PER NON FINIRE COME STEFANO CUCCHI ANCHE PER UN SOLO SPINELLO

manualeSUCCEDE (SOLO) IN ITALIA


Sondrio, 26/5/2006: per due mesi la Guardia di Finanza registra con telecamere gli studenti di una scuola. Alla fine, grande perquisizione, ma nessun ragazzo trovato con il “fumo”. Viene fermato il bidello, con un po’ di hashish in un ovetto Kinder. Bologna, aprile 2007: un mese di lavoro per 120 carabinieri in dieci scuole con i cani antidroga. Controllano bagni, aule, cortili, palestre, scale, zainetti, motorini. Risultato finale: otto grammi di hashish.

Siracusa, 16/3/2007: cinque ragazzi fermati e perquisiti. Una “dose” a testa. Uno ha in tasca la stratosferica cifra di 80 euro: viene arrestato, perché secondo la legge il contante è un indizio grave.

Trepuzzi (Le) 18/4/2007: quattro giovani (due minorenni) innaffiano alcune piantine. Arrestati. 
Taranto, 23/5/2007: due ragazzi fumano in macchina; le forze dell’ordine li sorprendono. Uno è un giovane parroco, viene solo denunciato. Arrestato l’altro. Colpevole di avergli passato la canna.

Mola di Bari, 7/7/2007: in prigione N.G., cuoco trentenne, sposato e con due figli, arrestato per dieci grammi e sei piantine alte pochi centimetri. 

Senigallia (An), 24/5/2007: M.M., ristoratore di 21 anni, in manette: per sette piante. “Le piantine sono state caricate sulla pantera insieme a M.M., a cui è stato contestato il reato di produzione ai fini di spaccio, sufficiente per farlo passare dalla confortevole cucina del proprio ristorante a una più modesta cella del carcere anconetano, dove di certo non potrà dare spazio all’hobby da “pollice verde”", recitano le gazzette locali.

Nocera Inferiore (Na), 16/2/2008: arrestata una donna incinta che nascondeva hashish nel reggiseno. I carabinieri hanno prima perquisito la casa di Giovanna Russo, trovando 200 euro in contanti, “ritenuti provento di attività illecita”. Poi, con l’ausilio di una vigilessa, abilmente occultate nel reggiseno, sono stati trovati 15 grammi. Manette. Il giudice a disposto gli arresti domiciliari.

Tricase (Lecce), 5/6/2010: i finanzieri piombano in classe: hashish tra i banchi? 1,8 grammi trovati. 

Dall’inizio dell’anno scolastico, ci sono già stati 133 interventi in 83 istituti. Finora sono stati sequestrati 12 grammi di hashish.
Continua

Non ho niente da dire, ma so come dirlo: sarchiaponi e supercazzole

Non ho niente da dire, ma so come dirloRicordate il famoso sketch del sarchiapone? Scompartimento di un treno. Un viaggiatore (Carlo Campanini), dopo aver infilato la mano in una scatola sul portabagagli, la ritira dicendo di essere stato morso dal sarchiapone. Un altro passeggero (Walter Chiari), facendo finta di sapere cos’è un sarchiapone, intavola con Campanini un esilarante scambio di battute. Il finale rivela che il sarchiapone non esiste: è un’invenzione di Campanini per spaventare gli altri passeggeri e viaggiare da solo nello scompartimento.

La supercazzola, resa famosa da Ugo Tognazzi nel film “Amici miei”, è una parente stretta del sarchiapone. Consiste nell’unire parole inesistenti ad altre con senso compiuto. Esempi: “Tarapìa tapioco, la supercazzola prematurata con scappellamento a destra come fosse antani”, “Carmensita, amore mio, sono un uomo d’affari, blinda la supercazzola prematurata, una cosa d’assegni, tarapia tapioca, tapioca, torapia, dollari, sterline, allaccia scarpa, scarpallaccia, dico d’albergo, ma tu?”, “No, io; eh scusi noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifurto, per esempio”.

