Nervi d’acciaio e mente bipolare: intervista

Nervi d'acciaio di Carlo CastelliÈ uscito per i tipi di Stampa Alternativa un libro, Nervi d’acciaio, senza dubbio degno della nostra curiosità. A scriverlo è stato Carlo Castelli, 33 anni, bobbiese al debutto, che per il suo esordio letterario ha scelto un tema certamente delicato: la mente e le sue “deviazioni” o “tentazioni”. Parte di questa indagine autobiografica, una sorta di diario aperto al pubblico, la bipolarità, condizione della quale Castelli ci ha parlato in questa intervista.

Quando hai iniziato a scrivere Nervi d’acciaio?

Il libro è nato a tratti. Anni fa, quando in certi momenti il pensiero, fuori della mia volontà e automatico mi scorreva nella mente come un flusso inarrestabile, scoprii che l’unica cosa che mi permettesse di calmarlo era scrivere. Scrivendo creavo un pensiero di volontà accanto al flusso automatico. In questo modo, forse perché la mia mente non riusciva a formulare due pensieri contemporaneamente, il vortice si arrestava. In un periodo di tranquillità modificai la prima stesura. Finito il libro lo misi in un cassetto dove rimase quattro anni.

Cosa intendi comunicare con Nervi d’acciaio?

Voglio comunicare la speranza che è possibile risollevarsi da situazioni molto complicate. Mi sarebbe piaciuto trovare questo libro in libreria. È un libro istintivo e semplice; immediato e divertente. L’ironia mi è venuta spesso in aiuto.

Già da “La medaglia” (primo capitolo) si capisce che il tuo disturbo potrebbe essere di tipo bipolare. Diagnosi psichiatriche a parte, ritieni che questo disturbo ti appartenga appieno? Ti descriva perfino?
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Non ho niente da dire, ma so come dirlo. Claudio Nutrito scrive un manualetto per i moderni opinionisti

Non ho niente da dire, ma so come dirloAncora mi risuonano nella mente le parole della prof di lettere al liceo che, citando Catone, ci rammentava sempre: “Rem tene, verba sequentur – Padroneggia l’argomento, le parole seguiranno”, quasi a voler sottolineare che, se non avevamo studiato, era inutile arrampicarsi sugli specchi. In fin dei conti si tratta di una massima vera: se conosci l’argomento puoi parlarne in qualsiasi modo. Claudio Nutrito, invece, ci dimostra che questo motto è quanto mai falso almeno per una categoria: gli opinionisti.

Nel suo pamphlet Non ho niente da dire, ma so come dirlo. Trattato ad uso del moderno opinionista, Nutrito, con acuto spirito di osservazione e sagacia, sviscera il modo di parlare degli opinionisti (anche televisivi) e dimostra che per parlare di un determinato argomento si può anche essere bellamente ignoranti. In dodici capitoletti godibilissimi, Claudio Nutrito inizia ad esaminare l’importanza di non farsi capire (riportando, tra gli altri, il famoso sketch di Walter Chiari sul sarchiapone), l’utilizzo delle premesse (premesso che…), l’abnorme uso del de-qualcosa e dis-qualcosa con tutti i più beceri luoghi comuni tra cui spicca l’uso di proverbi messi in mezzo alla discussione come i cavoli a merenda. Interessantissima la disamina delle parole risolutrici (coniugare, a misura d’uomo, comunicare, condividere, riappropriamoci…, riscopriamo…, bisogna verificare se esistono le condizioni, società civile) alle quali, personalmente, avrei aggiunto l’avverbio assolutamente che ultimamente sta dilaniando la lingua italiana.

Dopo aver letto questo trattato i dibattiti televisivi (se mai li seguite) vi appariranno in maniera totalmente diversa.
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“La vendetta del risparmiatore” di Giuseppe Cloza

La vendetta del risparmiatore - Il seguito di Banca BassottiQuesto libro di Giuseppe Cloza è il naturale seguito de Banca Bassotti, al quale fa spesso riferimento durante la lettura. Se con Banca Bassotti l’autore spiegava con fare ironico tutti gli stratagemmi utilizzati nel mondo finanziario per cercare di spremere il più possibile gli ignari clienti (che però a volta se la vanno a cercare…), ora invece spiega come fare concretamente per difenderci.

