Elettroshock: Baloon, la contadina che in tempi di carestia mi regalava qualche ovetto
La Baloon era una contadina del vercellese che nei tempi di carestia mi regalava qualche ovetto fresco per il mio fratellino di pochi mesi. Per andare dalla Baloon io passavo su un pontile di legni oramai consunti prossimi a franare nel piccolissimo rio che conduceva alle alacri risaie.
Quell’anno avevo fatto la monda quaranta giorni in fila con le altre mondine con le gonne rialzate fino alla vita cantando a squarciagola per portare a casa un tozzo di pane nero. La sera una lavata di mani e otto ore di clavicembalo ben temperato per poter passare alla polifonia. Sferzate di sole e di acqua, di musiche e pianti, di visioni celestiali e una grande voglia di vendere l’anima al diavolo per un giorno di felicità.
Era l’epoca, Maria santissima, in cui tornando da quelle seratacce violente qualche albero lentamente frusciava e io, inaspettatamente, ti vedevo stampato nel cielo. Già allora, piccola e non creduta Bernadette, sporca di fango e di farina e di tanta, tanta follia religiosa. Con quei pochi soldi andavo da una contadina che avevano soprannominato la Baloon e che mi voleva assai bene ma io non sapevo che Baloon fosse il suo soprannome, in realtà si chiamava Rita, e il giorno in cui entrai nel suo cortile gridando a squarciagola: “signora Baloon, signora Baloon”, lei si girò infuriata e mi calò in testa un intero paniere di uova.
Continua
Più commons, meno copyright
Dopo e oltre il copyright, è forse vero che esiste solo la pirateria generalizzata, come vorrebbero farci credere le major dell’intrattenimento e alcuni politici europei? Nient’affatto: la condivisione di conoscenza e la creazione di un mercato culturale aperto sono scenari possibili. Anzi auspicabili. Qui e ora. L’ennesima conferma arriva da due recenti iniziative di respiro internazionale ma ben radicate in Italia: il lancio del Manifesto del Pubblico Dominio e la pubblicazione del libro La fine del copyright: Come creare un mercato culturale aperto a tutti, di Joost Smiers e Marieke van Schijndel (Stampa Alternativa).
Il primo è frutto del lavoro di esperti e addetti ai lavori all’interno di Communia, progetto europeo dedito al pubblico dominio digitale coordinato dal Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino. Il documento sintetizza i principi alla base dei “commons” e propone una serie di specifiche raccomandazioni per assicurarne la vitalità, volendo ricordare a tutti i cittadini, e in particolare ai policy-maker, il ruolo cruciale di questo bene comune per lo sviluppo della cultura, ancor più nelle società contemporanee a ragione definite “della conoscenza”.
Il secondo propone invece di accettare con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo, in modo da ridisegnare le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici. Eliminando i conglomerati industriali e il diritto proprietario sulla cultura, e creando al contempo un’economia orizzontale e fluida, sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.
Continua
La fine del copyright: creare un terreno di gioco dalle pari opportunità
La fine del copyright. Come creare un mercato culturale aperto a tutti (Stampa Alternativa) di Joost Smiers e Marieke van Schijndel dimostra che soltanto accettando con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo e ridisegnando le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società ecletticamente aperta e democratica…
Quando sono pochi conglomerati internazionali a controllare saldamente il bene comune della comunicazione e della produzione culturale, è a rischio la democrazia stessa. La libertà di comunicare che spetta a ciascuno di noi e il diritto individuale di partecipare alla vita culturale della propria comunità (come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) non possono non indebolirsi davanti al diritto esclusivo assegnato dall’odierno copyright a un pugno di manager e investitori, guidati unicamente dai propri interessi ideologici ed economici. È invece necessario e possibile creare un level playing field, un terreno di gioco dalle pari opportunità, un mercato culturale aperto a ‘creativi’, ricercatori e imprenditori di ogni livello, dai singoli individui alle aziende Internet.
Soltanto accettando con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo e ridisegnando le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società ecletticamente aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.
Continua
La fine del copyright: mercato, cultura e profitti. Esiste un equilibrio?
