16 agosto 1977/16 agosto 2012: trentacinque anni con Elvis

copertina

Quando Elvis morì, il 16 agosto del 1977, un grande senso di smarrimento avvolse la comunità musicale mondiale. Con lui non se ne era andato via solo un cantante. Se ne era andato via definitivamente il sogno del rock and roll, quello in cui più di due generazioni avevano visto l’ambizione, la speranza e la sicurezza che non solo la musica, ma anche il mondo che essa avvoltolava, avrebbero potuto essere per sempre sorridenti, esattamente come lo era stato Elvis nei suoi ventuno anni da stella della musica mondiale.
Tutto a un tratto i timori sociali che gli artisti della fine degli anni Sessanta e Settanta avevano ben descritto nei loro libri e canzoni erano diventati una dura realtà, della quale ancora oggi paghiamo le conseguenze.
Trentacinque anni sono passati da quel triste 16 agosto, che sembrò voler scrivere la strofa finale di “American Pie” di Don McLean, ma Elvis è riuscito ad andare oltre le mode, oltre le musiche, oltre i repentini capovolgimenti sociali e, forse, oltre se stesso.
Spesso mi sento chiedere quale sia il segreto della sua longevità.
Sinceramente non lo so… ma più passa il tempo e più mi convinco che molto di ciò sia attribuibile alla grandissima forza interiore e umana che portava con sè e che in tanti frangenti della sua carriera è stata oscurata (nel bene o nel male) dalla sua arte e, perché no, dal suo personaggio.
Una volta intervenuta prematuramente la sua scomparsa e pian piano scemate le tante (troppe) dicerie sulla sua vita personale, la sua storia, non leggenda, si è trasformata in una lunga maratona, dove il più forte (proprio lui) ha dimostrato di essere tale a lungo termine.
Pian piano, inconsciamente, il mondo ha finalmente capito che lo straordinario artista era anche un uomo di – forse – pochi, ma grandissimi principi e che tali valori ha sempre cercato di trasmettere tramite semplici messaggi con la sua musica e i suoi innumerevoli concerti.
Elvis Presley è stato un grande filantropo, che non ha mai dimenticato le proprie origini, ha sempre mostrato un enorme senso del dovere (dall’essere sempre puntuale e pronto ai suoi spettacoli, all’onorare tutti i doveri di cittadino, dal pagare le tasse a svolgere il servizio militare senza chiedere agevolazioni che facilmente gli sarebbero state concesse), di avere un genuino timore nei confronti di Dio (consapevole che ciò che gli aveva donato in qualsiasi momento avrebbe potuto toglierglielo) e soprattutto un immenso rispetto del pubblico. Nessun artista prima (e dopo) di lui ha concesso libero accesso ai suoi ammiratori alla sua residenza privata, ben conscio che per loro quello sarebbe stato forse uno dei momenti della vita, da portare a casa e mostrare per sempre ai propri amici e familiari. E allo stesso tempo non esistono testimonianze di persone trattate male o con sufficienza da lui, per non parlare dell’immensa beneficenza fatta senza alcuna pubblicità.
La sua musica, unita a un grandissimo senso di autoironia, ha altresì trasmesso l’importanza di non prendersi troppo sul serio (proviamo a guardarci intorno per capire come funziona oggi…), perché tutti siamo solo di passaggio su questa terra.
Forse è proprio questo il segreto della longevità di Elvis, che fa sì che dopo trentacinque anni la sua città e la sua abitazione, ma in ultima analisi lui stesso e la sua arte, continuino a essere meta di tributo (non pellegrinaggio) dei suoi ammiratori da tutto il mondo.
Il mondo e la storia non dimenticheranno Elvis Presley tanto facilmente.

Sebastiano Cecere – 16 agosto 2012
Autore di “Elvis In Concert 1945-1977”

8 thoughts on “16 agosto 1977/16 agosto 2012: trentacinque anni con Elvis

  1. a volte mi soffermo a pensare….la sua voce e’ immortale mi da’un senso di benessere mi rende piu’sensibile .questo e’ ELVIS

  2. che dire Seba .. Elvis ha riempito la mia vita e ovunque io vada se trovo una chitarra canto Elvis ed è li che si capisce che è stato un grande perchè ancora oggi vive nei ricordi della gente .

  3. Bravo Seba, un ottimo articolo sul King per i 35 anni dalla scomparsa. Sopratutto hai rimarcato il predominio della sua figura come uomo, l’artista è stato già abbastanza analizzato, hai fatto bene.
    Un artista che si è dato al suo pubblico al massimo, lo ha sempre rispettato, ha fatto i suoi doveri verso lo stato ( tasse, militare ecc. ecc.)
    Un uomo che non si è mai dimenticato di Dio e della fortuna che ha avuto in confronto a tanti altri milioni di persone, con una sincera e nascosta beneficenza. Una sfaccettatura diversa del grande Elvis che magari molti non conoscono……bravo Seba un abbraccio Attilio

  4. Se amo la musica, se ho avuto l’opportunità per un breve ma intenso periodo della mia vita, di suonare (… sognare) e divertirmi con altri musicisti, se ho amicizie fraterne, sincere e inossidabili che hanno superato la boa dei trent’anni di frequentazione – e quella con te, caro Seba, ne è la dimostrazione principe -, se conosco discretamente l’inglese, se ho avuto la possibilità e il privilegio di collaborare alla stesura dell’imponente, preciso, inimitabile tuo capolavoro editoriale che non passerà di sicuro inosservato (anzi…), se tra i miei ricordi posso annoverare una meravigliosa vacanza negli Stati Uniti – Graceland inclusa, ovviamente – con te e tante altre persone simpatiche unite dall’amore per … (guess who?), se in questo istante sto elencando tutte queste belle cose… lo devo esclusivamente a quel dono di Dio che per una generosa porzione di anni ha voluto ‘prestarci’ affinché ne godessimo appieno le inestimabili qualità umane e soprattutto artistiche: Elvis Presley .