La lettura di questo libretto è molto scorrevole, essendo scritto come un romanzo, anzi un “romanzo utile”, e se ne arriva alla fine quasi senza accorgersene. Personalmente le due parti più interessanti sono quelle in cui si parla delle tecniche di vendita utilizzate per appioppare qualsiasi prodotto finanziario, in genere esaltandone i vantaggi ma ahimè dimenticandosi di elencarne anche i costi, e quella in cui si parla in maniera più tecnica di come fare a capire REALMENTE quali sono i costi dei principali prodotti finanziari e in particolare dei propri conti correnti.

Da citare un passo di pagina 61, tanto semplice quanto illuminante riguardo il mercato finanziario e la compravendita di prodotti finanziari:

Dopo le tecniche di vendita, l’altra cosa essenziale è di non farsi fregare dal linguaggio ermetico – fumogeno da alta finanza. I mercati finanziari, in fondo, non sono diversi dai mercati dove si compra un chilo di patate: c’è sempre una merce da vendere o comprare e un prezzo su cui trovarsi d’accordo. Se per qualche motivo le patate scarseggiano, magari per uno sciopero dei trasporti, il loro prezzo aumenterà, perché le poche disponibili saranno contese: la patata è la stessa, ma il suo valore è aumentato perché la quantità non basta a soddisfare la richiesta. E chi le possiede alza la posta da pagare per venderle. Lo stesso vale, ad esempio, per le azioni in borsa.

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“Non ho niente da dire, ma so come dirlo” di Claudio Nutrito

Non ho niente da dire, ma so come dirloSe volete farvi due risate e riflettere sul potere che la lingua esercita sulle nostre menti, colte o incolte che siano, vi consiglio spassio e appassionatamente Non ho niente da dire ma so come dirlo. Trattato ad uso del moderno opinionista di Claudio Nutrito, edito da Stampa Alternativa/Nuovi equilibri.

Vi dico subito che Claudio Nutrito di mestiere fa il consulente e il formatore aziendale, ha scritto vari articoli apparsi su diverse testate ed è autore di altri libri dai titoli: Parole paravento, Non tutto il marketing vien per nuocere e Voglio essere più creativo!

Tanto per precisare che il soggetto “lingua e comunicazione”, Claudio Nutrito lo mastica quotidianamente.

E, infatti, questo librettino di 94 pagine (+ breve elenco finale di citazioni sull’opinione), ci conduce, ridendo e scherzando, proprio attraverso una lieve analisi della nostra lingua che ben si presta a parlar bene senza dire nulla.

In 17 x 12 cm di libro, l’autore spiega come esprimere tutto e il contrario di tutto, citando, listando e commentando ironicamente vari esempi linguistici. Vaste e ricche di contenuti le diverse categorie grammaticali cui l’autore fa riferimento: aggettivi, avverbi, prefissi e suffissi – sapientemente posizionati.

All’appello linguistico non mancano però le illuminazioni sull’uso e consumo di proverbi, espressioni tipo, parole nuove- inevitabilmente introdotte da un dotto e innovativo “che io chiamo…”, rimedi per qualunque problema - che sia esso a monte o a valle- e che cominciano sempre con uno strategico “ci vorrebbe…” e quant’altro la lingua ci offre per straparlare senza alcuna cognizione di causa – e spesso anche di effetto.
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Il giro del mondo in 80 gaffe: Berlusconi non è un comico qualunque

Il giro del mondo in 80 gaffeBERLUSCONI IST NICHT IRGENDEINE WITZFIGUR - BERLUSCONI NON È UN COMICO QUALUNQUE
“Der Standard”, Austria, 8 settembre 2009

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Un malato di Aids va dal medico e gli chiede:
– Dottore cosa posso fare per la mia malattia?
Il medico risponde:
– Faccia delle sabbiature.
– Ma dottore, mi faranno veramente bene?
– Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra.

4 aprile 2000. Sulla nave azzurra Berlusconi rompe il ghiaccio… In ordine, protestano: Walter Veltroni, Rosy Bindi, l’immunologo Ferdinando Aiuti, il verde Pecoraro Scanio, Giuseppe Fioroni, l’attuale presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, Fausto Bertinotti, il presidente della commissione Affari Costituzionali Marida Bolognesi, Pierferdinando Casini, l’Arci, la Lila (Lega italiana di Lotta all’Aids).

