Nuove storie naturali: il libro di un cuore “puro” ed entusiasta
“In principio c’era il cane” esordisce Alessandro Paronuzzi, dedicando a questa insostituibile e ammirata figura – cui la letteratura ha riservato i ritratti più ardenti – pagine di distesa rappresentazione. La creatura più plasmata dalla frequentazione con l’uomo, è in realtà quella che ha contribuito più di altre al suo sviluppo culturale e forse per questo quella che più di altre bestie lo “riflette, lo sdoppia, lo relativizza, lo rinsalda. Compagno di specie” che, come riferisce Asor Rosa “porta all’uomo la zona d’ombra in cui non c’è né umano né animale, bensì le due cose insieme”.
Di diversa modulazione appare lo spazio riservato al gatto, creatura da sempre intrigante e misteriosa, in grado di sedurre perfino lo stesso scrittore. Veri e propri ispiratori di questa parte sono, in realtà, i suoi coinquilini: marmorei e monumentali felini che stazionano enigmatici agli angoli del soggiorno, e curiosi e impavidi predatori che adunghiano divani, scatolette, palline, passeri veri e immaginari.
Nel capitolo dedicato alla bioetica, non a caso capitolo cerniera tra le due parti, questo veterinario narratore entra nel nucleo dell’argomentazione fin dall’inizio sottesa, quella di una rivoluzione animalista. Sono queste, infatti, le righe con i più dolenti interrogativi, laddove si intravvede e si sottolinea la responsabilità della nostra cultura nei confronti del benessere animale. E quasi a tacitare emblematicamente il senso di colpa e il debito di sopraffazione che pesa sull’uomo, l’autore sceglie subito dopo, tra i ritratti animali che la narrativa ci ha regalato, l’immagine amichevole della piccola volpe in “Il piccolo principe”.
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Nuove storie naturali: il colore del grano
Il sottotitolo “Come sviluppare una relazione felice con i nostri animali” preannuncia già il contenuto del libro Nuove storie naturali: in queste pagine si parlerà di una relazione con gli animali, di quel millenario legame di solidarietà improntato allo scambio reciproco di aiuto; si parlerà di felicità, cioè di quell’intesa e di quell’armonia con le creature del mondo che è prima di tutto conoscenza, rispetto per la loro condizione e comprensione dei loro
bisogni; si parlerà infine di amicizia, di quell’affinità, cioè, che porta a condividere con questi esseri senzienti tratti di vita e di storia. Vogliono stare con noi, gli animali, fin dall’inizio del mondo e, come afferma Manganelli:
Non hanno preteso la parola, sono magari disposti a transigere sull’anima immortale, hanno rinunciato alla patente ed a un preciso inquadramento sindacale, ma soli nell’universo, vogliono stare accanto a quei tali che vennero scacciati dal Paradiso terrestre, vogliono giocarci, starci in grembo, dormire ai piedi del letto. Dobbiamo credere che l’angelo sulla soglia non se ne sia proprio accorto? O forse l’invenzione del cane e del gatto accadde nel momento in cui al Creatore stava ormai svaporando l’ira per la famosa mela? Qualcuno ha deciso o permesso che due angeli di seconda classe restassero con noi e noi con loro.
All’incontro con la loro identità e dignità ci guida, zigzagando tra osservazioni di zooantropologia e argomenti di didattica, Paronuzzi, che si fa non solo “cacciatore di immagini”, ma anche e soprattutto premuroso interprete di linguaggi, e sensibile affabulatore. Con una prosa ora scanzonata e lieve, ora professionale e rigorosa, l’autore snoda qui una serie di conoscenze e riflessioni, sempre attraversate dallo sguardo fiducioso in una nuova pedagogia animalista che consideri l’alterità animale una preziosa e significativa opportunità di arricchimento culturale e affettivo.
