Lo scandalo del rimborso spese

Lo scandalo del rimborso speseVi sarà sicuramente giunta notizia dello “scandalo” del rimborso spese che ha travolto diversi ministri britannici. Credo che la notizia sia stata ampiamente riportata anche dalle principali testate italiane, anche se la linea guida degli articoli era “Come potete vedere anche all’estero si ruba” piuttosto che “Come potete vedere all’estero ci si scandalizza ancora”.

E’ proprio la parola “scandalo” che va messa tra virgolette perché per chi legge appunto suddette testate italiane la definizione del termine é messo abbondantemente in questione, specialmente alla luce del fatto che l’Italia vive in una situazione di scandalo praticamente dall’epoca della prima Repubblica. Per questo motivo il termine “scandalo” in Italia é considerato ora un riempitivo, una di quelle parole che si usano senza collegarla al suo significato originale a causa dell’abuso che se ne é fatto, un po’ come “comunista”, “conflitto d’interessi” e cosí via.

La casta dei giornali di Beppe LopezIl motivo per cui gli inglesi si scandalizzano é che il giornale britannico Daily Telegraph ha pubblicato un documento che per la prima volta elenca tutti rimborsi spesa inseriti dai vari ministri nell’ambito della “seconda casa” (il governo britannico permette ai vari ministri di avere una casa personale ed una seconda residenza vicino al parlamento per fini di lavoro per la quale rimborsa diverse spese come il mutuo, elettrodomestici o piccoli lavori). Tra i rimborsi riportati in questo “scandalo” vengono elencati ”costruzione isola per anatre”, dei lavori di pulizia per un canale artificiale in giardino, prese elettriche per la cucina, lavori di pulizia, restauro di oggetti antichi e cosí via fino ad arrivare ai biscotti per il gatto e agli adattatori di corrente.
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Beppe Lopez: Giovanna Marini senatrice a vita

Giovanna MariniAlla notizia che Beppe Lopez, giornalista – fondatore tra gli altri di “Repubblica”, nonché “inventore” del Quotidiano di Lecce – e scrittore (in calce la sua scheda), avrebbe presentato il suo romanzo “La Scordanza” nell’ambito della 14.ma edizione del Carpino Folk Festival (serata del 3 agosto), non ci abbiamo pensato due volte e l’abbiamo contattato chiedendogli un’intervista. Gentilmente ce l’ha concessa e ve la proponiamo.

Dottor Lopez, se Le dico “storia orale cantata”, l’adrenalina dove La porta?

A me, complessivamente, interessa la storia: non quella dei sovrani e dei grandi eserciti, ma la storia vera degli uomini, delle comunità, della società, del genere umano, degli animali, dell’ambiente naturale. Insomma, la storia della vita vera. Sino alla modernità e in particolare sino agli ultimi decenni – quando ha cominciato a svilupparsi finalmente una certa attenzione per gli individui, i gruppi umani, le classi e le problematiche fino ad allora “senza voce” – a farsi carico della memoria è stata la “storia orale”. E in particolare in Italia, terra di frontiera fra arcaicità e modernità, la storia orale cantata: la musica popolare che, grazie alle ricerche e alle iniziative sviluppatesi fra gli anni Cinquanta e Settanta, ha fatto delle nostre tradizioni musicali legate al lavoro, alle ingiustizie sociali e alle lotte politiche, un fatto “vivo” ancora oggi fra i giovani, non mero repertorio per artisti e intellettuali dai gusti raffinati.

Tale excursus ci porta inevitabilmente a Giovanna Marini (foto del titolo; ndr), la più rappresentativa etnomusicologa (ma il termine è riduttivo) italiana. La sua figura “altisonante” cosa rappresenta per Beppe Lopez.

Non solo “altisonante” e “alticantante”, ma una delle più alte figure di intellettuali rimasteci. L’intellettuale è per definizione capace di comprendere e rappresentare la complessità: alto e basso, materiale e ideale, territoriale e universale, lavoro e “tempo libero”… Tutte categorie, come si sarebbe detto una volta, “borghesi”. La realtà è una e complessa. Giovanna è tra i pochi italiani che per tutta la vita è rimasta fedele a questa semplice verità, coniugando altissima poesia e alta testimonianza civile.
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Una figura che De Bortoli ci/si poteva risparmiare

La casta dei giornaliFerruccio De Bortoli – uno dei più dignitosi direttori di giornali italiani – avrebbe fatto meglio a non prestarsi all’indecente trasmissione televisiva di martedì, messa da Bruno Vespa al servizio di Silvio Berlusconi. Il neo ed ex direttore del Corriere della Sera, vale a dire della più importante testata giornalistica italiana, sapeva benissimo che questa volta non si sarebbe trattato solo dell’ennesima replica di un monologo propagandistico, auto-incensatorio e anti-sinistra, senza contraddittorio e con opportuni, inessenziali e funzionali inserimenti di due “mastini della democrazia” come il morbidissimo direttore del Messaggero e l’autosufficiente giornalista bertinottiano.