Questo episodio è uno dei primi in cui Berlusconi applica la politica creativa. Infatti ribatte alle critiche: Non potevo aspettarmi una reazione di questo tipo
per una barzelletta detta in privato, non mi aspettavo questo polverone perché la tecnica della battuta per esorcizzare i guai del mondo è una tecnica antica. La sinistra è arrivata alla frutta se ha bisogno di questi argomenti per fare campagna elettorale.

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C’è l’elicottero di Berlusconi e con i suoi figli si sta recando non so dove… passa sopra la manifestazione della CGIL… allora si incuriosisce, guarda giù e vede che sono tutti arrabbiati. Allora ha una pensata:
– Sapete cosa faccio? Prendo un biglietto da 10.000 euro così ne faccio felice almeno uno…
Il figlio, che ha una mentalità matematica, dice:
– Papà, ma allora butta giù due biglietti da 5.000 euro, così sono contenti in due!
La figlia di ricalco dice:
– Butta giù dieci biglietti da 1.000 euro e ne fai contenti dieci!
Il pilota dell’elicottero si volta e dice:
– Ah, dottò!… se si butta giù lei fa contenti tutti!
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Tariffe postali: sorpresa di Pasqua o pesce d’aprile?

Foto di Flavio RoncoCancellata dalle Poste italiane la tariffa agevolata a favore dell’editoria. Grazie ai tagli che il Ministero dello sviluppo economico di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze (a firma Tremonti & Scajola) con decreto del 30 Marzo 2010, ha comunicato alle Poste. Nel decreto vengono quantificate le risorse disponibili per i rimborsi per le tariffe postali agevolate all’editoria che ammontano a 50 milioni di euro, invitando le Poste ad adottare misure occorrenti a garantire il rispetto dei limiti di spesa rappresentati dallo stesso stanziamento. L’amministratore delegato delle poste non ci ha pensato su due volte, rendendo operativa la sospensione di tali agevolazioni a tutti gli editori a far data dal decreto. Tale misura restrittiva viene giustificata dal fatto che solo nel primo trimestre le riduzioni concesse dalle poste agli editori ammonterebbero proprio ai 50 milioni di euro stanziati dallo stato.

Un atto che ha dell’incredibile, sia per il modo con cui viene comunicato e giustificato e sia per la tempestività con cui viene adottato, guarda caso subito dopo la campagna elettorale regionale. E oltretutto mettendo ulteriormente in crisi un settore quale quello dell’editoria che già sconta problemi non indifferenti.

Ci si chiede però come mai a fronte dei milionari contributi statali dati alla casta dei giornali che pur diminuendo rispetto agli anni precedenti per effetto dei tagli governativi, rappresentano somme ben più ingenti, ce la si prenda con le povere case editrici che non godono di alcun contributo da parte dello stato e ad esse venga tolta l’unica sovvenzione che permetta di abbattere una parte dei propri costi di spedizione postale.
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Il giro del mondo in 80 gaffe: mi sta venendo un complesso di superiorità, meno male che ci sono io

Il giro del mondo in 80 gaffeEIN MANN IM DELIRIUM - UN UOMO IN DELIRIO, “Deutsche Welle”, Germania, 11 settembre 2009, Cosa volete, sono un po’ montato! (18 aprile 1994)

Non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la storia che ho io. Da un punto di vista personale se c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio questo qualcuno sono io. Quando mi siedo a fianco di questo o quel premier o capo di Stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io. La mia bravura è fuori discussione. La mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se la sognano.
ANSA, 7 marzo 2001, alle ore 15:48. Sui giornali approda l’8 marzo 2001

Non ho mai registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al punto che mi sono venute le stigmate. Non torno indietro, piuttosto mi sfilo.
“Corriere della Sera”, 11 dicembre 2007

Gli altri leader europei sanno che io vengo da un altro mondo, vengo considerato un tycoon, sono in una situazione di forza e di prestigio indiscutibile.
Roma, conferenza stampa, 21 dicembre 2001

