26 aprile 1986: 25 anni dalla catastrofe di Chernobyl
Oggi cade il venticinquesimo triste anniversario dalla tragedia nucleare di Chernobyl e ancora in Italia chi governa ripropone il nucleare nel nostro territorio.
Lasciamo la parola a Riccardo Iacona, giornalista e conduttore Rai di “Presa diretta”, che sull’argomento ha firmato un’esaustiva introduzione al nostro fresco di stampa Chernobyl di Pavel Nică:
“Pavel Nică, giornalista e scrittore moldavo, ci ha messo ventisei anni per pubblicare la tragedia del XX secolo: arrivato come inviato speciale di un settimanale moldavo sulla scena di Chernobyl, nell’autunno del 1987, a poco più di un anno da quella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986, quando esplose il reattore 4 della centrale atomica, tutto quello che lui ha scritto da quella data in poi, tutte le sue inchieste sono state regolarmente censurate, dalla Moldavia sovietica, prima, e dalla Moldavia “democratica” uscita dal crollo dell’ex Unione Sovietica, dopo; e solo nel 2003 Pavel Nică è riuscito finalmente a raccontare quello che ha visto, che ha vissuto e quello che ha scoperto sulla tragedia atomica più grave mai successa da quando esistono le centrali nucleari.
Ventisei anni di silenzio, di censura, di bugie. Silenzio e censura sulle conseguenze della catastrofe, bugie sulle cause dell’incidente. E se c’è un filo conduttore solido che attraversa tutte le pagine di Nică è proprio quello della poca trasparenza, della cancellazione della verità e della gestione autoritaria che accompagna, sin dalle prime ore, i fatti di Chernobyl. È un’intuizione importante quella di Nică, perché in una certa misura vale anche per le democrazie occidentali, per i francesi, i tedeschi, per noi, che stiamo per costruire quattro nuove centrali nucleari; anche sul “nostro nucleare” è difficile fare informazione, perché il nucleare, dovunque nasce, costruisce attorno a sé un muro di difesa che centellina le informazioni, nasconde i fatti fin quando può e se deve rispondere lo fa sempre con forte reticenza: pensate a tutte le vicende legate ai depositi delle scorie radioattive in Europa, dal deposito di Sellafield in Inghilterra che alla fine è stato chiuso perché pericoloso per la salute pubblica, alla situazione francese e tedesca, quest’ultima particolarmente drammatica, visto che i fusti radioattivi contenuti nel deposito AsseII sono stati infiltrati dall’acqua e non si sa più come fare per spostarli da lì, ebbene su tutti questi fatti si è saputo qualcosa solo grazie a feroci battaglie volute dai cittadini e dalle loro associazioni. Continua
L’assurda criminalizzazione della “Fini-Giovanardi”
Prendiamo spunto dall’ultimo workshop, organizzato dall’ASCIA (Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta in Italia), a Bologna, per ribadire insieme alle molte voci, che vi hanno partecipato, tra intellettuali, artisti e medici, l’esigenza di rivedere la regolamentazione italiana sull’uso terapeutico e ludico della cannabis, che invece, dall’approvazione della legge “Fini-Giovanardi”, si è ancora più assurdamente inasprita.
“Parlare di canapa potrebbe sembrare un argomento marginale, tenendo in considerazione i problemi che stiamo affrontando sia a livello nazionale che internazionale, ma siamo costretti a farlo in virtù di una legge in vigore, la Fini-Giovanardi, che a causa del carattere criminogeno, liberticida, discriminatorio, anticostituzionale e fondamentalista che riveste, provoca una vera e propria devastazione nella vita quotidiana di migliaia di famiglie. Come potrete vedere dalla documentazione fornita, il più delle volte ci si accanisce in maniera fobica contro una criminalità di fatto inesistente, punendo migliaia di persone che dall’uso di canapa hanno semplicemente contemplato uno stile di vita o peggio ancora che ne hanno assoluto bisogno a causa di patologie invasive. Continua









