Jacovitti, l’anarchico della matita rivive in Rete

ZorrykidCi sono alcuni personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura italiana del Ventesimo secolo, pur rimanendo per tutta la loro carriera assolutamente incategorizzabili e fuori dalle correnti di pensiero dominanti e dai giochi della politica.

Stiamo parlando di figure essenziali come Federico Fellini, Achille Campanile o Aldo Palazzeschi, e fra queste c’è anche Benito Jacovitti. Fumettista fra i più prolifici della nostra tradizione, i suoi lavori bizzarri e surreali sono stati onnipresenti per tutta la seconda metà del secolo scorso, infettando le pagine delle riviste che ne ospitavano le tavole con uno stile ricchissimo di particolari ma semplice e quanto più possibile “fumettoso” allo stesso tempo, con il suo umorismo anarchico e nonsense.

Inutile qui fare un elenco dei personaggi creati nel corso della lunghissima carriera, per uno sguardo d’insieme sulla vita e sui lavori dell’autore è più pratico leggere la biografia preparata da Comicsblog:

Benito Franco Iacovitti nasce a Termoli, in provincia di Campobasso, il 9 marzo 1923, la J sostituirà la I nel suo cognome appena iniziata la carriera artistica. Adolescente si iscrisse al liceo artistico di Firenze dove disegnò le prime vignette per i suoi compagni, Franco Zeffirelli era uno di questi; e per guadagnare qulcosa iniziò a disegnare caricature, prima per i soldati tedeschi, e alla fine della guerra, per i soldati americani. Iniziò a Firenze la collaborazione con il settimanale umoristico Il Brivido e con il famoso giornale per ragazzi Il Vittorioso, che lo vide pubblicare fino al 1967. Nel 1946 si trasferì a Roma,dove conobbe e collaborò con Marchesi, Metz, Fellini, Mosca, Steno, facendo i ritratti e caricature per gli americani. Erano i disegnatori del Bertoldo e del Marc’Aurelio, i giornali di satira dei primi anni quaranta, sempre nella capitale iniziò la realizzazione del ‘Diario Vitt’ per la casa editrice A.V.E. Dal 57 al 67 lavoro’ al supplemento ragazzi de Il Giorno, ed e’qui che il 28 marzo del 1957 nacque Cocco Bill. Diventato un disegnatore di fama, Jacovitti collaborò dagli anni ‘60 fino alla fine degli anni ‘80 con numerose riviste, tra cui si possono citare: Linus, l’Europeo, il Male, Cuore e Tango. La sua produzione, caratterizzata da uno stile grottesco e caricaturale, ha spaziato negli anni dal fumetto per ragazzi al genere erotico, dalla pubblicità ( i famosi carosello) alla satira politica, smarcandosi sempre rispetto ai luoghi comuni e agli schieramenti più seguiti.

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Eia Eia Baccalà: la guerra di Benito Jacovitti

Eia Eia Baccalà“La satira proposta da Jacovitti nel sistema dei tanti partiti, con le loro varianti e sovrapposizioni, è tra le più spassose che l’arrivo rintronante della democrazia abbia prodotto nell’Italia del dopoguerra, e lì davvero ce n’è per tutti. Jacovitti non si tira indietro, non si crede diverso e superiore rispetto ai suoi personaggi, si fa, come mai più dopo, protagonista egli stesso, rischia, si mette in gioco, si confessa e apprezza o detesta da perfetto rappresentante e specchio di un’epoca unica e irripetibile, ma soprattutto immensamente vitale”. Così, Goffredo Fofi, che, insieme ad Anna Salepicchi, è curatore del volume, commenta i lavori a fumetti realizzati da Jacovitti tra il 1940 e il 1950, ora riuniti nel volume Eia Eia baccalà – titolo che deriva da un dissacrante slogan usato dallo stesso Jacovitti – pubblicato da Stampa Alternativa.

Quando scoppia la guerra, Benito Jacovitti ha sedici anni, ma la sua penna è già puntuta e coraggiosa, tanto da meritargli “richiami” istituzionali e politici. Nel 1939, inizia a collaborare con il giornale umoristico in vernacolo fiorentino, “Il Brivido”. Ed è qui che, nel 1940, pubblica un affresco della guerra, più precisamente del fronte sulla linea Maginot-Sigfrido, mostrando i soldati dei due schieramenti opposti, ritratti in atteggiamenti decisamente non bellici o marziali. Per questo lavoro, avendo ritratto i soldati tedesco in modo ritenuto poco consono al loro ruolo, fu redarguito da un federale.

