PER NON FINIRE COME STEFANO CUCCHI ANCHE PER UN SOLO SPINELLO

manualeSUCCEDE (SOLO) IN ITALIA


Sondrio, 26/5/2006: per due mesi la Guardia di Finanza registra con telecamere gli studenti di una scuola. Alla fine, grande perquisizione, ma nessun ragazzo trovato con il “fumo”. Viene fermato il bidello, con un po’ di hashish in un ovetto Kinder. Bologna, aprile 2007: un mese di lavoro per 120 carabinieri in dieci scuole con i cani antidroga. Controllano bagni, aule, cortili, palestre, scale, zainetti, motorini. Risultato finale: otto grammi di hashish.

Siracusa, 16/3/2007: cinque ragazzi fermati e perquisiti. Una “dose” a testa. Uno ha in tasca la stratosferica cifra di 80 euro: viene arrestato, perché secondo la legge il contante è un indizio grave.

Trepuzzi (Le) 18/4/2007: quattro giovani (due minorenni) innaffiano alcune piantine. Arrestati. 
Taranto, 23/5/2007: due ragazzi fumano in macchina; le forze dell’ordine li sorprendono. Uno è un giovane parroco, viene solo denunciato. Arrestato l’altro. Colpevole di avergli passato la canna.

Mola di Bari, 7/7/2007: in prigione N.G., cuoco trentenne, sposato e con due figli, arrestato per dieci grammi e sei piantine alte pochi centimetri. 

Senigallia (An), 24/5/2007: M.M., ristoratore di 21 anni, in manette: per sette piante. “Le piantine sono state caricate sulla pantera insieme a M.M., a cui è stato contestato il reato di produzione ai fini di spaccio, sufficiente per farlo passare dalla confortevole cucina del proprio ristorante a una più modesta cella del carcere anconetano, dove di certo non potrà dare spazio all’hobby da “pollice verde””, recitano le gazzette locali.

Nocera Inferiore (Na), 16/2/2008: arrestata una donna incinta che nascondeva hashish nel reggiseno. I carabinieri hanno prima perquisito la casa di Giovanna Russo, trovando 200 euro in contanti, “ritenuti provento di attività illecita”. Poi, con l’ausilio di una vigilessa, abilmente occultate nel reggiseno, sono stati trovati 15 grammi. Manette. Il giudice a disposto gli arresti domiciliari.

Tricase (Lecce), 5/6/2010: i finanzieri piombano in classe: hashish tra i banchi? 1,8 grammi trovati. 

Dall’inizio dell’anno scolastico, ci sono già stati 133 interventi in 83 istituti. Finora sono stati sequestrati 12 grammi di hashish.
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Non ho niente da dire, ma so come dirlo: sarchiaponi e supercazzole

Non ho niente da dire, ma so come dirloRicordate il famoso sketch del sarchiapone? Scompartimento di un treno. Un viaggiatore (Carlo Campanini), dopo aver infilato la mano in una scatola sul portabagagli, la ritira dicendo di essere stato morso dal sarchiapone. Un altro passeggero (Walter Chiari), facendo finta di sapere cos’è un sarchiapone, intavola con Campanini un esilarante scambio di battute. Il finale rivela che il sarchiapone non esiste: è un’invenzione di Campanini per spaventare gli altri passeggeri e viaggiare da solo nello scompartimento.

La supercazzola, resa famosa da Ugo Tognazzi nel film “Amici miei”, è una parente stretta del sarchiapone. Consiste nell’unire parole inesistenti ad altre con senso compiuto. Esempi: “Tarapìa tapioco, la supercazzola prematurata con scappellamento a destra come fosse antani”, “Carmensita, amore mio, sono un uomo d’affari, blinda la supercazzola prematurata, una cosa d’assegni, tarapia tapioca, tapioca, torapia, dollari, sterline, allaccia scarpa, scarpallaccia, dico d’albergo, ma tu?”, “No, io; eh scusi noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifurto, per esempio”.

Sconcertati di fronte a simili frasi, gli altri personaggi del film annuiscono fingendo di comprendere. Seguendo l’obiettivo di non farsi capire, il moderno opinionista potrebbe essere tentato di adottare i metodi sarchiapone e supercazzola, pronunciando parole senza senso. No, non è assolutamente il caso di barare ricorrendo a parole inventate: si può raggiungere lo stesso scopo con parole esistenti che, non essendo d’uso comune, possono produrre l’effetto sarchiapone.
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Non ho niente da dire, ma so come dirlo: alla ricerca di ascoltatori passivi

Non ho niente da dire, ma so come dirloUn opinionista deve saper sostenere un contraddittorio, ma è meglio evitarlo e, se possibile, scegliere di esibirsi di fronte ad ascoltatori passivi, più propensi cioè ad ascoltare un monologo piuttosto che essere coinvolti in un dialogo. Dialogo, momento di confronto, dibattito, scambio di opinioni… tutte belle cose, certo, ma il moderno opinionista è generoso: non pretende alcun “scambio di opinioni”, preferisce offrire le proprie idee senza alcuna contropartita, senza cioè ricevere in cambio le idee degli altri. Ecco perché predilige il monologo al dialogo, ed anche perché, se c’è da parlare, lui mira ad essere l’unico gallo del pollaio.

