Quattro zampe in tribunale: quando gli animali domestici diventano i protagonisti del foto

Quattro zampe in tribunale di Claudia Taccani ed Edgar MeyerGli animali domestici in Italia sono in costante crescita: oltre 8 milioni di gatti e 7 milioni di cani vivono nelle nostre famiglie. Senza contare altri 30 milioni di uccelli, criceti, cavie, conigli, pesci, animali esotici. Fanno parte della nostra vita. Vanno considerati, a tutti gli effetti, cittadini dei nostri Comuni. Condividono con noi la loro esistenza. Ci fanno compagnia, ci regalano gioia, affetto, calore, ma sempre più spesso, considerata la crescente intolleranza tra gli uomini, anche loro vengono coinvolti nelle nostre beghe, finendo talvolta, inconsapevolmente, nei nostri litigi e nelle aule dei tribunali. Accade sempre più spesso: in tutta Italia sono centinaia, ogni anno, le cause legate agli amici di zampa, ala e pinna.

Quattro zampe in tribunale riporta una serie di casi veri, raccontati in maniera veloce, discorsiva e giornalistica. Di ognuno, al termine, abbiamo voluto inserire una spiegazione normativa, sviluppata in maniera tecnica, ma semplice. Non siamo scesi troppo nei particolari, perché questo non è un manuale per operatori. Abbiamo selezionato i casi più eclatanti e le sentenze che fanno giurisprudenza, raccontate in modo schietto e chiaro (ma anche professionale). Condanne a bracconieri, multe a maltrattatori di gatti, liti condominiali per cani che abbaiano, litigi con amministratori di condominio per mici randagi da accudire, guerre tra ex-coniugi che si contendono l’amato batuffolo, animali sfrattati, vicini di casa che per un cane o gatto o coniglio si fanno dispetti da anni.

Nella prima parte del libro raccontiamo storie tratte da reali fatti di cronaca recente, accaduti su e giù per la penisola. Commuovono, fanno arrabbiare, qualcuna fa sorridere, qualche altra intristisce. Tutte o quasi sono arrivate in tribunale o sulla sua soglia. Alle storie abbiamo aggiunto, per essere concreti, la normativa di riferimento e dei piccoli suggerimenti di comportamento nel caso ci si trovasse in situazioni simili. Perché di storie così, ce ne sono (quasi) tutti i giorni.
Continue reading

Quattro zampe in tribunale: storie di animali (e uomini) alle prese con la legge

Quattro zampe in tribunale di Claudia Taccani ed Edgar MeyerAccolgo con grande piacere la pubblicazione del libro Quattro zampe in tribunale. Agli autori va il mio plauso per l’impegno profuso nella battaglia per i diritti degli animali e la tutela del loro benessere. Considero meritoria l’azione di Edgar Meyer e Claudia Taccani che, mettendo a disposizione la loro preparazione tecnico-giuridica, hanno realizzato un valido vademecum per una corretta e puntuale informazione degli utenti nella gestione, anche legale, di situazioni incresciose, talvolta drammatiche e inaccettabili, che coinvolgono i nostri amici animali.

Come ho avuto modo di sottolineare in più occasioni, ritengo il legame uomo-cane uno dei più intensi e profondi, senza il quale l’uomo perderebbe una componente importante di sé. I nostri compagni a quattro zampe integrano la nostra vita e sempre più spesso sono ritenuti a tutti gli effetti componenti del nucleo familiare. Condivido pienamente il messaggio educativo e il senso civico che si è voluto affermare attraverso la realizzazione di questo libro. Libro che arricchisce e ottimizza il canale di comunicazione con i cittadini e rivaluta in senso positivo il rapporto dell’uomo con gli animali.

Nella società moderna tale legame ha subito sostanziali modifiche e occorre pertanto rimodulare questa relazione, adattandola all’evoluzione dei tempi e della società al fine di tutelare la salute e l’incolumità pubblica, oltre che il benessere e i diritti degli amici a quattro zampe. Dall’inizio del mio mandato sono molte le iniziative che ho portato avanti per sostenere questa concezione, senza mai prescindere dalla conoscenza e dalla comprensione delle caratteristiche fisiologiche ed etologiche proprie della specie animale.
Continue reading

L’erba di casa è sempre più verde: esiste un diritto alla felicità?

L'erba di casa è sempre più verde di Luther CannabisOggi la libertà è minacciata: non dai nobili o dai generali, e neppure dai preti e dagli imam, ma dall’uguaglianza e dalla democrazia, cioè dal livellamento indistinto dei pensieri e delle ambizioni e delle paure, dalla tirannia della maggioranza e dell’opinione pubblica, dall’invadenza dello Stato nella vita privata e nelle scelte personali dei cittadini, dalla trasformazione del pregiudizio in autorità. La sinistra, se ci fosse una sinistra, oggi dovrebbe fare questo, e soltanto questo: riaprire la frontiera della libertà.

Mentre l’uguaglianza è prima di tutto un limite, la libertà è un’apertura: per questo è strettamente intrecciata con il concetto di felicità. L’identità incompiuta di ciascuno di noi si realizza attraverso la libertà: di scegliere e pensare e comportarsi come si vuole e come ci si sente di fare; di realizzare le proprie aspirazioni, i propri sogni, le proprie ambizioni e i propri desideri; di immaginare qualsiasi cosa venga in mente e sforzarsi di renderla possibile; di muoversi ovunque senza barriere né catene né limitazioni; di proseguire illimitatamente e senza vincoli nella ricerca delle tante verità che il mondo ci offre (o ci nasconde), padroni di sé stessi e della propria intelligenza. Senza questa libertà, l’uomo non può essere felice.