Poi pubblicherà altre storie e altre, invece, gli saranno rifiutate dagli stessi editori, perché “inadatte” al momento storico. Tra queste, “I tre re”, della quale purtroppo rimane solo uno spezzone. Obiettivo del volume è restituire la completezza della produzione di Jacovitti, indagando anche i lavori, come questi, meno noti al grande pubblico e, al contempo, contribuire a ricostruire la Storia, arricchendola di sentimento.
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Cocco Bill, l’amico ritrovato

Il giorno di CoccobillRagazzini degli anni Cinquanta, siamo la generazione del Vittorioso, il settimanale edito dalla cattolicissima nonché “italianissima” Ave, Anonima Veritas Editrice. Dio, Patria e Famiglia tanto per intenderci, e ben saldi i valori della lealtà, della solidarietà, dell’amicizia. Era un amico, Il Vittorioso, con cui tutte le settimane avevamo un appuntamento in edicola.

E volevamo bene alle sue “firme”: pescando alla rinfusa tra i ricordi, ritroviamo Caesar, Fantoni, Giovannini, De Luca, Polese, Landolfi. E soprattutto lui, il magico, variopinto, stravagante surreale, folle Jacovitti, anzi Jac, anzi Lisca di Pesce, che era la componente ludica e un po’ anarchica della nostra “visione del mondo” (perché cominciamo a formarcela già da bambini, no?). Davvero un mito, Jacovitti, insieme ai suoi simpaticissimi eroi: il terzetto adolescenziale Pippo, Palla e Pertica, assistito dalla Signora Carlomagno, una virago che sbrogliava i guai da allegra giustiziera, a colpi di cazzotti fulminanti; il mini-arcipoliziotto Cip (suo il tormentone “lo supponevo”) con l’assistente Gallina, il bassotto Kilometro e l’arcinemico in tuta nera Zagar (ma il Macchia Nera di Topolino e il Diabolik delle sorelle Giussani hanno preso spunto da lui?); e Caramba, Mandrago, Alonso Alonso detto Alonso, Alvaro piuttosto Corsaro, Giacinto il Corsaro Dipinto, il giornalista detective Tom Ficcanaso…

Zorrykid di Benito Jacovitti - a cura di Gianni BrunoroPoi, nel 1957, Jacovitti iniziò a collaborare al settimanale Il Giorno dei ragazzi, supplemento dell’omonimo quotidiano milanese diretto da Italo Pietra, e qui restò fino alla sospensione delle sue pubblicazioni, nel 1967. Proprio sul Giorno dei ragazzi nacque il cow-boy Cocco Bill. Riscoperto da Stampa Alternativa, che nel 2007 proponeva una antologica delle sue avventure (Cocco Bill, mezzo secolo di risate: sei delle 18 storie apparse sul supplemento del Giorno) e che ora ci offre tutte le altre a nostro grato diletto (Il Giorno di Cocco Bill, a cura di Giovanni Brunoro, prefazione di Luca Raffaelli, pp. 357, euro 28). Una bella occasione per tornare a divertirsi con un “amico ritrovato”. E magari per fare anche qualche riflessione sul mondo jacovittiano, un vero, affollatissimo labirinto di invenzioni, trovate, provocazioni.
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Benito Jacovitti. “Il Giorno” di CoccoBill

Il giorno di CoccobillStampa Alternativa è un piccolo editore che da quarant’anni pubblica cose molto interessanti, trascurate o dimenticate dalla grande editoria. Marcello Baraghini è un personaggio unico, fuori dal tempo e atipico in un panorama editoriale dove conta soltanto cavalcare una moda. Se non fosse stato per il suo acume i ragazzi del 2000 non saprebbero niente di Benito Jacovitti, uno dei più grandi artisti del fumetto italiano di tutti i tempi. Per il Natale 2009, Stampa Alternativa propone una nuova antologia di Coccobill, personaggio creato da Jacovitti nel 1957 per Il Giorno dei ragazzi, completando la prima raccolta datata 2007.

coccobill2009_03.jpgSpaghetti western comico ante litteram, prima che arrivassero Bud Spencer e Terence Hill, il Provvidenza di Tomas Milian e Arrapaho di Ciro Ippolito. Jacovitti utilizza il suo personaggio per sovvertire gli schemi del western classico, fa parlare i sudisti in napoletano stretto, il suo eroe beve solo camomilla e possiede un cavallo che commenta scettico ogni azione del protagonista.

