Chi è il matto in questa storia?

Tanto scappo lo stesso - Romanzo di una matta di Alice BanfiQuando Eleonora non andava a dormire, e girava troppo da una stanza all’altra» ecco il rimedio. Ogni sera, ogni maledetta sera che due infermieri l’accompagnavano a letto, lei non opponeva nessuna resistenza, diceva solo: «No, no, no, per favore. No.» Poi le legavano polsi e caviglie con delle fascette di cuoio spesse, chiuse con una chiave.» È Alice, Alice Banfi, che nel suo libro. Tanto scappo Lo stesso – Romanzo di una matta, ci racconta di quel micro mondo infernale a forma di corridoio, fatto di tante porte e, a ogni porta, una persona, un matto. Tutti, per un motivo o per l’altro, legati, mani e piedi, al letto. Negli anni ’60, in Italia, si faceva così. Quando scendeva la notte, i manicomi si svuotavano e i lacci, le cinghiature diventavano più tese e dure.

Il libro di Alice Banfi, però, è del 2008. E non racconta l’Italia di quarant’anni fa, ma gli ospedali di Milano, oggi. Sembra che in questa città non ci si possa permettere di essere matti. C’era un’infermiera triestina che qualche volta dava i numeri, soffriva di. attacchi nervosi. Un giorno è passata per Milano e ha avuto una delle sue crisi. Si è ritrovata legata, su una barella dell’Ospedale Niguarda. Da quel giorno, evita di passare per Milano. «Per gli anziani, è ancora peggio. In Lombardia, un paziente con disagi psichici, anche acuti, quando supera i 65 anni, non ha più diritto all’assistenza psichiatrica come tutti gli altri malati, ma deve farsi curare da un geriatra. Insomma, la Regione ha deciso che se sei anziano vali meno degli altri», spiega Luigi Benevelli, psichiatra mantovano ed ex parlamentare Pci. «La situazione lombarda è disastrosa. In molti ospedali, i pazienti sono legati, le porte blindate e regnano gli psico-farmaci», aggiunge Benevelli.

Ma non è solo una storia lombarda. Nel 2006, a Cagliari, nel reparto psichiatrico di un ospedale cittadino, il Santissima Trinità, muore per un’embolia venosa, dopo essere stato legato in un letto per sette giorni, Giuseppe Casu. Il signor Casu, che di mestiere faceva il venditore ambulante a Quartu, benché senza licenza, era stato sottoposto a TSO, Trattamento sanitario obbligatorio, ovvero il ricovero coatto, perché si trovava in uno «stato di agitazione psicomotoria», aveva cioè dato in escandescenze, nel corso di un’operazione anti ambulanti delle guardie municipali. Segni dell’aria che tira?
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Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 3

Il corridoio come un treno di Alice Banfi(Premessa: cronache non proprio in ordine cronologio. Ma del testo che cos’è l’ordine?) Io e l’Editorus siamo in un hotel super chic in località da me sconosciuta. Avevo ancora un ombra di dubbio sulla follia di Baraghini, quando alle 6 del mattino mi sveglia. Ora non ho dubbi, è matto completo! Mi preparo velocissimamente, corro a far colazione: tre bicchieri di latte freddo e tre di acqua bevuti tutti d’un fiato senza nemmeno sedermi. Ripartiamo: treno per Firenze, io dormo! Arrivati a Firenze aspettiamo di venir recuperati da un autista d’eccellenza, Ettore Bianciardi, che ritarda di due ore perché sta facendo la valigia…

Ore? “Non lo so.. non ho il senso del tempo!”, siamo tutti in auto diretti a Pitigliano. Un delirio! Tra me ed Ettore che parliamo alla velocità della luce, urlando a più non posso, Baraghini sta diventando sordo, e non riesce a parlare… Soffre di logorrea lenta (caso rarissimo!), così si lascia travolgere dalle nostre parole e parolacce come treni in corsa. Momento tragico: mi scappa la pipì! Mi scappa e non c’è un posto, non c’è un cesso, non c’è niente!

“Mi scappa, mi scappa!”
Ed Ettore: “No, dai, tienila!”
Baraghini individua un parcheggio: “Andiamo là, ti copriamo e la fai”. Ma nel parcheggio c’è una roulotte, un uomo e una donna che spinge un ragazzo in carrozzella.
“Eh, no! Non posso farla qui, non sta bene”.
Ettore: “Ma non è veramente handicappato! Finge per aspettare le piscione come te e guardargli il culo”.
Scoppia a ridere Baraghini, rido anche io. “Aiuto… Mi scoppia la vescica!”
Ettore: “No, non ridere!”
“E tu non farmi ridere!”
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Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 2