Il diritto alla felicità, dunque, coincide con il diritto alla libertà di ciascuno e di tutti. Mentre l’uguaglianza è per natura individualista, la libertà è naturalmente sociale. Nel mondo degli uguali ciascuno di noi è una monade identica a tutte le altre, che gode dei medesimi diritti e obbedisce agli stessi doveri; nel mondo dei liberi ognuno è un individuo il cui mondo ricomprende tutti gli altri, perché la libertà di cui gode è precisamente la rete di relazioni al cui interno è continuamente (ri)collocato.
Continue reading

L’erba di casa è sempre più verde: la tirannia della maggioranza

L'erba di casa è sempre più verde di Luther CannabisPer capire di che cosa stiamo parlando, vediamo un esempio. L’uguaglianza gioca brutti scherzi anche quando vuole fare il bene. È il caso degli extracomunitari, che si vorrebbe rendere “uguali” a noi. L’idea del multiculturalismo e della società multietnica affonda proprio qui le sue radici, e non si rende conto di perpetuare in questo modo una forma di razzismo, seppur egualitario.

Non c’è una “cultura islamica” da contrapporre, affiancare o equiparare a una “cultura cristiana” o “cattolica”, per la buona ragione che fra l’ingegnere musulmano trapiantato in Italia che manda la figlia a studiare in America e l’avventizio che invece la richiude in casa a chiave non c’è più relazione di quanta ve ne sia fra la Caritas e il cristianissimo Ku Klux Klan.

Esistono soltanto gli individui: buoni, meno buoni, pessimi. E il loro grado di “bontà” si misura sul rispetto delle leggi, non sulle opinioni o sullo stile di vita: il burqa non è peggio dell’ombelico mostrato in prime time, fare voto di castità non è meglio che essere omosessuale. Quando si pensa per categorie, gruppi, classi, razze, si è già persa per strada la libertà, che si basa soltanto ed esclusivamente sulla centralità e sull’unicità di ogni individuo. E la libertà muore quando le regole e i divieti (quali che siano, e per qualsiasi ragione siano decisi) varcano la soglia di casa e pretendono di decidere come dobbiamo comportarci.

Sono questi i due pericoli mortali dell’uguaglianza democratica: pensare per categorie anziché per persone; e far prevalere in ogni campo, anche nella sfera privata, intima, personale, l’opinione della maggioranza. La differenza fondamentale fra la libertà e l’uguaglianza consiste in ciò: l’uguaglianza, nel considerarci tutti uguali di fronte alla società e allo Stato, non ci considera come individui ma come molecole di un unico organismo, funzioni dell’insieme, parti di un tutto; tende a indebolire e a spezzare vincoli e comunità, perché isola il singolo come “uguale” proprio mentre lo rende programmaticamente indistinguibile dagli altri; paradossalmente, nel cancellare l’individuo sviluppa l’individualismo e l’autarchia (morale, sentimentale, psicologica) perché atomizza i rapporti sociali; è costretta a ricorrere al principio di maggioranza perché non conosce altro criterio che la quantità.
Continue reading

L’erba di casa è sempre più verde: la libertà? Che ne è del singolo nel mondo degli uguali?

L'erba di casa è sempre più verde di Luther CannabisL’uguaglianza, da sola, non basta. Anzi: parlarne è perfettamente inutile, oppure è pericoloso. L’uguaglianza oggi non è né un diritto, né un dovere; né un valore, né una norma. L’uguaglianza oggi è uno stato di fatto: è, semplicemente, il modo d’essere delle società di massa, sia nella loro versione democratico-mercantile, sia in quella totalitaria.

Il problema però è che noi siamo diversi, non uguali. Ciascuno di noi è unico: e il tentativo di farci diventare uguali, per quanto nobili ne siano state quasi sempre le premesse e gli intendimenti, non è che il tentativo, sempre ripetuto, di portare a norma ciò che per definizione è anormale perché unico: me stesso. Mele e pere non si possono addizionare; i numeri invece sì.

A partire dalla prima guerra mondiale, allo scopo di trasformare progressivamente le mele e le pere in numeri, dosi massicce di uguaglianza sono state via via iniettate nelle società europee, e dopo la seconda guerra mondiale il mondo si è diviso in due metà tanto contrapposte fra loro, quanto paradossalmente accomunate da una medesima “religione dell’uguaglianza”: l’Occidente si è (ri)unificato sotto la guida degli Stati Uniti, che due secoli prima avevano, se non inventato, di certo praticato con entusiasmo e con successo l’«uguaglianza delle condizioni» (l’espressione è di Tocqueville); e «uguaglianza» è stata anche la beffarda parola d’ordine con cui il comunismo reale ha ridotto in schiavitù un terzo dell’umanità.

L’uguaglianza è la società degli uguali – o di coloro che sono percepiti, rappresentati, immaginati come uguali –, ma il modo in cui questa società funziona e viene governata resta impregiudicato. Il Terzo Reich era una società di eguali, come del resto la Cina della rivoluzione culturale: in generale, il totalitarismo è un’incarnazione storica precisa, duratura ed efficace dell’uguaglianza come condizione e come stato di fatto.
Continue reading