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Bella bici e lo status symbol dell’automobile
Per alcuni l’automobile è il grande nemico, il “moloch” della civiltà industriale e post-industriale. Per altri un oggetto come tanti, indispensabile per la vita quotidiana, fonte di gioie e dolori: un male necessario. Ma per molti l’automobile resta un oggetto totemico, uno status symbol, una protesi per colmare le proprie deficienze, un biglietto da visita attraverso il quale presentarsi, in mancanza di altre credenziali degne di interesse, uno specchio della personalità e soprattutto della realizzazione sociale ed economica. E per ottenere tutto ciò si è disposti a sacrifici enormi. Poco importa che l’acquisto e il mantenimento di un’automobile costituisca la voce più consistente nel bilancio famigliare.
Lasciamo pedalare liberamente la fantasia: qual è il sogno di ogni Ciclista Urbano, semplice, morale o mistico che sia? Ovviamente una città a misura di bicicletta. Un mondo dove le automobili vengano utilizzate solo da chi ne ha bisogno sul serio, persone molto anziane o disabili, oppure solo quando sono strettamente necessarie: per trasportare merci, ad esempio, per le lunghe distanze o per viaggi in zone mal collegate dalle ferrovie. Il sogno è quello di una città dove le automobili quasi non esistano… Ci si arriverà, quando il petrolio sarà finito, ma nel modo peggiore possibile. Invece di prepararsi a questa evenienza i nostri governanti faranno finta di niente fino all’ultimo mentre i potenti della terra cercheranno di accaparrarsi più scorte possibili. Gli altri, i più, si arrangeranno. Come al solito…
(Sabina Morandi)
La bicicletta è uno dei primi passi verso una nuova concezione del rapporto dell’uomo con il mondo, che può far crescere nuove sensibilità, verso un uso sempre più razionale e meno esclusivo dei mezzi a motore, verso la ricerca di fonti energetiche in grado di sostituire il petrolio.
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Bella bici: una storia controversa
La prima antenata risale al 1816, realizzata da Karl Theodor Drais von Sauerbronn, un barone tedesco che tanto ricorda quello di Munchausen. Questo curioso e poco pratico mezzo di trasporto, passato alla storia col nome di “draisina”, era provvisto di sterzo, ma non disponeva di pedali e andava spinto puntando i piedi a terra. Inutile dire che non ebbe fortuna. Soltanto nella seconda metà dell’800 i fratelli Michaux realizzarono il velocipede, dotato di pedali collegati direttamente al mozzo della ruota anteriore, provvisto di un rudimentale freno.
Qualche decennio più tardi si arriverà all’introduzione della catena e successivamente al meccanismo della ruota libera, in grado di svincolare il movimento del pignone da quello del mozzo posteriore, in modo da smettere di pedalare senza per questo interferire con il movimento della bicicletta. Facevano impressione le prime bici, così come le prime automobili, spaventavano le galline e facevano imbizzarrire i cavalli.
Pochi decenni separano l’invenzione della bicicletta da quella del motore a scoppio. Tutto avrebbe fatto pensare che l’automobile avrebbe fagocitato il debole velocipede, eppure le cose sono andate diversamente: la bicicletta, così fragile e inoffensiva, non soltanto è sopravvissuta al secolo delle macchine, ma è diventata emblema di libertà e ribellione contro l’oppressione e la tecnocrazia.
Lo strano caso della bici di Leonardo
Come sia potuta sfuggire l’invenzione della bicicletta a Leonardo da Vinci, si spiega soltanto col carattere aristocratico dell’ingegno leonardesco, inteso alla costruzione di grandi macchine che servissero per la guerra e quindi per la conquista del mondo, oppure all’ideazione di un mezzo che consentisse all’uomo di volare, cioè di liberarsi fisicamente del suo legame al terreno.
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Bella bici: metafora di un atteggiamento più rispettoso verso il pianeta
Ho trascorso l’infanzia più a cavallo di una bici che a piedi. Poi la bicicletta scomparve alle prime avvisaglie dell’adolescenza, abbandonata a prender polvere e ruggine nel sottoscala, insieme alle attrezzature di un’età da lasciare alle spalle il più in fretta possibile. La riscoprii più tardi, all’inizio degli anni Novanta, quando, insieme ad un amico, decidemmo di comprarci una bicicletta da corsa per una vacanza. Fu un’esperienza indimenticabile, alla quale ne seguirono molte altre.
