Cambiare il mondo? Certo: un media activist alla volta

Hacker, scienziati e pionieri di Carlo GubitosaAncora dal libro di Carlo Gubitosa, Hacker, scienziati e pionieri, ecco alcuni stralci della postfazione di Bernardo Parrella. E mentre il volume cartaceo sta ricevendo un’ottima accoglienza nelle librerie, ricordiamo che la versione integrale elettronica è liberamente disponibile sotto licenza Creative Commons.

Cambiare il mondo? Certo. Una persona alla volta. O, visti i tempi, un computer alla volta. Anzi: un media activist alla volta. Perché quella che stiamo sperimentando all’alba del nuovo millennio è nulla di meno che la rivoluzione dei personal media. L’individuo al centro di ragnatele grandi come il mondo. E, a loro volta, ragnatele concentriche fatte di singoli, reti sociali, nodi informatici—tutti punti infinitesimali, parimenti vitali, di un’intelaiatura fluidamente interdipendente. Una rivoluzione instancabile che, proprio facendo tesoro del percorso attivato fin qui da hacker e scienziati, pionieri e innovatori, ne rinnova le spinte sociali fino a catapultarci in un futuro prossimo altrettanto gravido di liete sorprese. A partire da quel torrente di creatività che oggi si esprime attraverso una miriade di blog, video autoprodotti, esperimenti di social networking, citizen journalism e testate indipendenti. Tenuto insieme grazie al pulsare continuo di condivisione e community, quel costruire sulle spalle di chi ci ha preceduto che rappresenta il senso stesso della storia sociale della comunicazione elettronica.

Il punto è, spiegano gli esperti, che il social networking va sempre più facendosi multidimensionale e mainstream, con l’annesso interesse dei grandi media e del big business. E, soprattutto, con la cascata di utilizzi che gli individui non mancheranno di inventarsi, come già successo per le altre “creature” di Morse, Edison, Marconi e Gates descritte nei capitoli precedenti. Perché alla fin fine sarà proprio questo magma creativo e condiviso il ricordo, e al contempo la spinta, delle odierne “invenzioni” socio-tecnologiche: «L’aspettativa dei giovani è quella di poter interagire con tali media, di comunicare con loro, di dar loro un qualche tipo di forma diversa. I media devono poter fluire in entrambe le direzioni, non soltanto tramite i canali unidirezionali di Hollywood. Su Internet, la prima direttiva è la condivisione di esperienze.», recita la prefazione di un tomo imperdibile, Darknet: Hollywood contro la generazione digitale.

Comunque andrà veramente a finire, l’andazzo è chiaro. Sarà questo magma creativo e condiviso, l’intelligenza collettiva e connettiva della Rete, a porsi contemporaneamente come spinta, stimolo e fine delle “invenzioni” socio-tecnologiche del futuro. Dove conteranno assai meno i nomi altisonanti. Dove hacker e pionieri andranno tranquillamente mescolandosi con scienziati, businessman, esperti. Con illustri sconosciuti e cittadini volenterosi che daranno vita a forme impensate di comunicazione. E con la socialità, in ogni sua dimensione, sempre più vissuta come bisogno ed espressione cruciale di ogni essere umano. A conferma del fatto che il futuro della scienza in senso lato, come il suo passato, non riguarda formule e concetti astratti, né tanto meno torri d’avorio, ma rimane fonte di vita vissuta, res publica, bene comune. Come garantirne la tutela (e lo sviluppo) per le generazioni future? Semplice: partecipare, partecipare, partecipare.

Commenti

2 commenti to “Cambiare il mondo? Certo: un media activist alla volta”

  1. Gubitosa: la storia degli hacker in un libro | Blog Tecnologia on Maggio 8th, 2007 07:12

    […] La prefazione del volume è stata scritta da Howard Rheingold mentre la postfazione è firmata da Bernardo Parrella. […]

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