Il tema principale di questo libro è il diritto d’autore. Perché? Si tratta di una questione alquanto delicata, su cui grava il preconcetto che esso rappresenti l’espressione della nostra civiltà: ci prendiamo cura dei nostri artisti garantendone il rispetto delle opere. Si potrebbe dire parecchio sul perché il diritto d’autore non soddisfi tali aspettative, mentre minori spiegazioni necessita l’idea per cui il mercato potrebbe essere strutturato diversamente grazie all’applicazione del diritto in materia di concorrenza.
Gli strumenti per farlo sono già a nostra disposizione, tuttavia realizzare la profonda ristrutturazione dei mercati culturali sarà un compito estremamente arduo. D’altro canto, però, il diritto d’autore si muove già su un terreno minato. Ci si chiederà il motivo di questo nostro studio, in controtendenza rispetto alla corrente del neoliberalismo. La prima ragione è di ordine culturale, sociale e politico. Il pubblico dominio della creatività e della conoscenza artistica dev’essere salvato e un gran numero di artisti, i loro produttori e committenti devono poter comunicare con un pubblico eterogeneo e, di conseguenza, vendere le proprie opere con una certa facilità.
Il secondo motivo per cui non abbiamo la sensazione che la nostra analisi e le nostre proposte siano lontane dalla realtà è rappresentato dalla storia stessa. La storia ci insegna che le strutture di potere e le configurazioni del mercato cambiano costantemente. Perché non potrebbe accadere lo stesso per l’argomento di questo studio? Il terzo motivo alla base della nostra analisi è il cauto ottimismo ispirato dai possibili effetti della crisi finanziaria ed economica esplosa nel 2008. È stato questo l’anno in cui il fallimento del neoliberalismo si è mostrato in tutta la sua crudezza.
Se ciò ha avuto una funzione, è stata proprio quella di chiarire come i mercati (compresi quelli culturali) debbano essere regolati ex novo, tenendo conto di una serie ben più vasta di interessi sociali, ecologici, culturali, socio-economici e macro-economici. L’ultimo motivo è semplicemente la necessità di agire, e a spingerci è il nostro dovere di studiosi. Il vecchio paradigma del diritto d’autore sta subendo un lento processo di erosione; la nostra sfida è pertanto la ricerca di un meccanismo che sostituisca il copyright e, di conseguenza, la condizione di predominio sui mercati culturali.
Qual è il sistema più efficace per servire gli interessi di un vasto numero di artisti e di un pubblico dominio ricco di creatività e conoscenza? Di fronte a un compito di tale portata, è implicito l’invito ai colleghi di tutto il mondo a collaborare e riflettere su quale potrebbe rivelarsi la strada giusta da intraprendere nel XXI secolo. C’è ancora parecchio lavoro da fare, ad esempio il calcolo dei modelli che presentiamo nel quarto capitolo, e speriamo che future ricerche possano contare su mezzi più cospicui di quelli a nostra disposizione. In fin dei conti si tratta di strutturare in modo completamente diverso i vari segmenti del mercato culturale che caratterizza la nostra società, e che a livello mondiale rappresentano un giro d’affari miliardario.
——————
Il testo è rilasciato sotto licenza Creative Commons e liberamente scaricabile su Libera Cultura.
——————-
La fine del copyright - Come creare un mercato culturale aperto a tutti di Joost Smiers e Marieke van Schijndel
Collana Eretica
168 pagine
ISBN: 978-88-6222-108-5
La fine del copyright: ripristinare un pubblico dominio per l’espressione culturale
Le trasformazioni neoliberali degli ultimi decenni, come descritte ad esempio da Naomi Klein nel volume Shock economy: l’ascesa del capitalismo dei disastri (2007), hanno inciso anche sulla comunicazione culturale. Siamo sempre meno autorizzati a strutturare e organizzare i mercati culturali in modo che la diversità delle forme espressive possa svolgere un ruolo significativo nella coscienza di un vasto numero di persone. Si tratta di un problema molto rilevante.
Le espressioni culturali sono elementi essenziali alla formazione della nostra identità personale e sociale, aspetti assai delicati della vita il cui controllo non dovrebbe essere lasciato nelle mani di un esiguo gruppo di individui che ne detengono i diritti. Tale controllo è esattamente ciò che oggi viene esercitato, tramite il possesso di milioni di diritti d’autore, sul contenuto dei nostri scambi culturali.