Soffro a pensare a qualcuno dell’Unione che partecipa a un vertice del G8. Se penso a qualcuno dell’altra parte seduto al tavolo nei miei panni con Putin, Bush e Blair francamente mi sento male.
“Corriere della Sera”, 30 agosto 2005

Dimostrerò nero su bianco di essere eticamente superiore agli altri protagonisti della politica europea.
ANSA, 11 gennaio 2002. La depenalizzazione del falso in bilancio è del 16 aprile 2002
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Il giro del mondo in 80 gaffe: barzellette, strafalcioni e sentenze di Berlusconi

Il giro del mondo in 80 gaffe

SILVIO BERLUSCONI’S GIRLS, GAFFES AND GRAFT APPEAL TO ITALIAN VOTERS
Donne, gaffe e ritocchi: come Berlusconi attrae gli elettori italiani
“The Telegraph”, Gran Bretagna, 16 giugno 2009

Gaffe è un francesismo che indica una frase, una parola detta in modo erroneo o in un contesto sbagliato, ovvero uno strafalcione. Ma il gaffeur non se ne rende mai conto. Ignaro e ingenuo, va per la sua strada. Se qualcuno prova a fargli notare che le sue parole hanno creato imbarazzo e stupore, solo rare volte il gaffeur fa marcia indietro. Ma se è un uomo di potere, spesso il gaffeur, per riparare, aggiunge a gaffe altre gaffe.

Vero è che il gaffeur politico non è poi così sprovveduto come uno potrebbe pensare… e affida, sempre e volentieri, il proprio messaggio e la propria immagine pubblica a un motivetto orecchiabile e a una massima da cioccolatino, studiati con raffinata cura fino all’ultimo dettaglio da esperti pagati profumatamente. Ciò perché, in generale, egli vuole farsi apprezzare sia dai tifosi da stadio, sia dai perbenisti da sala da tè; sia, più concretamente, dagli avversari, anche i più efferati e sagaci, che deve però mettere in allarme e tenere sulle spine. Questa alchimia, detta anche “esercizio di potere”, non è affatto semplice e scontata. A volte, ci si riesce grazie anche a delle gaffe! Ma qui, in questo pastiche, ci troviamo di fronte al più grande gaffeur del mondo e di tutti i tempi: il cavalier presidente del Consiglio Silvio Berlusconi!

Oddio… siamo ormai abituati a trovare il suo faccione e le sue piroette dialettiche in tutte le salse: in comizi megalomani, in musical-convegni… ma soprattutto in costante esibizione edonistica ed egocentrica dei suoi meriti imprenditoriali, mentre elargisce cialdoni di saggezza nazionalpopolare, durante passeggiate pubbliche. Se navigate su Internet e provate a digitare “gaffe Berlusconi” in un qualsiasi motore di ricerca, troverete oltre 200.000 risultati. Solo su YouTube il cavaliere troneggia su ogni altro argomento con oltre 35.000 video.
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Gli stranieri e le sirene di marzo

Foto di AnnalisaA proposito della manifestazione del primo marzo. Il primo sciopero dei nostri immigrati. A proposito di persone altre che vengono da altri mondi che nessuno comprende… salvo alla fine coglierne tutti i vantaggi … Viene in mente Lusi, che è la protagonista di un racconto di Thomas Theodor Heine, scrittore, caricaturista, vissuto a cavallo fra ottocento e novecento, e che con maestria e leggerezza nelle sue fiabe ha ripreso i temi della narrativa popolare e ha fatto fare loro un bel tuffo negli ambienti borghesi della Germania d’inizio secolo (novecento intendo). Fiabe del secolo scorso, che sembrano storie dell’oggi.

