Crescita della controinformazione / 1

Informazione e controinformazione di Pio BaldelliNel corso del 1973 si sono moltiplicati enormemente i nuclei, i collettivi e i gruppi che cercano di svolgere un lavoro di informazione anche con i nuovi strumenti, in particolare il videotape, ma quasi sempre ci si muove in maniera sporadica, senza quel minimo di coordinamento, necessario all’efficacia politica, di unificazione dei livelli, per lo meno in rapporto a certe scadenze politiche complessive.

Segnalo il lavoro di Stampa Alternativa, centro di controinformazione gestito da radicali ed extraparlamentari. Stampa Alternativa ha pubblicato un dossier di controinformazione sul “fermo di droga” in cui sono citati episodi di collusione fra fascisti e polizia “negli arresti e nelle provocazioni fatte con la scusa della droga”, i fascicoli Viaggio in India e Macrobiotica. Il centro pubblica anche bollettini ciclostilati che contengono notizie su come evitare le provocazioni della polizia, come risolvere i problemi dell’affitto, come mangiare spendendo poco e curarsi gratuitamente, come interrompere la gravidanza e come procurarsi e usare gli anticoncezionali. Altri opuscoli: Come fare la controinformazione con notizie e consigli pratici per dare vita a piccoli giornali e stampare manifesti e volantini; un altro sui poteri di polizia con la denuncia di una serie di irregolarità che vanno dai fogli di via alle perquisizioni non autorizzate.

Altro avvenimento è l’uscita del quotidiano Liberazione. “Le sottoscrizioni che abbiamo raccolto finora - hanno precisato i redattori - ci permettono di stampare fino al 30 settembre. Poi decideranno i lettori: se tengono al giornale dovranno finanziarlo”. Il primo numero è uscito in 100 mila copie, inserito nelle pagine ospitali di “Lotta Continua” (quindicimila punto di vendita), poi la tiratura del foglio radicale (due facciate) dovrebbe stabilirsi intorno alle 50 mila copie, con una vendita autonoma fin dal secondo numero. Gli argomenti trattati, in particolare, sono quelli che i radicali hanno imposto da tempo, spesso con una giusta controinformazione, all’attenzione dell’opinione pubblica: i diritti civili, il divorzio, l’aborto, la libertà sessuale, l’antimilitarismo, la riforma della giustizia, i dibattiti sulle carcere, sulla droga, sul concordato.
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Rete 180, la voce di chi sente le voci, chiude

Rete 180Rete 180, la voce di chi sente le voci, chiude. Rete 180, la cui redazione è composta di pazienti psichiatrici, da sempre ha avuto con Stampa Alternativa un rapporto privilegiato. È stata la radio ufficiale delle ultime due edizioni del Festival della Letteratura Resistente di Pitigliano; ha ospitato nei suoi studi di Mantova Marcello Baraghini e molti autori; il direttore artistico di Rete 180 sono io, che ho scritto Psicofarmaci agli psichiatri, la polemista di punta di Rete 180, Gianna Schiavetti, esordirà a breve come scrittrice in Eretica col suo libro-diario La schizofrenia non esiste e se esistesse io vorrei averla; tra l’editore di Rete 180 Giovanni Rossi e Marcello Baraghini sono in corso contatti per spostare a Mantova una giornata del festival di Pitigliano.

Ma adesso Rete 180 chiude e se vi collegate al sito della radio troverete solo un intervallo. È giusto che gli amici di Stampa Alternativa sappiano della chiusura perché le strade di queste due esperienze sono state spesso vicine e le possibilità di collaborazione sarebbero state tante e interessanti. Per questo il sottoscritto, nella sua veste di direttore artistico di Rete 180, chiede ospitalità al blog per raccontare quanto direbbe adesso in radio se le trasmissioni funzionassero regolarmente.

Lo scorso anno Rete 180 sbancò Sanremo: la canzone di Cristicchi che parlava dei matti divenne l’occasione per riflettere sulla realtà della psichiatria oltre gli stereotipi e la compassione, coinvolgendo lo stesso vincitore in un confronto intelligente e costruttivo che portò, tra l’altro, al rifacimento della canzone Ti regalerò una rosa. E quest’anno? Cosa dire del flop televisivo e della melensa canzone che ha l’unico scopo di trainare con pubblicità a costo zero uno spettacolo teatrale in cui la Rai avrà di sicuro qualche interesse?
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A proposito di Israele, Ramadam e boicottaggi

Menashe Kadishman - Foto di Angel TOHo letto sul vostro sito la Lettera 22 di Marcello Baraghini, Boicotto Ramadam che boicotta Torino, e mi trovo pienamente d’accordo con lui. Scrive Marcello:

Tariq Ramadan è un intellettuale islamico che solo per la definizione di cui si fregia, mi mette i brividi, perché mi fa subito pensare al più noto e invadente intellettuale di casa nostra, ossessivamente presente in televisione e sui giornali e al nulla del suo pensiero, così ben mostrato nel nostro Millelire Il giovane Cacciari, leggibile e scaricabile dal sito Libera Cultura.