Coccobill è un eroe buono che lotta contro i cattivi, ma lo fa in salsa comica senza risparmiare battute salaci e irriverenti. Le storie contenute nell’antologia sono state selezionate da Gianni Brunoro, grande esperto della materia. Tra le migliori citiamo Coccobill e la revolucion, ambientata in un Messico improbabile dove si canta, si beve, si balla, si fa festa tra nacchere e cavalli. Incontriamo un rivoluzionario assurdo come Carmen Picatodos in lotta contro il tiranno Magnaleon che si nutre di leoni, aiutato da un luogotenente da burletta come Escamilo el frustador, geloso di Coccobill che veste i panni del libertador. Da citare anche Coccobill contro Coccobill, che affronta il tema del doppio, da sempre caro a cinema e narrativa di genere, ma lo risolve in chiave comica.
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Erano i tempi dei film di cow boy con i grandi cappellacci

Il giorno di CoccobillDel periodo trascorso presso “Il Giorno dei ragazzi”, ossia dei primi dieci anni della vita di Cocco Bill, la precedente antologia conteneva soltanto una parte minoritaria, vale a dire sei delle 18 storie. Qui ci sono pertanto tutte le altre di allora, ossia le rimanenti 12, completando così il ciclo relativo al “Giorno dei ragazzi”. Vale a dire l’insieme delle storie ‘delle origini’, uscite nella sede per la quale Jac aveva concepito il personaggio, quindi tutto sommato le più genuine.

È però una scelta che, al di là di una sua coerenza strutturale, comporta altri fattori contestuali. Un po’ perché dieci anni nella vita di un personaggio sono un periodo compiutamente importante, e un po’ perché anche nella vita di un autore un decennio rappresenta un lasso di tempo significativo. Considerazione valida anche nel caso di Jacovitti, per il quale quel decennio (dai suoi 34 anni ai 44) corrisponde a una ormai piena maturità artistica, ricca di momenti evolutivi nient’affatto trascurabili e di notevole impatto per quanto riguarda la creatività.

coccobill2009_03.jpgSi potrebbe dire che un’antologia di storie di Cocco Bill corrispondenti a quel periodo è un po’ una metafora di tutta la produzione di Jacovitti, una specie di summa di quanto c’era stato prima e un presagio di quanto sarebbe venuto dopo. Anche perché (dato non trascurabile) nello stesso periodo egli continuava a dar vita a tante sue creature: sia per “Il Giorno dei ragazzi”, con storie ‘altre’ rispetto a quelle di Cocco Bill (Gamba di Quaglia, Johnny Galassia, Microciccio Spaccavento, vari Tom Ficcanaso), sia per il settimanale che gli aveva, per così dire, dato i natali, ossia “Il Vittorioso” (con racconti dei suoi personaggi classici, Pippo, Pertica e Palla o Cip il poliziotto e anche di sue più recenti creature, come Jak Mandolino, Occhio di Pollo, Giuseppe).
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I dieci anni che forgiarono il Cocco

Il giorno di CoccobillQualunque lettore ‘forte’ conosce per esperienza quella specie di regola letteraria non scritta che il celebre fumettista Hugo Pratt mette in bocca al suo altrettanto celebre personaggio Corto Maltese nel l’episodio intitolato …E di altri Romei e di altre Giu
liette: «Niente è scritto, Shamaël, niente che non si debba riscrivere un’altra volta». Un concetto ribadito peraltro dallo stesso Pratt, che a un altro episodio della medesima serie diede il titolo… E riparleremo di gentiluomini di fortuna. Sembra che, su certe cose, non si possa sfuggire al ‘fare il bis’. È il caso, almeno in parte, del presente volume, il quale fa seguito all’altro da noi proposto nel 2007 con il titolo Coccobill mezzo secolo di risate western, contenente una significativa antologia del celebre personaggio creato da Benito Jacovitti. Vale dunque, anche per noi, un «…e torneremo a parlare di quel bizzarro cowboy che è Cocco Bill».