Sconcertati di fronte a simili frasi, gli altri personaggi del film annuiscono fingendo di comprendere. Seguendo l’obiettivo di non farsi capire, il moderno opinionista potrebbe essere tentato di adottare i metodi sarchiapone e supercazzola, pronunciando parole senza senso. No, non è assolutamente il caso di barare ricorrendo a parole inventate: si può raggiungere lo stesso scopo con parole esistenti che, non essendo d’uso comune, possono produrre l’effetto sarchiapone.
Continua

Non ho niente da dire, ma so come dirlo: alla ricerca di ascoltatori passivi

Non ho niente da dire, ma so come dirloUn opinionista deve saper sostenere un contraddittorio, ma è meglio evitarlo e, se possibile, scegliere di esibirsi di fronte ad ascoltatori passivi, più propensi cioè ad ascoltare un monologo piuttosto che essere coinvolti in un dialogo. Dialogo, momento di confronto, dibattito, scambio di opinioni… tutte belle cose, certo, ma il moderno opinionista è generoso: non pretende alcun “scambio di opinioni”, preferisce offrire le proprie idee senza alcuna contropartita, senza cioè ricevere in cambio le idee degli altri. Ecco perché predilige il monologo al dialogo, ed anche perché, se c’è da parlare, lui mira ad essere l’unico gallo del pollaio.

L’Unione europea ha dichiarato il 2008 “Anno del dialogo interculturale” e il moderno opinionista, naturalmente, riconosce l’importanza sociale del dialogo. In cuor suo, tuttavia, si augura che sia presto dichiarato anche un “anno del monologo”. Di fronte ad ascoltatori passivi si può essere audaci, magari inventando, lì per lì, delle tesi inconsuete e provocatorie sostenendo, per esempio, che nella scuola poetica del Dolce Stil Novo sono riscontrabili le origini dei moderni film horror o che assistere ad una partita di hockey su ghiaccio migliori l’attività sessuale.

Simili affermazioni saranno accolte come un punto di vista originale o – se l’originalità passa i limiti – come delle acute battute di spirito. E se, malauguratamente, ci si trova di fronte non ad ascoltatori passivi, ma a persone che pretendono di esprimere il loro punto di vista o, addirittura, di contraddire il nostro? In questo caso il rimedio è parlare più dei nostri interlocutori. Infatti, come ha scritto Georges Picard:

Nei dibattiti in società potete dire tutto quello che volete, a condizione di parlare più a lungo dell’avversario: come nei litigi di famiglia è la durata che fa la differenza.

Continua

Non ho niente da dire, ma so come dirlo: trattato a uso del moderno opinionista

Non ho niente da dire, ma so come dirlo

Il pappagallo ermetico
Un pappagallo recitava Dante: “Papè Satan, papè Satan aleppe…”. Ammalappena un critico lo seppe Corse a sentillo e disse: “È impressionante!” Oggigiorno chi esprime er su’ pensiero Senza spiegasse bene, è un genio vero: un genio ch’è rimasto per modestia nascosto ner cervello d’una bestia. Se voi l’ammirazione de l’amichi Nun faje capì mai quello che dichi.
Trilussa

“Se vuoi farti apprezzare, parla con chiarezza”: quante volte abbiamo sentito questa raccomandazione sotto forma di perla di saggezza! Ma può trattarsi di una perla falsa, se ascoltiamo il suggerimento della poesia di Trilussa (Se voi l’ammirazione de l’amichi, nun faje capì mai quello che dichi).