Su questo terreno delicato – l’ambito delle creazioni e delle rappresentazioni artistiche – operano migliaia e migliaia di artisti che ogni giorno propongono un gran numero di forme espressive assai diverse fra loro. È questo l’aspetto positivo che non dobbiamo dimenticare. Tuttavia, la triste realtà è che – essendo il mercato dominato dalle grandi imprese culturali e dai loro prodotti – la sotterranea diversità culturale esistente viene quasi bandita dallo spazio pubblico e dalla coscienza collettiva.
È necessario ripristinare un pubblico dominio in cui poter mettere in discussione le varie espressioni culturali. In questo senso occorre qualcosa di più di una critica approfondita all’attuale status quo culturale. Ciò che dunque proponiamo in questo saggio è una strategia del cambiamento. A nostro avviso è possibile forgiare i mercati in modo che la proprietà dei mezzi di produzione e della distribuzione venga a trovarsi nelle mani di un gran numero di individui. In questo modo, in base alla nostra analisi, nessuno potrà controllare in larga misura il contenuto e l’uso delle forme espressive attraverso il possesso di diritti di proprietà esclusivi e monopolistici.
Continua
La fine del copyright: un mercato culturale aperto a tutti
Oggi il copyright garantisce agli autori il controllo esclusivo sull’uso di un numero sempre maggiore di espressioni artistiche. Spesso non sono gli autori i titolari di tali diritti, ma le imprese culturali cresciute a dismisura, che controllano contemporaneamente la produzione, la distribuzione e la promozione su ampia scala di film, musica, teatro, letteratura, musical, soap-opera, spettacoli, arti figurative e design. Per tale motivo, queste imprese sono in grado di esercitare un vasto controllo su ciò che vediamo, ascoltiamo o leggiamo, sul contesto in cui ciò avviene, e soprattutto su ciò che “non potremo” vedere, ascoltare o leggere.
Va da sé che la naturale diffusione dei contenuti digitali potrebbe portare alla riorganizzazione di questo scenario controllato in maniera rigida e finanziato in misura eccessiva. Ma non possiamo esserne così sicuri. Il volume degli investimenti nell’industria dello spettacolo è considerevole e le attività sono diffuse a livello mondiale. La cultura è un prodotto redditizio per eccellenza. Al momento non vi è motivo per ipotizzare che gli odierni giganti dell’industria culturale possano rinunciare facilmente al predominio sul mercato, sia per quanto riguarda il settore delle opere tradizionali sia per quello digitale.
Il nostro è quindi un tentativo di suonare un campanello d’allarme. Quando un numero limitato di multinazionali esercita un forte controllo sul settore collettivo della comunicazione culturale, è a rischio la democrazia stessa. La libertà di comunicare che spetta a ciascuno di noi e il diritto individuale di partecipare alla vita culturale della propria comunità (come sancito nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani) può indebolirsi di fronte al diritto esclusivo di alcuni manager e investitori, che mirano soltanto al raggiungimento dei propri obiettivi ideologici ed economici.
Continua
“Scrivi la città”: antologia libera nata insieme ad Arcireport
Arcireport, il settimanale dell’Arci, aveva annunciato un po’ di tempo fa Scrivi la città, il concorso letterario che aveva lanciato insieme alla casa editrice Stampa Alternativa. Come già accaduto per Creative Commons in noir, uscita nell’ottobre 2008, anche questa iniziativa editoriale muoveva da un punto preciso: oltre al tema del concorso, i partecipanti dovevano essere consapevoli che il libro, diventato un Millelire da poco in circolazione, sarebbe stato rilasciato con una licenza Creative Commons, questa nello specifico. Così, mentre è in corso l’organizzazione della cerimonia di premiazione dei quindici vincitori, ecco che sia su carta che in rete sono disponibili i testi che sono stati selezionati dalla giuria. Di seguito ecco le parole che introducono questa nuova antologia:
La città è un incrocio di vie e persone. La città è palazzi e tetti e storie che si toccano e intrecciano o che si sfiorano senza mai incontrarsi. La città è solitudine e incontro. Paura e solidarietà. Memoria e oblio. Passato e futuro. La città sono megalopoli immense abitate da estranei o piccoli centri di provincia dove tutti si conoscono. “Città” è questo e mille altre cose ancora.