A poco a poco, il vecchio velocipede conquistò un ruolo quotidiano nella mia vita e non portò soltanto un cambiamento nelle mie abitudini di trasporto, ma anche un nuovo rapporto con il territorio e, in senso più generale, con il mondo. In questi tempi la bici può essere un valido sostituto dell’automobile negli spostamenti quotidiani, ma anche metafora di un atteggiamento più umile e rispettoso nei confronti del pianeta, oltre che straordinario strumento per esplorare o riscoprire realtà dimenticate.
Questo non è un libro organico, quanto piuttosto una raccolta di appunti e spunti, nel quale convergono citazioni, considerazioni tecniche, riflessioni sopra un taccuino, storie e contributi raccolti durante gli anni nello spazio web BellaBici.net.
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Il caso ACNA e il racconto del fiume rubato
Non è uno spettacolo teatrale ma è l’umile e magica narrazione di un cantastorie, Andrea Pierdicca, che racconta liberamente i passi salienti del capolavoro di Alessandro Hellmann Cent’anni di veleno, il caso ACNA, l’ultima guerra civile italiana.
La Resistenza durata un secolo, gente comune, persone che hanno reagito, contadini, sindacalisti, poi le masse in movimento, il popolo in azione, conflitti tra contadini e operai, interessi e convenienze politiche, la guerra contro il mostro, un crescendo di tensione dalla fine dell’Ottocento al gennaio 1999, la chiusura della “fabbrica della morte”. Una lotta sul piano ambientale, della salute, della vita; una guerra che va presa come esempio per tutte le guerre attuali (movimento NO TAV, NO al Ponte sullo Stretto, al Terzo Valico, alla Gronda autostradale, comitato per Scarpino, comitato NO API Falconara, comitati no inceneritore, al nucleare, alla Tirreno Power, alla Cokitalia, alla piattaforma Maersk, contro il MOSE, centrali a carbone di Civitavecchia, rigassificatore di Brindisi, ecc’).
Quando la verità dei fatti non viene condivisa si crea il terreno per “l’indifferenza, l’ignoranza, la paura, la carriera, il silenzio”. Conoscere aiuta a trovare il coraggio di cambiare giorno per giorno.
L’indifferenza e il cinismo hanno rotto i coglioni, questa storia lascia l’amaro in bocca ma il cuore pulito, alimenta la fiducia nel buon fine di ogni gesto antagonista. Aiutaci a diffondere questo progetto girando la mail, il passo piu’ difficile di ogni viaggio è quello per uscire dalla porta di casa.
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Una guida pratica per scegliere i prodotti cosmetici naturali
Spesso i prodotti cosmetici viso e corpo utilizzati quotidianamente contengono sostanze che possono causare allergie e irritazioni. Sono molte infatti le sostanze contenute nei prodotti cosmetici di bellezza che possono creare allergie in alcuni soggetti: nichel e conservanti sono contenuti in molti cosmetici, così come i profumi sono aggiunti a molte creme per il corpo (e possono provocare la diffusa allergia ai profumi). Anche gli alcoli della lanolina, una sostanza naturale ottenuta dal sebo della pecora, vengono usati nei prodotti cosmetici per le proprietà emollienti. Gli alcoli della lanolina si trovano nelle creme idratanti e solari per il corpo, in lucidalabbra per la bocca, nei fondotinta e negli ombretti per il viso, e negli spray per i capelli. In alcuni casi gli alcoli della lanolina possono provocare allergie.
Nella scelta dei prodotti cosmetici per viso, corpo e capelli, i soggetti allergici devono scegliere prodotti cosmetici naturali, nichel-free e senza conservanti per evitare spiacevoli reazioni allergiche.
