Elettroshock e la borsa di Alda

Elettroshock di Alda MeriniUn poeta matto l’avevo conosciuto, nei lontani anni ‘60. Con lui, Aldo il suo nome, avevo macinato chilometri e chilometri di autostop e di vita libera in giro per tutt’Italia e molti in Francia, fino a Parigi, la città più amata da entrambi. Finché, al ritorno da uno di quei viaggi, Aldo andò completamente fuori di testa e me lo ritrovai, di lì a poco, al manicomio Santa Maria della Pietà prima, ad Amsterdam dopo, da rifugiato. Una poetessa matta, Alda Merini, l’ho conosciuta molti anni dopo.

Inciampò nei favolosi libri Millelire nella stagione più esaltante. Glieli fece conoscere nel 1991 Guido Spaini, l’inventore della Fiera della piccola editoria al Castello di Belgioioso, un po’ matto anche lui. Fu facile per Guido convincerla a essere “dei nostri”. La caricò sulla sua macchina con un bel registratore a portata di mano e nel lungo viaggio che seguì Alda si raccontò talmente tanto da scaturirne lo straordinario Millelire Le parole di Alda Merini. Un piccolo supereconomico libricino che la fece conoscere e amare a un popolo di lettori che ancora non sapeva chi fosse.

Poco dopo l’uscita del Millelire, finalmente, la conobbi. Guido mi pregò di tenerle compagnia in occasione di non ricordo più quale evento prestigioso in un luogo altrettanto prestigioso. Ci lasciò soli a parlare del più e del meno, tra tanta gente tirata a lucido. In imbarazzo io e in imbarazzo lei. Nel pieno della serata, a un certo punto, le cadde la borsa che teneva stretta, forse fece apposta a farla cadere. Fatto sta che la borsa si aprì sul pavimento, anche questo tirato a lucido, e ne uscì tanta di quella roba che è impossibile farne l’elenco: roba da matti, posso assicurare, che si sparse per gran parte dell’impiantito.
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Due: addio a Daniele Turchi e Angelo Quattrocchi

Se ne sono andati in due, a distanza di qualche ora. In posti diversi. Loro non si conoscevano. Io li conoscevo bene e ho conservato per loro, ben oltre le diverse strade che abbiamo imboccato per le nostre attività pubbliche, un affetto profondo, oltre a stima enorme.

Daniele TurchiUno è Daniele Turchi. In anni lontani, quei favolosi anni Settanta, Daniele assieme a Silvano e a Marina, nel loro affollato studiolo sopra la fermata Cavour del metro romano, avevano dato la prima impronta visiva a Stampa Alternativa: il primo logo, quello dell’enorme foglia di marijuana esibita dal braccio “Stampa Alternativa”. Con Daniele complottammo per realizzare libri memorabili. Per tutti ricordo L’Astrolabio che, per descriverlo, dovrei scrivere a mia volta un libro (cosa che mai farò, naturalmente). E poi la rivista “CART”, CART per cartolina, per parlare della storia e della cultura delle cartoline. E poi non posso non ricordare Farsi un libro, realizzato grazie anche alla sua preziosa collaborazione e intelligenza.

Angelo QuattrocchiL’altro è quel furetto, egocentrico, ma anche visionario e generoso, di Angelo Quattrocchi. Con lui, sempre nei primi anni Settanta, anni furiosi per creatività e fantasia, giornali, campagne e feste di piazza, fino a quella provocante LISTA HIPPY, con lo slogan “Hippy vince perché ride”, alle elezioni politiche. A un certo punto gli prese male, forse temendo che gli facessi ombra (non m’ha sfiorato mai l’idea). Varie volte ci siamo poi incrociati con il sorriso tra le labbra, riappacificati.

Se ne vanno, per malattia estrema, giganti della cultura e comunicazione che hanno segnato, ognuno in maniera diversa e particolare, anni straordinari.

Ciao Daniele. Ciao Angelo.

E dagli di nuovo con le “sviste” sull’Arte della Gioia

E così finisce che Lettera sulla felicità di Epicuro, nella versione di Angelo Maria Pellegrino, sarebbe stato il primo libro Millelire. Questa è l’imprecisione diffusa dal giornalista del quotidiano La Stampa sabato scorso, vai a capirne il motivo. L’ennesima imprecisione, vogliamo essere benevoli, e l’ultima in ordine di tempo. Ricapitolando quanto è uscito nei giorni scorso e quella che invece è la situazione corretta:

  • Pellegrino non ha pagato per la prima edizione del libro di Goliarda Sapienza, “L’arte della gioia”, bensì ha anticipato le spese di digitalizzazione del manoscritto di 800 cartelle, incassando la somma anticipata e le royalty;
  • Pellegrino non ha pagato il primo volume della collana Millelire Più che conteneva il primo capitolo del libro di Goliarda, bensì ha concorso all’invenzione della collana che costava cinquemila lire di un tempo portantola poi alla morte;
  • Pellegrino non ha inventato la collana di libri Millelire e per quanto il titolo da lui curato, “Lettera sulla felicità” di Epicuro, esso mi è stato offerto, senza nulla chiedere in cambio, quando la collana Millelire, da me inventata, esisteva da tre anni e aveva al suo attivo una decina di titoli.

