SE NELL’APRILE DEL 1948 AVESSERO VINTO I COMUNISTI…

img_dg_newphp.jpeg Palmiro Togliatti è stata una figura fondamentale per la storia della sinistra italiana. La sua immagine e la sua azione politica hanno stimolato la fantasia di tanti scrittori e della propaganda della Democrazia Cristiana. “Il Migliore” è stato l’uomo che ha guidato più a lungo di ogni altro il Pci, mettendo in ansia i dirigenti dei partiti definiti come “democratici”. Cosa avrebbe fatto Togliatti se avesse conquistato il potere? Ce lo spiega ironicamente “Allarme Rosso”, questo libro appena pubblicato a cura del giornalista di Radio Radicale Lanfranco Palazzolo. Nel libro, che si avvale dell’introduzione del politologo Giorgio Galli, viene ripubblicato “5 anni di Governo Togliatti”, un racconto che spiega cosa sarebbe successo in Italia se il Fronte Popolare avesse vinto le elezioni politiche del 18 aprile del 1948. L’opuscolo viene diffuso alla vigilia delle elezioni politiche del 7 giugno del 1953, caratterizzate dallo scontro politico sulla legge truffa e dalla replica ossessiva dell’anticomunismo democristiano. Questo prodotto della propaganda Dc ha come obiettivo quello di bissare il successo di altri prodotti della narrativa italiana. Ci riferiamo a “Non votò la famiglia De Paolis” (Longanesi) di Francesco Martucci e di Uguccione Ranieri e di “Storia di domani”, romanzo ucronico pubblicato da Aria d’Italia e scritto da Curzio Malaparte, nel quale i sovietici invadono l’Italia e mettono alla guida del governo Italiano un Palmiro Togliatti totalmente asservito all’Urss. Questo libro ottiene un successo strepitoso, che però non viene bissato da “5 anni di Governo Togliatti”.
Al momento del voto, i responsabili della propaganda della Dc pensano di diffondere un racconto simile ai precedenti. “5 anni di Governo Togliatti” è un piccolo saggio divertente sulla paura del comunismo in Italia, ancora ben presente nel nostro paese.
In “5 anni di Governo Togliatti” “il Migliore” esce vincitore dalla campagna elettorale del 1948 e forma un nuovo governo in poche ore, nel quale Pietro Nenni diventa ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni. Il Governo dimostra subito i suoi metodi autoritari, che culminano con l’attentato del 14 luglio del 1948 contro l’ormai emarginato Alcide De Gasperi, che viene ucciso da un fanatico comunista che viene aiutato a fuggire dall’Italia. Ben presto Togliatti si sbarazza di tutti i suoi nemici interni ed esterni al partito. Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi è praticamente costretto all’esilio. Particolarmente crudele la sorte che tocca a Giuseppe Di Vittorio. All’apice dei disastri compiuti dal Governo comunista, Togliatti diventa Presidente della Repubblica, lasciando la carica di Presidente del Consiglio a Luigi Longo. Alla vigilia delle elezioni del 1953 arriva la sorpresa finale.
Nella sua introduzione, Giorgio Galli spiega che “non si può dimenticare che l’anticomunismo e la paura del comunismo siano una componente essenziale dell’aggregato elettorale di Berlusconi, per il quale qualche politologo ha usato l’espressione gramsciana di blocco storico (o sociale). Proprio da politologo considero invece il consenso ottenuto dal fondatore di Forza Italia e del Pdl non un blocco, ma un semplice aggregato (quindi molto meno coeso), del quale l’anticomunismo ha costituito una componente importante. Credo che i timori diffusi, dei quali l’opuscolo ’5 anni di Governo Togliatti’ rappresenta una enfatizzazione ucronica, abbiano ancora qualche peso nel comportamento elettorale italiano, anche se non un peso tale da garantire l’acquisizione della maggioranza dei consensi”. Nella sua nota finale, il curatore di “Allarme Rosso”, il giornalista Lanfranco Palazzolo, evoca la figura di Palmiro Togliatti ricordando che gli attuali dirigenti del Pd l’hanno ancora ben presente. Infatti, non è un caso che il 21 agosto del 2010, giorno dell’anniversario della sua scomparsa, una delegazione del Pd si sia recata sulla sua tomba. Suscitando l’“allarme rosso” da parte di alcuni dirigenti del Popolo delle libertà.

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