Pitigliano 2008 parte oggi da Mantova

VI Festival della Letteratura ResistenteComincia oggi l’edizione 2008 del Festival della Letteratura Resistente e questa scelta concretizza un lavoro di sinergia tra Stampa Alternativa e Rete 180 durante tutto l’anno che ha segnato l’anniversario della Legge 180. Nel Club 180 in via Monte Grappa, proprio di fronte al Parco di Palazzo Te, verranno presentati due dei libri che Marcello Baraghini ha messo nel catalogo 2008 per ricordare, alla sua (e nostra) maniera, la Legge che ha chiuso i manicomi e che ha riportato la cura della malattia mentale nel circuito della civiltà.

Ci sarà Alice Banfi col suo Tanto scappo lo stesso che ormai è un classico e un cult che testimonia con la leggerezza del paradiso il viaggio all’inferno di ricoveri psichiatrici subiti ripetutamente in luoghi di chiusura e di segregazione. E tutto questo non trent’anni fa e non nel terzo mondo, ma quasi in diretta nel tempo attuale e nell’ospedale della città di Milano.

E ci sarà Gianna Schiavetti, un’eterea settantenne senza età con la forza di un’adolescente, autrice di La schizofrenia non esiste, e se esistesse io vorrei averla: questo libro è il diario surreale e concreto allo stesso tempo, dei trentatre Trattamenti Sanitari Obbligatori che l’autrice ha subito negli ultimi dieci anni. TSO: per la maggior parte delle persone è una sigla senza significato, ma per alcune rappresenta il problema principale dell’esistenza, l’incubo con cui si confrontano di giorno in giorno.
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“Psichiatri: condannali, o Dio, per tanti loro delitti”

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna SchiavettiIl Sereno Soggiorno, la struttura geriatrica dove Gianna Schiavetti ha fatto ospitare l’anziana madre, assume nelle pagine del diario un significato particolare. E L’ochino che abita il cortile del Sereno Soggiorno rappresenta un animale con caratteristiche distintive da bestiario tradizionale. Nella vita professionale di ogni psichiatra ci sono alcuni pazienti che emergono dagli altri, talvolta per motivi clinici, talaltra perché mettono in gioco valenze motive specifiche. Gianna è così per me, e l’ochino del Sereno Soggiorno è diventato il tramite, l’oggetto transazionale condiviso, che ha segnato il cambiamento della nostra “relazione”.

A questo punto, infatti, la diffusa ostilità che Gianna nutre nei confronti degli psichiatri si è smorzata nei miei confronti quando ha cominciato a paragonarmi all’ochino del Sereno Soggiorno e per un po’ a chiamarmi con questo (poco nobile, ma molto significativo) appellativo. Per tale motivo da parte mia è nata verso questo animaletto una curiosità che, adesso, nella ricostruzione della storia trova una sua soddisfazione. Le due galline americane nel cortile della casa di riposo si erano trovare senza gallo (soppresso con una fucilata perché cantava troppo) ed erano adibite alla cova di uova di oca feconde. Ne nacque un pulcino ochino che crescendo temeva l’acqua perché non sapeva di essere un animale acquatico.

In più le altre galline cominciarono a beccarlo non gradendo la sua presenza: perciò venne portato via. Insomma, non era cresciuto come animale acquatico ma non era neanche riconosciuto dalle galline cui si era adeguato in una sorta di imprinting. Non avrebbe potuto sostituire il gallo né fare il papero da grande, visto che la sua identificazione era drammaticamente incerta. E Gianna si chiede in quel momento di colloquio col Creatore: “Caro Dio, sono io il tuo ochino?” E a me, molto più prosaicamente viene da chiedere a lei:
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La schizofrenia non esiste, ma il Tso sì

La schizofrenia non esiste, e se non esistesse io vorrei averla di Gianna Schiavetti

“Anni di Tso, anni di Tavor, clopixol, Tegresol, Serenase, Seroquel, Entumin, Talofen, Rivotril, Haldol… Diagnosi: sindrome bipolare. Scompenso psicotico. Ma io non sono mai stata ammalata”.
“I Tso sono veri attentati alla dignità della persona. Abusi di potere”.
“Caro Dio, è mezzanotte. Mi sono svegliata per dirti che non altro Tso non lo sopporerei”.
“Sarebbe più comodo fare un volo dall’alto come ha fatto Isa, schiantondomi al suolo in un attimo e terminare il male in bocca, l’umiliazione dei Tso e la mutilazione del seno…”

La sigla Tso non significa niente per la maggior parte delle persone. Per alcuni, tuttavia, è l’autrice di questo libro-diario ne è la testimonianza, rappresenta il problema più importante della vita. Tso è l’acronimo di Trattamento Sanitario Obbligatorio, vale a dire la possibilità, riconosciuta per legge, di essere ricoverati in un reparto di psichitaria in modo coatto, cioè contro la propria volontà; e di essere sottoposti a terapie, in genere psicofarmacologiche, anche se non si è d’accordo.