  5. Ciao Seba, bell’articolo come sempre, condivido quello che dici e vorrei qui dire una cosa che dimostra quanto Elvis fosse legato ai suoi fans: tu sai che Livio ed io abbiamo incontrato Elvis 2 volte nei camerini dell’Hilton nell’agosto 1972, nel primo incontro, il 26 agosto, gli abbiamo consegnato una coppa che io avevo fatto fare a Milano con la dedica “To Elvis from the E.P. Italian Fan Club”…quella coppa Elvis l’ha portata a Memphis ed è esposta assieme alle altre nella sala dei Trofei a Graceland!
    Un abbraccio. Nicla

  6. Basta scendere leggermente sotto la superficie per capire quanto profondo sia stato l’uomo oltre che il personaggio Elvis.
    Basta ascoltare la sua musica con mente aperta e semplicità per amarlo come si ama un fratello.
    Basta approfondire la conoscenza dell’uomo attraverso le testimonianze e le biografie per comprendere quanto profondo fosse il lato umano di Elvis.
    Grazie Sebastiano per il bell’articolo e soprattutto grazie per il tuo libro, ormai compagno delle mie serate, splendido esempio del tuo amore per Elvis
    Luca

  7. Cosa posso dire sul grande Elvis che non sia già stato scritto e che non risulti da subito a chi legge banale e scontato? Nulla forse, perchè su Elvis è già stato scritto di tutto e di più (anche a sproposito, lo sappiamo tutti). Quindi quello che vorrei riuscire a fare con queste poche righe è semplicemente tributargli, ancora una volta, tutta la mia gratitudine per i bellissimi momenti “in musica” che mi ha regalato. Seguo Elvis dal 1979 e nonostante tutti gli anni trascorsi rimango quasi sbalordito nel constatare come la sua voce riesce a trasmettermi “positività” di pensiero ed intenti oppure di come riesce ancora oggi ad emozionarmi quando, del tutto casualmente, ascolto uno dei miei brani preferiti: “Burning Love” trasmesso dalla radio locale. Cosa si cela dietro ad Elvis che lo ha fatto amare da milioni di persone in tutto il mondo? Fatte le dovute considerazioni, e cioè che Elvis era dotato di una bellezza e di una voce inarrivabili per chiunque mixate ad un carisma unico nel suo genere, io credo fermamente che le cause principali che hanno reso Elvis un personaggio così unico e “diverso” dagli altri siano insite nella nettissima contrapposizione tra l’immagine pubblica dell’artista (osservata attraverso il films, i concerti, le interviste, gli special televisi), e quella privata. Queste due immagini si sono contrapposte in maniera netta fin dall’inizio della sua carriera, dando il via per Elvis ad una vera e propria sfida con il destino che si concluderà, tragicamente, solo il 16.08.1977. Inutile sarebbe consolarsi, visto il vuoto che ha lasciato, pensando che comunque egli ha vissuto quei pochi anni cento e cento volte più intensamente di chiunque altro.
    Come la luna che ci mostra sempre solo una faccia, quella luminescente, Elvis, con il suo aspetto e con le sue canzoni ha fatto felici milioni e milioni di persone in tutto il mondo, senza distinzione di razza, religione o idea politica, mostrando il suo lato artistico più umano, genuino e migliore, mentre, al pari della luna, egli non ci ha mai svelato il suo lato più oscuro e segreto, divenendo così, forse anche suo malgrado, un personaggio sostanzialmente incompreso, e dunque calato in mondo che poi, alla fine, si rivelerà totalmente impreparato alla sua scomparsa.
    Non sapremo mai se Elvis, nel corso degli ultimi drammatici anni della sua vita, si stava effettivamente rendendo conto di aver imboccato una via senza ritorno, e non sapremo mai se aveva preso seriamente in considerazione l’idea di fare dietro-front, di rivedere tutto, di “cambiare direzione”. Elvis era forte oppure era fragile? Mille dubbi ci tornano in mente e ci tormentano quando prendiamo in mano le fila della vita di questo artista, e ogni volta questa contrapposizione di caratteri, di umori, di sentimenti ci lasciano profondamente turbati ma irresistibilmente sempre più attratti verso la sua figura.
    Allora quale è il vero segreto di Elvis? Nelle lunghe serate passate con i pochi amici fidati a fantasticare sulla musicalità di Elvis e su quanto bello sarebbe stato se fosse ancora vivo mi è capitato di osservare distrattamente il cielo e, con esso, una luna splendente che, purtroppo, però, alla fine mi mostra sempre e solo una faccia.

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