Gli Usa ammirano l’Italia, ma non chi la governa
Rosario Ansalone, che ha inviato un commento al mio intervento sulla biga rapita e dintorni, ha perfettamente ragione quando dice di quanta poca considerazione godano gli italiani e l’intero paese da parte di chi abita i nostri palazzi del potere e dei signori che guidano le sorti del paese più potente mondo. La storia della biga di Monteleone ne è un esempio molto chiaro. Il più ricco banchiere dell’epoca, JP Morgan, si innamorò della biga e la volle a ogni costo. Non solo sborsò una discreta somma di denaro (cosa niente per lui), ma organizzò a Roma una campagna politico-propagandista, a base di terreni, ville e palazzi da regalare all’Accademia americana voluta dall’allora capo di governo, Giovanni Giolitti. Il quale compensò l’amico banchiere facendo finta di niente sulle denunce presentate in Parlamento sul “rapimento” della biga.
Da quell’episodio del 1902 fino a oggi, gli americani, grazie alla politica degli uomini che li hanno guidati con il potere e il denaro, sono stati abituati a credere che gli altri paesi, l’Italia in particolare, siano al loro servizio. Ma credere che per questo gli americani disprezzino l’Italia e gli italiani, sarebbe un errore grossolano. Gli americani, soprattutto quelli che hanno una cultura classica o che per lo meno hanno letto libri di storia e visto film e documentari, o magari frequentano altre persone colte e curiose, ammirano l’Italia, le sue risorse, le sue bellezze, la genialità della gente, il suo passato, i grandi personaggi della letteratura, dell’arte e della scienza (basta pensare allo straordinario successo americano del “Codice da Vinci”), i musei e tutti i tesori che conservano, i siti archeologici e, perché no, la pizza, e anche le donne che considerano tra le più belle al mondo. Soltanto che sono invidiosi dei nostri quadri, delle nostre statue, dei nostri reperti etruschi e romani. E dei nostri musei. Il Metropolitan, che vanta la nostra biga, è il più ricco e sfarzoso d’America, un vanto della città e un riscatto per l’America che subisce l’indiscussa superiorità del patrimonio artistico europeo, e che nello stesso tempo è attratta dalle opere d’arte di cui vanno fieri i musei di Parigi e di Londra. Lo ammette lo stesso direttore del Metropolitan, Philippe de Montebello: “Perché i privati, tutti ricchi e colti, finanziano i musei americani? E’ semplice: l’America non ha nelle sue città i capolavori che si ammirano a Roma, a Venezia a Firenze e in altre cento città italiane. Gli americani vogliono l’arte nelle città, hanno fame di cultura e non avendola per le strade, provvedono personalmente ad arricchire i musei”.
Però, molte volte, i ricchi americani hanno arricchito i loro musei in modo poco lecito, comprando in Italia opere, oggetti e reperti rubati, quindi sottratti al patrimonio artistico italiano. La biga di Monteleone è una delle tantissime opere trafugate in America e illegalmente possedute dai musei. L’episodio del furto della biga di Monteleone si sta amaramente chiudendo senza la scoperta dei colpevoli. Da quando il carro etrusco fu presentato, dall’autunno 1904 al Metropolitan, l’opinione pubblica americana percepì, attraverso le cronache dei giornali, che era possibile andare in Italia, ordinare quelle opere o quei reperti archeologici che più piacevano, pagare una somma nemmeno troppo esosa a tombaroli o ladri di mestiere, e caricare la preziosa merce su una nave e poi su un cargo e farli arrivare tranquillamente a destinazione, a New York a Los Angeles, a Boston, a Philadelphia. Si è diffusa così, in America, l’immagine di un paese dove il patrimonio artistico non è validamente protetto e tutelato e dove bastano alcune miglia di dollari per portarsi oltreoceano opere preziose.
Gli americani hanno saputo distinguere. L’Italia piace, la ammirano. Basta osservali, i turisti americani, con il naso in su a piazza San Marco, a Venezia, davanti al Colosseo o alla fontana di Trevi a Roma, e nelle piazze e nelle vie delle altre città da bere. E crepano d’invidia, quando girano le sale dei musei, ricchissime di opere d’ogni epoca. E pensano: poterle avere noi, nei nostri musei. Ma pensano anche, e le testimonianze forti e coraggiose dei grandi quotidiani come il New York Times, Boston Globe, Wall Street Journal, Los Angeles Times, lo dimostrano, che è possibile depredare il patrimonio artistico italiano, perché le autorità, quelle di ieri e quelle di oggi, non fanno il loro dovere. Sono neghittose, incapaci, pronte al compromesso, insensibili. Per l’inevitabile gioco delle parti, qualche ministro o sottosegretario, ogni tanto, si presenta alla ribalta con il megafono per dichiarare guerra ai ladroni. Racimola un po’ di pubblicità sui giornali e sulle reti televisive, guadagna un po’ di considerazione, poi ritorna alle sue normali attività. La guerra, quella almeno, finisce. L’Italia e gli italiani ci rimettono in dignità e gli americani, esperti nel mestiere, ne approfittano. Tanto sanno che chi governa il nostro paese non fa paura. A Roma tutti leoni; quando scorgono in lontananza la cupola della Casa Bianca, diventano tutti agnellini.