Per questo, quando la redazione di Arcireport ha deciso di indire un concorso per racconti brevi in Creative Commons, ha scelto come titolo “Scrivi la città”. Perché, attraverso le narrazioni che ci sarebbero giunte, volevamo provare ad allacciare le maglie delle metropoli, immaginarie e reali, nelle quali viviamo la nostra contemporaneità. Quello che ci è arrivato, attraverso gli oltre sessanta racconti che trovate interamente pubblicati sul nostro blog e in parte in questa selezione scelta dai nostri giurati, è un caleidoscopio del quale è impossibile dare una definizione univoca, ma che vi invitiamo a leggere e interpretare, convinti che ci troverete anche voi quella ricchezza di vite, idee e sensazioni che noi vi abbiamo scorto.
Alla scoperta della cultura libera
Per le fonti ufficiali sono 130 milioni le opere d’ingegno licenziate ad oggi sotto una qualsiasi licenza Creative Commons. Un successo straordinario vista la giovane età delle licenze libere inventate dal professor Lawrence Lessig (era il dicembre 2002) che con la loro “doppia C” hanno attecchito su pagine web, cd, libri o musica diffusi in tutto il mondo. Eppure non mancano doppi dubbi e luoghi comuni sul loro utilizzo. Per provare a fugarne alcuni Simone Aliprandi ha scritto una guida preziosa ad uso di videomaker, musicisti, scrittori e fotografi amatoriali e non spiegando loro cosa fare per tutelare le proprie opere, quali licenze scegliere, in base a quali obiettivi, dove pubblicarle e come. Il tutto corredato con esempi pratici che spiegano anche come districarsi nei meandri della legislazione italiana. Il libro, promosso da Arci e comune di Modena, è anche liberamente scaricabile dal sito di Stampa Alternativa (sezione Libera Cultura) e corredato di videolezioni disponibili sul sito Copyleft-Italia.
Continua
Creative Commons in Noir: sabato la presentazione a Bologna
Creative Commons in Noir nasce come un concorso letterario declinato sotto una duplice chiave: la passione per il mistero e quella per la libertà di cultura. Gli autori che hanno deciso di mettersi in gioco sono stati sessantotto e i loro lavori sono stati passati a una giuria che ne ha selezionati dieci. E da questi ha preso vita l’antologia, uscita nella collana Euro/Millelire, che si andrà a presentare sabato 15 novembre, alle 18, presso la Libreria Irnerio di Bologna (via Irnerio, 27 - 051.25.10.50). All’incontro parteciperanno:
- Marcello Baraghini, direttore editoriale di Stampa Alternativa
- Marco Gallorini, ideatore e organizzatore del Copyleft Festival
- Jadel Andreetto, ensemble narrativo Kai Zen
- Bruno Fiorini, ensemble narrativo Kai Zen
Tra i vincitori che hanno confermato la loro presenza (ma chi volesse essere presente e dare la sua adesione ha sempre tempo per farlo), ci sono:
- Davide Bacchilega, autore di Scultura
- Michele Frisia, autore di Saint Vincent
- Alberto Giorgi, autore di Angelo mio
- Karim Mangino, autore di Il male
- Angela Venuti, autore di Una vera signora
Stampa Alternativa festeggia il Linux Day con due libri liberi

Due libri di taglio decisamente aperto: sono Ubuntu per tutti! - Dall’installazione all’utilizzo della più diffusa distribuzione Linux di Riccardo Cavalieri e Creative Commons: manuale operativo di Simone Aliprandi e verranno presentati domani, 25 ottobre, a Modena (presso il dipartimento di economia), nell’ambito delle iniziative locali per il Linux Day (qui il pdf del programma completo). Con il patrocinio del Comune di Modena (Assessorato alle Politiche Giovanili), Università di Modena e Reggio Emilia e in collaborazione con le biblioteche comunali e l’associazione Conoscerelinux, la presentazione avverrà nel corso della sessione mattutina. Di seguito ecco il testo che illustra i due volumi, entrambi frutto del lavoro comune intrapreso da Arci, Comune di Modena e Stampa Alternativa (dai prossimi giorni saranno scaricabili dal sito Libera Cultura):
Ubuntu per tutti! - Dall’installazione all’utilizzo della più diffusa distribuzione Linux di Riccardo Cavalieri
Questo volume spiega tutti su installazione e utilizzo di UBUNTU - il sistema operativo basato su Linux che rappresenta una delle più importanti e affermate novità informatiche degli ultimi anni. Il sistema è oggi pienamente disponibile per un uso multipiattaforma - Intel x86 (IBM-PC compatibili), AMD64 e PowerPC (Apple iBook e Powerbook, G4 e G5) - e aderendo pienamente ai principi del software Free e Open Source, fornisce una vastissima gamma di software liberamente fruibile e dal codice aperto. Inoltre l’utente Ubuntu può sempre contare su una vasta comunità online che fornisce supporto attraverso forum, guide e siti, oltre a poter mantenere ad esempio sia Ubuntu che Microsoft Windows sul medesimo PC, per decidere ad ogni avvio, e senza alcuna difficoltà, con quale sistema lavorare. Un manuale completo, agile e adatto sia ai nuovi utenti che a quelli più scafati!
