Elettroshock: Baloon, la contadina che in tempi di carestia mi regalava qualche ovetto

Elettroshock di Alda MeriniLa Baloon era una contadina del vercellese che nei tempi di carestia mi regalava qualche ovetto fresco per il mio fratellino di pochi mesi. Per andare dalla Baloon io passavo su un pontile di legni oramai consunti prossimi a franare nel piccolissimo rio che conduceva alle alacri risaie.

Quell’anno avevo fatto la monda quaranta giorni in fila con le altre mondine con le gonne rialzate fino alla vita cantando a squarciagola per portare a casa un tozzo di pane nero. La sera una lavata di mani e otto ore di clavicembalo ben temperato per poter passare alla polifonia. Sferzate di sole e di acqua, di musiche e pianti, di visioni celestiali e una grande voglia di vendere l’anima al diavolo per un giorno di felicità.

Era l’epoca, Maria santissima, in cui tornando da quelle seratacce violente qualche albero lentamente frusciava e io, inaspettatamente, ti vedevo stampato nel cielo. Già allora, piccola e non creduta Bernadette, sporca di fango e di farina e di tanta, tanta follia religiosa. Con quei pochi soldi andavo da una contadina che avevano soprannominato la Baloon e che mi voleva assai bene ma io non sapevo che Baloon fosse il suo soprannome, in realtà si chiamava Rita, e il giorno in cui entrai nel suo cortile gridando a squarciagola: “signora Baloon, signora Baloon”, lei si girò infuriata e mi calò in testa un intero paniere di uova.
Continue reading

Più commons, meno copyright

La fine del copyright di Joost Smiers e Marieke van SchijndelDopo e oltre il copyright, è forse vero che esiste solo la pirateria generalizzata, come vorrebbero farci credere le major dell’intrattenimento e alcuni politici europei? Nient’affatto: la condivisione di conoscenza e la creazione di un mercato culturale aperto sono scenari possibili. Anzi auspicabili. Qui e ora. L’ennesima conferma arriva da due recenti iniziative di respiro internazionale ma ben radicate in Italia: il lancio del Manifesto del Pubblico Dominio e la pubblicazione del libro La fine del copyright: Come creare un mercato culturale aperto a tutti, di Joost Smiers e Marieke van Schijndel (Stampa Alternativa).

Il primo è frutto del lavoro di esperti e addetti ai lavori all’interno di Communia, progetto europeo dedito al pubblico dominio digitale coordinato dal Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino. Il documento sintetizza i principi alla base dei “commons” e propone una serie di specifiche raccomandazioni per assicurarne la vitalità, volendo ricordare a tutti i cittadini, e in particolare ai policy-maker, il ruolo cruciale di questo bene comune per lo sviluppo della cultura, ancor più nelle società contemporanee a ragione definite “della conoscenza”.

Chips&Salsa - Il ManifestoIl secondo propone invece di accettare con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo, in modo da ridisegnare le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici. Eliminando i conglomerati industriali e il diritto proprietario sulla cultura, e creando al contempo un’economia orizzontale e fluida, sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.
Continue reading

La fine del copyright: creare un terreno di gioco dalle pari opportunità

La fine del copyright di Joost Smiers e Marieke van SchijndelLa fine del copyright. Come creare un mercato culturale aperto a tutti (Stampa Alternativa) di Joost Smiers e Marieke van Schijndel dimostra che soltanto accettando con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo e ridisegnando le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società ecletticamente aperta e democratica…

Affari ItalianiQuando sono pochi conglomerati internazionali a controllare saldamente il bene comune della comunicazione e della produzione culturale, è a rischio la democrazia stessa. La libertà di comunicare che spetta a ciascuno di noi e il diritto individuale di partecipare alla vita culturale della propria comunità (come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) non possono non indebolirsi davanti al diritto esclusivo assegnato dall’odierno copyright a un pugno di manager e investitori, guidati unicamente dai propri interessi ideologici ed economici. È invece necessario e possibile creare un level playing field, un terreno di gioco dalle pari opportunità, un mercato culturale aperto a ‘creativi’, ricercatori e imprenditori di ogni livello, dai singoli individui alle aziende Internet.

Soltanto accettando con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo e ridisegnando le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società ecletticamente aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.
Continue reading

La fine del copyright: mercato, cultura e profitti. Esiste un equilibrio?

La fine del copyright di Joost Smiers e Marieke van SchijndelIl tema principale di questo libro è il diritto d’autore. Perché? Si tratta di una questione alquanto delicata, su cui grava il preconcetto che esso rappresenti l’espressione della nostra civiltà: ci prendiamo cura dei nostri artisti garantendone il rispetto delle opere. Si potrebbe dire parecchio sul perché il diritto d’autore non soddisfi tali aspettative, mentre minori spiegazioni necessita l’idea per cui il mercato potrebbe essere strutturato diversamente grazie all’applicazione del diritto in materia di concorrenza.