coccobill2009_03.jpgCome sanno bene i lettori appassionati di fumetti, in oltre mezzo secolo dacché è sulla breccia, Cocco Bill ha ‘vissuto’ una quantità di vicende. Ecco allora un secondo volume, nel quale vengono riproposti altri suoi episodi. Dovremo pertanto tornare a parlare di lui, non fosse altro che per esporre i criteri seguiti in quest’occasione. Cosa che, contestualmente, ci indurrà a prendere in considerazione gli elementi che caratterizzano il personaggio, le storie, lo stile grafico e narrativo di Jacovitti: argomenti già analizzati in precedenza, ma che qui saremo indotti a rivedere secondo una prospettiva diversa.
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Il giorno di Coccobill: il mondo alla rovescia

Il giorno di CoccobillChi è Cocco Bill? Un Tex che attraversa lo specchio. E al di là dello specchio c’è, come dice il titolo qui sopra, il mondo alla rovescia di Jacovitti. Forse sono autorizzato ad affermarlo, visto che da ragazzino sono stato un lettore appassionato e puntuale del Corriere dei Piccoli” (proprio negli anni in cui Cocco Bill vi esordiva). Di Tex, oltre che lettore appassionato e puntuale, sono da qualche anno curatore (e autore dell’introduzione) dell’edizione a colori di “Repubblica” e “L’espresso”.

Non solo. Di Jacovitti per qualche tempo sono stato anche “amico”, tra virgolette, come può esserlo un piccolo, fervente appassionato di fronte al “Grande Maestro”. Il quale mi dava appuntamenti al Café de Paris di via Veneto (un bar con i tavolini all’aperto nella celebre strada felliniana che mai avevo visto prima) regalandomi ogni volta quattro o cinque suoi originali. Quelli che ovviamente custodisco ancora gelosamente e che, allora come oggi, mi metto talvolta a studiare in religioso silenzio. Venendo così a scoprire che con i disegni di Jac ci si può giocare. Come nei giochi della “Settimana Enigmistica”. In che maniera? Per spiegarlo, vi sottopongo il testo su Cocco Bill scritto per Tratti e ritratti, i grandi personaggi del fumetto da Alan Ford a Zagor, pubblicato da Minimum Fax. Ricordando anche a voi, se ce ne fosse bisogno, uno dei grandi in segnamenti del “Grande Maestro”, che sempre mi ha guidato nel corso della mia vita. Questo:

Quando Jacovitti sverga le ciripicchie, tutte le biscagliette vengono in gnoffa a far zunzù!

Il giorno di CoccobillMolte tavole di Jacovitti sono buone per giocare. Per esempio al celebre gioco dell’“Aguzzate la vista” della “Settimana Enigmistica”. E non solo a quello. Dopo la lettura, s’intende. Quando, dopo essersi immersi nella storia, si può tornare sulle pagine per osservarle con più attenzione. Le “stranezze” jacovittiane sono così eccessive, totali, onnipresenti, che andarle a esplorare nei minimi dettagli si rivela sorprendente. Prendiamo per esempio una vignettona di “Cocco Bill fa sette più” (alla tavola 9 del primo episodio del personaggio pubblicato sul “Corriere dei Piccoli” nel 1968). Primo gioco: quello delle pazzie. Chi si è accorto, leggendo, che sulla pagina a sinistra, in alto, spuntano due zoccoli di cavallo sul tetto della casa? Che il primo cavallo a sinistra è disegnato a metà? (E il conducente del carro – con salame annesso – si lamenta della mancanza della frusta!).
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L’ultimo Jacovitti “sotto” le Forche Caudine

Zorrykid di Benito Jacovitti - a cura di Gianni BrunoroPraticamente tutti gli italiani alfabetizzati nati tra gli anni trenta e i settanta del secolo che ci siamo da poco messi alle spalle possono essere divisi in gruppi a seconda delle modalità con cui sono venuti in contatto con il lavoro di Benito Jacovitti. Personalmente faccio parte del gruppo del Diario Vitt, che mi ha reso più sopportabili parecchi anni scolastici, oltre a legarmi per sempre a Cocco Bill e a Jak Mandolino. Non conoscevo, invece, Zorry Kid, meritoriamente ristampato in tutto il suo splendore da Stampa Alternativa.

Saranno gli anni passati lontano dai salami, dai pettini e dalla prorompente energia di Jacovitti o la consuetudine con autori meno densi, ma la potenza di fuoco messa in campo per raccontare le gesta di questa variante italica dello spadaccino mascherato è impressionante. Non bastavano le tavole affollatissime, la moltitudine di personaggi, non i continui colpi di teatro, Jacovitti aggredisce (non trovo un termine migliore) i suoi lettori con il surreale misto di spagnolo maccheronico e veneto (e sto sicuramente dimenticando qualcosa) eletto a lingua ufficiale della California (o della “cosa” come spesso viene chiamata) che fa da sfondo alle vicende zorresche.

