Ecoalfabeto: la natura e la lotta all’inquinamento nelle nostre pagine
Ecoalfabeto – I libri di Gaia è la collana editoriale di Stampa Alternativa realizzata in collaborazione con l’associazione ambientalista Gaia Animali & Ambiente Onlus. Tratta i temi di un rinnovato rapporto con l’ambiente e gli animali, della salute, della difesa dei consumatori, della tutela dei più deboli, dell’educazione, anche con l’aiuto di esperti: per sviluppare la facoltà critica attraverso l’informazione pratica e rendere i lettori più consapevoli dei propri diritti.
Tra i titoli della collana troviamo Bimbo Bio, Qua la zampa. Breviario legale e pratico per cani, gatti e altri animali, Homo scemens, Dalla luna alla terra, Quattro sberle in padella, Farmakiller, EcoLogo. Le pagelle ambientali dell’industria italiana, Cosmesi naturale e pratica, Le Ecoconserve di Geltrude, Ecoalfabeto, Senza trucco. Cosa c’è davvero nei cosmetici, La città del Sole. Come scegliere e farsi in casa l’energia pulita, Bici ribelle, Nuove storie naturali e, a partire da fine giugno 2010 Quattrozampe in tribunale. Storie di animali (e uomini) alle prese con la legge.
L’attenzione alla salvaguardia ambientale e all’ecosistema Terra non è un fatto solo di parole: si fanno scelte ben precise, ad esempio, sull’utilizzo di carte ecologiche o certificate FSC. Tutti i libri della collana Ecoalfabeto – I libri di Gaia, come è uso presso la casa editrice Stampa Alternativa, sono soliti utilizzare, per la carta, il 60% di fibre mixed sources certificate FSC: carte che, come noto, hanno alte percentuali di fibre riciclate post consumer.
Non solo. I libri della collana sono a Impatto Zero®, standard LifeGate per la compensazione delle emissioni di C02. Con Impatto Zero® la C02 emessa per la produzione, stampa e distribuzione dei libri viene compensata con un processo di riforestazione: la creazione e tutela di una foresta in crescita in Costa Rica.
Continua
Influenza A: stop alle vaccinazioni di massa. Ricordate l’influenza aviaria?
Gli autori di un fortunato libro edito gli scorsi mesi, da “Stampa Alternativa” nella collana “I Libri di Gaia-Ecoalfabeto”, dal titolo FarmaKiller, intervengono a proposito dell’allarme per “l’influenza A”.
Il virus A/H1N1 ha scatenato la psicosi tra i cittadini e gli appetiti delle Big Pharma, le multinazionali del farmaco. Decine di milioni di dosi di vaccino sono pronte per essere somministrate, nonostante il vaccino non sia, al momento, né sicuro, né efficace. I vaccini anti influenzali hanno, generalmente, successo in tre casi su 10. A giudizio dei maggiori farmacologi italiani, inoltre, non esiste un sistema credibile e rigoroso di farmacovigilanza per verificare la reale efficacia dei vaccini una volta somministrati. La possibile mutazione del virus influenzale, inoltre, rischia di rendere il vaccino inutile proprio nel momento in cui è in corso la vaccinazione di massa.
La paventata “pandemia” del nuovo virus si trasformerà in affari miliardari per alcune solite note industrie farmaceutiche, per poi dissolversi nell’oblio, come accaduto per l’influenza aviaria. Gli autori di FarmaKiller, Stefano Apuzzo (già deputato e Presidente di Amici della Terra Lombardia) e Marcello Baraghini (fondatore di Stampa Alternativa), ricordano proprio l’esperienza dell’influenza aviaria e del relativo vaccino che invase i mercati e ripercorrono nel libro la storia di alcuni vaccini dagli effetti molto dubbi, quando non dannosi.
Molte malattie “storiche” hanno iniziato il trend calante nel mondo con il miglioramento delle condizioni di vita, di igiene e di alimentazione, ben prima dell’introduzione dei vaccini di massa. Per programmare una vaccinazione di massa occorre che si abbia di fronte una seria e pericolosa minaccia, non una influenza, simile a molte altre.