A rendere possibile questa forma di ricovero e di trattamento è la Legge 180, legge peraltro di grande civiltà e molto avanzata rispetto alle norme che regolano la psichiatria nel mondo intero. Di fatto, comunque, nonostante la nostra Costituzione preveda che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario” alcune eccezioni sono poi previste e una riguarda, per l’appunto, i malati di mente. Qualora esistano alternazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, ove gli stessi non vengano accettati dall’infermo e non sia possibile adottare idonee misure extraospedaliere, il sindaco del pase (nella sua veste di massima autorità sanitaria), su prescrizione di due medici (dei quali almeno uno del servizio pubblico) può disporre il ricovero obbligatorio psichiatrico di quella persona.
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Rete 180, la voce di chi sente le voci, chiude

Rete 180Rete 180, la voce di chi sente le voci, chiude. Rete 180, la cui redazione è composta di pazienti psichiatrici, da sempre ha avuto con Stampa Alternativa un rapporto privilegiato. È stata la radio ufficiale delle ultime due edizioni del Festival della Letteratura Resistente di Pitigliano; ha ospitato nei suoi studi di Mantova Marcello Baraghini e molti autori; il direttore artistico di Rete 180 sono io, che ho scritto Psicofarmaci agli psichiatri, la polemista di punta di Rete 180, Gianna Schiavetti, esordirà a breve come scrittrice in Eretica col suo libro-diario La schizofrenia non esiste e se esistesse io vorrei averla; tra l’editore di Rete 180 Giovanni Rossi e Marcello Baraghini sono in corso contatti per spostare a Mantova una giornata del festival di Pitigliano.

Ma adesso Rete 180 chiude e se vi collegate al sito della radio troverete solo un intervallo. È giusto che gli amici di Stampa Alternativa sappiano della chiusura perché le strade di queste due esperienze sono state spesso vicine e le possibilità di collaborazione sarebbero state tante e interessanti. Per questo il sottoscritto, nella sua veste di direttore artistico di Rete 180, chiede ospitalità al blog per raccontare quanto direbbe adesso in radio se le trasmissioni funzionassero regolarmente.

Lo scorso anno Rete 180 sbancò Sanremo: la canzone di Cristicchi che parlava dei matti divenne l’occasione per riflettere sulla realtà della psichiatria oltre gli stereotipi e la compassione, coinvolgendo lo stesso vincitore in un confronto intelligente e costruttivo che portò, tra l’altro, al rifacimento della canzone Ti regalerò una rosa. E quest’anno? Cosa dire del flop televisivo e della melensa canzone che ha l’unico scopo di trainare con pubblicità a costo zero uno spettacolo teatrale in cui la Rai avrà di sicuro qualche interesse?
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Psicofarmaci agli psichiatri: forse non bastano. La bruttura dell’elettroshock

Shock Corridor - Foto di Mueredecine

Non possono esistere persone autorizzate a occuparsi delle sofferenze dello spirito altrui solo perché laureate in medicina. Un conto è una malattia del corpo, un conto quello che c’è di normale o no nell’anima delle persone…

In questi mesi in cui ho portato Psicofarmaci agli psichiatri in giro per l’Italia molte persone mi hanno letto questa frase del romanzo, molte persone mi hanno evidenziato quanto sia tutt’ora vero che “gli psichiatri sono uomini che hanno gli orecchi sordi e gli occhi ciechi” (frase dello scrittore tedesco Ernst Toller spesso ricordata nei suoi scritti da Franco Basaglia). E molte persone si sono stupite di trovare uno psichiatra disposto ad ascoltarle.

Psicofarmaci agli psichiatri di Enrico BaraldiMolti poi hanno scritto al mio indirizzo di posta elettronica raccontandomi delle loro tristi esperienze con una psichiatria che ancora reprime e terrorizza più che curare e accogliere. Di storie ne ho raccolte tante e una di esse diventerà un prossimo libro di Stampa Alternativa tratto dai diari di Gianna, la paziente che vanta il triste primato del maggior numero di Trattamenti Sanitari Obbligatori subiti e che ha ispirato la figura di Ketti, una delle protagoniste di Psicofarmaci agli psichiatri.
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