Esplode la letteratura sociale al Festival di Mantova

jpg_2359499.jpg Prima di tutto va detto che il Festival della Letteratura di Mantova è un miraggio per chi ama i libri. Un piccolo miracolo, che per qualche giorno ha come sfondo il centro storico, che si vede letteralmente invaso da decine di migliaia di persone affamate di incontri, letture, dibattiti e che sono disposte a fare lunghe file e pagare il biglietto, pur di accaparrarsi un posto anche in piedi.
In secondo luogo, va anche evidenziato che quest’anno, come mai prima, il pubblico ha mostrato maggior interesse per tutti quei temi a sfondo sociale. E’ come se esistesse un Paese reale, stanco dell’informazione col burka, come dice D’Agostino, e assetata, in questo deserto della comunicazione ufficiale del nulla, di apprendere e comprendere cosa veramente accade.
Infine ma non ultimo, va riconosciuta una mole di lavoro enorme che rendono reali e possibili questi straordinari quattro giorni; un lavoro che si distribuisce, oltre che tra le singole case editrici, tra centinaia di persone dell’organizzazione del Festival, dal suo onnipresente presidente Luca Nicolini, fino agli inesauribili ragazzi della logistica.
Su tale sfondo, quest’anno Stampa Alternativa ha presentato Onda pazza 2 di Peppino Impastato, col fratello Giovanni e i due giornalisti Lirio Abbate e Pino Casamassima.
Lo stato emotivo probabilmente era anche contagiato dall’omicidio, due giorni prima dell’inizio del Festival, del sindaco a Pollica in provincia di Salerno, per mano della camorra; fatto sta che 1000 persone avevano già acquistato il biglietto per ascoltare in presa diretta un’altra storia di mafia, anche se di trent’anni fa. Fatto sta, che alle otto del mattino c’erano già in fila altre mille persone senza biglietto, speranzose di essere comunque presenti all’evento.
Gente comune, che ha ancora voglia di ricordare, partecipare alla memoria vera di questo Paese. L’emozione della Corte della Cavallerizza è esplosa subito, all’inizio della presentazione, appena nominato Peppino Impastato, quasi 2000 persone si sono alzate in piedi e strette in un lunghissimo applauso, il più lungo del Festival, riporteranno all’indomani i giornali.
Giovanni non ha risparmiato alla platea il suo vero pensiero, dichiarando pubblicamente che “gli amici potenti dei mafiosi sono più pericoli dei mafiosi stessi”. Ha fatto i nomi degli amici potenti: Dell’Utri, Schifani e non ha dimenticato neppure le responsabilità di alcuni schieramenti politici che ignorano la dignità umana, sollecitando che “bisogna avere il coraggio di insegnare fin dalle scuole l’antifascismo e l’antisecessionismo, contro il fascismo, contro la Lega, contro la mafia”.
Secondo il fratello, Peppino ha operato una rottura storica, culturale, radicale e Lirio Abbate ne trova conferma anche sottolineando il giornalista lucido, libero e armato di grande ironia.
L’incontro si è concluso con un minuto di silenzio per ricordare il sindaco Angelo Vassallo, un silenzio molto più eloquente del chiasso quotidiano che ci circonda. Un brusio che ha memoria, vuole avere memoria e non ha paura di dar luce e spazio a ciò che davvero lo merita.

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