Le Big Pharma hanno bisogno di conquistare nuovi mercati per i propri farmaci: bambini, anziani, disagio e ansia, semplici influenze camuffate da “pandemie”. E gli Stati, tra cui quello italiano, stanno per regalare alle multinazionali del farmaco miliardi di euro. Un esempio della inutilità delle vaccinazioni massicce, riportato in FarmaKiller: dopo lo Tsunami del 2004, in Indonesia ricomparse la Polio, eppure ogni anno oltre il 90% della popolazione era stata vaccinata. Come mai? Forse centravano le condizioni igienico-sanitarie della popolazione, a seguito del disastro ambientale e sociale?
Continua
I tre libri che cambieranno il pianeta
In questi mesi ci siamo occupati di Responsabilità Sociale d’Impresa, particolarmente attenti ed interessati a svelarne trucchi e finzioni. Ci siamo accorti come, spesso, chi abbia davvero bisogno di progetti e iniziative targati CSR (Corporate Social Responsability) siano quelli che devono “ripulirsi la faccia” perché ne hanno già combinate di tutti i colori. A tal proposito, vogliamo segnalare l’impegno della storica casa editrice Stampa Alternativa che ha inventato la collana Ecoalfabeto dedicata ai temi della consapevolezza, dell’educazione, della salute, della difesa dei consumatori, della tutela dei più deboli, di un rinnovato rapporto con gli animali e l’ambiente. Di tale collana, tre libri ci interessano particolarmente perché trattanti il comportamento delle grandi imprese mondiali.
LE ‘SUGGESTIONI’ DI BENETTON - Quello che abbiamo scoperto e ci ha colpito per primo è ‘dedicato’ a una vecchia conoscenza del settore industriale italiano: la famiglia Benetton. Anche Benetton, infatti, sembra aver bisogno di investire molto su marketing e pubblicità per recuperare un’immagine verginale, aiutata dal suo portavoce Oliviero Toscani. L’autore del libro, infatti, Pericle Camuffo, ci riesce a spiegare molto chiaramente come anche l’impero Benetton utilizzi le “suggestioni” di fittizi progetti di responsabilità sociale per coprire le storie di sfruttamento, violazione dei diritti umani, povertà e corruzione che hanno contribuito a consolidarlo. United Business of Benetton ci racconta che pure un’azienda come Benetton, che ci ha martellato con cartelloni pubblicitari inneggianti alla fratellanza ed alla multiculturalità, che si è sempre mostrata anticonformista, attenta al sociale, nata dal basso e dal piccolo, è diventata simbolo di sfruttamento anche minorile, strangolando i controterzisti veneti e maltrattando gli abitanti di terre indigene. Benetton è diventata, come ci svela Camuffo, uno dei tanti esempi di Sviluppo Insostenibile: anche Benetton, come le altre grandi imprese transnazionali, non è capace (o interessata a) di dialogare con l’ambiente circostante e rispettarlo.
LOGHI ‘ECO’ - Le altre due pubblicazioni, invece, sono frutto del lavoro e degli studi di Stefano Apuzzo, giornalista e già deputato verde, esperto di “Sviluppo Sostenibile” come testificato dal suo sito web stefanoapuzzo.it. Eco Logo, scritto insieme a Danilo Bonato – consulente aziendale sulla sostenibilità e la responsabilità sociale d’impresa – “viviseziona” i più importanti comparti industriali e le aziende italiane per raccontare come si comportano e se hanno davvero a cuore le sorti del nostro pianeta, formulando delle vere e proprie “pagelle verdi”. Il libro, inoltre, si avvale di autorevoli contributi come quelli di Al Gore, Jeremy Rifkin e Fulco Pratesi, tutti impegnati da tempo nella lotta per la salvaguardia ambientale. Apuzzo, stavolta insieme a Marcello Baraghini (lo stesso fondatore di Stampa Alternativa), si è cimentato anche in un esercizio molto pericoloso che ha dato come risultato il terzo libro di cui vogliamo parlarvi, intitolato “Farmakiller”.
Continua
Quattro salti o quattro sberle in padella?
Il libro Quattro sberle in padella è stato per me un pugno sullo stomaco: non immaginavo che esistessero così tanti additivi in commercio. Questo libricino scritto a 4 mani da Stefano Carnazzi e Stefano Apuzzo [Stampa Alternativa] oltre a parlare di radiazioni, di soffisticazioni, di frode alimentari contiene pure un’interessantissima lista di coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, edulcoranti [e chi più ne ha ne metta!] con accanto avvertimenti e note interessanti.
