Quattro zampe in tribunale: quando la questione assume anche una prospettiva storica

Quattro zampe in tribunale di Claudia Taccani ed Edgar MeyerNel corso della storia umana è capitato più volte di vedere gli animali (anzi, gli altri animali: non dimentichiamo che apparteniamo al regno animale anche noi) alla sbarra. Dal pappagallo monarchico al merlo sovversivo, non si contano le storie di imputati “speciali”, regolarmente dotati di avvocato.

L’epoca d’oro – si fa per dire – dei processi agli altri animali non poteva che essere il Medioevo. Qualche eco è arrivata fino a noi. Un esempio? La chiesa di Falaise, in Francia, custodisce l’affresco della pubblica esecuzione per strangolamento di una scrofa infanticida, avvenuta nel 1336. Nei processi, in genere, il problema delle difficoltà di comunicazione tra specie e specie veniva affrontato con modalità non particolarmente favorevoli al reo: secondo i criteri dell’epoca, negli interrogatori si usava infatti la tortura, e le grida dell’animale venivano equiparate a confessione. Allo stesso modo, nei processi per bestialità, l’animale che dimostrava di riconoscere l’uomo era considerato per questo consenziente.

Un problema più complesso era quello dei complici: erano da considerare tali gli animali che avevano assistito al misfatto senza impedirlo? Sì, fu la tesi del pubblico ministero a un processo che si tenne in Borgogna il 5 settembre del 1379 contro tre scrofe che avevano ucciso un malcapitato pastorello. Da giustiziare era dunque tutta la mandria. Poiché però le carni degli animali condannati a morte non potevano poi essere utilizzate a scopo alimentare e la mandria era comunale, il rischio concreto era quello di lasciare l’intero villaggio di Jassey senza rifornimenti invernali. E così il priore fece un ricorso al duca Filipo l’Ardito, ottenendo una grazia di massa.

I tempi bui non sono tuttavia finiti con la fine del Medioevo. Infatti, se Victor Hugo ci narra della capretta di Esmeralda, processata per stregoneria con la sua proprietaria, Voltaire riferisce di un cavallo giudicato per reati analoghi nel 1610 per colpa di un padrone che gli aveva insegnato esercizi un po’ troppo complicati e che sfuggivano alla comprensione dei contemporanei.
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Quattro zampe in tribunale: quando gli animali domestici diventano i protagonisti del foto

Quattro zampe in tribunale di Claudia Taccani ed Edgar MeyerGli animali domestici in Italia sono in costante crescita: oltre 8 milioni di gatti e 7 milioni di cani vivono nelle nostre famiglie. Senza contare altri 30 milioni di uccelli, criceti, cavie, conigli, pesci, animali esotici. Fanno parte della nostra vita. Vanno considerati, a tutti gli effetti, cittadini dei nostri Comuni. Condividono con noi la loro esistenza. Ci fanno compagnia, ci regalano gioia, affetto, calore, ma sempre più spesso, considerata la crescente intolleranza tra gli uomini, anche loro vengono coinvolti nelle nostre beghe, finendo talvolta, inconsapevolmente, nei nostri litigi e nelle aule dei tribunali. Accade sempre più spesso: in tutta Italia sono centinaia, ogni anno, le cause legate agli amici di zampa, ala e pinna.

Quattro zampe in tribunale riporta una serie di casi veri, raccontati in maniera veloce, discorsiva e giornalistica. Di ognuno, al termine, abbiamo voluto inserire una spiegazione normativa, sviluppata in maniera tecnica, ma semplice. Non siamo scesi troppo nei particolari, perché questo non è un manuale per operatori. Abbiamo selezionato i casi più eclatanti e le sentenze che fanno giurisprudenza, raccontate in modo schietto e chiaro (ma anche professionale). Condanne a bracconieri, multe a maltrattatori di gatti, liti condominiali per cani che abbaiano, litigi con amministratori di condominio per mici randagi da accudire, guerre tra ex-coniugi che si contendono l’amato batuffolo, animali sfrattati, vicini di casa che per un cane o gatto o coniglio si fanno dispetti da anni.

Nella prima parte del libro raccontiamo storie tratte da reali fatti di cronaca recente, accaduti su e giù per la penisola. Commuovono, fanno arrabbiare, qualcuna fa sorridere, qualche altra intristisce. Tutte o quasi sono arrivate in tribunale o sulla sua soglia. Alle storie abbiamo aggiunto, per essere concreti, la normativa di riferimento e dei piccoli suggerimenti di comportamento nel caso ci si trovasse in situazioni simili. Perché di storie così, ce ne sono (quasi) tutti i giorni.
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