E contro le allergie da prodotti cosmetici, è uscito in libreria il libro intitolato Senza Trucco di Nadia Tadioli (Stampa Alternativa): una guida pratica (un vero e proprio “manuale”) per capire cosa c’è davvero nei cosmetici che usiamo ogni giorno.
IL LIBRO SENZA TRUCCO: UNA GUIDA PRATICA PER SCEGLIERE I PRODOTTI COSMETICI NATURALI SENZA RISCHIO ALLERGIA
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I cosmetici e le foreste dell’Indonesia
Dal 1990 l’Indonesia ha già perso 28 milioni di ettari di foresta, dice Greenpeace, e la deforestazione continua a ritmo galoppante. Al posto di queste foreste chilometri e chilometri di palme: coltivazioni da cui si estrae l’olio, con un alto contenuto di grassi saturi, che finisce nelle nostre merendine, negli alimenti e nei nostri cosmetici. Si calcola che circa il 7-8% di tutto l’olio di palma finisca nei cosmetici, soprattutto creme e saponi, è infatti molto economico rispetto ad altri oli, ma molto performante.
Come riconoscerlo, ed evitarlo, in etichetta? Senza Trucco, il manuale per capire cosa c’è nei cosmetici che usiamo ogni giorno, ci viene in aiuto: il suo nome nell’elenco degli ingredienti è Elaeis Guineensis. Nei saponi l’uso dell’olio di palma si riconosce dalla dicitura: Sodium Palmate. Ma non basta perché spesso i suoi componenti sono utilizzati per creare emulsionanti, tensioattivi, emollienti. Quando in un prodotto troviamo l’ingrediente Palmitic Acid, per esempio, dobbiamo pensare a un ottimo emolliente, che probabilmente deriva dall’olio di palma, visto che ne contiene in buona percentuale ed è più a buon mercato di altri oli. L’olio di semi di palma contiene anche una buona percentuale di acido laurico, che è alla base per esempio del sodium laureth sulfate, un tensioattivo molto diffuso in shampoo e bagno schiuma, ed è probabile che in molti casi la materia prima di partenza sia ancora l’olio di palma, anche se non se ne può essere sicuri.
Alcune aziende però ci vengono in aiuto, come Lush che ha deciso di fare a meno dell’olio di palma nei propri prodotti. E speriamo che molte altre seguano questo esempio…
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«Avanzi popolo!» e il recupero della tradizione alimentare toscana
Una veterinaria, sensibile all’ecologia con il pallino della cucina. Dopo dieci anni di professione nella cura degli animali e la direzione aziendale per un grande cooperativa di allevamento di animali, si trasforma, complice il marito che decide di aprire una azienda agricola, in cuoca e da cuoca in scrittrice di libri di ricette che recuperano la tradizione alimentare toscana. Lei è Letizia Nucciotti, una poliedrica signora, poco più di cinquant’anni per un metro e mezzo di altezza, nata a Saragiolo un paesino arrampicato sul Monte Amiata vicino a Pian Castagnaio al confine tra le provincie di Siena e Grosseto ed ha appena finito di scrivere il suo secondo titolo di ricette edito Stampa Alternativa dal provocatorio titolo: «Avanzi popolo».
Riuso degli scarti da tavola - Più di quattrocento pagine per oltre 500 preparazioni dove Letizia Nucciotti conduce in punta di penna il lettore al riuso, consapevole, degli scarti della tavola. Non il solito libro di ricette piuttosto una guida ragionata alle potenzialità degli alimenti che avanzano quotidianamente nel frigo e nella dispensa. Buona pratica di economia domestica che potrebbe risultare più che mai preziosa oggi per le molte famiglie italiane alle prese con il forzoso contingentamento della spesa alimentare.