Un esempio? Il E421 [mannitolo] è vietato in Svizzera [??!], il E336 [tartrati di potassio] è da evitare per chi ha problemi renali ed epatici [!!! ] ed i E320 ed E 321 contenuti in maggior quantità negli alimenti per bimbi… sono imputati di causare danni al organismo e sospettati di essere pure cancerogeni e ti pareva!
Ho scelto di parlare di questo libro per 2 motivi:
-
1. In linea diretta con il corso appena concluso di Autodifesa alimentare per appronfondire il discorso delle soffisticazioni
2. perché c’è stato il teletraining Codex alimentarius: per soldi o per amore? durante il quale il signor Sepp Hasslberger, intervistato dai nostri [mitici] Coach risponderà alle nostre domande.
Meglio approfittarne, no?
Continua
La Città del Sole è realtà, basta volerla costruire
Con questo libro abbiamo voluto descrivere un “mondo parallelo” che esiste ed è reale, ma è sconosciuto ai più. La “Città del Sole” non è un’utopia e neanche un luogo immaginario nel quale esercitare la fantasia rincorrendo sogni e mere speranze. La nostra Città del Sole è abitata da persone, energie e tecnologie vere: scelte non solo possibili, ma anche già in atto, casistiche di successo ampiamente testate. Nella Città del Sole non si rinuncia a nessuna delle esigenze e degli “optional” a cui il progresso ci ha abituati.
La differenza tra i due mondi paralleli, quello del sole e quello del petrolio, è, tuttavia, notevole; il secondo, quello attuale, basato sullo spreco e sui combustibili fossili, è insostenibile sia per noi, sia per il pianeta. Il mondo del sole, invece, è sinonimo di “sostenibilità” perché vive in armonia con la stella a noi più vicina e dalla quale dipende ogni forma di vita.
Il movimento delle “Città della Transizione”, nato in Gran Bretagna e di cui si parla nel libro, possiede in sé quella carica dirompente, innovativa e di forte cambiamento, che ci permette di collocare le città sostenibili nel nostro futuro. Ci permette di “toccare con mano” una realtà differente e di entrare, finalmente, in quel “mondo parallelo” che fino a pochi anni orsono appariva una pura utopia.
Vivere in una casa, ad esempio, che non solo non spreca e non consuma energia, ma che addirittura la produce, è indubbiamente benefico per l’ambiente nel quale è inserita, ma è anche più salutare e confortevole per chi la abita. La Casa del Sole è una casa in cui tutti i materiali sono scelti con la massima cura e nella quale la tecnologia ne ottimizza le funzioni.
Continua
La città del sole è la città del presente e del futuro
Jeremy Rifkin, quando parla di Terza Rivoluzione Industriale, si riferisce così alle fonti energetiche rinnovabili:
Forme rinnovabili di energia – solare, eolico, idroelettrico, geotermico, moto ondoso e biomasse – costituiscono il primo dei tre pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. Anche se queste energie nascenti rappresentano solo una piccola percentuale del mix energetico globale, esse stanno crescendo rapidamente in conseguenza degli obiettivi che i governi si sono dati e dei controlli periodici per la loro introduzione generalizzata nel mercato, e i loro costi in diminuzione le rendono progressivamente competitive.
Le tecnologie e le energie “verdi” hanno una caratteristica in comune: servono a realizzare prodotti, servizi e processi che generano valore utilizzando zero (se possibile) o comunque limitate risorse non rinnovabili. Pensiamo, ad esempio, alle centrali per la produzione di energia solare ed eolica, ai sistemi di coibentazione a bassa dispersione, alle auto elettriche, alle smart grid per l’ottimizzazione della distribuzione dell’energia, ai sistemi di purificazione dell’acqua, ai dynamic system basati su sensori e comunicazioni in rete per creare case e uffici intelligenti altamente efficienti, ai sistemi di illuminazione ad alta efficienza e risparmio energetico.
La Città del Sole è la Città del presente e del futuro che sostituisce la vecchia Città fossile. Questo saggio propone soluzioni e risposte concrete, sia ai cittadini e alle famiglie, sia alle pubbliche amministrazioni e alle aziende, per utilizzare subito le fonti energetiche pulite. Grazie alla liberalizzazione del mercato energetico, grazie agli incentivi previsti da leggi e finanziarie, grazie all’accessibilità delle nuove tecnologie, oggi è possibile “farsi in casa” o scegliere, consapevolmente ed ecologicamente, l’energia che ci serve. La Città del Sole apre un’importante finestra e lascia entrare, in casa nostra, i luminosi raggi del sole.
