Riforma dell’editoria bipartisan? Proviamoci

La casta dei giornali di Beppe LopezI risultati elettorali prefigurano una legislatura in cui sarà difficile occuparsi proficuamente di informazione, nel senso di mettere in campo norme e azioni mirate all’abbassamento dell’attuale livello di concentrazioni proprietarie e di omologazione dei contenuti, e alla riapertura di spazi vitali, a livello nazionale ma direi soprattutto a livello locale, per testate (e teste) autonome e indipendenti dal potere politico e finanziario. Eppure, dovendo comunque prendere atto e ripartire dall’esistente, si può persino sperare che la ristrutturazione della rappresentanza partitica e parlamentare in corso – e io sono fra quelli che la ritiene per qualche aspetto catastrofica – possa paradossalmente e per vie traverse tramutarsi, di fatto, in una opportunità per chi spera almeno in un risanamento e in un avvio di processo di moralizzazione del sistema delle provvidenze.

Non solo perché, prosaicamente, dovrebbero essere di meno i convitati al tavolo delle “intese bipartisan” e delle loro concrete ricadute, tavolo dove da sempre sono state definite le regole per le provvidenze (con effetti a pioggia non proprio encomiabili) e dove tuttora tutti, da Giulietti a Bonaiuti, dal sindacato dei giornalisti a Levi, auspicano che si debbano o comunque prendono atto che si possano riformare. Ma anche perché l’assetto partitico-parlamentare prefigurato dal voto potrebbe, imprevedibilmente, mettere in moto meccanismi di emancipazione del potere deliberante dall’egemone condizionamento di lobbies e grandi gruppi editoriali e finanziari. Potrebbe!
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La casta dei giornali: tutto a carico del contribuente

La casta dei giornali[Prima di passare al pezzo di Beppe Grillo, un annuncio: domani alle 21, presso la sala Sant’Angelo di via San Mamolo 24, a Bologna Beppe Lopez, autore del libro La casta dei giornali parteciperà al dibattito Politica, potere e informazione. Con lui saranno presente Bernardo Iovene (Report) e Daniela Guerra (capogruppo verdi per la pace regione Emilia Romagna). A moderare il dibattito sarà la giornalista Chiara Valentini (L’Espresso). Qui il pdf con il manifesto dell’incontro.]

I tagli ai costi della Casta sono nel DNA della Mondadori, di RCS, del Sole 24 Ore e dell’Espresso-La Repubblica. Gruppi di punta del risanamento italico. L’importante, però, è che i tagli non li riguardino. Berlusconi, De Benedetti, la Confindustria e il “salotto buono” di RCS si fanno pagare i costi del telefono, della luce e dei francobolli per le spedizioni. Hanno un’IVA scontata e, se gradiscono, finanziamenti agevolati. Sono contento. I più ricchi imprenditori italiani lo sono un po’ anche per merito nostro. Quando lo psiconano leccherà un francobollo gratis per spedire Panorama e il liberal distruttore della Olivetti non pagherà la bolletta della luce penseranno a noi con affetto sincero.

La casta dei giornali di Beppe Lopez“Per quello che riguarda i contributi indiretti, solo per le spese telefoniche, elettriche e postali, per la carta (a 495 «imprese editrici di quotidiani, periodici e libri») e per la riqualificazione professionale, lo Stato avrebbe dunque “rimborsato” in un solo anno 450 milioni di euro. Ne hanno beneficiato tutte le aziende editoriali, ma di fatto in misura più consistente i giornali a più alta tiratura.

La FIEG calcolava in 270 milioni, nel 2006, la sola “compensazione” per le agevolazioni postali in abbonamento versata dallo Stato a Poste Italiane S.p.A., attribuendoli nella misura di 100 milioni alle pubblicazioni no profit, di 48 ai quotidiani e di 120 ai periodici. In effetti le agevolazioni postali sono costate 303 milioni nel 2005 e 299 nel 2006, secondo il calcolo ufficializzato nel luglio 2007 dal presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà, rendendo pubblica un’indagine dell’Antitrust sul mercato dell’informazione (quotidiani, periodici, TV, nuovi media, ecc.). 7.124 le testate complessivamente sostenute, compresi il settore no profit (104 milioni) e gli editori di libri (25 milioni).
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Lopez ospite della trasmissione Sottovoce di Gigi Marzullo

E dopo Mario La Ferla, domani un altro nostro autore sarà ospite delle reti Rai. Si tratta di Beppe Lopez, che ha scritto La casta dei giornali - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici, che parteciperà alla trasmissione Sottovoce condotta da Gigi Marzullo. All’appuntamento dunque per chi volesse seguire la puntata e per domani notte, a partire dall’una, su RaiUno.

