La schizofrenia non esiste e se esistesse io vorrei averla

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna SchiavettiGianna è finita nel meccanismo della porta girevole. C’è finita ogni volta sempre più cosciente di non doverci finire. Almeno non così, non con quella violenza, non per la cattiva anima di chi il legame di sangue avrebbe dovuto fare fratello e non nemico:

Dopo un anno che ero stata operata al seno, mia sorella telefonò al Centro psicosociale raccontando una storia tutta a modo suo. Allora la polizia municipale venne a prelevarmi a fui portata in psichiatria. Erano le due del pomeriggio. M’accolse il solito medico, che mi fece un’endovenosa e mi addormentò immediatamente […]. Mi svegliai verso sera in uno stanzino: ero in mutande e avevo una maglietta che non era la mia. Ma soprattutto ero senza reggiseno, che da quando ero stato operata era diventato un mio indispensabile supporto psicologico. Mentre piangevo venne mia sorella [e] le chiesi di portarmi un reggiseno. Dopo tre giorni che insistevo, venne con un reggiseno vecchio e tutto scucito dicendo di cucirmelo da me. Mi accorgo di aver vissuto anni di terrore.

Nel suo diario, La schizofrenia non esiste, e se esistesse io vorrei averla, Gianna Schiavetti ci dice, a trent’anni dalla legge Basaglia, come stanno i servizi di assistenza e cura della malattia psichica e lo fa nel modo che le riesce, cioè dando voce a quella che è diventata la condanna sua e di altri come lei: 30 trattamenti sanitari obbligatori in pochi anni; psicofarmaci dai tremendi effetti collaterali (alcuni reali, altri immaginati ma egualmente, anzi forse più, pericolosi): i chili in più, il tumore al seno, le parole e i passi rallentati, le allucinazioni; il sospetto di tutti e il tradimento sempre da parte degli stessi: bisogna soffrire per raggiungere qualcosa. Io ho sofferto tanto psicologicamente e fisicamente (alcolizzazione, tumore al seno). Portata in psichiatria tante volte, senza sapere il perché, ora mi ritrovo che non vedo più mia nipote. Ma perché tanta sofferenza?
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