Onda Pazza a Mafiettopoli 2/2

Onda Pazza 2 - Peppino Impastato e la Redazione di Radio AutI D’Anna controllavano la parte alta del paese, ovvero “La Somalia”, abitata da contadini. Caratteristiche loro attività quelle dell’estrazione di sabbia dalle cave della contrada Ramaria, la gestione del settore edilizio, quella del controllo e della distribuzione delle acque irrigue, quella del settore della distribuzione dei carburanti: faceva bella mostra una pompa di benzina BD, ovvero le iniziali di Badalamenti-D’Anna. Non mancava anche una certa attenzione nel settore turistico, grazie alla nascita di un villaggio che occupava stagionalmente circa 200 lavoratori. Per contro si era sviluppato un sistema clientelare, oserei dire para-mafioso, specialmente nella marineria: quasi tutti i pescatori facevano parte di una cooperativa, la San Pietro, che garantiva il disbrigo delle pratiche assistenziali, ma che si occupava anche della vendita del pescato, su cui tratteneva il 3%.

Il presidente della cooperativa, soprannominato Patricola, era considerato una sorta di “padre dei marinai”, era padrino di una serie di bambini, e quindi compare dei loro genitori, era anche l’uomo di punta della Democrazia Cristiana e aveva diverse volte ricoperto il ruolo di sindaco del paese: sempre vestito in doppio petto e cravatta e con un vistoso fazzoletto bianco il cui triangolo gli usciva dalla tasca superiore della giacca. L’agone politico e quindi il consiglio comunale diventava il luogo del confronto e dello scontro, soprattutto per quel che riguarda il porto peschereccio che, a causa di una disgraziata progettazione, era diventato il punto di accumulo di una corrente di sabbia e pertanto era in gran parte impraticabile.

Malgrado ciò, i pescatori continuarono a votare per il loro “padre”, cui rimasero fedeli anche quando costui si spostò con i “Cristiano-sociali”, espressione della fugace stagione del milazzismo. Per il resto solite facce di politici professionisti, qualcuno dei quali in campo ancora oggi: allora erano democristiani, oggi sono UDC e MPA, erano socialisti, oggi sono forzitalidioti, erano fascisti, oggi sono PdL, erano comunisti, oggi sono PD meno elle, minoranza irrisoria. Il porto è sempre lì, intasato di sabbia. Alcuni amici degli amici sono riusciti a installarvi un distributore di carburante per le barche e a costruire delle banchine mobili, luogo di imbarcazioni da diporto.
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Onda Pazza a Mafiettopoli 1/2

Onda Pazza 2 - Peppino Impastato e la Redazione di Radio AutNel 2008, in occasione del trentennale della morte di Peppino Impastato, abbiamo pubblicato Onda Pazza, otto trasmissioni satiro-politico-schizofreniche. Nell’introduzione di quel libro scrivevo che la trasmissione era divisa in due parti, una riguardava Mafiettopoli, cioè Terrasini, l’altra Mafiopoli, cioè Cinisi, e avvertivo che erano pubblicate solo le parti riguardanti Cinisi, per il ruolo dominante che in esse aveva Peppino. Con qualche ritardo, abbiamo adesso raccolto e pubblicato le parti riguardanti “Mafiettopoli”: questa parte di trasmissione era curata da me, da Faro Di Maggio e da Silvana, che a Terrasini vivevamo, conoscendone i problemi: Peppino si inseriva ogni tanto, con qualche battuta che ‘illuminava’ e rendeva più vivace la trasmissione.

Sono memorabili alcuni sketch come il discorso di san Francesco ai pesci, il progetto di ‘madonnizzazione’ del paese, dopo una delibera per l’installazione di tre statue della Madonna in tre siti paesani, nonché le vicende sotterranee che portavano frequentemente al cambio repentino di maggioranze in consiglio comunale.