La Casta dei giornali / La politica delle lobby

La casta dei giornaliIl Corriere della Sera e la Repubblica sono giornali politici. Fanno la politica dei loro editori. Mieli e Mauro sono solo portaordini del potere economico finanziario. Veltroni è stato scelto dalla Casta, non dai cittadini con le Primarie. L’informazione della Confindustria e di De Benedetti è il nostro pane quotidiano. Il padrone ci informa tutti i giorni e noi, per questo, lo paghiamo.

La casta dei giornali di Beppe Lopez“Il mercato dei quotidiani italiani – angusto, in calo e dominato da editori che fanno editoria come attività collaterale o strumentale – è in fase avanzata di massiccia e progressiva riduzione al controllo da parte di pochissime centrali di potere. E oggi “i giornali italiani fanno ben più che informare e commentare i fatti”, rilevava polemicamente il 27 luglio 2007, sulla Repubblica, il segretario dei DS Piero Fassino: “Promuovono campagne, sostengono tesi politiche, influiscono sulle scelte di partiti e governo, condizionano la formazione della leadership”. Insomma, l’informazione “è parte integrante del sistema politico e partecipa direttamente a tutte le dinamiche che lo investono”. Parte integrante, cioè – anche se Fassino non lo può dire – della Casta.

Ma Fassino non ce l’aveva evidentemente solo con il giornale proprietà di De Benedetti, sponsor l’uno e l’altro da sempre di Walter Veltroni – al posto dello stesso aspirante Fassino – alla guida del nascente PD (l’editore anche con pubbliche dichiarazioni, il giornale con centinaia di paginate, interviste, “retroscena”, copertine di supplementi, servizi di cronaca romana, ecc.).
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La Casta dei giornali / Feltri è una ONLUS

La casta dei giornaliFeltri è un giornalista geneticamente modificato. Nel suo DNA sono stati introdotti i contributi pubblici. È una malattia grave per un padano che ha lottato (si fa per dire) contro Roma Ladrona. Per ogni giù c’è sempre un su, per ogni men c’è sempre un più di 5,5 milioni all’anno per Libero. Feltri fa del bene ai suoi giornalisti, alla sua pipa e al suo stipendio. Per questo può essere promosso a ONLUS.

“LIBERO: DA COOP A FONDAZIONE.

La casta dei giornali di Beppe LopezGià titolare di contributi come organo del Movimento Monarchico Italiano, poi confermato beneficiario delle stesse regalìe mediante trasformazione in cooperativa, Libero a fine dicembre 2006 diventava “s.r.l.”. «E i contributi assicurati dalla legge per l’editoria a tutte le testate edite da cooperative di giornalisti?», si chiedeva retoricamente Italia Oggi (anch’essa cooperativa, si fa per dire, di giornalisti). «Niente paura, gli amministratori di Libero hanno pensato a ogni eventualità e, ispirandosi alla formula di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale che mai come questa volta ha fatto scuola, hanno creato una Fondazione ONLUS che controllerà la s.r.l. e quindi, a cascata, il giornale».

Sarebbero salvi, dunque, «i circa 5,5 milioni di euro di contributi che Libero incassava ogni anno come prodotto edito da cooperativa, e che continuerà a percepire in quanto edito da fondazione».
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“Il mio Silvio, buono e altruista, vi giuro che merita il Paradiso”

Vola la papalina di Benedetto XVI - Foto di Santino di RenzoCittadella, 8 febbraio 2006

Santità,

è dal dicembre del 2004 che nel mio animo ho il desiderio di scrivere al Sommo Pontefice, dopo la lettura dell’articolo di Antonello Caporale che allego alla presente, apparso su “La Repubblica” del 24 di quel mese. Ma allora il Suo venerato Predecessore era non in buone condizioni di salute e giustamente mi astenni dal vergare una lettera.

Ora, trascorsi alcuni mesi dalla Sua elezione a “Vescovo di Roma e successore di San Pietro” mi permetto umilmente di scriverLe questa mia con la certezza che avrò una risposta, essendo Lei “il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale.” (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, 182). E la lettura della Sua prima Enciclica mi ha ulteriormente confermato nel fatto che avrò una Sua illuminante parola, dato che già dalle prime righe ricorda il secondo comandamento di Cristo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso.” (Mc 12, 31).