Gli strumenti per farlo sono già a nostra disposizione, tuttavia realizzare la profonda ristrutturazione dei mercati culturali sarà un compito estremamente arduo. D’altro canto, però, il diritto d’autore si muove già su un terreno minato. Ci si chiederà il motivo di questo nostro studio, in controtendenza rispetto alla corrente del neoliberalismo. La prima ragione è di ordine culturale, sociale e politico. Il pubblico dominio della creatività e della conoscenza artistica dev’essere salvato e un gran numero di artisti, i loro produttori e committenti devono poter comunicare con un pubblico eterogeneo e, di conseguenza, vendere le proprie opere con una certa facilità.

Il secondo motivo per cui non abbiamo la sensazione che la nostra analisi e le nostre proposte siano lontane dalla realtà è rappresentato dalla storia stessa. La storia ci insegna che le strutture di potere e le configurazioni del mercato cambiano costantemente. Perché non potrebbe accadere lo stesso per l’argomento di questo studio? Il terzo motivo alla base della nostra analisi è il cauto ottimismo ispirato dai possibili effetti della crisi finanziaria ed economica esplosa nel 2008. È stato questo l’anno in cui il fallimento del neoliberalismo si è mostrato in tutta la sua crudezza.

Se ciò ha avuto una funzione, è stata proprio quella di chiarire come i mercati (compresi quelli culturali) debbano essere regolati ex novo, tenendo conto di una serie ben più vasta di interessi sociali, ecologici, culturali, socio-economici e macro-economici. L’ultimo motivo è semplicemente la necessità di agire, e a spingerci è il nostro dovere di studiosi. Il vecchio paradigma del diritto d’autore sta subendo un lento processo di erosione; la nostra sfida è pertanto la ricerca di un meccanismo che sostituisca il copyright e, di conseguenza, la condizione di predominio sui mercati culturali.
Qual è il sistema più efficace per servire gli interessi di un vasto numero di artisti e di un pubblico dominio ricco di creatività e conoscenza? Di fronte a un compito di tale portata, è implicito l’invito ai colleghi di tutto il mondo a collaborare e riflettere su quale potrebbe rivelarsi la strada giusta da intraprendere nel XXI secolo. C’è ancora parecchio lavoro da fare, ad esempio il calcolo dei modelli che presentiamo nel quarto capitolo, e speriamo che future ricerche possano contare su mezzi più cospicui di quelli a nostra disposizione. In fin dei conti si tratta di strutturare in modo completamente diverso i vari segmenti del mercato culturale che caratterizza la nostra società, e che a livello mondiale rappresentano un giro d’affari miliardario.

——————
Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons e liberamente scaricabile su Libera Cultura.
——————-


La fine del copyright – Come creare un mercato culturale aperto a tutti di Joost Smiers e Marieke van Schijndel
Collana Eretica
168 pagine
ISBN: 978-88-6222-108-5

La fine del copyright: ripristinare un pubblico dominio per l’espressione culturale

La fine del copyright di Joost Smiers e Marieke van Schijndel Le trasformazioni neoliberali degli ultimi decenni, come descritte ad esempio da Naomi Klein nel volume Shock economy: l’ascesa del capitalismo dei disastri (2007), hanno inciso anche sulla comunicazione culturale. Siamo sempre meno autorizzati a strutturare e organizzare i mercati culturali in modo che la diversità delle forme espressive possa svolgere un ruolo significativo nella coscienza di un vasto numero di persone. Si tratta di un problema molto rilevante.

Le espressioni culturali sono elementi essenziali alla formazione della nostra identità personale e sociale, aspetti assai delicati della vita il cui controllo non dovrebbe essere lasciato nelle mani di un esiguo gruppo di individui che ne detengono i diritti. Tale controllo è esattamente ciò che oggi viene esercitato, tramite il possesso di milioni di diritti d’autore, sul contenuto dei nostri scambi culturali.

Su questo terreno delicato – l’ambito delle creazioni e delle rappresentazioni artistiche – operano migliaia e migliaia di artisti che ogni giorno propongono un gran numero di forme espressive assai diverse fra loro. È questo l’aspetto positivo che non dobbiamo dimenticare. Tuttavia, la triste realtà è che – essendo il mercato dominato dalle grandi imprese culturali e dai loro prodotti – la sotterranea diversità culturale esistente viene quasi bandita dallo spazio pubblico e dalla coscienza collettiva.

È necessario ripristinare un pubblico dominio in cui poter mettere in discussione le varie espressioni culturali. In questo senso occorre qualcosa di più di una critica approfondita all’attuale status quo culturale. Ciò che dunque proponiamo in questo saggio è una strategia del cambiamento. A nostro avviso è possibile forgiare i mercati in modo che la proprietà dei mezzi di produzione e della distribuzione venga a trovarsi nelle mani di un gran numero di individui. In questo modo, in base alla nostra analisi, nessuno potrà controllare in larga misura il contenuto e l’uso delle forme espressive attraverso il possesso di diritti di proprietà esclusivi e monopolistici.
Continue reading