Il lucido delirio di Antonin Artaud

img_dg_newphp.jpeg Antonin Artaud è stato uno degli intellettuali più versatili del Novecento, conosciuto soprattutto per la sua dirompente innovazione in ambito teatrale, dovuta alla raccolta di saggi intitolata Il teatro e il suo doppio (1938), in cui si impone il concetto di “teatro della crudeltà” che avrà un’influenza fondamentale sulla teatrologia novecentesca. Ma, nonostante Artaud sia un autore spesso citato, la sua opera non è molto conosciuta, sia per l’innata complessità insita nei suoi testi sia per la sovrabbondanza degli stessi (le Opere complete in Francia si sono interrotte nel 1994 con la pubblicazione del 26° volume e sono ben lungi dall’essere “complete”).
Spesso dunque si tende a circoscrivere l’immagine di Artaud nell’ambito esclusivo della speculazione teatrale, senza considerare che la sua opera annovera una gamma di espressioni molto ampia e di altissimo rilievo, senz’altro non inferiore a quella delle riflessioni sul palcoscenico. Lei delira, signor Artaud di Pasquale Di Palmo si configura come uno strumento atto ad offrire una panoramica esauriente, con un intento dichiaratamente divulgativo, sulle infinite sfaccettature di quest’opera dai risvolti radicali ed eccentrici, sempre in bilico tra dimensione metafisica e materialismo.
La vicenda esistenziale di Artaud ha conosciuto momenti di drammatico isolamento, inscrivendosi sulla falsariga delle biografie di alcuni poètes maudits da lui particolarmente ammirati come Baudelaire, Rimbaud e Lautréamont. Confinato per quasi un decennio in manicomio, Artaud ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza devastante degli elettroshock che faranno minare le sue convinzioni di ordine religioso e lo porteranno a un lento e inesorabile declino fisico.
Alle invettive dello scrittore in manicomio, gli psichiatri rispondevano semplicemente: “Lei delira, signor Artaud”, frase che emblematicamente ricorre in alcuni dei suoi testi più importanti. Il libro di Pasquale Di Palmo, il cui titolo si richiama espressamente a tale frase, ripercorre la vicenda biografica ed artistica di questo poeta della rivolta, presentando aneddoti curiosi e poco conosciuti e, non di rado, del materiale inedito.
Si offre così un’immagine a tutto tondo dello scrittore marsigliese, in cui i vari aspetti della sua opera sono capillarmente analizzati nelle 21 voci del Sillabario della crudeltà, che spaziano da “Alchimia” alla “Z”, passando per lemmi significativi come “Delirio”, “Rivolta”, “Surrealismo”, “Tarahumara”.
Abbiamo così a disposizione una sorta di vademecum sull’opera di Artaud, completata dalla traduzione di alcuni testi inediti in italiano: un libretto di memorie di Cécile Schramme (la fidanzata di Artaud con la quale c’era un progetto di matrimonio, poi naufragato miseramente) e alcune lettere dello stesso scrittore.

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