Canzoni a carburo: l’illusione del nucleare

Canzoni a carburo di SecondamareaNon possiamo non parlare a questo punto del legame esistente tra l’energia nucleare (pensando al suo preoccupante rilancio in Italia) e l’indispensabile attività mineraria ad essa correlata. Nel farlo, vi riportiamo anche alcuni brani di una delle più illuminanti e chiare analisi scientifiche dal titolo “L’illusione nucleare – Nucleare: il canto del cigno” (Edizioni Ambiente) sui processi e gli investimenti necessari alla complessa vita di una centrale nucleare. Essa dimostra attraverso precisi dati scientifici, l’inutilità di tale sistema energetico in quanto anti-economico.

L’energia nucleare collassa perché non è concorrenziale, è inutile e obsoleta, è talmente anti-economica che non vale nemmeno la pena di discutere se sia sicura e pulita; indebolisce l’affidabilità del sistema elettrico e la sicurezza nazionale e infine aggrava il cambiamento climatico distogliendo immense quantità di denaro pubblico da opportunità dieci volte migliori, realizzabili con tempi dieci volte inferiori.

I costi stellari e paradossali (per non parlare delle enormi quantità di acqua, le emissioni di CO2) che riguardano il solo reperimento di combustibile atto ad avviare il reattore nucleare, cioè l’aspetto legato alla miniera che in questa sede ci interessa comunicare, rappresentano solo una briciola rispetto all’insieme dei processi e dei costi che richiederebbe il sistema nucleare. Il reattore nucleare non è un sistema a sé stante, è strettamente dipendente dall’uranio, minerale che, così come si trova nella crosta terrestre, necessita peraltro di numerosi processi industriali (dai costi colossali) affinché l’energia da esso incorporata venga resa disponibile e in grado di innescare la reazione nucleare.

La fornitura del combustibile nucleare si compone quindi di due attività principali: l’estrazione del minerale e l’arricchimento dell’uranio. L’estrazione del minerale di uranio è una tipica attività mineraria e comporta l’escavazione vera e propria dalle miniere, la frantumazione, la macinazione e la preparazione dell’ossido di uranio. Come tutte le miniere, le principali tecniche di estrazione comportano lo scavo a cielo aperto o in galleria.
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Canzoni a carburo: le cave dei rifiuti

Canzoni a carburo di SecondamareaUn altro fatto scottante riguarda lo smaltimento di rifiuti tossici all’interno della miniera di Campiano (GR), realizzato dalla società Nuova Solmine spa del gruppo ENI e il conseguente inquinamento del fiume Merse. Si tratta di circa 70.000 tonnellate di ceneri di pirite, rifiuto tossico e nocivo a causa dell’alto contenuto di arsenico. Fenomeni di grave inquinamento da arsenico, come nel bacino del Merse, si sono verificati anche sulla piana di Scarlino, lungo la costa, e sul fiume Carsia.

A Scarlino oltre un milione e mezzo di metri cubi di ceneri ematitiche sono stati depositati a cielo aperto in uno stoccaggio “provvisorio” (da oltre vent’anni), senza nessuna protezione; sono sprofondati per sette metri nella falda acquifera superficiale, per di più in un ambiente particolarmente acido che facilita la cessione in acqua dei metalli tossici. In questi luoghi è stata verificata una concentrazione di arsenico superiore a quella che nel Bangladesh ha causato migliaia di tumori per la popolazione che ebbe la disgrazia di bere quelle acque.

Altrove nel mondo le miniere esistono ancora e la loro esistenza è fortemente voluta e imposta da multinazionali occidentali senza scrupoli. La presenza di miniere si lega a sciagure ambientali di enorme portata oltre che alla rovina di interi popoli. Attualmente a Pascua Lama, nella cordigliera delle Ande sopra la frontiera tra Cile e Argentina, l’impresa leader nella produzione aurifera Barrick Gold ha voluto installare una miniera a cielo aperto per l’estrazione di oro, argento, rame e altri minerali che si trovano in parte sotto i ghiacciai millenari Toro I, Toro II ed Esperanza.
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Canzoni a carburo: la memoria e la miniera

Canzoni a carburo di SecondamareaOggi in Italia le miniere sono chiuse, ma questo non per le atrocità e i rischi che comportavano o per lo sfruttamento disumano, o ancora per un esaurimento del giacimento minerario, quanto per ragioni economiche, infatti divenne più conveniente importare i materiali dall’estero piuttosto che sostenere i costi di estrazione e produzione interna.

Alcune zone minerarie, perdendo il valore industriale dell’origine, si sono trasformate fortunatamente in luogo pubblico e culturale, recuperate come percorso della memoria attraverso l’attività di parchi e musei minerari che consentono a queste realtà di essere visitate, raccontate e ripercorse nella loro storia, anche grazie al possibile incontro con l’esperienza diretta di ex-minatori.

Altre zone sono semplicemente rimaste abbandonate e dimenticate. Altre ancora sono state indegnamente riempite di scorie radioattive e rifiuti tossici (l’alto grado di radioattività presente in queste scorie può richiedere più di 100.000 anni per decadere): su questi fatti si è indagato, vista la grave e preoccupante concentrazione di patologie leucemiche e tumorali in alcune zone particolari. APasquasia, per esempio, e nella zona dell’Ennese in Sicilia, dove i periti incaricati dall’antimafia hanno accertato lo stoccaggio illegale di sostanze tossiche e pericolose come oli esausti, cloruro e solfato, contenute in fusti abbandonati all’aperto e, insieme, la presenza di emissioni radioattive provenienti dal cesio 173 contenuto in strumenti stoccati in un bunker di cemento.

Ancora le miniere sono state individuate come particolarmente adatte ad ospitare scorie radioattive. Per esempio, Scanzano Jonico in Basilicata è stato scelto nel 2003 dal governo (in collaborazione con la Sogin, gruppo ENEL, ora del Ministero del Tesoro) come luogo di smaltimento dei circa 55.000 metri cubi di scorie provenienti dalla chiusura delle centrali nucleari italiane. Il motivo sta nel salgemma che nel sottosuolo di alcune miniere si alterna a strati di argilla compatta: se il sale è lì sotto da almeno sei milioni di anni, a settecento metri di profondità, foderato da strati spessi di argilla impermeabile, significa che l’acqua e le infiltrazioni non esistono, altrimenti il sale si sarebbe sciolto. La miniera di sale, quindi, con la sua naturale corazza impenetrabile, è risultato il luogo tecnicamente migliore per proteggere tutti i residui atomici italiani e per contenere il rischio di inquinamento delle falde acquifere che deriverebbe dallo stoccaggio delle scorie.
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