Continua
reti energetiche più efficienti: e l’Italia torna al nucleare
Non voglio estinguermi come un dinosauro e non voglio che nelle campagne dietro casa mi installino una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive. Eppure, cosa devo fare perché queste mie indisponibilità non siano interpretate come capricci “egologisti” di chi sa dire soltanto “no”? Devo operare delle scelte nella vita quotidiana, negli usi e nelle abitudini di ogni giorno: per non sprecare energia, per non acquistare prodotti energivori, inutili o impattanti e per ridurre la mia impronta sul pianeta. Perché queste scelte, facili da attuare, siano efficaci, è necessario che siano adottate da tante famiglie e che anche i governi facciano scelte consapevoli e lungimiranti.
Preservare ai nostri figli e ai nostri nipoti un pianeta vivibile e dove vi sia ancora energia da impiegare è un obbligo, un impegno da rispettare. Altrimenti, la nostra generazione passerà alla storia come predona e ladra di futuro. Io non dico “no” e basta, dico “sì” a scelte intelligenti e mi rifiuto di avallare scelte retrograde, sprecone e suicide, come quella dell’atomo “sporco” o del petrolio (che tra non molti anni sarà esaurito).
Mentre io e milioni di persone facciamo scelte consapevoli, mosse dall’interesse di salvare il pianeta, molti governi fanno scelte che obbediscono a ben altri interessi. Non è un caso che l’ex-Presidente statunitense, George Bush, avesse chi, alla Casa Bianca, gli correggeva le relazioni scientifiche sui cambiamenti climatici, in versione molto più “ottimista”. Mentre gli Stati Uniti di oggi, con il Presidente Obama, investono miliardi nella “Green economy” e nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, ma anche nell’innovazione di reti energetiche più efficienti, l’Italia cosa fa? Propone il ritorno al nucleare.
Continua
Eco Logo: cosa fare dopo Kyoto? / 2
Su tutti e sette i continenti, il concerto Live Earth ha attirato l’attenzione del genere umano per dare il via a una campagna triennale che renda tutti gli abitanti del pianeta consapevoli che la crisi climatica può essere risolta in tempo per evitare la catastrofe. I singoli individui sono uno degli elementi della soluzione. Citando Buckminster Fuller:
Se il successo o il fallimento di questo pianeta, e della specie umana, dipendesse da quello che sono e da quello che faccio, come sarei? E che cosa farei?
L’azione individuale dovrà indirizzare e guidare l’azione dei governi, e gli americani da questo punto di vista hanno una responsabilità speciale: per gran parte della nostra breve storia, gli Stati Uniti e il popolo americano hanno garantito al mondo la loro leadership morale. Il Bill of Rights, i principi democratici inscritti nella Costituzione, la sconfitta del fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, la vittoria sul comunismo e la conquista della Luna, sono tutti risultati della leadership americana.
Una volta di più, noi americani dobbiamo unirci e premere sul nostro governo perché raccolga questa sfida globale. La leadership americana è una precondizione per il successo. A questo scopo, dovremo esigere dai nostri governanti che gli Stati Uniti sottoscrivano, nel giro dei prossimi due anni, un trattato internazionale che tagli le emissioni inquinanti del 90% nei Paesi sviluppati e di oltre la metà a livello mondiale, in tempo perché la prossima generazione possa ricevere in eredità una Terra in buona salute.
Continua
Eco Logo: cosa fare dopo Kyoto? / 1
Noi – la specie umana – siamo giunti ad un momento decisivo. È inaudito, e fa perfino ridere, pensare di poter davvero compiere delle scelte in quanto specie, ma è proprio questa la sfida che ci troviamo davanti. La nostra casa – la Terra – è in pericolo. Non è il pianeta a correre il rischio di essere distrutto, ma le condizioni che lo hanno reso un luogo accogliente per gli esseri umani.
Senza renderci conto delle conseguenze delle nostre azioni, abbiamo cominciato a riversare nel sottile involucro di aria che circonda il nostro mondo quantità di anidride carbonica tali da arrivare letteralmente ad alterare l’equilibrio termico tra la Terra e il Sole. Se non ci fermeremo, e in fretta, la temperatura media crescerà a livelli che gli esseri umani non hanno mai sperimentato fino ad ora, mettendo fine al propizio equilibrio climatico su cui poggia la nostra civiltà.
