Erano i tempi dei film di cow boy con i grandi cappellacci

Il giorno di CoccobillDel periodo trascorso presso “Il Giorno dei ragazzi”, ossia dei primi dieci anni della vita di Cocco Bill, la precedente antologia conteneva soltanto una parte minoritaria, vale a dire sei delle 18 storie. Qui ci sono pertanto tutte le altre di allora, ossia le rimanenti 12, completando così il ciclo relativo al “Giorno dei ragazzi”. Vale a dire l’insieme delle storie ‘delle origini’, uscite nella sede per la quale Jac aveva concepito il personaggio, quindi tutto sommato le più genuine.

È però una scelta che, al di là di una sua coerenza strutturale, comporta altri fattori contestuali. Un po’ perché dieci anni nella vita di un personaggio sono un periodo compiutamente importante, e un po’ perché anche nella vita di un autore un decennio rappresenta un lasso di tempo significativo. Considerazione valida anche nel caso di Jacovitti, per il quale quel decennio (dai suoi 34 anni ai 44) corrisponde a una ormai piena maturità artistica, ricca di momenti evolutivi nient’affatto trascurabili e di notevole impatto per quanto riguarda la creatività.

coccobill2009_03.jpgSi potrebbe dire che un’antologia di storie di Cocco Bill corrispondenti a quel periodo è un po’ una metafora di tutta la produzione di Jacovitti, una specie di summa di quanto c’era stato prima e un presagio di quanto sarebbe venuto dopo. Anche perché (dato non trascurabile) nello stesso periodo egli continuava a dar vita a tante sue creature: sia per “Il Giorno dei ragazzi”, con storie ‘altre’ rispetto a quelle di Cocco Bill (Gamba di Quaglia, Johnny Galassia, Microciccio Spaccavento, vari Tom Ficcanaso), sia per il settimanale che gli aveva, per così dire, dato i natali, ossia “Il Vittorioso” (con racconti dei suoi personaggi classici, Pippo, Pertica e Palla o Cip il poliziotto e anche di sue più recenti creature, come Jak Mandolino, Occhio di Pollo, Giuseppe).
Continue reading

I dieci anni che forgiarono il Cocco

Il giorno di CoccobillQualunque lettore ‘forte’ conosce per esperienza quella specie di regola letteraria non scritta che il celebre fumettista Hugo Pratt mette in bocca al suo altrettanto celebre personaggio Corto Maltese nel l’episodio intitolato …E di altri Romei e di altre Giu
liette: «Niente è scritto, Shamaël, niente che non si debba riscrivere un’altra volta». Un concetto ribadito peraltro dallo stesso Pratt, che a un altro episodio della medesima serie diede il titolo… E riparleremo di gentiluomini di fortuna. Sembra che, su certe cose, non si possa sfuggire al ‘fare il bis’. È il caso, almeno in parte, del presente volume, il quale fa seguito all’altro da noi proposto nel 2007 con il titolo Coccobill mezzo secolo di risate western, contenente una significativa antologia del celebre personaggio creato da Benito Jacovitti. Vale dunque, anche per noi, un «…e torneremo a parlare di quel bizzarro cowboy che è Cocco Bill».

coccobill2009_03.jpgCome sanno bene i lettori appassionati di fumetti, in oltre mezzo secolo dacché è sulla breccia, Cocco Bill ha ‘vissuto’ una quantità di vicende. Ecco allora un secondo volume, nel quale vengono riproposti altri suoi episodi. Dovremo pertanto tornare a parlare di lui, non fosse altro che per esporre i criteri seguiti in quest’occasione. Cosa che, contestualmente, ci indurrà a prendere in considerazione gli elementi che caratterizzano il personaggio, le storie, lo stile grafico e narrativo di Jacovitti: argomenti già analizzati in precedenza, ma che qui saremo indotti a rivedere secondo una prospettiva diversa.
Continue reading

Cocco Bill: il dinamismo figurativo

Coccobill - Mezzo secolo di risate westernUno dei limiti espressivi del fumetto è che le sue raffigurazioni sono vignette statiche, per cui c’è il problema di dare l’idea del movimento. Ma è un limite del quale non soffrono quasi i racconti di Jacovitti, che ricorre in maniera sempre efficace e funzionale a quegli artifici grafici che caratterizzano il fumetto e vengono chiamati “segni dinamici”, già evidenti fin dalla copertina di Coccobill – Mezzo secolo di risate western.