In tempi di narrazioni anemiche come i nostri queste dimostrazioni di esuberanza creativa riportano a un passato in cui forse le questioni di stile erano meno centrali e si era disposti a passare sopra a qualche ingenuità per avere in cambio l’energia e l’apparente naturalezza (intesa come disinvoltura) che Zorry Kid distribuisce con grande abbondanza. Lascio a voi la decisione se le cose fossero migliori allora o adesso, ammesso che abbiate voglia di cimentarvi, perché Perfidio Malandero sembra aver messo nel sacco Zorry e devo sapere che cosa sarà del Kid mascherato.
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Prefazione fantonesca al Jacovitti Zorry Kid / 2

Zorrykid di Benito Jacovitti - a cura di Gianni BrunoroIl tipo di disegno di Javotti mi piace molto perché è curatissimo, è assurdo di per sé, un nonsense coi fiocchi. Lineare, “chirurgico”, sembra quasi eseguito da un geometra per le sue proporzioni e proiezioni precise e coerenti, viene invece usato per creare figure assurde, sempre strampalatissime: cattivoni buonissimi, o buoni cattivissimi, mostri comunque buffi, gente senza gambe oppure con più gambe del necessario, facce con nasi improbabili, bocche straboccanti di denti, donne dalle curve a pallone, o “semplicemente” figure che sono un misto di concetti e oggetti. Da bambino ho cominciato a disegnare proprio copiando una delle sue api nasone. Prima ricalcandola, e poi riproducendola da solo: ecco, ho imparato pure a disegnare per colpa sua! Mi piacevano talmente tanto i suoi mostri che forse volevo averne un po’ di più senza bisogno di andare in cartoleria di nuovo… Non ho poi fatto il fumettista di professione, ma se dovessi farlo andrei a finire in un universo di sicuro non troppo distante dal suo, come “logica-illogica”.

ZorrykidIl linguaggio dei suoi personaggi riflette e s’incastra con il segno: le onomatopee non sono “smack” o “pow”, ma sono “pùgno” e “spàro”, cioè il contrario di quello che dovrebbero essere: questi “suoni” sono troppo lunghi, ingombranti, diventano spesso i veri protagonisti dell’azione, prendono vita a sé e questo non trova una logica nel fumetto, in genere. Ma tanto, Jac a rigor di logica non c’è quasi mai! Per esempio, far parlare i Ciriuacchi, popolo di indiani nemici di Cocco Bill, con un dialetto misto di napoletano/bergamasco (leggere per credere!) è una delle trovate che ancora adesso mi fa ridere non poco. E per chi fa questo lavoro la soglia della risata si alza di molto, nel tempo, e per sorprendersi a ridere ce ne vuole. I suoi personaggi funzionano sempre, non ci sono cadute né di ritmo né di stile.
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Prefazione fantonesca al Jacovitti Zorry Kid / 1

Zorrykid di Benito Jacovitti - a cura di Gianni BrunoroE quindi cos’altro aggiungere? Niente! Mi sembra di aver scritto tutto. Grazie di aver resistito fino a qui e arrivederci!

Ecco fatto. Forse al grande Jac un inizio così, al contrario, sarebbe piaciuto, visto che lui adorava sovvertire l’ordine e navigare nel caos! Ma non tema il lettore; invertendo l’ordine del Fantoni, la prefazione non cambia (è proprio colpa di Jacovitti se mi esprimo con questi calembours e mi auto-cito ad ogni pie’ sospinto). Ciò che il destino ci mette avanti da piccoli aiuta e formare il carattere di una persona in maniera indelebile; ben lo sapeva Konrad Lorenz che, per il solo fatto di passare per caso davanti a un uovo che si dischiude fu scambiato per mamma da un anatroccolo che nasceva in quel momento e che non si rassegnò mai all’idea di appartenere a una specie diversa. Io da bambino ho avuto la forunta di inciampare nel Diario Vitt, più volte, per qualche anno di seguito e ne sono stato lorenzianamente segnalato.

