Quale futuro per gli anziani?

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Potrebbe sembrare inutile scrivere del futuro di persone che, si pensa, poco ne abbiano da vivere.
Il futuro si pensa riferito ai giovani, agli adulti, ai bambini; coloro che hanno la vita davanti a sé.
Credo però che il vivere di ciascuno vada ad intersecarsi con quello degli altri, pur se in modo “sottile”, e questo valga anche per gli anni a venire. Siano questi pochi o tanti, v’è una qualità nell’attimo presente che schiude il germe di quelli che seguiranno: più si vivrà intensamente e consapevolmente, più la vita avrà un senso o sapremo darglielo.
Quale futuro ha davanti un vecchio, oggi, in occidente?
Cosa lo aspetta quando entra in una casa di riposo o RSA?
Possono sembrar questioni di poco conto, raffrontate ai problemi che devono affrontare giovani, persone sole e famiglie, in tempi di crisi come questi.
Si vedono i vecchi, talvolta, come esseri inutili, egoisti, condizionanti le nostre scelte e vita… Che godono la pensione grazie a trattenute e tasse pagate da chi lavora ora, o il lavoro lo ha perso. Pensioni che paiono a volte, esagerate rispetto a un salario medio. Che fanno comodo quando posson servire a far studiare i nipoti o pagare il mutuo per la casa dei figli…
Sono queste pensioni, spesso integrate da contributi pubblici, che consentono l’accesso alle strutture per anziani, in quanto vengono spese per le onerose rette delle stesse.
Vorrei invitare, alla luce di quanto sopra, a riflettere anche sull’aspetto umano di tale futuro nelle case di riposo.
Allontanati da casa e affetti, gli anziani entrano in un mondo nuovo, sconosciuto, dal quale sanno che il loro vecchio corpo non uscirà. Un futuro in gabbia, spesso lussuosa.
Spesso non v’è altra scelta per i familiari che s’aspettano di risolvere problemi (a volte questo accade), e di lasciare il loro caro in buone mani. In questi casi, quello che dovremmo chiederci è fino a che punto sia giusto doversi affidare a regolamenti decisi da altri, fidandosi ciecamente riguardo questioni riguardanti la vita e l’etica personale… Fatto salvo l’essere interpellati in momenti critici, non essendo in grado di comprendere, e quindi decidere il da farsi.
I tempi cambiano in fretta ma non potrebbe esser simile a questo, ciò che si prospetta anche per noi che siamo nell’età di mezzo?
Convinta che si debba conoscere per formarsi opinioni e operare scelte conseguenti, ho scritto della mia esperienza con gli anziani in casa di riposo; ricordato episodi, persone, emozioni, dialoghi che, successivamente, ho contestualizzato in capitoli che descrivono il dipanarsi delle giornate in RSA e i problemi che vi s’incontrano.
Ho verificato che il vecchio, in quei luoghi, perde il potere di decidere anche riguardo gli aspetti minimi della sua vita, e non ha alcuna voce in capitolo per esprimere come vorrebbe esser curato o assistito. E’ così che le sue capacità residue vengono meno nell’inattività forzata. Sia fisica che mentale. La sua persona-personalità sacrificate alla pulizia, all’ordine, all’efficienza, all’organizzazione della struttura. La dignità perduta con rassegnazione. Lo sguardo perso nei ricordi.
Pochissimo spazio per la relazione.
Bisognerebbe incidere sulle scelte, parlare, agire ora; aprire il cerchio che si stringe attorno al vecchio che ha dato, ricevuto e restituisce, senza vi sia, il più delle volte, il ritorno in termini di attenzione e di rispetto dovuti.
Come vorremmo fossero le strutture per anziani? O il nostro futuro fuori di queste?
Pensiamoci ora… anche perché vecchi potremmo diventare anche noi… e in casa di riposo non si va a riposare. Si riposa chi si stanca. I vecchi non fan nulla. Stan fermi. Aspettano. Protestano. Infine si lasciano fare. Si omologano. Muoiono.
Silvina Petterino

Commenti

3 commenti to “Quale futuro per gli anziani?”

  1. Michele Baglioni on dicembre 8th, 2011 12:02

    Gentile Silvana,
    leggo con piacere queste sue riflessioni,
    purtroppo la situazione peggiorerà di anno in anno se pensiamo che gli anziani oltre i 65 anni di età costituiscono ormai un quarto di gran parte del mondo occidentale e come faremo noi disastrati italiani in questa situazione penosa in cui ci troviamo?
    Con l’invecchiamento della popolazione, il fabbisogno assistenziale cresce e l’Italia è, purtroppo, il paese europeo con la più limitata disponibilità di servizi pubblici destinati all’assistenza degli anziani non autosufficienti, e al contempo quello che fa più ricorso alle badanti impiegate privatamente dalle famiglie».
    Non ci rimane altro che sperare che le cose cambino… e quei pochi risparmi che forse ci rimarranno li possiamo dedicare a chi ci ha aiutato… .
    http://www.caseperanzianidiultimagenerazione.blogspot.com

  2. silvina petterino on febbraio 4th, 2012 22:21

    Gentile Michele, leggo solo ora il suo commento. Certo le cose potrebbero peggiorare, ma anche migliorare; dipende dai punto di vista e anche dal nostro impegno sociale e quotidiano nel mettere energie e nuove idee, a disposizione di un argomento che si preferisce evitare. Se ho capito bene, lei ha messo in pratica, nella progettazione di una struttura per vecchi, cose che auspico e propongo nel libro. Mi piacerebbe avere il suo parere se l’ha letto. Grazie. silvina

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