Proprio così: non tutti amano sentir parlare chiaramente. Ci sono persone che odiano la semplificazione perché vedono semplificazione e serietà come due concetti contrastanti: “Non è serio spiegare qualcosa in modo così semplice da farsi capire anche da un bambino”. A chi segue questo principio, come ha scritto Tullio De Mauro, se “gli dite che ‘a livello di strutture profonde e di correlati epistemici neurologicamente saturati sussiste la necessitazione semiotica del condizionamento remanico del translinguistico’ a queste persone brillano gli occhi e vi guardano con entusiasmo anche se non capiscono, anzi, proprio perché non capiscono”.
Continua

Una copia di “Vino e Bufale” per Morgan

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaAiutiamo Morgan, Bruno Vespa e Giorgia Meloni: per loro una copia di Vino e bufale. Bruno Vespa ha dedicato un’intera puntata di “Porta a porta” alla vicenda di Morgan e al suo rapporto con le droghe cosiddette illegali. Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha accusato il cantante di “fare apologia del crack”. Nessuno in trasmissione ha ricordato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo i quali la prima causa di mortalità per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni è sì una droga, ma si chiama alcol.

Numerosi autorevoli studi internazionali classificano infatti l’alcol tra le droghe più pesanti a livello neurobiologico, e più devastanti per le ripercussioni sociali e gli effetti sulla salute. La trasmissione è andata in onda proprio nella giornata mondiale dedicata alla lotta al cancro: l’alcol è la seconda causa evitabile di tumore dopo la nicotina, ma questo in Italia non si può dire, perché nel nostro Paese il principale veicolo di assunzione di questa droga si chiama vino.

Fa un certo effetto vedere proprio Bruno Vespa nel ruolo di giudice severo contro tutte le droghe, lui che quando c’è da parlare di vino e salute chiama nel suo studio Lino Toffolo, Antonella Clerici, Marisa Laurito e Al Bano, lui che di fronte a chi si dichiara astemio replica: “E’ una tragedia, come le è successa?”. Fa un certo effetto vedere il ministro Giorgia Meloni dire che abbiamo commesso un gravissimo errore culturale, facendo dei distinguo tra droghe più o meno nocive, più o meno pesanti, mentre va detto in modo chiaro che tutte le droghe fanno male e vanno evitate.
Continua

Vino e bufale. Tutto quello che vi hanno sempre dato a bere a proposito delle bevande alcoliche

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaLo psichiatra Enrico Baraldi e l’esperto di problemi alcol-correlati Alessandro Sbarbada hanno pubblico Vino e bufale. Tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche. Il libro è pubblicato da Stampa alternativa che l’ha inserito nella collana Eretica. Non è facile parlare di questo libro, anche per un non-bevitore come me. Il retaggio “culturale” sul vino che ognuno di noi si porta dentro fa avvicinare quasi con diffidenza ad un libro del genere che non vuole essere un manuale per un neo-proibizionismo ma, come dicono gli autori,

vogliamo solo che sull’alcool venga fatta vera informazione, non campagne isolate che non fanno alcuna presa sui cittadini. Poi, ognuno sarà più libero di scegliere se bere o meno: ma non possiamo accettare che il vino venga spacciato per una bevanda dalle proprietà quasi medicinali, perché questa è pura mistificazione della realtà.

Il libro risponde a moltissime domande sul vino (quasi un prontuario, i paragrafi sono brevi e ben scritti). Una riflessione mi ha colpito:

Come titolano i nostri giornali? Se l’argomento è trattato in positivo, la sostanza viene chiamata “vino”, “birra” o “grappa”; se però si evidenziano dei problemi viene chiamata “alcol”. Sembra un dettaglio, ma capiremo che questo ha un grande significato. Allo stesso modo su internet: se impostiamo la parola “alcol” (o “alcool”) troveremo pagine che parlano di risse, violenze e incidenti; se invece cerchiamo la parola “vino” o “birra”, me troveremo altre riferite solo a benefici, piaceri, feste e allegre occasioni turistiche! Chi, guidando in stato d’ebbrezza, investe un’auto uccidendone gli occupanti – come chi bevendo si espone inconsapevolmente a rischi per la sua stessa salute –, ha assunto “vino” o “birra” o “grappa”: non avrebbe, insomma, bevuto “alcol”! Proviamo a pensare in senso contrario, immaginando titoli di giornali come: “Strage sulle strade: il problema è il vino”, oppure: “Bere vino fa venire il cancro al seno”. Sono verità che darebbero troppo fastidio e allora devono restare immaginabili ma non proponibili (pag. 5).