De Bortoli sapeva perfettamente che quella trasmissione, stavolta, era stata commissionata e preparata – ed è stata, al solito, abilmente condotta – rigorosamente “su misura” dell’emergenza mediatica e pre-giudiziaria del premier, per consentirgli nientemeno che di rispondere alla denuncia morale e alla richiesta di divorzio di sua moglie Veronica Lario. Queste cose non si dovrebbero fare, in un Paese e in un giornalismo minimamente civili. E, quando ci sta qualcuno che ha la spudoratezza di farlo, in un Paese nel quale la democrazia e il giornalismo sono umiliati come sono oggi umiliati in Italia, di solito si procede promuovendo alla visibilità nel teatrino mediatico “cronisti politici” e “opinionisti” di seconda o di terza fascia. Non il direttore del Corriere della Sera.
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Governi, giornali, sovvenzioni e prepensionamenti

La casta dei giornali di Beppe LopezCaro Siddi, ho letto sul sito della Fnsi la notizia del Cdr della Stampa, che rilancia uno studio dell’ottimo collega Luciano Borghesan. E’ uno studio sbagliato, superficiale. Mi permetto di correggere l’errore più evidente: per i prepensionameenti il Governo spenderà fino a 20 mln di euro all’anno e non 10. E poi ci sono i contributi che il Governo (tutti i Governi, da Prodi a Berlusconi) ha dato dal 1981 (anno della legge 416 per l’editoria) a questa parte e che dà ai giornali e, quindi agli editori, contributi anche per le spese postali: 600, 700, 1100 mln di euro all’anno? Basterebbe leggere Beppe Lopez, autore di un lavoro che molti giornalisti non hanno letto. Oppure si consulti Google: c’è tutto… Scopriremo che l’Italia spende più della Francia da molti anni. Con un cordiale e amichevole saluto, Franco Abruzzo.

(La casta dei giornali – Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez)

La casta dei giornali. I contributi alla stampa

Il libro fa luce sul denaro pubblico, all’incirca 700 milioni di euro, che finisce nelle casse di grandi gruppi editoriali, giornali e organi di partito. Un’elargizione che non fa distinzione di partito o area politica. La Casta dei giornali, edito da Stampa alternativa-Eri Rai, ripercorre la storia di questa vicenda che trova origine, addirittura, nel ventennio fascista. L’autore, in questa intervista, ci racconta i punti più scandalosi dell’inchiesta.

Un fiume di denaro pubblico arriva ai giornali italiani, anche se appartenenti a società quotate in Borsa. Si tratta proprio di un fiume di denaro, sottratto alle disastrate finanze statali, mentre si applica un prelievo fiscale da lacrime e sangue, e si tagliano servizi e pensioni. Con le due ultime Finanziarie, l’esborso statale ufficiale in applicazione della sola “legge per l’editoria” sarebbe passato da 600 a 450 milioni. E con la Finanziaria in discussione in questi giorni si andrebbe ad un ulteriore taglio dell’esborso. Preannunciato in un primo tempo nell’ordine del 7%, esso alla fine sarà forse meno severo.
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Accertato: Di Pietro non ha offeso Napolitano

Antonio Di PietroPrimo: “A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?”. Secondo: “Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso”. Queste, essenzialmente, le due frasi pronunciate dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, in una pubblica manifestazione in piazza Farnese a Roma – promossa e dedicata all’Associazione dei familiari delle vittime di mafia – che costituirebbero “offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica”. Per questo reato, previsto dall’articolo 278 del codice penale, Di Pietro è stato infatti iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma. Un “atto dovuto”, secondo i magistrati, dopo la denuncia presentata dall’Unione camere penali italiane. Un atto che ha legittimato e amplificato, si può dire, il linciaggio cui è stato sottoposto Di Pietro per quelle frasi da gran parte della stampa italiana (a cominciare ovviamente dalle testate legate a Berlusconi e al centrodestra, nemici storici dell’ex-pm).

Questa l’immediata reazione di Di Pietro: “Bene ha fatto la Procura di Roma ad iscrivere, come atto dovuto, la denuncia presentata dall’avvocato Dominioni, allo stesso tempo presidente dell’Unione delle Camere Penali e legale della famiglia Berlusconi. La Procura farà altrettanto bene quando iscriverà il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il capo dello Stato. Una persona di tale levatura culturale e preparazione professionale dovrebbe sapere che è un grave errore affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie, piuttosto che accertare prima quel che è successo realmente. Io porterò con me, come testimoni, oltre 200 mila persone che, attraverso la diretta streaming, hanno assistito al mio intervento. L’avvocato Dominioni porterà solo un generico ‘sentito dire’. Ma, forse, la verità è molto più banale: chi ha fatto quelle denunce non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti”.
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