“RADIO AUT. La radio di Peppino Impastato” al Festivaletteratura

ONDA PAZZA 2Nell’ambito della quattordicesima edizione del Festival della Letteratura di Mantova, domenica 12 settembre alle ore 10.30 Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri presenta, nella splendida Corte della Cavallerizza, Onda pazza 2 – Sette nuove trasmissioni satirico-schizofreniche su Terrasini di Peppino Impastato e la redazione di Radio Aut.
Nella suggestiva città dei Gonzaga, ne parlano assieme a Giovanni Impastato, fratello di Peppino e curatore del libro, il giornalista dell’”Espresso” Lirio Abbate e Pino Casamassima, giornalista, scrittore e autore del fresco di stampa Armi in pugno. La storia del Nord Est tra politica, terrorismo e criminalità. Porterà il suo contributo anche il procuratore aggiunto antimafia a Palermo Antonio Ingroia, autore inoltre, sempre per Stampa Alternativa, dell’attualissimo C’era una volta l’intercettazione. La giustizia e le bufale della politica.
La raccolta di Onda pazza 2 va alle stampe, dopo la pubblicazione delle prime “non-trasmissioni” di Cinisi – meglio detta Mafiopoli – ex capitale della mafia, mettendo in luce soprattutto le denunce e la satira ribelle di Peppino e compagni che partono da Terrasini, colonia del malaffare affacciata su uno dei porti fino a qualche anno fa più redditizi della Sicilia. Proprio a Terrasini aveva sede Radio Aut, dai cui microfoni si diffondono voci libere e anticonvenzionali, smontando il potere politico-mafioso. Anche pescatori e agricoltori, i cosiddetti “poveri cristi”, normalmente esclusi dai mezzi di comunicazione di regime, attraverso la frequenza 98.800 avevano la possibilità di farsi finalmente ascoltare.
L’aspirazione a un’alternativa al regime di potere e mafioso non ha mai lasciato Peppino e i suoi compagni e, tuttora, anima un popolo di migliaia di “resistenti”.
Radio Aut è stata la dimostrazione di come l’utilizzo onesto dei mezzi di comunicazione possa incidere e risvegliare le coscienze.

Peppino Impastato nella primavera del 1977 con i suoi compagni fonda Radio Aut; un mezzo di comunicazione alternativo che aprirà nuove prospettive e possibilità di lotta. Peppino, appartenente a una famiglia mafiosa, fin da giovanissimo, con l’avvicinamento al PSIUP e il passaggio ai movimenti della sinistra extraparlamentare, si ribella agli schemi familiari, sociali e politici, soggetti alle influenze mafiose.
Il 9 maggio 1978 viene assassinato con una carica di esplosivo sulla linea ferrata Palermo-Trapani, per simulare un attentato terroristico.

ONDA PAZZA 2 Sette nuove trasmissioni satirico-schizofreniche su Terrasini di Peppino Impastato e la redazione di Radio Aut, prefazione di Luigi Ciotti; nota introduttiva di Paolo Rossi (120 pagine con cd audio allegato; 15.00 euro)

Onda pazza 2: un po’ di Storia, forse con la maiuscola

Onda Pazza 2 - Peppino Impastato e la Redazione di Radio AutChissà se davvero la storia è una (severa) maestra di vita. In ogni modo per imparare bisogna sapere e ricordare. Penso che questi libri ci possano aiutare.

Quando in posti come la Rosarno di oggi andavano gli emigranti italiani cosa accadeva? Storie che dovremmo conoscere (ancora negli anni ’70 del ’900 accadevano in Svizzera o Germania…ma questo impressionante libro di Enzo Barnabà, «Morte agli italiani! Il massacro di Aigues-Mortes 1893» (Infinito: 120 pag, 12 euri, con prefazione di Gianantonio Stella) ci porta alla fine del 1800 in una Francia dove il clima contro gli immigrati è rovente. Dinchè si arriva alla strage (9 morti) del 17 agosto contro gli italiani, venuti a rubar lavoro.

Nell’Italia del 1922 il fascismo sta per trionfare. Qual è il progetto di Mussolini, quali le forze economiche e sociali, i metodi? Se lo domanda Luigi Fabbri, un maestro elementare (e militante anarchico) che in quell’anno scrive – con lo pseudonimo di Catilina – «La controrivoluzione preventiva», un libretto destinato a diventare celebre soprattutto per la lucidità dell’analisi. E infatti oggi, quasi 90 anni dopo, l’editore Zero in condotta ha deciso di ristamparlo (128 pag; 7,50 euri). Ma qualcosa ci dice anche sull’oggi, su una Italia – quanto grande? – che in un fascismo (vecchio o nuovo) vorrebbe di nuovo lasciarsi portare.

A proposito di anarchici e magari di pregiudizi o ignoranze, nella sua bella collana «100 libri, 100 fiori» di bibliografie ragionate esce «Anarchismo» (5 euri, 78 pag) curata da Massimo Ortalli e Andrea Pirondini.