Fatto sta che alcuni anni dopo la prima edizione, preso atto del successo di copie e ristampe, Pellegrino ci ha tormentati fino a ottenere, unico tra i curatori di libri Millelire, una royalty sulle copie vendute.
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Dopo una mezza bugia, arriva la bugia doppia

Ma bravo, bravo, Angelo Maria Pellegrino. Qualche giorno fa una mezza bugia: lui avrebbe finanziato la prima edizione italiana del libro “L’Arte della gioia” di Goliarda Sapienza, mentre si trattò di anticipare i quattrini per la composizione delle 800 cartelle del manoscritto avendo pensato di darci quel malloppone dattiloscritto piuttosto che il dischetto, come anche allora quasi tutti gli autori facevano. È vero che quei quattrini ci consentirono di realizzare quell’avventura altrimenti impossibile, ma è altrettanto vero che li riebbe indietro per intero, cosa che si guarda bene dal dire. Una stupida e offensiva (per noi) mezza bugia. E ora una doppia bugia. Gianni Bonina sul quotidiano La Stampa di sabato scorso riferisce quello che gli dice Angelo Maria:

Naturalmente si parla dell'”Arte della Gioia” [pubblicato] a sue spese nella collana “Millelire” di Stampa Alternativa da lui inventata…

Prima bugia: Millelire non fu inventata da Angelo Maria Pellegrino bensì dal sottoscritto in solitaria. Si veda in proposito quanto riportato dalla enciclopedia universale Garzanti del 1994: “Collana editoriale fondata a Roma da Marcello Baraghini nel 1992. Deriva dal nome del prezzo di vendita del ‘tascabile’ che ha rivoluzionato il mercato editoriale”.

Seconda bugia: Angelo Maria non pagò una sola lira per la pubblicazione del primo capitolo dell'”Arte della Gioia” nella collana Millelire Più dal costo di cinquemila lire di allora e da lui diretta: di questo la casa editrice ha regolare contratto redatto con la stessa Goliarda Sapienza. L'”Arte della Gioia” in Millelire Più fu un grande successo, ma la collana concluse quel momento brillante a causa dei colpi inferti dalla direzione editoriale di Angelo Maria Pellegrino.
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“L’arte della gioia” e le mezze verità su cui dire due parole

Mario, il tuo appunto è ragionevole e soprattutto prezioso perché mi dà la possibilità di chiarire fino in fondo la vicenda meglio di quanto non sia riuscito fino ad ora. Angelo Maria Pellegrino, dopo il suo straordinario In transiberiana pubblicato senza contributi prima nella collana Millelire e poi in “Millelire Più”, mi sottopose il manoscritto di Goliarda Sapienza, “L’arte della gioia” per l’appunto. Non mi sfiorò il dubbio che non fosse straordinario e da pubblicare se non fosse che… si trattava di un manoscritto enorme tutto da digitalizzare e il solo costo di composizione – da sostenere molto prima della stampa e della messa in distribuzione – mi tagliava fuori: non avevamo quella cifra e non mi vergogno a dirlo. Paradossalmente (ma non troppo) fu la prova o la riprova della nostra libertà e indipendenza.

Pellegrino capì, da uomo intelligente e generoso che qualche volta è, e si offrì di anticipare quella cifra, rischiando naturalmente. Ribadisco che stiamo parlando di anticipare: chiaro il concetto? E gli andò bene perché rientrò presto di quella cifra attraverso i diritti di un regolare contratto di edizione e nel corso degli anni e delle numerose edizioni s’è portato a casa un bel gruzzoletto. Assolutamente meritato.

Che ora venga a dire una mezza verità – situazione molto peggiore per me di una grande bugia – mi fa solo pensare che il successo internazionale e l’edizione uscita per un grosso editore com’è Einaudi gli hanno fatto perdere quella generosità e sensibilità che gli riconoscevo. Che si goda pure la pioggia di quattrini che gli sta cascando addosso perché noi continuiamo imperterriti e tignosi a fare il mestiere dell’editore all’incontrario, come ci chiama la grande e straordinaria scrittrice contadina Luciana Bellini.