Lusi, dunque, è l’ennesimo travestimento di quegli esseri fantastici, un po’ paurosi, un po’ dee, che dai loro mari, di tanto in tanto si affacciano sulla terra… Lusi, il cui vero nome era Melusina, era arrivata a fare la domestica in casa di una ricca coppia, proprio il giorno in cui era giunta la notizia della morte in mare del loro unico figlio. Lusi si era rivelata una domestica davvero invidiabile, anche se qualche volta diceva cose davvero strane. Aveva ad esempio chiesto di passare il suo giorno libero chiusa nel bagno… e poi… quella pesante collana di perle che portava sempre al collo! Era davvero inopportuno che un domestico portasse un gioiello falso così appariscente. Ma governata da Lusi, la casa andava avanti davvero bene. Fino al giorno in cui arrivò la crisi economica e le cose cominciarono ad andar male. Ed ecco che per aiutare il suoi padroni Lusi, offrì la sua collana di perle. “Per aiutare lor signori” dice. Viene quasi presa in giro, nessuno crede che le sue perle possano avere alcun valore, salvo ricredersi dopo l’attenta valutazione di un orefice. La crisi economica… allora come adesso ancora… e quante sirene suggeriscono ricette, e quali perle, noi non riconosciamo…
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Il gemello: un viaggio che parte in pieno Adriatico

Il gemello Michele LeoniL’uomo abbandonò il motorino appoggiandolo a un muretto prospiciente il molo. Adesso poteva buttare anche quell’ultima cosa che aveva rubato. Se l’indomani il proprietario di un simile rottame ne avesse denunciato il furto e poi qualcuno lo avesse trovato, a lui non importava nulla. L’indomani si sarebbe svegliato sull’altra sponda dell’Adriatico, con altri problemi. Viaggiare con quel pessimo arnese, scarburato, traballante, nella nebbia gelida e fitta, era stata una tortura, ma aveva dovuto arrangiarsi. Lo scafista aveva anticipato la partenza di ventiquattro ore e non c’era stato nulla da fare. Anche per uno scafista poteva tirare brutta aria.

Guardò l’orologio, era quasi mezzanotte. S’incamminò sul molo, era perfettamente in orario e il mare sembrava calmo. Si rincuorò. Navigare con simili barconi sul mare agitato, e per giunta con la nebbia, era un rischio bestiale, ma come al solito lui non aveva scelta. Doveva sempre sperare nella buona sorte, ormai. Gridò un nome in codice e lontano, in distanza, udì la risposta che sperava. Bene, poteva avanzare senza problemi. Dopo qualche passo distinse una luce fioca e udì altre parole, nella sua lingua. Si avvicinò e lentamente l’immagine di chi lo aspettava andò a fuoco. Un ragazzo di diciassette, diciotto anni, che teneva in mano una lanterna e guardava nella sua direzione con gli occhi sgranati, come se volesse bucare la nebbia. Un adolescente con la faccia quasi spaurita. Uno nuovo, non l’aveva mai visto.

“Sei tu quello che mi deve portare a bordo?”.

“Sì. Il carico è pieno, stiamo aspettando solo te”.

“Accidenti, che idea vi è venuta di anticipare di un giorno? Ho viaggiato con un trabiccolo di motore per tre ore ininterrottamente e sono ridotto a una lastra di ghiaccio. Ho il freddo anche dentro al cervello”.
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Il gemello: dalla realtà scientifica al pretesto letterario

Il gemello Michele LeoniQualcuno ricorderà che recentemente una signora americana, dopo aver guardato bene in faccia i suoi gemelli e prima ancora che qualcuno s’insospettisse, ha candidamente ammesso che uno solo dei due era figlio del marito, l’altro era il risultato di una scappatella, della quale evidentemente la signora si riteneva incolpevole o quasi. I giornalisti hanno curiosato tra gli ostetrici, per sapere quanto fosse eccezionale quell’evento, e saputo che eccezionale proprio non era si sono ritratti quasi annoiati; immagino che Michele Leoni, che in quel momento questo libro, Il gemello lo aveva già scritto, si sia irritato un po’, questo è quello che gli inglesi chiamano “to steal someone’s thunder”, un’espressione che prende origine, pensate un po’, da una macchina teatrale che doveva fare il rumore del tuono.

Alcuni giornalisti chiesero anche a me informazioni su questo minuscolo scandalo, che chissà perché tutti ritenevano inusuale, e mi accorsi di perdere non solo la loro attenzione, ma anche la loro stima, quando mi misi a spiegare i dubbi sulla superfetazione e le certezze sulla superimpregnazione, attenzioni e stima che non riguadagnai nemmeno quando mi misi a raccontare i miti che esistevano in proposito e che mi sembravano dimostrare che la nascita di gemelli, uno solo dei quali assomigliava al marito mentre l’altro era il ritratto sputato del lattaio, dovevano averla osservata anche i nostri antenati.