Nell’ultimo secolo e mezzo, sempre più freneticamente, abbiamo estratto dal terreno quantità sempre maggiori di carbonio, principalmente sotto forma di petrolio e carbone, bruciandolo al ritmo di 70 milioni di tonnellate di CO2 riversate ogni 24 ore nell’atmosfera terrestre. Le concentrazioni di anidride carbonica, che non erano mai salite oltre il livello di 300 parti per milione (ppm) da almeno un milione di anni a questa parte, sono cresciute dalle 280 ppm dell’inizio del boom del carbone fino alle 383 ppm di quest’anno.
La conseguenza diretta è che molti scienziati adesso ci avvertono che ci stiamo avvicinando a una serie di “punti di non ritorno”, che nel giro di 10 anni potrebbero metterci nell’impossibilità di evitare danni irreparabili all’abitabilità del pianeta per gli esseri umani. Negli ultimi mesi, nuovi studi hanno dimostrato che la calotta glaciale artica, che aiuta il pianeta a raffreddarsi, si sta sciogliendo a ritmi quasi tre volte più veloci di quanto previsto dai più pessimistici tra i modelli elaborati al computer. Se non agiremo, nel giro di appena 35 anni, il ghiaccio potrebbe arrivare a scomparire completamente nei mesi estivi. All’altra estremità del pianeta, al Polo Sud, gli scienziati hanno scoperto nuove prove di scioglimento della neve in un’area dell’Antartide occidentale grande quanto la California.
Continua
Eco Logo: l’industria italiana difende o distrugge l’ambiente?
Nei prossimi decenni la temperatura della Terra aumenterà di uno, di due, di quattro o di sei gradi? Potrebbe apparire una discussione accademica. Teorica. E invece stiamo parlando del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Stiamo parlando del destino che potrebbe farci assistere, da anziani, alle inondazioni delle nostre città causate dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’innalzamento dei mari.
Secondo tutte le previsioni, se l’umanità intera sarà così brava da azzerare le emissioni di anidride carbonica tanto da contenere l’aumento della temperatura globale di “solo” due gradi, avremo comunque sconvolgimenti ambientali e sociali non indifferenti. Con questo scenario “ottimistico” potremmo assistere non all’estinzione del genere umano, bensì all’inondazione di Venezia, del centro di Londra, di Miami e Manhattan, con tutte le coste mediterranee, incluse quelle italiane, ridotte a deserti aridi.
Con l’aumento di un grado centigrado della temperatura globale scompaiono i piccoli ghiacciai, aumentano malaria e altre malattie tropicali, si scioglie il permafrost, scompaiono l’80% delle barriere coralline e si affievolisce la corrente del Golfo. Sarebbe solo l’inizio di una serie di eventi drammatici a catena. Con l’aumento di due gradi, l’acqua potabile diminuirebbe del 20-30%, la resa agricola si abbatterebbe del 10%, avremmo 60 milioni di nuovi casi di malaria in Africa, le alluvioni lungo le coste interesserebbero 10 milioni di persone in più e il ghiaccio della Groenlandia si scioglierebbe definitivamente.
Con più quattro gradi centigradi la disponibilità di acqua potabile diminuirebbe del 30-50% nell’area mediterranea, scomparirebbero i ghiacci dell’Himalaya e si prosciugherebbero i fiumi di India e Cina, favorendo migrazioni bibliche. La malaria arriverebbe in pianta stabile in Europa e le rese agricole diminuirebbero del 15-35%. La pesca diventerebbe quasi un lontano ricordo. Trecento milioni di persone in più sarebbero esposte alle alluvioni, sarebbe distrutta la foresta amazzonica e le tundre con la liberazione di gas metano e altri gas ad effetto serra che farebbero aumentare ancor di più la temperatura. Il livello del mare si innalzerebbe di 7 metri, sommergendo intere città costiere.
Continua
Una competizione positiva: la corsa per salvare il pianeta
Eco Logo squarcia il velo della pubblicità con l’ambizione di scoprire, tra i vari settori dell’industria quali, in realtà, hanno comportamenti ambientalmente corretti e responsabili e quali no. Trovo affascinante l’idea di mettere a confronto, con tutte le cautele del caso, le prestazioni ambientali delle diverse squadre produttive italiane, segnalando i giocatori industriali che hanno la minore impronta ecologica sul campo della sostenibilità.
