Assiotea: una statuetta di marmo nero

AssioteaDalla bocca del pozzo giunsero rumori soffocati. Demos corse ad aiutare i nostri compagni che avevano finito il loro turno. Boccheggiando, faticavano a restare in piedi, stravolti, sporchi di polvere: erano in tre, un uomo anziano, un ragazzo e una bambina. Lei aveva otto anni, si chiamava Mefite, una faccetta smunta, occhi spenti, imbrattati di pus e di sangue. Si trascinò verso di me, cadde esausta ai miei piedi, mi abbracciò le gambe poggiando la testa sulle mie ginocchia. Era stata assegnata al gruppo di Ippaso da un mese, non aveva mai proferito parola.

Sottoterra, era addetta alle gallerie anguste, ostruite dai crolli: s’intrufolava come una talpa in quei lunghi budelli, raccoglieva le rocce più piccole, contribuiva a riempire i cesti e i carrelli. In un mese, non avevamo mai sentito la sua voce. Si era affezionata a me. Al solo vedermi, prendeva a correre con le sue gambette scheletriche, mi prendeva per mano, ma senza che il suo visetto si aprisse mai a un sorriso.

Demos afferrò sotto le ascelle il vecchio, aiutandolo ad appoggiarsi sulla roccia dov’ero seduta io. Riprese fiato, poi Ippaso ci disse, con voce rabbiosa:

Quel bastardo di Temisone ha fatto togliere tutte le colonne d’argento, pure negli incroci. Dopo la scossa di terremoto di ieri, s’è fatta qualche crepa: attenti, potrebbe crollare tutto…

Con lo sguardo mi rifugiai nel lontano porto del Laurio, nel mare increspato. Sulla collina sibilava un vento fastidioso che non smetteva mai. La luna piena illuminava il gigantesco formicaio che aspettava d’inghiottirci. Alzai lo sguardo sulle grotte in alto, dove si snodavano i nostri giacigli. Intravidi il povero disgraziato imprigionato nella gogna: una fitta al cuore… Poi dovetti forzare le mani della bambina, artigliate alle mie gambe. Per farmi perdonare, cercai di toglierle il pus dagli occhi con un lembo della mia tunica. La baciai sulla fronte. Con la carezza d’un ultimo sguardo, seguii Demos, già quasi ingoiato da quell’inferno.
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Il bene più prezioso che Madre Natura ci ha dato: la Ragione

AssioteaL’uomo era montato a cavallo della storia, relegando la donna nell’unico ruolo della riproduzione della specie. Ebbe così inizio la nuova era: quella delle guerre. E da allora – da oltre cinquemila anni – il nostro pianeta conosce solo conflitti sanguinosi, genocidi, violenze e aggressioni. Il mito della dea di Anne Baring e Jules Cashford, suffragato da innumerevoli prove storiche e archeologiche, contribuisce a chiarire questo concetto.

Infine, PLATONE. A scuola ci hanno fatto credere che questo ‘gigante’ ha rappresentato il culmine della filosofia greca, colui che ha rivoluzionato la storia del pensiero… Ma da scrupoloso autodidatta, io ho letto soprattutto gli originali, fino al suo ultimo lavoro: le Leggi. E mi sono reso conto della truffa perpetrata ai danni dell’intera umanità da parte della cultura occidentale dominante: con Platone la filosofia dei pensatori greci ha toccato il fondo… non l’apice! Prima di lui c’erano stati i veri grandi: Talete, Antifonte, Antistene, Anassagora, Leucippo, Democrito.

Pensatori che avevano cercato d’indagare il mondo che ci circonda con il bene più prezioso che Madre Natura ci ha dato: la Ragione. Invece Platone ha fatto di tutto per cancellarli dalla storia, per poter far trionfare la favola (o, se si preferisce, il ‘mito’) dell’anima assieme ai suoi dèi spietati. Solo il filosofo francese Michel Onfray, pochi anni fa, ha avuto il coraggio di denunciare Platone, nella sua rivoluzionaria Controstoria della filosofia – Le saggezze antiche, a cui mi sono abbeverato con la mia sete di conoscenza di cane sciolto (cinico).
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Assiotea, la donna che sfidò Platone e l’accademia

AssioteaCredo che sia utile, per i lettori poco avvezzi a districarsi nei meandri della storia raccontata come un romanzo, ricordare che – tranne i personaggi minori – i protagonisti di Assiotea appartengono tutti alla storia conosciuta, comprese – naturalmente – Assiotea e Lastenia, le prime due donne ammesse all’Accademia platonica. Le fonti che ho consultato, si possono trovare nelle principali biblioteche del mondo.

Quando Platone parla, mia è solo la scena teatrale (peraltro elaborata sulla base di una rigorosa ricostruzione storica), ma le parole, i concetti, sono tutti suoi. L’assemblea della Pnice in cui Iperide presentò la supplica per offrire la libertà a tutti gli schiavi, avvenne in quel modo e si concluse proprio così, con un ennesimo sogno infranto. Eudosso di Cnido, Diogene, il pugno ricevuto da Midia e restituito, Assiotea che frequentò l’Accademia platonica travestita da uomo, Lastenia etera di Speusippo, la mappa sferica delle miniere d’oro con al centro l’isola di Tera… e Coridemo, Focione, Demostene e così via: personaggi, eventi e situazioni li ho tratti da fonti storiche. Come le triremi religiose Ammono e Paralo e la libreria che si trovava proprio lì, nell’Agorà.

Mia è La casa del cielo, la sua ubicazione… ma non il simbolo che racchiudeva: questo è STORIA. Per quarantamila anni, fino a quando la donna ebbe il ruolo di guida nella società primitiva, fu un mondo in pace. Poi i faraoni egiziani ed i re semiti, sumeri e assiro-babilonesi crearono i primi eserciti di aggressione, impadronendosi anche del potere religioso, proclamandosi rappresentanti degli dèi, re delle quattro parti del mondo, re della totalità. E così due eserciti che si scontravano, a capo avevano due dèi, o due vicari in terra degli dèi, e per loro conto potevano massacrare e predare.
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