Il corridoio come un treno di Alice BanfiMiracolo miracolorum! Nessuno mi sveglia ed apro gli occhi alle 11 e 30 come dio comanda!
Mi alzo, mi guardo intorno: niente e nessuno a parte le cicale.
Cerco del latte per far colazione, ma ché, non c’è niente… solo coca cola, bene mi accontento e ne bevo due, sigaretta in bocca e poi doccia gelata in cortile.
Sono sveglia e ora?
Trovo un bigliettino di Baraghini: “riposati più che puoi e quando sei pronta chiamami che ti vengo a prendere”.
Ah! facile a dirsi… chiamo… il telefono di Baraghini non prende!
Aspetto e fumo.
Drininrin! Drinirin! (suoneria del cazzo!), rispondo, è Baraghini!
“Allora, quando vuoi recupero un’auto e ti vengo a prendere, richiamami quando sei pronta”. Mette giù… che furbo! “ma chiamami TU! che il tuo cellulare non prende!!!!”
Passa un’ora e finalmente mi richiama, trova un’auto, un autista e mi preleva. Ah, mi ha portato anche il latte… un litro! Lo bevo a canna, poi mi stufo e passo alla birra… e meno male che ho lo stomaco delicato!
Eccoci di nuovo a Pitigliano. Stappo un’altra birra e mi siedo s’un muretto.
Marcello mi presenta due persone. Ma sono Raffaella e Rosario! Due napoletani, diversissimi tra loro.
Raffaella autrice di Santa Precaria è una donna vera, sorridente biondona, piccola ma con due tette così! Bella carnosa, mi vien quasi da morderla!
Più composto, Rosario autore di Mal’aria, ha gli occhi dolci è uno che non si fa notare, ma in compenso la sua splendida bambina neonata mi si mangia… mi lecca tutta la faccia, ha la lingua prensile, mi lubrifica un occhio, mi sbava tutta e… no! La lingua nel naso no!
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Cronache pazzesche dal Festival Resistente / 1

Il corridoio come un treno di Alice BanfiPrimo giorno: Mantova giovedì 4 settembre, sede di Rete 180, La voce di chi sente le voci. Arrivo, lo spazio all’aperto è già pieno di gente, incontro qualche amico, abbracci, saluti… Apro il mio valigione a rotelle, trolls, troller, come diavolo si chiama! Tiro fuori le magliette stampate con il manifestino del festival, trovo un buco su’n banchetto e le affido alle ragazze di “Depression is Fashion!”. Guardo il banchetto dei libri, vedo quello di Gianna, quello di Peppe, altri e il mio… poche copie, l’avevo previsto! Eh! Eh! (Vecchia volpe trentenne!)

Così estraggo una decina di libri dal mio troller, infine tiro fuori il mio fantastico tutù di tulle rosa doppio strato e lo infilo sopra ai pantaloni. Sono pronta … mmm … manca qualcosa: La Birra! Mi indicano un bar, corro, compro tre birre, ri-corro indietro, arrivo e incontro Simona!

“Dottoressa! Quanto tempo! L’ho aspettata tanto”.
“Ti avevo detto che sarei venuta, ma non sono dottoressa!”.
“Ma sì, dottoressa, come sta?”
“Bene, bene… Sai dove posso mettere le birre?”
“Ma certamente, dottoressa, gliele metto in frigo”.
“Grazie, Simona”.
“Si figuri, è un piacere!”.

Mi allontano con il mio tutù svolazzante, birra in mano e sigaretta in bocca. Bevo, fumo, fumo, bevo… Mi guardo in giro, Carlo mi aspetta per l’intervista.
“Un attimooo!”, lo faccio aspettare, ri-fumo, ri-bevo, ri-fumo.
“Eccomi!”.
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Pitigliano 2008 parte oggi da Mantova

VI Festival della Letteratura ResistenteComincia oggi l’edizione 2008 del Festival della Letteratura Resistente e questa scelta concretizza un lavoro di sinergia tra Stampa Alternativa e Rete 180 durante tutto l’anno che ha segnato l’anniversario della Legge 180. Nel Club 180 in via Monte Grappa, proprio di fronte al Parco di Palazzo Te, verranno presentati due dei libri che Marcello Baraghini ha messo nel catalogo 2008 per ricordare, alla sua (e nostra) maniera, la Legge che ha chiuso i manicomi e che ha riportato la cura della malattia mentale nel circuito della civiltà.

Ci sarà Alice Banfi col suo Tanto scappo lo stesso che ormai è un classico e un cult che testimonia con la leggerezza del paradiso il viaggio all’inferno di ricoveri psichiatrici subiti ripetutamente in luoghi di chiusura e di segregazione. E tutto questo non trent’anni fa e non nel terzo mondo, ma quasi in diretta nel tempo attuale e nell’ospedale della città di Milano.

E ci sarà Gianna Schiavetti, un’eterea settantenne senza età con la forza di un’adolescente, autrice di La schizofrenia non esiste, e se esistesse io vorrei averla: questo libro è il diario surreale e concreto allo stesso tempo, dei trentatre Trattamenti Sanitari Obbligatori che l’autrice ha subito negli ultimi dieci anni. TSO: per la maggior parte delle persone è una sigla senza significato, ma per alcune rappresenta il problema principale dell’esistenza, l’incubo con cui si confrontano di giorno in giorno.
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