Nota di cronaca odierna, 31 gennaio 2007. L’ordine del giorno sulla richiesta americana di ampliare la base militare di Vicenza è stato approvato dalla maggioranza di governo compattissima, dopo però che il testo presentato dall’opposizione sullo stesso argomento era passato anche con i voti di una parte della maggioranza. Una figura meschina e ridicola, commentano già i notisti politici. Amico Ansalone, ricordi i ruggiti dei radicali di sinistra nelle aule del potere a Roma e per le strade di Vicenza? Appena il governo scricchiola, il ruggito diventa un belato. Povera biga; e poveri noi.
Commenti
3 commenti to “Gli Usa ammirano l’Italia, ma non chi la governa”
Lascia un commento










Ciao Mario, come sei venuto a conoscenza di questa vicenda? Perché hai deciso di occupartene e come ha iniziato a “indagare” sulla biga rapita? Grazie e scusa per tutte queste domande.
Romina.
Cara Romina, “La biga rapita” é nata in tre diverse fasi e per tre motivi principali.Dell’esistenza della biga sono venuto a conoscenza almeno trent’anni fa, quando girovagando in carca di siti etruschi,sono arrivato a Norcia, cittadina splendida dell’Umbria.Qui un vecchio signore, al quale avevo chiesto “novità” di millenni fa,mi parlò di un carro etrusco che era stato trovato nel 1902 vicino a Norcia, a Colle del Capitano, e che era stato rubato da un ricchissimo banchiere americano che lo regalò al Metropolitan Museum. Andai subito a consultare un catalogo del celebre nuseo e accertai che la biga etrusca trovata a Colle del Capitano era esposta al Metropolitan sin dall’autunno 1903.Fu quindi la curiosità a farmi iniziare una indagine sulla biga che doveva avere avuto un padrone e una storia antichissima e misteriosa. Così, iniziai l’inchiesta per il gusto di ricostruire episodi del tutto misteriosi, mai apparsi su qualche libro, e per capire quali e quanti personaggi avevano avuto a che fare con la biga in 2500 anni. Giovandomi anche della mia posizione di inviato del settimanale “L’Esptresso”, dove ho lavorato per trent’anni,ho potuto mettere le mani su documenti inediti, in Italia,in Francia e negli Stati Uniti.Lo scopo era quello di rifare il viaggio della biga da un colle dei monti Sabini, nel cuore dell’Umbria, fino alla Fifh Avenue di New York.Ho impiegato tutto questo tempo per rifare il viaggio della biga: così ho potuto raccontare l’itinerario da Norcia a Roma, l’interesse del famoso banchiere JP Morgan, il trasferimento dalla stazione Termini di Roma fino a Parigi dove il carro fu nascosto per qualche mese nei sotterranei di una importante banca. Quindi il viaggio al porto di Le Havre, l’imbarco su una nave, smontata e nascosta dentro alcune casse di frumento, infine l’arrivo qualche mese dopo a New York.Mi sono accorto, man mano che andavo avanti nelle indagini,che la storia della biga é davvero “un’avventura senza precedenti”, come ha scritto Corrado Augias nella sua rubrica sul Venerdì di Repubblica. Ho svolto indagini in Italia, in Umbria e a Roma per offrire al lettore anche l’atmosfera politica di quel 1902, quando nessuna autorità intervenne per bloccare la biga rapita. Poi a Parigi, infine a Le Havre, il porto delle nebbie, dove all’epoca era un viavai di personaggi incredibili dal nuovo al vecchio mondo.Poi è subentrata la voglia di dare una mano a quanti in Italia si sono sempre battuti per chiedere il ritorno della biga alla propria terra d’origine:il comune di Monteleone di Spoleto, la regione Umbria, molti cittadini dei paesi attorno a Norcia e Spoleto, ma anche tanti altri in tutta Italia,politici, studiosi e archeologi.La biga, non ci sono dubbi, è stata rubata, portata di nscosto in America ed esposta per oltre un secolo a New York. Soltanto quattro anni fa, dopo cent’anni,il comune di Monteleone ha deciso di iniziare una battaglia legale contro il Metropolitan per riavere la biga.La direzione del museo ha sempre risposto di “no”. Ci vorrebbe l’appoggio ufficiale del governo italiano il quale, invece, non ne vuol sapere, e i motivi li ho già indicati in un precente intervento.Adesso la battaglia entra nella fase più calda: il sindaco di Monteleone ha chiesto un incontro con il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli.Dovrebbe svolgersi, se il ministro accetta, la prossima settimana. Allora, ne riparleremo.