«L’idea – spiega Letizia che da qualche mese si è presa un periodo sabbatico dai fornelli per riflettere sulle future attività professionali – è semplice. Sono cresciuta immersa in una cultura contadina, da sempre attenta al valore delle piccole cose, anche in cucina. Nell’esperienza lavorativa nell’azienda agricola di mio marito mi sono quindi resa conto, a contatto con gli ospiti clienti, di quanto negli ultimi decenni la maggior parte delle persone si sia allontanata dalla quotidianità delle più semplici operazioni alimentari: dall’approvvigionamento dei cibi, alla manualità nella preparazione delle pietanze, fino alla conservazione dei cibi. E’ come se la società del consumo usa e getta avesse fatto tabula rasa di quel grande e utile patrimonio di cui tutte le famiglie italiane erano dotate da generazioni. Basta entrare in un supermercato per rendersene conto. C’è chi non riconosce più un sedano da un mazzetto di prezzemolo ed è costretto a leggere l’etichetta prestampata del prezzo, altri mettono nel carrello solo vegetali surgelati o in busta ignari della forma naturale delle verdure e del sapore».
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Avanzi popolo: il gioco del riutilizzo
Per rendere più facile e schematica la consultazione di questo manuale, ho pensato di dividere la trattazione e l’elenco delle ricette a partire da ogni singolo prodotto, considerando come rimanenze non solo il classico avanzo di pasta, riso o arrosto, ma tutta quella gamma di alimenti che, cotti o crudi, languono ormai semi-dimenticati e in piccolissime quantità nella nostra dispensa.
Il gioco del riutilizzo spesso è reso divertente e utile soprattutto per merito delle combinazioni casuali dei prodotti disponibili. Questo mi ha reso più difficile il lavoro, essendo vastissimo il numero degli abbinamenti: ho quindi deciso di suggerire ogni volta una serie di possibilità scegliendo tra le più abituali, facili o gustose, preferendo altresì fare delle piccole ripetizioni piuttosto che ricorrere a continui richiami per collegare una ricetta all’altra. Ho cercato inoltre, tutte le volte che ho potuto, di non ripetere ricette già descritte nell’Antichef, anche se perfette per certe forme di riutilizzo.
Per alcune preparazioni di base non ho potuto però sottrarmi a una seppur breve esposizione, sempre e soprattutto a favore di una più rapida e comoda consultazione. Nei casi in cui ho descritto dettagliatamente ricette dal titolo uguale a quelle dell’Antichef (tipo pappa al pomodoro, polenta di mais, spezzatino…) l’ho fatto raccontando una versione diversa o come base di partenza per impostarne il riutilizzo, spesso più interessante della produzione originale.
Molte di queste che sono nate come piccole soluzioni di recupero, funzionano benissimo come vere e proprie ricette di cui hanno tutta la dignità, la varietà e la gradevolezza, insieme al pregio di un’assoluta semplicità di realizzazione. Le dosi (orientativamente per 4 persone), dove mi è stato possibile, ho cercato di indicarle per dare un’idea delle proporzioni tra gli ingredienti, ma proprio perché si tratta di prodotti di rimanenza, suggerisco di lasciarsi andare al libero abbinamento di ciò di cui si dispone. L’esito, oltre che vario, è anche imprevedibilmente gradevole.
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Avanzi popolo: il sistema e lo stile della spesa
Questa esperienza pratica, sia familiare che comunitaria, sia storica che attuale, mi ha convinto che la chiave del buon uso dei prodotti alimentari e del possibile risparmio sia da ricercare prima di tutto nel sistema e nello stile degli acquisti. La qualità e il costo del pasto si stabiliscono infatti a partire da una spesa ben fatta, a cui abbinare un uso metodico dei prodotti acquistati, quasi sempre utilizzabili fino a completo esaurimento in una infinità di combinazioni piacevoli e diverse.
Per questo motivo ho pensato di dedicare la prima parte di Avanzi popolo alla lista del- la spesa, pensata e descritta a mio modo e secondo le mie opinabili priorità. Va da sé che, prendendola come semplice spunto, ciascuno ne possa stilare una propria, omettendo o aggiungendo secondo gusti, abitudini, disponibilità economiche, spazio in dispensa, comodità di approvvigionamento.