Le imprese intelligenti oggi risparmiano l’ambiente perché questo fa risparmiare i loro budget. Per le aziende che hanno un brand, un logo, anzi un Eco Logo, da difendere sul mercato consumer, è fondamentale promuovere una immagine linda e sensibile ai problemi del pianeta. I consumatori-cittadini, infatti, sono sempre più attenti a ciò che acquistano: secondo uno studio del 20071, negli ultimi due anni, il 50% dei consumatori ha preferito prodotti rispettosi dell’ambiente in termini di packaging, di ingredienti utilizzati o di relativi messaggi pubblicitari.
Le imprese che hanno puntato sull’efficienza energetica, su “zero rifiuti”, sulla riduzione dei consumi di acqua, hanno avuto significativi risparmi economici nelle bollette. Altre aziende hanno addirittura deciso di produrre l’energia autonomamente, con fonti rinnovabili e in co-generazione. Il gioco delle patenti ambientali alle imprese e ai comparti industriali, lanciato da questo volume, mi sembra, oltre che divertente, interessante perché stimola una competizione in positivo tra le imprese a fare sempre di più per ridurre i propri impatti e sempre meglio nell’efficienza energetica e nella sostenibilità.
Continua
La grande cintura verde dell’area metropolitana milanese
Una crisalide pronta a diventare farfalla. Con questa metafora che evoca trasformazione, sviluppo, splendida crescita, mi piace descrivere il Parco Agricolo Sud Milano. Un abbraccio verde della nostra provincia. Un territorio ricco di cultura e tradizione, con grandi opportunità di crescita. La storia del Parco Agricolo Sud Milano ha origini lontane e viene introdotta nella pianificazione dell’area metropolitana per la prima volta verso la fine degli anni ‘60. In questo periodo il parco veniva chiamato “Parco Attrezzato Sud” ed era immaginato come un grande spazio da risistemare al servizio della città.
L’idea di un parco agricolo visto come una “grande cintura verde” diviene più forte intorno alla metà degli anni ‘70, quando l’obiettivo diventa la creazione di un’area dove far coesistere sviluppo agricolo e attività del tempo libero. Così nel 1983, con legge regionale, il Parco Agricolo Sud Milano viene alla luce, identificato come area di rilevanza ambientale prima e come parco di cintura metropolitana e parco agricolo poi. Nel 1990, grazie a un “comitato di proposta” costituito dai comuni interessati, viene approvata ed entra in vigore la legge regionale che sancisce la nascita ufficiale del Parco Agricolo Sud Milano.
Un’area di vastissime dimensioni (47.000 ettari), che coinvolge 61 comuni, nata per difendere e valorizzare il patrimonio e la storia di un territorio che nei secoli ha significato lavoro, ricchezza della terra, coltivazione, tradizione, difesa delle acque. Un’area agricola, come indica il nome stesso, espressione di una personalità territoriale precisa che dalla storia trae le proprie ragioni d’essere. Un’area viva che si propone anche come continuum con i contigui parchi del Ticino e dell’Adda Nord.
Continua
Il territorio: una risorsa che è patrimonio di tutti
In 50 anni il nostro paese ha cambiato volto: il consumo di 100.000 ettari di suolo l’anno ha travolto secoli di cultura e intaccato il valore economico riconducibile agli usi agricoli e naturali del territorio. Di fronte a obiettive difficoltà economiche, oggi gli enti locali per mantenere un alto livello di servizi alla cittadinanza sono costretti inesorabilmente a “svendere” la “risorsa territorio” alle attività edilizie?
Oppure esiste una via sostenibile alla valorizzazione e tutela del territorio e dell’ambiente? Esiste un’economia “verde”, sostenibile? La strada ambientalista allo sviluppo è percorribile? La valorizzazione delle eccellenze rurali, storiche, agro-alimentari, le attrattive ambientali, le oasi naturalistiche, le opzioni ecologiche di aggregazione e svago nella natura possono compensare la carenza di risorse economiche dei comuni?
