza stagionale
Emergenze, informazione, realtà dei fatti. Su questo tema si legge un interessante post sul blog collettivo Nazione Indiana, Dov’è l’emergenza, a firma di Stefano Savella, incentrato principalmente sulla questione immigrazione, sugli sbarchi e su recenti fatti di cronaca nera in cui l’attenzione - più che sul fatto in sé - è stata concentrata sui presunti autori. E mentre gli studi legali consigliano di togliere inchieste scottanti dai siti che denunciano il FUD della lotta al terrorismo, c’è chi dal summit della scienza mondiale tenutosi recentemente a Erice, in provincia di Trapani, annuncia che un’epidemia virale minaccerà la Terra. Ma sarà davvero un’opinione degli scienziati oppure di chi ha riportato la notizia?

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