L’Unione europea ha dichiarato il 2008 “Anno del dialogo interculturale” e il moderno opinionista, naturalmente, riconosce l’importanza sociale del dialogo. In cuor suo, tuttavia, si augura che sia presto dichiarato anche un “anno del monologo”. Di fronte ad ascoltatori passivi si può essere audaci, magari inventando, lì per lì, delle tesi inconsuete e provocatorie sostenendo, per esempio, che nella scuola poetica del Dolce Stil Novo sono riscontrabili le origini dei moderni film horror o che assistere ad una partita di hockey su ghiaccio migliori l’attività sessuale.

Simili affermazioni saranno accolte come un punto di vista originale o – se l’originalità passa i limiti – come delle acute battute di spirito. E se, malauguratamente, ci si trova di fronte non ad ascoltatori passivi, ma a persone che pretendono di esprimere il loro punto di vista o, addirittura, di contraddire il nostro? In questo caso il rimedio è parlare più dei nostri interlocutori. Infatti, come ha scritto Georges Picard:

Nei dibattiti in società potete dire tutto quello che volete, a condizione di parlare più a lungo dell’avversario: come nei litigi di famiglia è la durata che fa la differenza.

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Non ho niente da dire, ma so come dirlo: trattato a uso del moderno opinionista

Non ho niente da dire, ma so come dirlo

Il pappagallo ermetico
Un pappagallo recitava Dante: “Papè Satan, papè Satan aleppe…”. Ammalappena un critico lo seppe Corse a sentillo e disse: “È impressionante!” Oggigiorno chi esprime er su’ pensiero Senza spiegasse bene, è un genio vero: un genio ch’è rimasto per modestia nascosto ner cervello d’una bestia. Se voi l’ammirazione de l’amichi Nun faje capì mai quello che dichi.
Trilussa

“Se vuoi farti apprezzare, parla con chiarezza”: quante volte abbiamo sentito questa raccomandazione sotto forma di perla di saggezza! Ma può trattarsi di una perla falsa, se ascoltiamo il suggerimento della poesia di Trilussa (Se voi l’ammirazione de l’amichi, nun faje capì mai quello che dichi).

Proprio così: non tutti amano sentir parlare chiaramente. Ci sono persone che odiano la semplificazione perché vedono semplificazione e serietà come due concetti contrastanti: “Non è serio spiegare qualcosa in modo così semplice da farsi capire anche da un bambino”. A chi segue questo principio, come ha scritto Tullio De Mauro, se “gli dite che ‘a livello di strutture profonde e di correlati epistemici neurologicamente saturati sussiste la necessitazione semiotica del condizionamento remanico del translinguistico’ a queste persone brillano gli occhi e vi guardano con entusiasmo anche se non capiscono, anzi, proprio perché non capiscono”.
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Una copia di “Vino e Bufale” per Morgan

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaAiutiamo Morgan, Bruno Vespa e Giorgia Meloni: per loro una copia di Vino e bufale. Bruno Vespa ha dedicato un’intera puntata di “Porta a porta” alla vicenda di Morgan e al suo rapporto con le droghe cosiddette illegali. Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha accusato il cantante di “fare apologia del crack”. Nessuno in trasmissione ha ricordato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo i quali la prima causa di mortalità per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni è sì una droga, ma si chiama alcol.

Numerosi autorevoli studi internazionali classificano infatti l’alcol tra le droghe più pesanti a livello neurobiologico, e più devastanti per le ripercussioni sociali e gli effetti sulla salute. La trasmissione è andata in onda proprio nella giornata mondiale dedicata alla lotta al cancro: l’alcol è la seconda causa evitabile di tumore dopo la nicotina, ma questo in Italia non si può dire, perché nel nostro Paese il principale veicolo di assunzione di questa droga si chiama vino.

Fa un certo effetto vedere proprio Bruno Vespa nel ruolo di giudice severo contro tutte le droghe, lui che quando c’è da parlare di vino e salute chiama nel suo studio Lino Toffolo, Antonella Clerici, Marisa Laurito e Al Bano, lui che di fronte a chi si dichiara astemio replica: “E’ una tragedia, come le è successa?”. Fa un certo effetto vedere il ministro Giorgia Meloni dire che abbiamo commesso un gravissimo errore culturale, facendo dei distinguo tra droghe più o meno nocive, più o meno pesanti, mentre va detto in modo chiaro che tutte le droghe fanno male e vanno evitate.
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