La legge Basaglia è sotto attacco. Trent’anni dopo

Light of rebirth - Foto di di Jano De CesareAppiattire il dibattito sulla riforma della legge Basaglia a un gioco di proposte di legge è tuttavia riduttivo. La spinta più forte alla controriforma sembra infatti provenire dall’interno, dallo stesso mondo psichiatrico. A Montichiari, nella bassa bresciana, il direttore del Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura Giuseppe Fazzari presenta fiero gli esperimenti fatti con l’elettroshock sui propri pazienti. E sempre psichiatri sono i fondatori dell’Aitec (Associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante), che si batte contro la «stigmatizzazione e ostracizzazione della terapia elettroconvulsivante (TEC)», una situazione, si legge sul sito dell’associazione, «che si è creata non sulla base di dati scientifici e del criterio clinico del rapporto rischi-benefici ma su pregiudizi di origine ideologica».

Per capire il senso e la forza dell’offensiva contro la legge Basaglia, bisogna allora andare alle radici «culturali» di questa svolta. «Esiste una frattura netta tra la psichiatria ideale, fatta di belle strutture per pochi pazienti, e la psichiatria reale, in cui i ricoverati incendiano le stanze e il personale è oggetto di insulti e percosse», spiega Carlo Ciccioli, l’uomo forte della nuova, destra psichiatrica. La difesa della sicurezza è la parola d’ordine dei diversi disegni di legge che puntano a modificare la legge Basaglia, rendendo più facili i ricoveri coatti dei pazienti. Anche in Francia Nicolas Sarkozy ha promesso un inasprimento della legge sui ricoveri coatti, la creazione di una lista di «malati mentali» pericolosi e una decisa riduzione della libertà dei pazienti. Il meccanismo è ormai rodato: si esacerba un fatto drammatico in cui è coinvolto un paziente mentale e poi si promettono inasprimenti delle leggi. E intanto le prigioni si riempiono di «matti» e la svolta sicuritaria è generalizzata. Foucault, in Sorvegliare e punire, scriveva:

Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze si era sviluppato nel corso dei secoli classici: la disciplina.

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Chi è il matto in questa storia?

Tanto scappo lo stesso - Romanzo di una matta di Alice BanfiQuando Eleonora non andava a dormire, e girava troppo da una stanza all’altra» ecco il rimedio. Ogni sera, ogni maledetta sera che due infermieri l’accompagnavano a letto, lei non opponeva nessuna resistenza, diceva solo: «No, no, no, per favore. No.» Poi le legavano polsi e caviglie con delle fascette di cuoio spesse, chiuse con una chiave.» È Alice, Alice Banfi, che nel suo libro. Tanto scappo Lo stesso – Romanzo di una matta, ci racconta di quel micro mondo infernale a forma di corridoio, fatto di tante porte e, a ogni porta, una persona, un matto. Tutti, per un motivo o per l’altro, legati, mani e piedi, al letto. Negli anni ’60, in Italia, si faceva così. Quando scendeva la notte, i manicomi si svuotavano e i lacci, le cinghiature diventavano più tese e dure.

Il libro di Alice Banfi, però, è del 2008. E non racconta l’Italia di quarant’anni fa, ma gli ospedali di Milano, oggi. Sembra che in questa città non ci si possa permettere di essere matti. C’era un’infermiera triestina che qualche volta dava i numeri, soffriva di. attacchi nervosi. Un giorno è passata per Milano e ha avuto una delle sue crisi. Si è ritrovata legata, su una barella dell’Ospedale Niguarda. Da quel giorno, evita di passare per Milano. «Per gli anziani, è ancora peggio. In Lombardia, un paziente con disagi psichici, anche acuti, quando supera i 65 anni, non ha più diritto all’assistenza psichiatrica come tutti gli altri malati, ma deve farsi curare da un geriatra. Insomma, la Regione ha deciso che se sei anziano vali meno degli altri», spiega Luigi Benevelli, psichiatra mantovano ed ex parlamentare Pci. «La situazione lombarda è disastrosa. In molti ospedali, i pazienti sono legati, le porte blindate e regnano gli psico-farmaci», aggiunge Benevelli.

Ma non è solo una storia lombarda. Nel 2006, a Cagliari, nel reparto psichiatrico di un ospedale cittadino, il Santissima Trinità, muore per un’embolia venosa, dopo essere stato legato in un letto per sette giorni, Giuseppe Casu. Il signor Casu, che di mestiere faceva il venditore ambulante a Quartu, benché senza licenza, era stato sottoposto a TSO, Trattamento sanitario obbligatorio, ovvero il ricovero coatto, perché si trovava in uno «stato di agitazione psicomotoria», aveva cioè dato in escandescenze, nel corso di un’operazione anti ambulanti delle guardie municipali. Segni dell’aria che tira?
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