Nell’intervista sopra citata, don Antonio Zuliani parlando del Presidente Berlusconi a questa domanda del giornalista: “Quando si confessa lei lo assolve” così risponde: “Sempre: ego te absolvo”. E’ noto a tutti che il Presidente Berlusconi è un divorziato risposato: allora come è possibile che un sacerdote amministri questo Sacramento quando nel Compendio rispetto a coloro che si trovano nelle medesime condizioni della persona citata è scritto: “Ma essi non possono ricevere l’Assoluzione sacramentale, né accedere alla Comunione eucaristica, né esercitare certe responsabilità ecclesiali, finché perdura tale situazione, che oggettivamente contrasta con la legge di Dio.” (349)?
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La Casta dei giornali / I politici-editori

castagiornali1.jpgI contributi pubblici per l’editoria dovevano sostenere i giornali di partito, ma sono andati, per la maggior parte, agli editori privati. In fondo non c’è differenza, perchè i veri giornali di partito sono Il Corriere, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Il Riformista, eccetera, eccetera. Dietro a questi giornali ci sono gli interessi economici di persone e di gruppi privati. Il salotto buono del Corriere con Ligresti, Passera, Della Valle e Elkann, tra gli altri. La Confindustria, De Benedetti, Berlusconi, Cordero di Montezemolo, Caltagirone… Gli editori sono loro, i soldi sono sempre i nostri.

La casta dei giornali di Beppe Lopez“Era Italia Oggi a pubblicare, insieme a Libero, il 12 maggio 2007, una propria «elaborazione sui dati della Presidenza del Consiglio dei ministri» che riclassificava la tabella sui finanziamenti all’editoria. Se ne ricavava un fondato e inequivocabile documento intitolato: «I grandi giornali battono quelli politici. Sono Corriere, Repubblica e Sole i re del contributo pubblico».

Senza conteggiare gli importi di mutui e vecchi contributi per l’acquisto della carta erogati in base alla legge del 1981 e ancora attivi nello stato patrimoniale di molti giornali, la tabella si riferiva ai fondi della Presidenza del Consiglio del 2006 e al credito agevolato relativo al 2004. E assommava sei tipologie di benefici: agevolazioni dirette per stampa di partito, di movimenti e di cooperative; crediti d’imposta (2004), contributi per l’acquisto della carta, riduzione delle tariffe postali per le spedizioni in abbonamento di quotidiani e allegati, costi pubblici della ristrutturazione (legge 416) e provvidenze per la teletrasmissione all’estero. In tutto venivano considerate 54 testate, finanziate per un importo complessivo sui 200 milioni di euro.
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Tutto è perduto, anche l’onore

Che l'Uomo sia lacerato dal Cielo e dalla Terra... - Foto di Jody ArtCittadella, 20/6/2007

Illustre Signor Presidente,

è davvero con molta tristezza nel cuore che mi accingo a vergare questa lettera, la stesura della quale mi costa davvero molta fatica: diverse settimane ho atteso prima di decidermi a scriverLe, perché combattuto era il mio animo epperò una voce interiore mi diceva che non vi dovevo rinunciare, memore anche di quella frase che ai tempi del liceo mi disse un vecchio preside dall’alta statura morale e che per me è diventata regola di vita: Amicus Plato, sed magis amica veritas.

Il gesto che mi accingo a compiere non è frutto di reazione immediata o vuota protesta, ma di ponderata e davvero sofferta riflessione: non potevo esimermi dal compierlo nelle Sue mani in quanto “Capo dello Stato” (Art. 87 della Costituzione) e l’attendere ancora mi avrebbe procurato ancor più sofferenza interiore di quanto da diverso tempo non provi. Oggi in Italia “Tutto è perduto, anche l’onore”: a leggere il libro bellissimo e puntuale di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo La Casta, da poco uscito, è davvero aumentata ancor di più la mia indignazione morale già notevole prima. Basterebbe solo un fatto per fare impallidire ogni persona che credesse ancora nella Politica: come vede uso la maiuscola, riferendomi però al passato e pensando a uomini quali Giorgio La Pira o Enrico Berlinguer.