Creative Commons: manuale operativo di Simone Aliprandi
Ecco un manuale operativo senza fronzoli e tecnicismi dedicato al progetto e alle licenze Creative Commons. Iniziativa attualmente assai articolata e localizzata ormai in quasi una cinquantina di Paesi del mondo e sostenuto da illustri intellettuali di varie provenienze. Obiettivo primario del progetto è promuovere un dibattito a livello globale sui nuovi paradigmi di gestione del diritto d’autore e diffondere strumenti giuridici e tecnologici (come le licenze e tutti i servizi a esse connesse) che permettano l’affermazione di un modello “alcuni diritti riservati” nella distribuzione di prodotti culturali. Inoltre, la realizzazione di questo libro è stata l’occasione per tradurre finalmente in italiano interessanti testi divulgativi e materiali esplicativi finora disponibili solo sul sito di Creative Commons inglese. Uno strumento utile e dinamico per chiunque voglia saperne di più, e soprattutto applicare al meglio, queste licenze aperte.
Continua
Agoravox Italia: informazione dal basso non significa bassa informazione
Sbarca anche in Italia AgoraVox, primo esempio di giornalismo partecipativo in Europa. La presentazione ufficiale si terrà venerdì 3 ottobre alle ore 11.00 presso il Nuovo Cinema Aquila, via L’Aquila 68, Roma. Si prega di dare conferma della presenza, causa numero di posti, con una email a redazione@agoravox.it.
L’ideatore di AgoraVox Italia, Carlo Revelli e il project manager, Francesco Piccinini, presenteranno questo progetto alla stampa, ai blogger e a tutti coloro che credono in un’informazione libera. E sarà l’occasione per presentare la prima inchiesta partecipativa italiana (presto al via) su un tema bollente, camorra e rifiuti. Continua
Stampa Alternativa al Copyleft Festival di Arezzo
Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri da anni è impegnata nella promozione della cultura libera tanto da aver adottato una licenza Creative Commons per diverse sue pubblicazioni (si veda in proposito il progetto Libera Cultura). Per questo ha accettato volentieri di partecipare al Copyleft Festival in qualità di partner e di vedere presenti all’interno del programma due dei suoi autori:
- venerdì 12 settembre, ore 16
Pericle Camuffo, autore di United Business of Benetton. Sviluppo insostenibile dal Veneto alla Patagonia. Insieme all’autore sarà presente Marcello Baraghini, direttore
editoriale di Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri - venerdì 12 settembre, ore 18
Antonella Beccaria, autrice di Uno bianca e trame nere. Cronaca di un periodo di terrore. Insieme all’autrice sarà presente Bruno Fiorini aka Kai Brian che fa
parte dell’ensemble narrativo Kai Zen
Viaggi Acidi: intervista ad Albert Hofmann / 2
La prima parte dell’intervista di Pino Corrias ad Albert Hofmann
Si siede, dice: «Nel mondo sono usciti duemila libri scientifici che riguardano l’LSD. Qui ci sono tutti».