Continua

Droga no, alcol sì? La via a zig zag del ministro Zaia

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaDroga no, alcol sì. Ecco lo Zaia pensiero. Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali è stato uno dei primi a sottoporsi al test antidroga in voga in questi giorni tra parlamentari e ministri. L’esito naturalmente è stato negativo anche perché come ha dichiarato lui stesso durante la diretta di Studio Aperto che lo ha ospitato per il narco-test del capello: “Sono tranquillo, perché non ho mai assunto droghe dalla nascita”.

E noi non abbiamo nessun motivo per non credergli. Anche perché una persona che ricopre un ruolo politico importante come il suo è normale che sia “pulito”. Come dire? Questa dovrebbe essere “la banalità del bene”.

Ma sull’alcol no

L’anomalia, semmai, sono le posizioni che il ministro Luca Zaia ha preso riguardo all’alcol, come riportano Enrico Araldi e Alessandro Sbarbada nel loro libro Vino e Bufale, (Stampa Alternativa, 137 pagine, 12 euro). Nel simpatico volumetto a proposito di etica etilica si legge:

La soluzione viene dallo stesso ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, che il 6 ottobre 2008 a Conegliano Veneto, in margine a una manifestazione promozionale sulla grappa, ha dichiarato: “Chi guida l’auto deve avere bevuto solo analcolici. Chi vuole ubriacarsi si sieda al suo fianco o dietro. È inutile che continuiamo con lo 0,5, lo 0,2 o lo 0,4: lo ribadisco, tasso zero per chi guida, tutti gli altri facciano quello che vogliono’”.

Un’immagine sbagliata dell’Italia

Però la tesi del tasso zero per chi guida non lo deve aver convinto troppo. Sul Corriere del Veneto, infatti, sempre riportato dal volumetto citato, a proposito della riduzione del tasso di alcolemia consentito alla guida da 0,5 a 0,2, ha detto smentendosi:
Continua

Per il professor Giacosa una copia gratis di “Vino e bufale”

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaSembrerebbero buone notizie, ma l’evidenza che si tratta di bufale è addirittura il fatto meno preoccupante. Chi ha avuto tra le mani il nostro “Vino e bufale” ha imparato che il problema non è la bevanda che veicola l’alcol etilico, ma è per l’appunto questa sostanza. L’alcol etilico è una molecola tossica, che produce dipendenza al pari dell’eroina e che ha, tra gli altri effetti dannosi, quello che aumenta il rischio di ammalarsi di il cancro. L’alcol etilico che si trova nella bevanda vino è lo stesso che è presente nella birra, nei superalcolici, negli aperitivi alcolici e nelle altre bevande (tipo alcopop) che un’industria interessata unicamente ai propri interessi promuove senza scrupoli soprattutto tra i giovani.

Vino e bufaleNel vino poi si trovano alcune centinaia di altre sostanze, qualcuna parimenti tossica, qualcun’altra innocua come, per l’appunto, l’acqua; altre ancora, presenti in tracce insignificanti per l’organismo di chi le assume, hanno assunto nel tempo un ruolo di star della manipolazione dell’informazione. E il Resveratrolo è la superstar ai danni della corretta conoscenza. Solo che ormai la bufala del Resveratrolo da un po’ di tempo non la beve più nessuno: ormai si sa che il Resveratrolo al pari di tutti gli altri antiossidanti non produce tutti gli effetti positivi che si speravano, ma soprattutto è dimostrato senza dubbi che per introdurne una quantità significativa per l’organismo umano attraverso il vino bisognerebbe consumare dalle 40 alle 1000 bottiglie al giorno. Insomma affidare le virtù salutari del vino al Resveratrolo o ad altri antiossidanti è la madre di tutte le  bufale.

