Goliarda Sapienza: uno strano destino

Goliarda Sapienza

Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono nè alberi nè case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché, ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente.

Questo è l’incipit del romanzo “L’arte della gioia”, della catanese Goliarda Sapienza, nata a Catania nel 1924 da Giuseppe Sapienza e Maria Giudice (la prima donna dirigente della Camera del lavoro di Torino). E forse proprio queste frasi ci possono fare capire il tipo di persona che era Goliarda: vera, sincera e libera. Goliarda cresce in un clima di assoluta libertà. Non ha vincoli sociali. Addirittura non frequenta regolarmente la scuola perchè il padre non voleva che la figlia fosse soggetta ad imposizioni fasciste. A sedici anni si iscrive all’accademia nazionale d’arte drammatica di Roma e per un periodo intraprende la carriera teatrale, distinguendosi nei ruoli delle protagoniste pirandelliane. Lavora anche per il cinema, inizialmente spinta da Alessandro Blasetti, poi si limita a piccole apparizioni come in Senso di Luchino Visconti. Sotto la regia di Blasetti nel 1946 recita in “Un giorno nella vita” e ne 1948 in “Fabiola”. Nel 1950 recita in “Persiane chiuse” di Comencini, nel 1951 appare in “Altri tempi”, nuovamente di Blasetti, mentre nel 1955 ha una parte in “Ulisse”e in “Gli Sbandati” di Francesco Maselli. Nel 1970 ha una parte in “Lettera aperta ad un giornale della sera” sempre di Francesco Maselli e nel 1983 recita sotto la regia di Marguerite Duras in “Dialogo di Roma”.
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E dagli di nuovo con le “sviste” sull’Arte della Gioia

E così finisce che Lettera sulla felicità di Epicuro, nella versione di Angelo Maria Pellegrino, sarebbe stato il primo libro Millelire. Questa è l’imprecisione diffusa dal giornalista del quotidiano La Stampa sabato scorso, vai a capirne il motivo. L’ennesima imprecisione, vogliamo essere benevoli, e l’ultima in ordine di tempo. Ricapitolando quanto è uscito nei giorni scorso e quella che invece è la situazione corretta:

  • Pellegrino non ha pagato per la prima edizione del libro di Goliarda Sapienza, “L’arte della gioia”, bensì ha anticipato le spese di digitalizzazione del manoscritto di 800 cartelle, incassando la somma anticipata e le royalty;
  • Pellegrino non ha pagato il primo volume della collana Millelire Più che conteneva il primo capitolo del libro di Goliarda, bensì ha concorso all’invenzione della collana che costava cinquemila lire di un tempo portantola poi alla morte;
  • Pellegrino non ha inventato la collana di libri Millelire e per quanto il titolo da lui curato, “Lettera sulla felicità” di Epicuro, esso mi è stato offerto, senza nulla chiedere in cambio, quando la collana Millelire, da me inventata, esisteva da tre anni e aveva al suo attivo una decina di titoli.

Fatto sta che alcuni anni dopo la prima edizione, preso atto del successo di copie e ristampe, Pellegrino ci ha tormentati fino a ottenere, unico tra i curatori di libri Millelire, una royalty sulle copie vendute.
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Dopo una mezza bugia, arriva la bugia doppia

Ma bravo, bravo, Angelo Maria Pellegrino. Qualche giorno fa una mezza bugia: lui avrebbe finanziato la prima edizione italiana del libro “L’Arte della gioia” di Goliarda Sapienza, mentre si trattò di anticipare i quattrini per la composizione delle 800 cartelle del manoscritto avendo pensato di darci quel malloppone dattiloscritto piuttosto che il dischetto, come anche allora quasi tutti gli autori facevano. È vero che quei quattrini ci consentirono di realizzare quell’avventura altrimenti impossibile, ma è altrettanto vero che li riebbe indietro per intero, cosa che si guarda bene dal dire. Una stupida e offensiva (per noi) mezza bugia. E ora una doppia bugia. Gianni Bonina sul quotidiano La Stampa di sabato scorso riferisce quello che gli dice Angelo Maria:

Naturalmente si parla dell'”Arte della Gioia” [pubblicato] a sue spese nella collana “Millelire” di Stampa Alternativa da lui inventata…

Prima bugia: Millelire non fu inventata da Angelo Maria Pellegrino bensì dal sottoscritto in solitaria. Si veda in proposito quanto riportato dalla enciclopedia universale Garzanti del 1994: “Collana editoriale fondata a Roma da Marcello Baraghini nel 1992. Deriva dal nome del prezzo di vendita del ‘tascabile’ che ha rivoluzionato il mercato editoriale”.

