I racconti di Creative Commons in Noir: “Corso dei mille” di Antonio Pagliaro

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Sedettero attorno al tavolo della sala da pranzo. Erano: Turi Chiarenza, capomandamento di Resuttana, il sotto Pino, il consigliere don Falù, il capodecina Giannuzzo e cinque soldati. Chiarenza si sentiva di cattivo umore. Non era uomo che amava sparare, ma concordava sulla necessità di rimettere le cose a posto. Non si sarebbe scatenata nessuna guerra. Era un’ammazzatina sola, e sarebbe tornata pace e prosperità. C’era silenzio. Gli uomini d’onore attendevano le parole del capo.
“Non bisogna fare piangere i giusti per il peccatore.” – disse Chiarenza – “Questa cosa che è successa non è stata buona educazione. Perché ora piangono i giusti. Ma i giusti non sono Gesù Cristo, e dobbiamo togliere di mezzo ai peccatori per tornare alla giustizia”.
Poi parlò don Falù.
“Corso dei Mille passa a Innocenzo Tagliavìa. S’avi a astutari a Saro Tagliavìa e s’avi a astutari pure il figlio s’iddu un giorno si vuole vendicari” – sentenziò.
Diede le istruzioni: l’azione toccava a ‘u turcu e ‘u milinciana. In appoggio, gli altri uomini avrebbero controllato la zona. Al figlio ci avrebbe pensato ‘u koggiak.
“E se Innocenzo Tagliavìa ci sta tradendo?” – chiese ‘u turcu.
Don Falù guardò il boss. Turi Chiarenza scosse il capo. ‘U turcu: “Sempre un Tagliavìa è”.
“La vergogna è più grande dentro la stessa famiglia” – rispose Chiarenza, e con un gesto chiuse la discussione.
“La moto è qui sotto in garage,” – proseguì don Falù – “appena Innocenzo Tagliavìa chiama, uscite”.
Parlava a ‘u turcu, che avrebbe guidato, e a ‘u milinciana, che avrebbe sparato. Don Falù si alzò. Scendiamo in garage, disse ai due. Scesero. Indicò la moto, una Ducati 900 nuova.
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