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Aborto: la pacata violenza di Ferrara

Bologna, manifestazione a favore della legge 194Solo una breve riflessione. A proposito di toni e di parole. Di garbi formali e di sostanziali violenze. Ascoltando l’intervento di Giuliano Ferrara in apertura della puntata dell’Infedele di mercoledì 13 febbraio. A proposito del suo manifesto “pro-life” con il quale mette l’aborto fra i temi della campagna elettorale. Un tono molto pacato quello di Ferrara. Introduce, spiega, argomenta, con voce piana e calma, inanella frasi e parole modulando con garbo, sembra, finanche i respiri. Senza mai uscire dai binari di una condotta di gentilezza estrema. Anche quando gli tocca, come è normale che accada, di dover sovrastare il tentativo di qualcuno degli ospiti di intervenire. Tono pacato, certo, se per pacatezza si intende che l’accoratezza non si è trasformata in fervore, che poi non è trasceso in urla, crocefissi branditi, o intemperanze del genere…

Eppure. La pacatezza a volte sa essere agghiacciante. Se è linguaggio formale che riveste una sostanziale violenza. E accanto alla violenza di irrompere nella campagna elettorale con una questione così dolorosa e delicata, ho avvertito, nelle parole di Ferrara, i termini di un infierire privato, per il mio sentire inaccettabile. Come era ovvio, il discorso è andato allo sciagurato episodio del blitz nell’ospedale Federico II di Napoli. Ho trovato di grande violenza il sentire descrivere con lucida dolcezza “il bambino che quel feto sarebbe stato”. Come questo non fosse già il pensiero dolente di una donna che si trova di fronte alla terribile scelta di abortire. Che è pensiero e dolore intimo, che non andrebbe straziato da altri davanti a una telecamera. Con l’aggravante, nel caso, che si parlava di una persona precisa, del destino particolare del suo bambino che non è stato.
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Copyleft e libertà di cultura

Lo snodo della reteGli amici di Girodivite - Segnali dalle città invisibili, quotidiano telematico e cartaceo con base a Catania e online dal 1994, hanno raccolto in un e-book (3,3MB, 160 pagine) un’inchiesta sul campo sui temi del copyleft. Basato sulla tesi di laurea di Gaetano Rizza (Università di Catania, 2006), il testo è edito da Zerobook e rilasciato sotto Creative Commons, ora disponibile in PDF su Libera Cultura - oltre che su Lulu.com per chi volesse versare un più che utile contributo economico (10 euro il download, 17,70 euro il paperback cartaceo). Lo snodo della rete raccoglie interviste di realtà italiane e altri testi da cui emerge come le opere rilasciate in regime di copyleft abbraccino tutti i campi del sapere: la narrativa, il giornalismo, le opere letterarie, la didattica, la musica, la documentazione, fino ad arrivare alle enciclopedie libere. Una filosofia e una pratica, quella del copyleft, “entrata nella vita di tutti i giorni, spesso senza far rumore, e senza far quasi accorgere all’utente finale che quella determinata opera che sta consultando, utilizzando, riproducendo, è un’opera copyleft”.
Su temi analoghi, il gruppo Scarichiamoli ha lanciato una petizione online “perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali finalmente diffondano una campagna pubblicitaria per la promozione della cultura libera”. È una risposta precisa alle campagne di informazione contro la pirateria multimediale avviate dalle istituzioni italiane, dove si specifica che:
“l’atto in sé del masterizzare un cd musicale non significa commettere un reato; l’atto in sé del fotocopiare un libro non significa commettere un reato; l’atto in sé dello scaricare opere dell’ingegno da Internet non significa commettere un reato. Occorre vedere COSA masterizzi, COSA fotocopi, COSA scarichi. … Se ciò che masterizzi, fotocopi o scarichi è LIBERO, allora tu non stai commettendo alcun illecito, né civile, né penale. La libera circolazione della cultura cresce nella condivisione”. Tutti possono firmare la petizione.

E se arriva il copyleft?

L'alternativa del copyleftVoglio essere volutamente breve ed elementare. Mi rendo conto quando un post o una mail è troppo lungo la lettura diventa difficoltosa. C’è un problema, che dura da anni: chi è iscritto in Siae non ha la libertà di far circolare liberamente la propria opera. “Liberamente” richiama un altro concetto: “senza nessun costo d’accesso per l’utilizzatore”. L’utilizzatore, per fruire un’opera ed accedere al messaggio contenuto, deve pagare, sempre e comunque. Succede così che alcuni autori, chi si discosta dal “mainstream”, rimangono di nicchia, poco conosciuti perché poco pubblicizzati e, cosa peggiore, il messaggio che cercano di diffondere rimane sconosciuto.

Ci sono altri autori che, per diffondere il proprio messaggio, hanno deliberatamente permesso agli utilizzatori di accedere alla propria opera liberamente e senza nessun costo. Questi autori hanno scelto di utilizzare delle licenze apposite generate, in via informatica, da soggetti diversi. Questi hanno aiutato gli autori a scegliere gli strumenti comunicativi e giuridici per dire semplicemente: “puoi utilizzare questa opera a patto che…”.

Le licenze sono diverse, come sono diversi i soggetti che le hanno create. Ma un elemento che spesso le accomuna è il permesso di utilizzare l’opera “a patto che non se ne faccia un uso commerciale”. In sintesi: “se io, autore, non guadagno nulla, non voglio comunque che qualcuno guadagni del mio lavoro”. Che questo ragionamento sia giusto o sbagliato è un’altra cosa. La cosa che interessa è invece, per chi non lo sapesse, dire che chi è iscritto alla Siae non può far circolare la propria opera liberamente, mentre chi fa circolare la propria opera liberamente non può iscriversi alla Siae. In tutti e due i casi, all’autore viene negata una libertà.
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