«Il papa non deve parlare», sotto-titolo «Chiesa, fascismo e guerra d’Etiopia» è il titolo del volume (Laterza, ogni tanto infiliamo qui anche qualche editore dei “grandi) che Lucia Ceci ha scritto sui documenti recuperato nel 2006 quando fu aperto l’Archivio segreto del Vaticano. Fra incertezze e silenzi, fra canali ufficiali e vie ufficiose, alla fine il papato approvò la politica africana del fascismo, massacri compresi come ricorda Angelo Del Boca fin dalla presentazione.
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Il silenzio imperfetto: la mafia si può e si deve raccontare



Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo e autore del libro C’era una volta l’intercettazione, ha scritto l’introduzione al romanzo Il Silenzio Imperfetto di Aldo Penna. Il video riportato qui sopra riprende le parole del magistrato dicendo che la mafia si può – e anzi si deve – raccontare.
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Il porto dove passa la Storia (e un’autostrada contestata)

Mille. Quei ragazzi che andarono con Garibaldi di Giuseppe BandiCon quei nomi che si ritrovano sulle poppe, «Dina» e «Mite», le due chiatte sorelle che vanno e vengono per il porticciolo di Talamone, sarebbero piaciute proprio a un uomo come Giuseppe Garibaldi. L’intero paese, del resto, ha una lunga storia legata alla polvere da sparo, ai candelotti, alla nitroglicerina… Tanto da essere sfiorato da un’inchiesta sul traffico di esplosivi perfino negli anni Ottanta, ai tempi del pentapartito. Mica per altro il Condottiero, costretto a fare tappa lungo la rotta da Quarto alla Sicilia per rifornirsi di munizioni (dato che sul «Piemonte» e sul «Lombardo » erano stati imbarcati insieme con i Mille migliaia di fucili ma, per usare le parole del generale, non c’era «nemmeno una cartuccia») aveva scelto quel porto sulla costa maremmana. Sapeva che lì, in qualche modo, sarebbe riuscito a rimediare quello che gli serviva.

Centocinquanta anni dopo, in questa deliziosa insenatura naturale poco più a nord dell’Argentario, di candelotti pronti a deflagrare (politicamente, si capisce…) ce ne sono due. Il primo è la costruzione dell’autostrada costiera tirrenica, fortissimamente voluta da un’alleanza trasversale tra la sinistra al governo in regione e la destra al governo di Roma. Il secondo è il progetto di un porto turistico che, osteggiato da Italia Nostra, Wwf, Legambiente e un po’ tutti gli ambientalisti, sarebbe immensamente sproporzionato rispetto alla bellezza, alla sacralità, alla popolazione del luogo. Basti dire che per ogni famiglia di talamonesi ci sarebbero quattro posti barca per yacht e velieri lunghi da 10 a 40 metri. Per non parlare delle perplessità che solleva la scoperta che il progetto è stato ideato da un’azienda che nel vicino porto fra Castiglioncello e Rosignano Solvay ha tra gli azionisti di una sua consociata, sia pure con una piccola quota, il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Che per pura coincidenza è anche sindaco di Orbetello, comune di cui fa parte Talamone.
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Onda Pazza a Mafiettopoli 2/2

Onda Pazza 2 - Peppino Impastato e la Redazione di Radio AutI D’Anna controllavano la parte alta del paese, ovvero “La Somalia”, abitata da contadini. Caratteristiche loro attività quelle dell’estrazione di sabbia dalle cave della contrada Ramaria, la gestione del settore edilizio, quella del controllo e della distribuzione delle acque irrigue, quella del settore della distribuzione dei carburanti: faceva bella mostra una pompa di benzina BD, ovvero le iniziali di Badalamenti-D’Anna. Non mancava anche una certa attenzione nel settore turistico, grazie alla nascita di un villaggio che occupava stagionalmente circa 200 lavoratori. Per contro si era sviluppato un sistema clientelare, oserei dire para-mafioso, specialmente nella marineria: quasi tutti i pescatori facevano parte di una cooperativa, la San Pietro, che garantiva il disbrigo delle pratiche assistenziali, ma che si occupava anche della vendita del pescato, su cui tratteneva il 3%.

Il presidente della cooperativa, soprannominato Patricola, era considerato una sorta di “padre dei marinai”, era padrino di una serie di bambini, e quindi compare dei loro genitori, era anche l’uomo di punta della Democrazia Cristiana e aveva diverse volte ricoperto il ruolo di sindaco del paese: sempre vestito in doppio petto e cravatta e con un vistoso fazzoletto bianco il cui triangolo gli usciva dalla tasca superiore della giacca. L’agone politico e quindi il consiglio comunale diventava il luogo del confronto e dello scontro, soprattutto per quel che riguarda il porto peschereccio che, a causa di una disgraziata progettazione, era diventato il punto di accumulo di una corrente di sabbia e pertanto era in gran parte impraticabile.

Malgrado ciò, i pescatori continuarono a votare per il loro “padre”, cui rimasero fedeli anche quando costui si spostò con i “Cristiano-sociali”, espressione della fugace stagione del milazzismo. Per il resto solite facce di politici professionisti, qualcuno dei quali in campo ancora oggi: allora erano democristiani, oggi sono UDC e MPA, erano socialisti, oggi sono forzitalidioti, erano fascisti, oggi sono PdL, erano comunisti, oggi sono PD meno elle, minoranza irrisoria. Il porto è sempre lì, intasato di sabbia. Alcuni amici degli amici sono riusciti a installarvi un distributore di carburante per le barche e a costruire delle banchine mobili, luogo di imbarcazioni da diporto.
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