Giusto, tutti figli suoi, quegli studi. Come pure metà del pop che si è suonato nel mondo per una dozzina d’anni è figlio della sua sostanza e una parte dei chilometri viaggiati da Jack Kerouac e Neal Cassady e l’inchiostro di Allen Ginsberg e i giochi di Ken Kesey e i racconti elettrici di Tom Wolfe e le incazzature di Abbie Hoffman e Jerry Rubin e i raid teatrali del Living di Julian Beck e le riflessioni antipsichiatriche di Ronald Laing e David Cooper. È per quei suoi milligrammi di chimica che 10 milioni di ragazzi (solo negli USA, in due decenni) hanno provato ad “aprire le proprie coscienze” e a viaggiare dentro sé stessi.
A cosa stava lavorando quando scoprì l’acido?
«Stavo cercando di sintetizzare uno stimolatore della circolazione sanguigna. Ci avevo provato nel 1938 e non ero arrivato a niente di buono. Ho ripreso nel ‘43 e come capita spesso in laboratorio, ho trovato quello che non mi aspettavo.»
Ha ricostruito il momento in cui, diciamo così, si è realizzato lo scambio?
«Non lo so, non lo so. Ricordo solo che qualche giorno prima di ingerirla, mi erano cadute un paio di gocce della soluzione sulla mano. Qui, vede? Sotto al pollice. Ricordo che ho avuto come un giramento di testa, una nebbiolina davanti agli occhi, un impercettibile mutamento dei colori. Due giorni dopo ho ripensato a quello che mi era successo e ho deciso di provare.»
Continua
Viaggi acidi: intervista ad Albert Hofmann / 1
Burg (Basilea). Zero virgola cinque milligrammi di acido lisergico in soluzione. Tre gocce, un sorso. Si siede e aspetta. Il sole entra nella stanza bianca del suo laboratorio di ricerche farmacologiche, secondo piano della Sandoz, Basilea. Sono le due del pomeriggio di un giorno speciale, il 19 aprile 1943: il chimico Albert Hofmann, 37 anni, da cinque impegnato in esperimenti sugli alcaloidi contenuti nella segale cornuta, ha appena ingerito la prima dose di LSD della Storia.
Aspetta, e ancora non sa di avere appena socchiuso quella che Aldous Huxley, un decennio più tardi, avrebbe chiamato «la porta della percezione». Ancora non sa che quella soluzione incolore – dietilamide dell’acido lisergico ottenuta per caso, provata per curiosità – vent’anni dopo avrebbe fatto il giro dei mondi possibili, conquistato ragazzi californiani, musicisti anglosassoni, scrittori europei, sognatori viaggianti. Avrebbe creato ostinati cercatori di sé e grandi parole come Rivoluzione Psichedelica. Avrebbe generato lampeggianti terrori, rivelazioni solitarie, decadenze floreali, paranoie, infelicità, amori, illuminazioni, nuovi sguardi sul mondo, nuovi mondi.
«No, non sapevo niente di tutto questo. Non potevo immaginare. Ero solo un giovane chimico seduto sulla propria sedia, nel proprio laboratorio, dentro al confortevole mondo delle formule, in attesa di qualcosa.»
Continua
Crescita della controinformazione / 2
All’inizio del 1974 il gruppo STET intende dare il via a un lavoro gigantesco: la posa in tutta Italia dei cavi coassiali lungo i quali, in futuro, correrranno i programmi e i servizi televisivi. Nel momento in cui si spendono tremila-quattromila miliardi di litr e si stendono i cavi soltanto a livello interurbano, si fa in modo di rafforzare la RAI, ritardando e centralizzando la televisione via cavo. I miliardi investiti per posare i cavi coassiali tra città e città sono un esempio unico al mondo di spesa senza senso dal momento che con le onde si possono trasmettere gli stessi messaggi.
Il governo si giustifica dicendo, per esempio, che si vogliono introdurre il colore e il videotelefono. La televisione via cavo corrisponde a una situazione urbana, non interurbana: la trasmissione urbana significa che le fabbriche, le scuole, i quartieri possono essere in grado di gestire la propria informazione, mentre a livello interurbano continua a essere sempre la RAI a mandare ai centri periferici le proprie informazioni. Nel decreto legge esiste anche un varco propizio alla grossa azienda. Si parla per la prima volta di autorizzazione per inviare immagini via cavo. Fin da oggi, per esempio, la FIAT usa il cavo coassiale da Torino a Roma stampando direttamente per via elettronica in proprio giornale.
Continua