Ne consegue che tutte le informazioni contenute nell’intervento (che a seguire riportiamo testualmente come appare sul sito www.enotime.it) del professor Attilio Giacosa, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia del Policlinico di Monza, sono insostenibili dal punto di vista scientifico e gravemente fuorvianti. L’alcol etilico e il vino che lo contiene e lo veicola più frequentemente in Italia, è fortemente collegato all’insorgenza di malattie  cardiovascolari e neurologiche, esattamente quelle per prevenire le quali ne viene consigliato il consumo.
Continua

Vino e bufale: il coraggio di affrontare le notizie scomode

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaVino e bufale è fresco di stampa, ma l’interesse e le polemiche sull’argomento lo precedono prima ancora di accompagnarlo. Esiste una lobby costituita da produttori di vino e altre bevande alcoliche, politici (qualche volta anche produttori) e detentori del potere dell’informazione che manipola le notizie che riguardano l’alcol. Cioè gli organi di informazione ci nascondono con meticolosa precisione i gravi effetti che questa sostanza ha sulla nostra salute e sulla nostra società e, nel contempo, inventano articoli ad effetto che sostengono virtù miracolose di sostanze presenti nel vino e talvolta anche dell’alcol stresso.

Spesso la medicina stessa viene asservita al potere di questa lobby che difende interessi economici giganteschi e lo fa, per l’appunto, sulla nostra stessa salute. Vino e bufale documenta rigorosamente con rimandi a lavori scientifici e alla posizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che l’alcol è la seconda causa di cancro evitabile (viene subito dopo il fumo di sigaretta) , che è la prima causa di morte nei giovani, che provoca il 10% dei ricoveri ospedalieri e che i costi sociali ad esso imputabili equivalgono quasi a una finanziaria. Un’attenzione particolare è riservata al problema alcol-guida: bere alcolici prima di mettersi al volante aumenta fino a 380 volte il rischio di incidenti in seguito alle alterazioni che questa sostanza provoca su cervello e performance.

Sono dati all’apparenza incontrovertibili e schiaccianti: di conseguenza una società dovrebbe organizzarsi per proteggersi dall’alcol e non per promuoverne produzione, diffusione e consumo. Ma provate a rileggere queste ultime righe sostituendo alla parola “alcol” la parola “vino”. Da un punto di vista pratico non cambia nulla perché il principale componente del vino è per l’appunto l’alcol, ma dal punto di vista concettuale l’ottica si capovolge: la nostra cultura e gli interessi dominanti sono troppo legati al vino perché si possano accettare le verità scomode che lo riguardano anche se le conseguenze sulla salute di tutti sono gravissime.
Continua

Oggi le veline di Striscia, ieri le veline di Mussolini

Le veline di Mussolini - Le espressioni 'occhi bellissimi' sono eccessive e bisogna evitarle - A cura di Giancarlo OttavianiIn attesa del 3 ottobre, giorno per la manifestazione a favore della libertà di stampa, ho deciso di dedicare qualche riflessione a questi ultimissimi periodi di guerra mediatica, di attacchi e di difesa al premier. Forse ora sono più intravedibili le strutture che hanno portato alla luce Berlusconi, lo hanno fatto stravincere, lo hanno “protetto”, santificato, reso l’Unto del Signore, un perseguitato martire di questo fine-inizio millennio; nessuno strumento potrebbe essere stato (e continuare ad essere) più importante del programma televisivo più seguito ed amato da oltre vent’anni in Italia: Striscia la Notizia, di Antonio Ricci e Lorenzo Beccati (la voce del Gabibbo).

Nella puntata del 23 settembre, attraverso il suo “giornalista” di spicco Ezio Greggio, Striscia la Notizia si è difesa ed ha contro-attaccato un articolo su Repubblica che erroneamente le aveva attribuito la messa in onda di fotomontaggi a caricatura erotica di personaggi politici vari. Striscia ha dimostrato che non fu messo in onda nulla, ma che quelle caricature facevano parte di una brochure data ai giornalisti in un incontro stampa della redazione di Striscia proprio con la categoria giornalistica.