Questo suggerimento di personalizzazione degli acquisti diventa più che mai importante nel caso di prodotti come le carni, di cui ho elencato una lunga e ricca gamma, oltre che per suggerire l’uso di tagli solitamente meno richiesti, anche per una mia personale abitudine dettata dalla facilità di acquisto alla produzione. Non è però indispensabile tenere una riserva di tale consistenza: ciascuno può provvedere alla scorta settimanale variando tra i prodotti e aggiungendo piccole quantità, di facile impiego, per rispondere ai possibili fuori programma.
Una volta organizzato l’elenco di riferimento e sistemati i prodotti sempre negli stessi posti, basta riempire gli spazi vuoti con la spesa settimanale alla quale aggiungere secondo la stagionalità, il desidero specifico o l’occasione di buon prezzo, la possibile variabile.
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Avanzi popolo: l’arte di riciclare tutto quello che resta in cucina
Penso in cucina… perché da sempre intorno a questo tavolo si articola la nostra vita domestica, dalle colazioni assonnate al caffè con l’amica del cuore tra parole fitte di consigli e liberatorie confessioni, dai pranzi veloci nelle giornate di lavoro ai compiti dei bambini, dai pantaloni nuovi da scorciare alle cene allegre di chiacchiere e vino con ospiti graditi, alle camomille per le insonnie e i pensieri notturni.
Rifletto sull’opportunità di continuare a parlare di dosi, ricette e tempi di cottura con apparente serenità e leggerezza mentre il mondo intorno vive momenti di grande e innegabile sconvolgimento economico, sociale e ambientale. Vedo però le mie mani muoversi nelle operazioni quotidiane con la sicurezza dei gesti istintivi, riscoprendo ancora una volta quanto, anche in semplici ma non scontate azioni, possano nascondersi delle risposte e delle possibili soluzioni a problemi più grandi.
Molte di queste manualità, imparate per gioco in un’infanzia tanto diversa da quella dei miei figli, portano in sé la risorsa inesauribile della fantasia e del senso pratico, la capacità di conservare e riutilizzare, di trasformare e rinnovare con dignitoso senso dell’economia e profondo rispetto di ogni bene. Descrivono un rapporto con il tempo, gli affetti e le cose di cui varrebbe la pena riconquistare senso e valore, per tornare ad affezionarsi a qualcosa che duri.
Già nel mio primo libro, L’antichef, un po’ manuale e un po’ diario, avevo intrecciato il ricordo di giochi all’aperto con la riscoperta di prodotti di qualità, le vicende dei personaggi di paese tra saggezza e folclore con la descrizione di ricette storiche, gli aneddoti vissuti nel nostro antico bar di famiglia con indicazioni pratiche di cucina.
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Senza trucco: la sperimentazione sugli animali
La strada verso l’eliminazione dell’utilizzo delle povere cavie è già chiaramente tracciata e percorsa per un tratto, anche se non è ancora completa. La buona notizia è che da parecchi anni non si fanno praticamente più test di creme o detergenti su animali e che dal 2005 queste pratiche sui prodotti finiti sono diventate illegali. Il merito va alla direttiva europea 2003/15/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 50/2005, che è nata proprio per eliminare definitivamente questi esperimenti.
La legge vieta la vendita di prodotti cosmetici testati su animali, vieta i test su animali dei prodotti finiti e anche dei singoli ingredienti o combinazioni di ingredienti. Ha dato alle aziende alcuni anni per organizzarsi e trovare metodi alternativi di sperimentazione, specie per quanto riguarda la verifica degli ingredienti e delle loro combinazioni, dall’11 marzo del 2009 però anche questo non è più possibile.
Fino all’11 marzo del 2013 è tuttavia ancora concesso l’uso di animali per gli esperimenti che riguardano la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossico-cinetica, anche se l’industria è già a buon punto nel mettere a punto metodi alternativi. Nel 2009, per esempio, l’industria cosmetica e la Commissione europea hanno predisposto un budget di 50 milioni di euro per la ricerca di test alternativi nel campo della tossicità sistemica.