Il patrimonio natura può essere messo a frutto, valorizzato, senza rinunciare a tratti di incontaminazione, al territorio agricolo, alle cascine, alle rogge, alla presenza di animali selvatici? Forse sì, anzi è proprio partendo da questa certezza che proponiamo con questo libro alcune eccellenze della zona a vocazione agricola e rurale più estesa della Provincia di Milano che i cittadini di altri comuni e province sarebbero e sono lieti di visitare e vivere.
La sensibilità e la cultura ambientalista, oggi patrimonio anche di enti locali, come città, comuni e la Provincia di Milano, propongono un’azione di tutela del paesaggio e della vocazione agraria individuando una definizione più ampia di paesaggio nel rispetto della storia, della natura e delle attività umane compatibili e promuovendo intese su politiche attive di salvaguardia.
Continua
Lettere al di là del Muro: il Paese che non c’è
Come si può vivere in un Paese che non esiste? Ci vuole tutta la fantasia e l’incoscienza di un bimbo. Il Paese che non c’è, invece, esiste davvero ed è popolato da almeno quattro milioni di persone, mentre altrettanti vivono dispersi nei quattro continenti: uomini, donne, bambini; soprattutto anziani. Il Paese che non c’è è tutto nascosto dietro ad un alto Muro di cemento, i suoi abitanti non possono uscire e gli altri non possono entrarvi. Una volta era una terra verde ornata di ulivi centenari, ma molti di questi alberi, dal legno tortuosamente ricamato, sono stati tagliati. Nel Paese che non c’è si entra solo attraverso i passaggi guardati a vista dai soldati con i loro M16 a tracolla, presidiati dai metal detector, dai rilevatori di impronte digitali; circondati dal filo spinato e con le porte girevoli in acciaio.
Da quelle porte può passare solo chi ha in tasca un permesso speciale, la carta blu. Molti abitanti del Paese che non c’è hanno parenti e amici fuori dalle mura, coltivavano le terre rimaste oltre il filo spinato, ma non ci possono più andare. I soldati non li fanno passare. Gli abitanti del Paese che non c’è, rimasti fuori dal Paese che non c’è, sono privati della propria identità ed è vietato loro sventolare la bandiera quadricolore del Paese che non c’è. Questo strano Paese, in bilico tra il sogno e l’incubo, ha sempre meno spazio, le terre sono requisite dai soldati, le case abbattute per ragioni di sicurezza o per far posto ai nuovi arrivati da fuori. Il commercio tra i villaggi è vietato, molti negozi sono stati chiusi delle Autorità militari.
Continua
Lettere al di là del muro: smontare un’iconografia
Decenni di filmografia americana sono riusciti a trasformare le vittime in carnefici e viceversa. Gli Apache, gli Iroki e le altre nazioni indiane indigene, nell’immaginario collettivo, non erano più vittime del maggior genocidio compiuto nella storia dagli europei. No, questi popoli erano diventati, agli occhi del mondo, “i cattivi”, coloro che assalvatano carovare e villaggi dei “bianchi” (”i buoni”) sgozzando, stuprando e tagliando lo scalpo. Anche quest’ultima gentilezza, al pari del taglio della testa, diffusa e praticata nel vecchio continente dai Celti e in Asia dagli Sciiti, diventava un marchio registrato degli “indiani” del Nord America.
Il cinema ieri e oggi la televisione riescono a stravolgere la storia e la realtà a furia di un martellamento propagandistico di messaggi semplici ed efficaci. Al pari degli indiani d’America, riscattati dalla filmografia ufficiale e dall’immaginario collettivo dopo decenni di menzogne e falsità, oggi tocca ai palestinesi e agli arabi in generale vestire i panni dei “cattivi”, dei kamikaze e dei terroristi. Hollywood detta legge alle opinioni pubbliche mondiali. La potenza della televisione e dei mass media - i nostri Hollywood - ha un ruolo fondamentale nella divulgazione e nello stravolgimento delle ragioni delle parti in conflitto.
Israele occupa, dal 1967, illegalmente e militarmente, i Territori Palestinesi con una politica criminale che nega i diritti umani di milioni di palestinesi e, a malapena, “tollera” i propri cittadini arabi con un evidente atteggiamento razzista nei loro confronti. I cittadini israeliani di origine palestinese non possono essere arruolati nell’esercito e nelle forze di polizia e sono considerati, a tutti i livelli, “cittadini di serie B”, da quella che è, generalmente, considerata dai media occidentali “l’unica democrazia del Medio Oriente”.
Continua