La richiesta di Michele Leoni di scrivere qualche riflessione sul suo libro – spero che ne farà una postfazione, mi seccherebbe svelare in anticipo alcuni dei misteri del racconto – mi consente di ritornare su alcuni degli argomenti che nessuno ha voluto ascoltare in prima battuta. Il libro di Leoni, poi, ha un elemento particolarmente affascinante, almeno per me: è un mito moderno, gli dèi dell’Olimpo si sono vestiti da miliziani, le dee si sono camuffate da casalinghe, ma sempre un mito è, e con i miti c’è poco da scherzare.
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De Marchi e Uilca: etica della vendita per un sistema bancario al servizio dei cittadini

Sopra la banca il bancario campaÈ stato presentato nei giorni scorsi a Genova, insieme alla UILCA Regionale, il libro di Gianluigi De Marchi: Sopra la banca il bancario campa, sotto la banca il cliente crepa, edito da Stampa Alternativa. L’autore, ex bancario ed ex assicuratore, svela come si costruisce un castello di carte finanziario pronto a trasformasi in fumo. Un libro dalla parte dei risparmiatori che insegna a difendersi dalla voracità delle banche e a recuperare i propri soldi. Tutto ha origine alla fine del secolo scorso con l’introduzione del “budget”, uno strumento di pianificazione aziendale utilizzato per aumentare i profitti delle banche. “Con questo sistema venivano coinvolti dirigenti e impiegati con gratificazioni economiche. Così, messi al bando gli scrupoli, sono state vendute, ad ignari clienti, obbligazioni argentine, titoli Parmalat e Cirio, oppure finte assicurazioni che non assicurano, fino ai tanto famigerati derivati, ai prodotti finanziari della Lehman Brothers e delle banche islandesi”, spiega l’autore Gianluigi De Marchi.

L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere l’etica della vendita. “Pratica per la quale lavoratori e sindacato del credito e delle assicurazioni della UIL hanno spesso avuto contro la dirigenza degli istituti di credito – dichiara Orietta Guerra Segretario Regionale UILCA Liguria - E’ importante distinguere il lavoratore bancario dalla banca. Il primo è soggetto a stress da budget e percepisce retribuzioni medie inadeguate, la dirigenza della banca invece percepisce bonus e premi di varia natura fuori misura”.

Parafrasando il titolo dell’accattivante libro di Gianluigi De Marchi: sotto la banca, non solo crepa il cliente, ma crepa anche il bancario.
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Membri di partito: che fine ha fatto Rossana Doll?

Membri di partitiChe fine ha fatto l’ex pornostar barese Rossana Doll? La protagonista del libro scritto dal giornalista Alberto Selvaggi, il best-seller Membri di partito che piovve come una bomba sulle elezioni politiche del 1994 e furoreggiò sui media di tutt’Italia negli anni seguenti, fu al centro del primo scandalo «sesso-politico» del Belpaese. Un caso che partiva da Bari, come quello di Gianpi Tarantini e Patrizia D’Addario e di altre ninfette.

Quel pamphlet rappresenta oggi un po’ la «madre di tutti gli scandali politico-sessuali» di oggi, delle Vallettopoli, ormai sdoganate dalla comune morale. Fu pubblicato dalla spericolata Stampa Alternativa dell’editore romano Marcello Baraghini in un tempo in cui raccontare il privato dei politici era impensabile.

Le ultime notizie su Rossana Doll, passata da «Così fan tutte» di Tinto Brass al porno di Riccardo Schicchi, le pubblicò tempo fa «La Stampa», in una pagina in cui raccontava di storie di sesso in vendita e di droga a Torino. Un girone infernale dal quale però, assicurano i bene informati, Rossana è uscita. La Doll è da tempo fuori dal porno, ha abbandonato anche gli eccessi di una vita pericolosa e sembra anche svolga un lavoro tranquillo al Nord.