Striscia la notiziaIl giorno prima, 22 settembre, il Premier ha dichiarato di aver chiesto ai suoi ministri di non rispondere a domande tendenziose come al gossip, ed ha indicato ai giornalisti gli argomenti specifici su cui fare le domande in futuro. Certo, Striscia ha ragione a dire che non è stato messo in onda un servizio televisivo; ma è stata data comunque ai giornalisti una brochure satirica come arma di contrattacco delle vicende personali del premier; stesso stile di El Pais spagnolo.

Anche il quotidiano El Pais ha riportato questa notizia della messa in onda, così Striscia ha voluto sottolineare che potrebbe essere stato imbeccato dalla stessa fonte che poi è stata riportata da Repubblica. Un attacco delle sinistre… attentato! il nostro Premier è vittima di manipolazioni mediatiche! Anche la puntata di “Ballarò” del 22 settembre ha visto uno scontro acceso tra Stefano Rodotà (ex garante della privacy e professore universitario a Roma, costituzionalista) contro un rappresentante Pdl di cui mi sfugge il nome (perdonatemi, vedo la televisione rarissime volte in un anno).
Continua

L’informazione fai-da-te

Va ora in onda TeleGelmini per gli ingenui che vorranno sintonizzarsi su YouTube e seguire le esternazioni della ministra dell’Istruzione. Eh, sì, la ministra farà concorrenza ai vari Floris, Santoro, Vespa. Neanche tanto tempo fa, c’era un tizio che si affacciava al balcone, arringava alle folle, mandava “pizzini” ai giornali (leggete a tal proposito Le veline di Mussolini a cura di Giancarlo Ottaviani per Stampa Alternativa) per orientare l’informazione, piegandola ai suoi desiderata. Siccome oggi i balconi -come i soffitti delle scuole, del resto - crollano, meglio affidarsi alla Rete. Ci si affaccia in internet per far passare le informazioni che altri – quegli “scassacabasisi” dei giornalisti, ad esempio – tenderebbero a interpretare a modo loro. La mediazione giornalistica non va più di moda, evviva l’autarchia!

Le veline di Mussolini - Le espressioni 'occhi bellissimi' sono eccessive e bisogna evitarle - A cura di Giancarlo OttavianiUn’altra ministra del governo Berlusconi, l’effervescente Giorgia Meloni, ha scelto invece di inaugurare la sua “Radio Gioventù”, con trasmissioni da scaricare in podcast sul sito del dicastero, che verranno date gratuitamente alle radio che ne facessero richiesta. Finita l’era dei giornalisti cani da guardia del potere: se come è vero la politica si fa sempre più sui mezzi di comunicazione e sempre meno nelle sezioni di partito, tanto vale attrezzarsi. Anni e anni di Bagaglino, coi politici pronti a prendere le torte in faccia, a sguitteggiare per gli applausi; decenni di “Porta a porta”, tra risotti e botte prese e date; dopo le trasmutazioni di Irene Pivetti e il reimpiego mediatico di Claudio Martelli, i politici possono rinunciare a lacché e reggi-microfoni, figuriamoci a mastini tipo Santoro, Gabanelli, Annunziata, Forbice…
Continua

Agoravox Italia: informazione dal basso non significa bassa informazione

Agoravox ItaliaSbarca anche in Italia AgoraVox, primo esempio di giornalismo partecipativo in Europa. La presentazione ufficiale si terrà venerdì 3 ottobre alle ore 11.00 presso il Nuovo Cinema Aquila, via L’Aquila 68, Roma. Si prega di dare conferma della presenza, causa numero di posti, con una email a redazione@agoravox.it.