Racconta il giornalista, riferendosi al marzo 2007, che “Alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in nero” (pag. 15). Proprio nel “Tempio” laico per eccellenza dove “Ogni membro rappresenta la Nazione” (Art. 67 della Costituzione) e vengono scritte le Leggi, le medesime senza pudore alcuno sono violate: perché penso che Lei sarà d’accordo con me nel ritenere la retribuzione in nero non certo rispettosa della Legge! Ma l’esempio non dovrebbe venire da chi è rivestito di alta funzione e dovrebbe intendere la Politica come servizio verso il prossimo? Scriveva La Pira (certo Lei Signor Presidente è a conoscenza che su di Lui è in corso il processo di Beatificazione: quale abissale distanza con la politica di oggi…) a proposito dell’impegno politico:
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Fondi all’editoria, il metodo Ciarrapico

La casta dei giornali di Beppe LopezChe la «legge per l’editoria» facesse acqua da tutte le parti si sapeva. Pochi controlli, norme ad personam, trucchi e truffe (da parte di finte cooperative, finti giornali e giornali di finti «movimenti») sono stati documentati e denunciati più volte. Ma si è andati avanti come se nulla fosse, penalizzando le vere cooperative e coinvolgendo nel discredito le vere, insopprimibili finalità che sole giustificano un intervento pubblico nel mercato, specie in quello, democraticamente sensibile, dell’informazione.

Meno male che ogni tanto si fa viva la guardia di finanza. Che questa volta ha «beccato» nientemeno che Giuseppe Ciarrapico, consentendo alla magistratura romana di iscriverlo nel registro degli indagati per truffa, insieme a otto suoi prestanome, collaboratori e dipendenti, in relazione ai contributi ottenuti dal Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi da due sue società che gestiscono otto piccole testate quotidiane: Nuova Viterbo Oggi, Ciociaria Oggi, Nuovo Molise, Nuova Reti Oggi, Fiumicino, Guidonia, Ostia e Castelli Oggi.

Nel maggio del 2006, era toccato a Massimo Bossoli, sua moglie e una ventina di collaboratori. Si era dato da fare prima con l’Indipendente e poi col Giornale d’Italia, organo del «Movimento Pensionati Uomini Vivi». Due testate percettrici di contributi pubblici. La procura di Roma lo incarcerò insieme ad altre tre persone, accusandolo di aver sottratto allo stato - muovendosi abilmente fra le larghissime maglie normative della «legge per l’editoria» - 14 milioni di euro e di aver falsificato fatture per 18 milioni di euro. Gli furono sequestrati beni per 25 milioni di euro.
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L’editoria risucchia i contribuenti

La casta dei giornali di Beppe LopezOltre alla casta dei politici, ne esiste una parallela, che tutti i giorni troviamo in edicola. Risulta tutto molto più chiaro dopo avere letto la Casta dei giornali, il libro di Beppe Lopez (Stampa Alternativa), che mette nero su bianco quello che una puntata di Report denunciò l’anno scorso: gli sprechi dell’editoria, dove una tiratura destinata al macero assicura i contributi statali.

Abbiamo incontrato l’autore e per parlare dei finanziamenti all’editoria in Italia e in Europa, della stampa regionale penalizzata dalle politiche vigenti e dello sviluppo dei blog nel mondo dell’informazione.

In Italia ogni anno si stanziano milioni di euro per l’editoria. Siamo i più scandalosi in Europa o siamo al contrario in buona compagnia?

In Italia, anche in questo caso, non si fanno cose molto diverse da quelle che si fanno in altri Paesi. Il problema è che qui, al solito, si esagera e si fanno cose normali in maniera, un po’ anomala. Che lo Stato possa e debba a fare qualcosa per salvaguardare la libertà di mercato, altrimenti negata da se stessa, è un principio praticato in tutte le società, anche le più liberali e liberiste. E difatti anche negli altri Paesi europei lo Stato interviene per aiutare, in campo editoriale, per incentivare nuove iniziative, promuovere l’innovazione, aiutare i piccoli a crescere, insomma per aumentare il pluralismo e il ventaglio delle offerte, favorendo così l’allargamento del mercato e la stessa occupazione di settore.

La situazione italiana è oggettivamente la più scandalosa in Europa perché contributi, provvidenze e incentivi assommano a 700-1.000 milioni di euro l’anno, in presenza di una situazione dei conti pubblici disastrosa. E perché le modalità di assegnazione di questi danari fanno esattamente l’opposto di ciò che dovrebbero fare.
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Giornali, denari e politica: se la casta ormai è una sola…

La casta dei giornali di Beppe LopezDi casta hanno scritto Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, illustrando privilegi e prepotenze della classe politica italiana, descrivendo così un sistema di potere trasversale agli schieramenti in grado di dominare tutti gli aspetti della vita pubblica e istituzionale. Ma non dobbiamo pensare che quella casta sia un’eccezione rispetto alla realtà del nostro Paese…

Tutt’altro. E se qualcuno ci parla di altre caste, non dobbiamo considerarle come entità a sé stanti ma come un vero e proprio apparato eretto a prassi quotidiana di spartizione di poteri e denari (pubblici, possibilmente) che regola buona parte della vita pubblica italiana.