Il caso Membri di partito è ricomparso da un po’ sui giornali sulla scia dei recenti scandali. Tra gli ultimi che ne hanno scritto definendolo «precursore» e «illuminante» di ciò che sta accadendo «15 anni dopo» ci sono Roberto Saviano su «L’Espresso» e Giuseppe Caldarola sul «Riformista».
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La vedova allegra simbolo di Francia

La vedova allegra di Antonio CastronuovoE dire che tutto di quell’orrore e di quella barbarie cominciò da un moto di compassione per i condannati a morte e per la crudeltà della loro agonia. A leggere questo La vedova allegra. Storia della ghigliottina, (Stampa Alternativa, pp. 248, euro 14) una storia dei fasti orribili della ghigliottina narrata con sapienza intellettuale da Antonio Castronuovo, uno che a Imola per metà è un medico e per l’altra metà un saggista brillante e originale, ti rendi conto che non è mai esistito al mondo un animale di ferocia pari a quella dell’uomo.

L’ho detto, tutto era cominciato nella Francia di fine Settecento dov’era all’avanguardia la cultura dei “Lumi”, di chi voleva una società più ragionevole, una condizione dell’uomo meno avvilente. Una compassione che si estendeva ai condannati a morte, contro i quali per secoli le società occidentali non s’erano risparmiate nulla. Straziati e torturati prima della morte. Decapitati a colpi di spada, e ce ne volevano molti prima che la testa cadesse. Impiccati, e le loro convulsioni duravano minuti e minuti.

Parità di pene

Nato nel 1738 nella Francia occidentale, medico e professore universitario a Parigi, Joseph-Ignace Guillotin era un riformatore e un moderato per antonomasia. Da riformatore pronunciò nel 1789 un discorso all’Assemblea Nazionale che ebbe una larga risonanza. In un tempo in cui i tribunali disponevano del più largo arbitrio nel comminare le pene, nel senso che queste pene erano più gravi e più crudeli per coloro che appartenevano ai ceti sociali più bassi, in quel discorso auspicò che a parità di delitto le pene fossero eguali per tutti. E, soprattutto, che fosse più indolore possibile lo strumento che dava la morte. Uno strumento che lui voleva semplice e che staccasse d’un colpo la testa del condannato facendolo soffrire il meno possibile. Furono poi altri a programmare e a costruire artigianalmente lo strumento che prese il nome dal dottor Guillotin, marchiandolo di uno stemma macabro che il buon medico non meritava affatto. La ghigliottina, ovvero la “vedova allegra”.
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Vino e bufale: conflitti d’interesse

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaEsiste un’“Associazione Luigi Veronelli per la tutela e promozione del vino italiano” composta da un centinaio di parlamentari d’ogni schieramento politico. Poco importa che Veronelli, in vita, abbia preso ripetutamente posizioni contro le leggi del parlamento che favoriscono le grandi imprese del vino a discapito dei piccoli produttori e fosse più avvezzo a frequentare il Leoncavallo invece dei palazzi del potere. Evidentemente su queste cose i politici vanno d’accordo, come orgogliosamente puntualizza la presidentessa dell’intergruppo parlamentare onorevole Bianconi:

Quando ci riuniamo e sediamo a tavola siamo un unico grande partito!

Esiste poi un legame molto stretto tra diversi importanti giornalisti italiani e il mondo del vino. Come sottolinea Milena Gabanelli nella citata trasmissione di Report, “il vino gode di una protezione mediatica difficilmente paragonabile ad altri prodotti. Tanti bei nomi dell’imprenditoria e dello spettacolo producono vino, e siccome sono spesso sui giornali e in televisione, ovviamente ne parlano”.

“Brunello” Vespa

Il 2 giugno 2004, la RAI, diretta da Flavio Cattaneo (già premiato da produttori di vino: conflitto di interessi?), sulla rete RAIUNO di Fabrizio del Noce (già premiato da produttori di vino: conflitto di interessi?), nella trasmissione Porta a porta condotta da Bruno Vespa (già premiato da produttori di vino: conflitto di interessi?) discuteva degli effetti del vino sulla salute. In studio “gli esperti” erano sommelier e produttori di vino (conflitto di interessi?). Unico rappresentante della scienza, per parlare degli effetti del vino sulla salute, il professor Giorgio Calabrese (pure lui premiato da produttori di vino: conflitto di interessi?).
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