L’ideatore di AgoraVox Italia, Carlo Revelli e il project manager, Francesco Piccinini, presenteranno questo progetto alla stampa, ai blogger e a tutti coloro che credono in un’informazione libera. E sarà l’occasione per presentare la prima inchiesta partecipativa italiana (presto al via) su un tema bollente, camorra e rifiuti. Continua

È ancora Nebbia Gialla in Val Padana

NebbiaGialla - Suzzara Noir FestivalNebbia Gialla - Suzzara Noir Festival, manifestazione ideata dallo scrittore Paolo Roversi (che per Stampa Alternativa ha pubblicato Bukowski - Scrivo racconti poi ci metto il sesso per vendere e Blue Tango - Noir metropolitano), giunge alla sua seconda edizione e si terrà il prossimo week end, dal primo al 3 febbraio, nella cittadina lombarda in provincia di Mantova.

Come lo scorso anno, anche la nostra casa editrice sarà rappresentata. Per sabato, infatti, sono previsti due interventi di autori che pubblicano con noi. Il primo è Enrico Baraldi che interverrà alla colazione-dibattito Mantova Nera per parlare anche del suo Psicofarmaci agli psichiatri (h. 9.30, Gran Caffè, via Montecchi 3/A); con Enrico saranno presenti Giancarlo Oliani e Giampaolo Chighine. Nel pomeriggio, a partire dalle 17, invece, all’interno del dibattito Misteri italiani Antonella Beccaria racconterà la storia contenuta nel suo Uno bianca e trame nere - Cronaca di un periodo di terrore e si confronterà con Daniele Biacchessi e Simona Mammano (Teatro Politeama, via Mazzini 7).

Fondi all’editoria, il metodo Ciarrapico

La casta dei giornali di Beppe LopezChe la «legge per l’editoria» facesse acqua da tutte le parti si sapeva. Pochi controlli, norme ad personam, trucchi e truffe (da parte di finte cooperative, finti giornali e giornali di finti «movimenti») sono stati documentati e denunciati più volte. Ma si è andati avanti come se nulla fosse, penalizzando le vere cooperative e coinvolgendo nel discredito le vere, insopprimibili finalità che sole giustificano un intervento pubblico nel mercato, specie in quello, democraticamente sensibile, dell’informazione.

Meno male che ogni tanto si fa viva la guardia di finanza. Che questa volta ha «beccato» nientemeno che Giuseppe Ciarrapico, consentendo alla magistratura romana di iscriverlo nel registro degli indagati per truffa, insieme a otto suoi prestanome, collaboratori e dipendenti, in relazione ai contributi ottenuti dal Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi da due sue società che gestiscono otto piccole testate quotidiane: Nuova Viterbo Oggi, Ciociaria Oggi, Nuovo Molise, Nuova Reti Oggi, Fiumicino, Guidonia, Ostia e Castelli Oggi.

Nel maggio del 2006, era toccato a Massimo Bossoli, sua moglie e una ventina di collaboratori. Si era dato da fare prima con l’Indipendente e poi col Giornale d’Italia, organo del «Movimento Pensionati Uomini Vivi». Due testate percettrici di contributi pubblici. La procura di Roma lo incarcerò insieme ad altre tre persone, accusandolo di aver sottratto allo stato - muovendosi abilmente fra le larghissime maglie normative della «legge per l’editoria» - 14 milioni di euro e di aver falsificato fatture per 18 milioni di euro. Gli furono sequestrati beni per 25 milioni di euro.
Continua

Domani a Roma la presentazione del libro “La Casta dei giornali”

La casta dei giornali di Beppe LopezRai Eri e Stampa Alternativa, domani - mercoledì 17 ottobre 2007 - a partire dalle 11, presso la Sala Convegni della Federazione Nazionale della Stampa ­(Corso Vittorio Emanuele 329, Roma), hanno il piacere di invitarvi alla presentazione del libro La casta dei giornali di Beppe Lopez.

Con l’autore ne parleranno Furio Colombo (giornalista e senatore), Arturo Diaconale (direttore de “L’opinione”), Carlo Freccero (esperto di televisione e comunicazione), Franco Ricardo Levi (giornalista e sottosegretario per l’informazione e l’editoria). Coordinerà Marcelle Padovani, corrispondente del “Nouvel Observateur”.

Successiva →