Passato il 2013 potremo quindi usare saponi, creme e trucchi senza rimorsi? Non del tutto. Ogni nuova sostanza destinata a entrare nei nostri cosmetici viene messa in commercio come prodotto chimico e come tale viene testata anche su animali. Dal 2007 è poi entrato in vigore un nuovo regolamento europeo, il Reach (Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals), che impone di testare nuovamente tutte le sostanze chimiche, fra cui anche quelle cosmetiche.
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Senza trucco: ingredienti da decifrare
Ci ammiccano dagli scaffali dei negozi, ci fanno l’occhiolino dalle pagine delle riviste, ci richiamano con canti da sirene negli spot televisivi. Sono i cosmetici che ci promettono di prendersi cura di noi, delle nostre imperfezioni, per farci entrare in un mondo di bellezza e seduzione. A seconda della nostra personalità, privilegeremo prodotti che si richiamano alla natura a oli pregiati ed essenze profumate, oppure ci affideremo a prodotti scientifici che sfruttano principi attivi, spesso sconosciuti, per annientare i nostri difetti.
Attirati da splendide confezioni, avvolti da soavissimi profumi e morbidissime consistenze, pochi di noi si chiedono veramente cosa si stanno spalmando addosso, pochi vanno a leggere sul retro delle confezioni l’elenco degli ingredienti, dove il principio attivo sottolineato dalla pubblicità si perde in una marea di ingredienti per lo più incomprensibili.
Ognuno di loro, però, ha una funzione, perché fondamentalmente una crema è una sorta di pozione magica dove ogni sostanza lavora in sinergia con altre. È un mondo con una lunga tradizione, dove la ricerca imprime un’evoluzione costante. Chi l’avrebbe mai detto che, dopo aver cosparso abbondantemente per decenni i lattanti col borotalco, si sarebbe scoperto che l’acido borico era pericoloso tanto da vietarne l’uso su bambini inferiori a tre anni? Anche alcuni ingredienti presenti nei cosmetici che usiamo quotidianamente, dalle creme ai detergenti, ai profumi, hanno delle ombre: alcuni sono accusati di provocare allergie o irritazioni, altre addirittura di interferire con la nostra attività ormonale, altre ancora di essere mutagene o di rilasciare in determinate condizioni sostanze cancerogene.
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Senza trucco: farsi belli senza pericolo
Creme, belletti, rossetti, oli… sono davvero tanti i prodotti che, con troppa distrazione e senza la necessaria conoscenza, finiscono sulla pelle nostra e dei bambini. Cosa c’è davvero nei prodotti cosmetici? Cosa significano gli ingredienti cosmetici dai nomi incomprensibili? È saggio e premuroso utilizzare creme e prodotti che, tramite la pelle, vengono metabolizzati dal nostro corpo, senza conoscere di cosa sono composti?
Utilizziamo, per decenni, prodotti apparentemente innocui, per scoprire, grazie a inchieste, nuovi parametri e analisi indipendenti, che si tratta di veleni. Come ricorda l’autrice:
Chi l’avrebbe mai detto che, dopo aver cosparso abbondantemente per decenni i lattanti col borotalco, si sarebbe scoperto che l’acido borico era pericoloso, tanto da vietarne l’uso su bambini inferiori ai tre anni?.
Senza trucco ci aiuta a comprendere gli ingredienti dei cosmetici, a capirli e a conoscerli. Questo manuale supporta il lettore anche nella scelta di prodotti “cruelty free”, ovvero non testati sugli animali, per un consumo che sia etico, oltre che sano.
Dopo aver letto questo libro, probabilmente, getteremo nel cestino molti flaconi o non li acquisteremo più, oppure, semplicemente, ci indirizzeremo verso prodotti più sani, naturali e ingredienti sicuri, garantiti e, perché no, biologici.
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