LA CULTURA A SALDO TUTTO L’ANNO
Continua su tutta la stampa nazionale, un fitto dibattito sulla legge in discussione alla Camera che fissa uno sconto del libro sul prezzo di copertina al 15%, concedendo agli editori la possibilità di attuarlo per tutto l’anno. Mentre prima lo sconto non era fissato per legge, ma le campagne potevano effettuarsi non più di due volte l’anno.
Ci sono diverse scuole di pensiero che si alternano nell’aderire o meno a questo progetto di legge. Da una parte gli editori medio piccoli e indipendenti ne bocciano la finalità, dall’altra i librai indipendenti vedono nella nuova legge uno strumento per limitare i grossi editori dallo scontare selvaggiamente le novità e da un’altra ancora i medesimi grossi editori, anche loro in forte crisi di vendita, vedono in questa legge riconosciuto il diritto minimo di sconto, con la possibilità, soprattutto, di praticarlo sempre.
Da che parte schierarsi? Chi ha ragione e chi no e chi ci perde da una legge così?
Stampa Altrernativa/Nuovi Equilibri ha firmato la petizione al “Pisa Book Festival” aderendo alle posizioni degli editori indipendenti che protestano contro una legge che fissa lo sconto del libro, liberalizzandolo per tutto l’anno. Capiamo però, anche le ragioni dei librai indipendenti che vedono nel tetto di sconto fissato per legge, un minimo di salvaguardia sulla concorrenza sleale a cui spesso sono soggetti, per via delle politiche commerciali dei grossi editori che privilegiano tale sconto nelle loro grandi catene libraie e supportati dalla loro distribuzione. Ma al tempo stesso pensiamo che questa sia effettivamente un brutta legge, che come al solito scontenta tutti e non risolve alcun problema.
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L’ingannevole piacere di essere sempre compresi
Ricordo un episodio molto significativo a proposito del nascondere e dell’occultare. Ero a pranzo con persone di tutt’Europa che usavano come lingua veicolare un inglese un po’ abborracciato, una sorta di lingua franca condita alle volte con parole della lingua madre di ciascun commensale. La conversazione tesseva le lodi dell’inglese come moderna modalità di poter comunicare con il mondo intero. Tutti erano convinti e soddisfatti di questa asserzione, quando una giovane e bella spagnola con tipico humor andaluso esclamò: Il male sta nel fatto che poi ti capiscono tutti! Al di là della battuta, la considerazione rivendicava un naturale e sentito desiderio di privacy, una necessità di intimità che ogni individuo vuole e deve avere. Orbene, la riservatezza è un’esigenza personale, ma anche generalizzata e, nel corso della storia, il nascondere è diventato addirittura un’arte, arrivando all’invenzione di numerosi modi per proteggere quel qualcosa che non si vuole divulgare.
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“Compagno Veltroni” e i disastri annunciati della Sinistra
Come ex agente del Kgb mi sono dedicato al vostro celebre uomo politico, Walter Veltroni, con un’indagine (Il compagno Veltroni. Dossier sul più abile agente della Cia) che Stampa Alternativa ha avuto la cortesia di pubblicare nel 2000. Vi sostenevo, ampie documentazioni alla mano, che Veltroni non è mai stato comunista, pur professandosi tale e riuscendo a scalare la gerarchia del Pci fino a diventarne un dirigente nazionale e poi a raccoglierne la guida, dopo la trasformazione in Ds. Anzi, Veltroni era un agente della Cia, incaricato fin da ragazzo di distruggere il più grande partito comunista dell’occidente.
Veltroni non ha reagito quando ho pubblicato Il compagno Veltroni. Né ha reagito quando (sotto un ennesimo pseudonimo: noi ex agenti del Kgb cambiamo continuamente identità) ho stroncato il suo libro Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano in un’intervista di Luca Telese per “Il Giornale” (dove notavo le inquietanti somiglianze con i libri autocelebrativi di Ceausescu e Kim Il Sung). E’ buona regola di un agente segreto non curarsi di quello che si scrive sulle sue operazioni: ogni smentita attirerebbe più attenzione e rivelerebbe inevitabilmente altri scheletri negli armadi. Meglio tacere, fingere di non sentire.
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