Terrasini è una cittadina marinara a circa 2 km da Cinisi. I due paesi sono praticamente congiunti: addirittura Cinisi controlla metà del territorio di Terrasini, a causa di una discutibile interpretrazione del decreto con cui Ferdinando II di Borbone nel 1834 istituiva il comune di Terrasini-Favarotta “salvo restando i diritti di Cinisi”: e poiché il territorio di Cinisi, sotto il controllo dell’abbazia dei Benedettini, si estendeva sino al torrente Furi, dove era ubicato il sito marinaro di Favarotta, i cinisensi hanno preteso di governare sino a quel confine. Col tempo una parte di Terrasini si è estesa verso Cinisi, con cui ha in comune la stazione ferroviaria, e ne sono nati una serie di conflitti territoriali relativamente ai servizi civici, alcuni dei quali sono erogati dal comune di Terrasini (iscrizione alle liste elettorali, pagamento tributi, locali scolastici ecc.), mentre altri sono di competenza di Cinisi.
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Alla riscoperta delle cronache di Mafiopoli / 2

Onda pazza a cura di Guido Orlando e Salvo VitaleCominciavamo ad arrivare verso le 20.30 alla spicciolata, ognuno portando qualcosa: chi un fiasco di vino, chi la chitarra o il mandolino, chi una birra o una pizza. Peppino e Salvo decidevano le linee guida della trasmissione. Spesso Peppino recava notizie “fresche”, riguardanti il circuito politico e mafioso di Cinisi coi suoi più discussi personaggi: di costoso si storpiavano i nomi e si sceglieva il brano musicale che avesse qualche attinenza con l’argomento trattato.

Se la persona in oggetto era l’onorevolissimo Pantofo, grande amanti dei cavalli, il brano era Samarcanda, oh-oh cavallo, oh-oh di Vecchioni; oppure Ho un cavallo per la testa di Bramieri. Se si trattava del rapporto tra don Tano e la Democrazia Cristiana, il brano era Una ragazza in due dei Giganti: con particolare riguardo alla frase “la tratterò male e mi amerà”. Don Tano pentito era accompagnato da Pregherò di Celentano, mentre un grugnire di porci il suono dei campanacci dei Pink Floyd che seguivano la Festa della Ricotta. Il sole è di tutti noi di Mal ribadiva il diritto a scendere con una propria lista nel panorama delle elezioni da parte di “quelli che non si fanno i cazzi propri”; contrapposti a Quelli che la mafia… non ci risulta di Jannacci.

S’era poi registrata una cassetta con una raccolta di colonne sonore di western all’italiana, servita da base per Western a Mafiopoli. Si trattò, nell’occasione, d’una scatenatissima Onda Pazza dove si parlava della delibera per costruire un villaggio turistico con bungalow e con un porticciolo riservato a imbarcazioni di lusso nel tratto di scogliera sottostante l’aeroporto. In mezzo, sei miliardi erogati dalla Cassa del Mezzogiorno e azionisti legati al clan di Badalamenti, tra i quali spiccavano Pino Lipari e un certo Caldara. Da ricordare che Lipari, importantissimo “ministro dei lavori pubblici” di Bernardo Provenzano, è stato arrestato per la prima volta nel 2002, poi scarcerato e ancora arrestato nel 2007 insieme alla figlia di Caldara, con l’accusa di associazione mafiosa.
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Alla riscoperta delle cronache di Mafiopoli / 1

Onda pazza a cura di Guido Orlando e Salvo VitaleLa radiotrasmissione Onda Pazza ebbe inizio nell’estate del 1976 e proseguì in modo discontinuo finché, nel febbraio del ’77, non decidemmo di darle un taglio più preciso registrando il venerdì sera per poi replicare la domenica a mezzogiorno, orario di maggiore ascolto. Tutto il materiale precedente quel periodo è andato perduto, salvo le registrazioni effettuate da febbraio a maggio del ’78. Si tratta di otto puntate che si legano alla fase finale della vita di Giuseppe (Peppino) Impastato (Cinisi, Palermo, 1948-1978) e costituiscono un prezioso documento dell’attività della radio e del clima politico di Cinisi negli anni settanta.

Dopo l’omicidio di Peppino, copia del materiale è stata consegnata al giudice Rocco Chinnici (assassinato a Palermo con un’autobomba il 29 luglio 1983) quale denuncia e prova indiziaria delle speculazioni politico-mafiose nel territorio.

Quando la mattina del 9 maggio 1978 arrivò la notizia della morte di Peppino, presumendo che nei locali della radio sarebbe stata fatta una perquisizione, portammo via buona parte dei documenti. Volevamo conservare una testimonianza del nostro lavoro, evitando il rischio che il tutto potesse venire utilizzato scorrettamente o fatto sparire nella conduzione di un’indagine che, in un primo momento, ci vedeva indiziati come complici o componenti di una “cellula terroristica” responsabile di un attentato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. Secondo le prime ipotesi, colui che veniva ritenuto l’esecutore di tale attentato, cioè Peppino, a detta non solo di alcuni inquirenti, sarebbe saltato in aria per la sua imperizia nel maneggiare l’esplosivo.
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