ZorrykidL’incontro fulminante con il mondo di Jacovitti lo devo a una piccola cartoleria del mio paese che sul finire dell’estate delle mie vacanze di undicenne offriva agli studenti alcune - e non migliaia, come oggi - possibilità di scelta circa il diario: uno classico, uno con i motori e uno con un diavoletto che bisbigliava “Tutto nuovooo! Tutto a fumetti!” nell’orecchio ad un tipo sospettoso e buffo che si strizzava il naso con forza. Non ho avuto dubbi. I fumetti mi sono sempre piaciuti e non potevo resistere alla tentazione di averne addirittura in un diario di scuola che mi permettesse di leggere per dovere.
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Cocco Bill: il dinamismo figurativo

Coccobill - Mezzo secolo di risate westernUno dei limiti espressivi del fumetto è che le sue raffigurazioni sono vignette statiche, per cui c’è il problema di dare l’idea del movimento. Ma è un limite del quale non soffrono quasi i racconti di Jacovitti, che ricorre in maniera sempre efficace e funzionale a quegli artifici grafici che caratterizzano il fumetto e vengono chiamati “segni dinamici”, già evidenti fin dalla copertina di Coccobill - Mezzo secolo di risate western.

È il caso di quei tratti di penna che, nella raffigurazione del disegno, non corrispondono a qualche cosa di esistente, bensì suggeriscono appunto un’idea di movimento. In ciò, Jacovitti è maestro: i suoi protagonisti sono così dinamici che sembrano quasi saltar fuori dalle vignette. Se si considera, per esempio - una su mille, a caso - la dodicesima tavola del racconto “Cocco Bill fa sette più”, si riscontrerà sia nella quinta sia soprattutto nell’ultima, con quale evidenza si riceva l’impressione della velocità con cui vengono estratte dalle fondine le pistole e soprattutto con che micidiale velocità Cocco Bill sia capace di usarle.

E ugualmente, nell’ultima vignetta della sedicesima tavola, si rimane stupefatti nel constatare come gli spari dei revolver e le movenze dei corpi diano una straordinaria impressione di movimento. E se si andasse a esaminare la sequenza delle tavole dalla ventisettesima alla trentesima, si potrebbe avere addirittura l’impressione di trovarsi piuttosto di fronte a un vivace “cartone animato” che a una “povera” successione di disegni “immobili”. In ciascuno dei quali, fra le mille tavole di Jacovitti, si possono gustare insoliti movimenti dei corpi, bizzarre e mobilissime posture degli uomini, degli animali e perfino delle “cose”, e comunque un generale senso di movimentatissimo dinamismo.
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La violenza e il macabro di Cocco Bill

Coccobill - Mezzo secolo di risate westernAnche nelle storie di Cocco Bill si riscontra una specie di beffarda contraddizione interna: nel senso che esse, indirizzate ai ragazzi, tuttavia si caratterizzano per una notevole violenza, contro la quale moralisti, benpensanti, educatori, pedagogisti e via discorrendo hanno sempre sollevato obiezioni, una vera levata di scudi. Una violenza che non solo risulta qui, in Coccobill - Mezzo secolo di risate western, evidente, ma che è anche caratteristica tipica di tutta l’arte narrativa di Jacovitti. Il quale non la lesina nel comportamento di nessuno dei suoi personaggi, perché anche il più mite di essi non si tirerà indietro, all’occasione, nel tirare una tremenda bottigliata in testa a qualcuno o dallo spaccargli uno sgabello sulla schiena.

È sufficiente aprire a caso una sola di queste stesse pagine, e sarà difficile non riscontrare questo elemento costitutivo di ogni racconto. Per esempio, già nella prima pagina della tavola della storia, Cocco Bill spara sui denti di un avversario; nella seconda, con gratuito dispetto, fa scoppiare a pistolettate una palla; per cui nella terza tavola succede il finimondo: pugni, capaci di demolire una statua, dinamici salti per aggressioni reciproche, revolverate a gogò e chi più ne ha più ne metta, addirittura l’uccisione finale del contendente contro Cocco Bill. Dopo di che, basta girare le pagine e la musica non cambia: crudeltà brutalità, prepotenze, maltrattamenti, soprusi, furori che non concedono respiro. Senza contare il frequente viraggio ad aspetti decisamente macabri. Uno per tutti: il cowboy della tavola 5, “con emicrania” per via di una scure piantata in capo; oppure la tavola 29, tanto per concludere, dove Callagan, cattivo di turno, si volatilizza di una immane esplosione.
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