Seconda bugia: Angelo Maria non pagò una sola lira per la pubblicazione del primo capitolo dell'”Arte della Gioia” nella collana Millelire Più dal costo di cinquemila lire di allora e da lui diretta: di questo la casa editrice ha regolare contratto redatto con la stessa Goliarda Sapienza. L'”Arte della Gioia” in Millelire Più fu un grande successo, ma la collana concluse quel momento brillante a causa dei colpi inferti dalla direzione editoriale di Angelo Maria Pellegrino.
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“L’arte della gioia”: altro che a spese proprie

Sono d’accordo sulle puntualizzazioni di Marcello Baraghini circa le vergognose affermazioni di Pellegrino che dice di aver fatto a sue spese l’edizione integrale dell'”Arte della Gioia” del 1998. Si trattò infatti non di contributo bensì di anticipazione finanziaria pari a circa il 58% della spesa globale da sostenere (l’edizione integrale infatti constava di 700 pagine, costò alla casa editrice 12.000.000 di vecchie lire e fu venduta in libreria a un prezzo calmierato di 14,50 euro). Prestito che fu tutto restituito nell’arco di dodici mesi. Dunque, come si fa a dichiarare che si trattava di edizione fatta a sue spese ? E il lavoro pressoché gratis fatto dall’editore per editing, progetto grafico, correzione bozze e cura della promozione e distribuzione?

Un caso che ha veramente del vergognoso. A questo, e dato che curai personalmente i rapporti con Angelo Pellegrino per quel che attiene tutta la parte economico-finanziaria, vorrei aggiungere altre verità non dette sul caso editoriale “Arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Una cosa è certa: Angelo Pellegrino ha voluto cancellare ogni riconoscimento alla nostra casa editrice per aver contribuito a far nascere in Italia e in parte all’estero questo caso.

Si è volutamente omesso che, dal 2002 al 31 dicembre 2007, Stampa Alternativa ha portato in libreria altre due edizioni di questo libro, tutte più volte ristampate e che dal 2002 ad oggi (per effetto del nuovo contratto stipulato) Angelo Maria Pellegrino ha percepito circa 25.237,00 euro di royalty fra diritti italiani ed esteri. Va ricordato poi che Stampa Alternativa fece un’ulteriore concessione: pur non avendo alcuna titolarità a farlo in base al contratto firmato con noi, Angelo Pellegrino incaricò un’agenzia di rappresentanza a cedere a suo nome i diritti di traduzione del libro di Goliarda in Francia e Germania, dandoci comunicazione di ciò soltanto a cessioni avvenute, dalle quali quindi la nostra casa editrice non ha percepito alcuna royalty.
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“L’arte della gioia” e le mezze verità su cui dire due parole

Mario, il tuo appunto è ragionevole e soprattutto prezioso perché mi dà la possibilità di chiarire fino in fondo la vicenda meglio di quanto non sia riuscito fino ad ora. Angelo Maria Pellegrino, dopo il suo straordinario In transiberiana pubblicato senza contributi prima nella collana Millelire e poi in “Millelire Più”, mi sottopose il manoscritto di Goliarda Sapienza, “L’arte della gioia” per l’appunto. Non mi sfiorò il dubbio che non fosse straordinario e da pubblicare se non fosse che… si trattava di un manoscritto enorme tutto da digitalizzare e il solo costo di composizione – da sostenere molto prima della stampa e della messa in distribuzione – mi tagliava fuori: non avevamo quella cifra e non mi vergogno a dirlo. Paradossalmente (ma non troppo) fu la prova o la riprova della nostra libertà e indipendenza.

Pellegrino capì, da uomo intelligente e generoso che qualche volta è, e si offrì di anticipare quella cifra, rischiando naturalmente. Ribadisco che stiamo parlando di anticipare: chiaro il concetto? E gli andò bene perché rientrò presto di quella cifra attraverso i diritti di un regolare contratto di edizione e nel corso degli anni e delle numerose edizioni s’è portato a casa un bel gruzzoletto. Assolutamente meritato.

Che ora venga a dire una mezza verità – situazione molto peggiore per me di una grande bugia – mi fa solo pensare che il successo internazionale e l’edizione uscita per un grosso editore com’è Einaudi gli hanno fatto perdere quella generosità e sensibilità che gli riconoscevo. Che si goda pure la pioggia di quattrini che gli sta cascando addosso perché noi continuiamo imperterriti e tignosi a fare il mestiere dell’editore all’incontrario, come ci chiama la grande e straordinaria scrittrice contadina Luciana Bellini.