Nelle pagine de La casta dei giornali di Beppe Lopez (Stampa Alternativa) è lo stesso autore a sottolineare la contiguità di diversi sistemi di potere e pressione all’interno del contesto italiano.

La riflessione di Lopez, che elenca dati, cifre e nomi in quantità, stringe il fuoco sul giornalismo e sulle provvidenze all’editoria, per presentare un’anomalia tutta nostrana: se 700 milioni di euro all’anno (2006) se ne vanno in finanziamenti diretti o indiretti a favore delle testate giornalistiche, qualcosa che non va in questo Paese ci deve essere. Ma non è solo sulle maglie larghe delle leggi e sui tanti, troppi sotterfugi che per volontà politica o per inadempienza (magari consapevole) del legislatore restano aperti a chi voglia abusare di questo sistema di provvidenze, è importante capire anche qualcosa in più sul giornalismo italiano, sulla sua missione, sul suo senso.
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Ancora una volta su fili e caste

Don Quijote - Foto di Gisela GiardinoLo scenario è bello ricco e provoca goduria, almeno a me. Riassumo in poche battute. Una casa editrice a pagamento pubblica costosissimi annunci sulla prima pagina di Repubblica omettendo di dire agli scrittori emergenti a cui si rivolge che li pubblicherà sì, ma a pagamento. Punzecchio Il Filo e il direttore editoriale, Giuseppe Trattino (il trattino è suo) Lastaria, minaccia querela. A questo punto mi scrive Boris e racconta una bella e istruttiva storia sul Filo, tale da cominciare a far luce dietro gli sgarruppati annunci su Repubblica. Punto.

Sempre Boris, nella sua straordinaria lettera, parla del suo docente di “tecniche della comunicazione Pier Luigi Panza”, che altri non è che il giornalista che sul Corriere della Sera stronca il libro La casta dei giornali, edito da noi in coedizione con ERI-RAI sostenendo che il libro è pagato coi soldi dei contribuenti. Niente di più falso. Alla ERI-RAI noi diamo il 2% su ogni copia venduta in cambio del loro impegno a promuovere il volume sulle reti pubbliche. Un impegno straordinario, alla luce dei risultati.

Panza risponde ad una mia richiesta di rettifica sostenendo ancora che non ho capito una mazza. Però l’articolo è leggibile da tutti cosicché ognuno può farsi una ragione: se sono io, oppure se è lui a non saper leggere. Per farla breve, tu, caro Boris, mi suggerisci di far da tramite con Panza, il tuo professore. E allora ti invito a chiedergli non di invitare me, che non so leggere, ma l’autore del libro, Beppe Lopez, dinnanzi a voi tutti, all’università, a confrontarsi sui contenuti. Stai certo che se ne sentirebbero, di considerazioni utili, per te, per tutti voi studenti.

Fammi sapere, Boris, come reagirà.

Fili di carta: caste, nodi e ingarbugliamenti

Dialoghi sul treno - Foto di Mela QBoris, la tua lettera “aperta” è da manuale, esemplare per come poni problemi, per come, soprattutto, semini dubbi e per quanto ci fornisci di notizie sul Filo di Giuseppe Trattino Lastaria. Cominciamo quindi ad avere le prime cifre che Trattino Lastaria ci nega per spendersi invece in minacce di querela e a costruire un monumento al suo Filo.

Mi piacerebbe approfondire, in primo luogo, la storia dello sforzo economico del Filo che, per quello che ci riferisci, ammonta a 2.000 euri. Duemila ce li metti tu, sull’unghia e duemila ce li mettono lor signori che poi, bontà loro, ti riconoscono il 15-20 per cento sulle copie vendute. A me lo “sforzo” economico del Filo mi pare molto ma molto discutibile, tanto discutibile da approfondirlo con un bell’esame merceologico del “prodotto” così da capire quanto costa davvero il tuo libro e poi con bel monitoraggio per capire in quante altre librerie non ci siano i libri del Filo, oltre che alla Feltrinelli.

Scommetto che ci troveremo di fronte a tante belle sorprese. Approfondiremo quindi. Approfondiremo. A partire dalla tua preziosa lettera tra l’altro ben scritta a differenza di quella del direttore editoriale Trattino Lastaria.

