I racconti di Creative Commons in Noir: “Erano in tre” di Paolo Ferrari

Creative Commons in NoirNella stanza erano in tre.

Uno era nero, grande e grosso, simile a un vecchio armadio tarlato per via delle spalle curve e della cicatrice. Si chiamava Mamadou e da quando un machete l’aveva accarezzato giù in Africa, una lunga squama bianca gli attraversava il viso, dall’orecchio destro fino al labbro. Il secondo era Rachid, il libanese. Era minuto e indossava un sari bianco per sembrare pachistano quando vendeva collane di perline di plastica in riva al mare. Era lui a tenere il coltello e a guardarsi in giro attraverso gli occhialini rotondi da Ghandi, perché Mamadou invece aveva lo sguardo fisso e non sembrava mai accorgersi di niente. Poi c’era Sonia. Tremava sdraiata sul letto, imbavagliata e legata con la prolunga del ferro da stiro che stava usando quando i due erano entrati, lo stesso ferro che era servito a Rachid quando senza nessun motivo apparente le aveva bruciato la guancia sinistra.

Era successo così: era mattina e i due camminavano per strada, Rachid girava gli occhi a scatti e sembrava in preda a una qualche febbre, mentre Mamadou lo seguiva come una grande ombra deforme. Erano insieme da una settimana, da quando per caso avevano mangiato minestrone e pane alla mensa della Caritas. Erano usciti insieme e insieme erano rimasti, forse per farsi compagnia, forse perché la disperazione tende a coagularsi come il sangue. Sonia era davanti a casa, quella che aveva preso in affitto quando era arrivata dall’Ungheria per fare la pornostar. Due, tre film pagati poco e male e poi aveva aggiustato il tiro. Qualche foto di scena su internet e adesso faceva la escort e stava bene. Cinquecento per una notte, mille per un weekend.
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