Più commons, meno copyright

La fine del copyright di Joost Smiers e Marieke van SchijndelDopo e oltre il copyright, è forse vero che esiste solo la pirateria generalizzata, come vorrebbero farci credere le major dell’intrattenimento e alcuni politici europei? Nient’affatto: la condivisione di conoscenza e la creazione di un mercato culturale aperto sono scenari possibili. Anzi auspicabili. Qui e ora. L’ennesima conferma arriva da due recenti iniziative di respiro internazionale ma ben radicate in Italia: il lancio del Manifesto del Pubblico Dominio e la pubblicazione del libro La fine del copyright: Come creare un mercato culturale aperto a tutti, di Joost Smiers e Marieke van Schijndel (Stampa Alternativa).

Il primo è frutto del lavoro di esperti e addetti ai lavori all’interno di Communia, progetto europeo dedito al pubblico dominio digitale coordinato dal Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino. Il documento sintetizza i principi alla base dei “commons” e propone una serie di specifiche raccomandazioni per assicurarne la vitalità, volendo ricordare a tutti i cittadini, e in particolare ai policy-maker, il ruolo cruciale di questo bene comune per lo sviluppo della cultura, ancor più nelle società contemporanee a ragione definite “della conoscenza”.

Chips&Salsa - Il ManifestoIl secondo propone invece di accettare con serenità l’inevitabile morte del copyright per come lo conosciamo, in modo da ridisegnare le norme internazionali sul diritto d’autore alla luce degli odierni (e futuri) scenari tecnologici. Eliminando i conglomerati industriali e il diritto proprietario sulla cultura, e creando al contempo un’economia orizzontale e fluida, sarà possibile dare concretezza alla diversità e al pluralismo che caratterizzano una società aperta e democratica, dove le opportunità economiche e culturali vengano create e distribuite su base paritaria.
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In libreria “La mia vita con Jack (Kerouac)”

You'll be okayDopo l’ottima anteprima su “il Venerdì” di ieri, arrivano in libreria le memorie di Edie Kerouac-Parker, prima moglie di Jack Kerouac: gli anni giovanili (1940) alla Columbia University di New York che diedero il via alla Beat Generation e molto altro. Un libro che, accenna il curatore Timothy Moran nell’introduzione, “è il risultato dei tredici anni passati con il bisogno di restituire appena un po’ di quel che Edie era riuscita a darmi. È una promessa che dovevo mantenere, anche se non smetterò mai di pensare che non potrà mai essere abbastanza”. Un vero e proprio ‘labor of love’, dunque, che ha richiesto un paziente lavoro di ricostruzione, svariate revisioni e intere ribattiture su una comune macchina da scrivere. Lo spiega lo stesso Timothy in una ampia intervista apparsa su The Beat Studies Association del College of Wooster, Ohio, nel gennaio scorso, in occasione del lancio del libro in USA, e ripresa recentemente dal londinese Beat Scene Magazine. Eccone di seguito una sintesi, dal complesso processo di messa a punto del libro all’intensità del rapporto personale con Edie.
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La mia vita con Jack (Kerouac)

On the road, 1958Torniamo sul libro di prossima pubblicazione “You’ll be okay – la mia vita con Jack“, ovvero le memorie di Edie Kerouac-Parker, prima moglie dell’autore di “Sulla strada” (la cui prima edizione, a lato, uscì nel 1958). Quella che segue è la premessa della stessa Edie.

Immaginate di vivere con vostra madre fino all’età di 57 anni, una vita trascorsa come prigioniera della tua famiglia e dei tuoi sogni. Il denaro è sempre stato il mio centro di gravità: fatto triste, ma vero. Era mia madre a gestire i soldi, anche quando Jack Kerouac catturò la mia immaginazione, e divenne impossibile per me conciliare queste due persone. Mia madre, donna tenace, eroica, indomabile, sopravvisse a Jack per altri dieci anni e io rimasi con lei fino alla fine, proprio come Jack visse con la madre fino alla morte.
Se potessi vivere un’altra volta, non lascerei mai Jack come feci nel 1946.
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You’ll be okay: La mia vita con Jack (Kerouac)

Jack Kerouac, Columbia University, 1943Moriva in Florida il 21 ottobre di 39 anni fa Jack Kerouac, anima e ideatore della Beat Generation. Ma pur con tutto l’inchiostro e i bit versati finora per descriverne gesta e imprese, oltre che per tradurne gli scritti in molte lingue diverse, mancava un tassello sostianziale: la storia degli anni giovanili a New York, raccontata dalla sua prima fiamma, amica e moglie. Siamo nel 1940 alla Columbia University, laddove nacquero quelle amicizie storiche con Allen Ginsberg, William Burroughs e molti altri, come Neal Cassady, che poi sarebbero divenuti i personaggi mitici dei sui racconti. Lacuna ora colmata dalle memorie di Edith Kerouac-Parker, prima moglie di Jack – You’ll be okay: La mia vita con Jack – la cui edizione italiana, ricca di foto inedite, uscirà a breve nella collana Grande Sconcerto di Stampa Alternativa. E che offre un ritratto inedito del giovane Kerouac, impossibile da trovare altrove, perfino nei suoi stessi romanzi.
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Hofmann e la sintesi dell’LSD, 65 anni fa

Albert HoffmanRicorre in questi giorni il 65. anniversario della scoperta dell’LSD da parte del Dr. Albert Hofmann – che oggi ha 102 anni e vive a Burg/Rittimatte, al confine franco-svizzero. Si tratta della dietilamide dell’acido lisergico (LSD-25), assorbita accidentalmente dal giovane chimico il 16 aprile 1943 e ingerita come esperimento scientifico tre giorni dopo. A ricordo dell’importante evento, riportiamo di seguito l’appendice al volume Percezioni di realtà. Una panoramica su passato, presente e futuro di questa “medicina per l’anima”, con annessa sintesi dei festeggiamenti per i cento anni dell’illustre scopritore, celebrati con un Simposio Internazionale sull’LSD svoltosi a Basilea nel gennaio 2006 alla presenza dello stesso Hofmann.

“A casa mi sdraiai e mi immersi in uno stato di intossicazione nient’affatto spiacevole, caratterizzato da un’estrema stimolazione dell’immaginazione. In uno stato simile al sogno, con gli occhi chiusi (la luce del giorno era eccessivamente vivida), percepii un’ondata ininterrotta di figure fantastiche, forme straordinarie caratterizzate da un intenso e caleidoscopico gioco di colori. Dopo circa due ore questa condizione svanì lentamente”.
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