E veniamo a Panza al caso del nostro “La casta dei giornali”, anche dopo una mia lettera al direttore del suo giornale e alla sua risposta che riporto qui di seguito:
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E la doppia morale del Corriere della Sera?

La casta dei giornali di Beppe LopezLa “Terza pagina” del Corriere della Sera, sabato scorso ha deciso di trattare il libro La casta dei giornali di Beppe Lopez, edito da Stampa Alternativa e Rai Eri, che in un paio di settimane è stato ristampato quattro volte e ha venduto 50 mila copie. Un successo, nonostante lo spinoso tema: “come l’editoria italiana è stata finanziata e assimilata dalla casta politica”. Passaparola, grande accoglienza dal mondo di Internet e dei blog, della televisione pubblica e privata, da radio e giornali regionali.

I grandi giornali nazionali, infatti, hanno sinora ignorato o trattato il libro marginalmente, con reticenza o sotto titoletti incomprensibili. E il motivo è comprensibile: La casta dei giornali racconta e documenta il portentoso flusso di danaro pubblico, circa 700 milioni di euro all’anno, che finisce nelle casse dei grossi gruppi editoriali, rimpolpaldo di conseguenza anche gli utili degli azionisti. Andando più nel dettaglio, si parla di 29 milioni a Mondadori, 23 milioni a Rcs, 19 milioni al Sole 24 Ore, 16 milioni a Repubblica Espresso, eccetra. Con ovvia distorsione del mercato e annientamento dell’editoria regionale e indipendente, e conseguente manipolazione della circolazione delle idee e della democrazia.

Ora, il “Corriere della Sera” recensisce, meritoriamente controccorrente, l’inchiesta di Lopez. Ma seguendo un metodo trasversale e liquidando con poche battute il cuore del libro. Pierluigi Panza che ha scritto il pezzo ha puntato a delegittimarlo, semplicemente parlando d’altro. Sin dal titolo: “La doppia morale della Rai”. Si attacca la Rai, che poi è come sparare sulla Croce Rossa. Panza si dichiara deluso, si sarebbe aspettato di “trovarci svelate le segrete trame, i legami lobbistici, il sistema delle raccomandazioni diffuso nei giornali con tanto di nomi e cognomi”. Si sarebbe aspettato cioè tutto un altro libro. Magari “sul modello della Casta di Stella e Rizzo”, dove si parla meritoriamente di tutti e di tutto, meno che dei finanziamenti pubblici all’editoria.
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Carta canta e magari dovesse ripetersi

La casta dei giornali di Beppe LopezÈ un malcostume diffuso scrivere senza aver prima letto quanto si può trovare su un argomento. Lo dimostra Pierluigi Panza che sabato scorso, dalle colonne del Corriere della Sera, usa uno spazio della “Terza Pagina” per scagliarsi contro il libro di Beppe Lopez, La casta dei Giornali. Insinuando che il coeditore del volume, Eri-Rai, abbia giocato sporco. Ora, se Eri-Rai abbia qualche piano occulto di cui non ci ha messo a conoscenza non lo sappiamo. Sappiamo invece molto bene su quali elementi si basa l’accordo che personalmente, in qualità di direttore editoriale di Stampa Alternativa, ho firmato: sostegno nella promozione del libro, non quattrini. Detto in parole povere, La casta dei Giornali è stato prodotto, stampato e distribuito nelle librerie a spese nostre. Lo stesso si dica per il riconoscimento dei diritti all’autore. Ciò che abbiamo accettato di buon grado, dunque, non è denaro, ma l’appoggio di una struttura di pubbliche relazioni ben più carrozzata della nostra.

Tuttavia questa affermazione non dovrebbe essere una sorpresa, dato che su questo stesso argomento una mia recentissima Lettera 22 dava una serie di delucidazioni. Aggiungo solo un elemento a quanto già affermato sulle pagine del sito di Stampa Alternativa: il supporto della Eri-Rai non è gratis da parte nostra, viene pagato riconoscendo una royalty del due per cento per ogni copia venduta. Questo dice il contratto fatto con un altro editore che, per legge, rende un servizio pubblico. E ora, giusto per dare il dovuto corpo al pretestuoso dibattito innescato pochi giorni fa, come prima cosa riporto per intero il pezzo di Pierluigi Panza e in fondo ciò che scrissi poche settimane or sono su Lettera 22.

Ecco quanto afferma il giornalista del Corriere della Sera:
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