È il caso di quei tratti di penna che, nella raffigurazione del disegno, non corrispondono a qualche cosa di esistente, bensì suggeriscono appunto un’idea di movimento. In ciò, Jacovitti è maestro: i suoi protagonisti sono così dinamici che sembrano quasi saltar fuori dalle vignette. Se si considera, per esempio – una su mille, a caso – la dodicesima tavola del racconto “Cocco Bill fa sette più”, si riscontrerà sia nella quinta sia soprattutto nell’ultima, con quale evidenza si riceva l’impressione della velocità con cui vengono estratte dalle fondine le pistole e soprattutto con che micidiale velocità Cocco Bill sia capace di usarle.

E ugualmente, nell’ultima vignetta della sedicesima tavola, si rimane stupefatti nel constatare come gli spari dei revolver e le movenze dei corpi diano una straordinaria impressione di movimento. E se si andasse a esaminare la sequenza delle tavole dalla ventisettesima alla trentesima, si potrebbe avere addirittura l’impressione di trovarsi piuttosto di fronte a un vivace “cartone animato” che a una “povera” successione di disegni “immobili”. In ciascuno dei quali, fra le mille tavole di Jacovitti, si possono gustare insoliti movimenti dei corpi, bizzarre e mobilissime posture degli uomini, degli animali e perfino delle “cose”, e comunque un generale senso di movimentatissimo dinamismo.
Continue reading

La violenza e il macabro di Cocco Bill

Coccobill - Mezzo secolo di risate westernAnche nelle storie di Cocco Bill si riscontra una specie di beffarda contraddizione interna: nel senso che esse, indirizzate ai ragazzi, tuttavia si caratterizzano per una notevole violenza, contro la quale moralisti, benpensanti, educatori, pedagogisti e via discorrendo hanno sempre sollevato obiezioni, una vera levata di scudi. Una violenza che non solo risulta qui, in Coccobill – Mezzo secolo di risate western, evidente, ma che è anche caratteristica tipica di tutta l’arte narrativa di Jacovitti. Il quale non la lesina nel comportamento di nessuno dei suoi personaggi, perché anche il più mite di essi non si tirerà indietro, all’occasione, nel tirare una tremenda bottigliata in testa a qualcuno o dallo spaccargli uno sgabello sulla schiena.

È sufficiente aprire a caso una sola di queste stesse pagine, e sarà difficile non riscontrare questo elemento costitutivo di ogni racconto. Per esempio, già nella prima pagina della tavola della storia, Cocco Bill spara sui denti di un avversario; nella seconda, con gratuito dispetto, fa scoppiare a pistolettate una palla; per cui nella terza tavola succede il finimondo: pugni, capaci di demolire una statua, dinamici salti per aggressioni reciproche, revolverate a gogò e chi più ne ha più ne metta, addirittura l’uccisione finale del contendente contro Cocco Bill. Dopo di che, basta girare le pagine e la musica non cambia: crudeltà brutalità, prepotenze, maltrattamenti, soprusi, furori che non concedono respiro. Senza contare il frequente viraggio ad aspetti decisamente macabri. Uno per tutti: il cowboy della tavola 5, “con emicrania” per via di una scure piantata in capo; oppure la tavola 29, tanto per concludere, dove Callagan, cattivo di turno, si volatilizza di una immane esplosione.
Continue reading