Cani, gatti e tribunali

QUATTRO ZAMPE IN TRIBUNALEGli animali domestici fanno parte della nostra vita. Ci regalano gioia, affetto, calore. Condividono con noi la loro esistenza. E, sempre più spesso, vengono coinvolti anche loro nelle nostre beghe e nei nostri litigi. Finendo talvolta, inconsapevolmente, nelle aule dei tribunali.

In particolare nei condomini la lite è sempre più “bestiale”. Secondo l’Associazione nazionale degli amministratori d’immobili, infatti, il 92% dei soci afferma di aver affrontato almeno una volta una disputa sugli animali. In almeno un terzo dei casi gli animali sono solo un pretesto per attaccare briga con i vicini. Dietro ci sono ben altre questioni irrisolte, o semplicemente l’antipatia e la voglia di bisticciare.

Gli esempi non mancano. Ha fatto scalpore, recentemente, la storia di Tobia, cucciolone di 15 mesi, un bel carattere e quasi 100 chili di peso. La sua “colpa” è proprio questa: secondo alcuni condomini pesa troppo. Per questo il mastino inglese extralarge si vede “chiudere” la porta dell’ascensore. Nel vero senso della parola. Il condominio impone alla padrona il divieto di portarlo in ascensore, costringendo entrambi a fare cinque piani di scale a piedi. Ma la padrona di Tobia non si arrende. E ricorre a un’associazione per trovare una soluzione. Anche perché, dice, “l’ascensore viene pulito e profumato ad ogni uso”. Risultato: le parti trovano un accordo conciliativo (come è sempre opportuno fare in casi di questo tipo!), sul presupposto che Tobia non supera i 250 chili, peso massimo tenuto dall’ascensore, e che imporre l’obbligo allo stesso cane di salire/scendere cinque piani può cagionagli un danno fisico, come dichiarato dal suo veterinario con tanto di certificato medico. Tutto è bene ciò che finisce bene.

Spesso per piccole questioni domestiche e controversie tra vicini si arriva addirittura all’intervento legale. Sarebbe da evitare, comportando parecchie scocciature e un notevole dispendio di soldi e tempo (oltre che un intasamento dei meccanismi della Giustizia, che già ha i suoi problemi di risorse). Il ricorso al tribunale è necessario invece nei casi più gravi. La denuncia va fatta scattare di fronte a episodi di maltrattamento, avvelenamento o uccisione. Ma il più delle volte le controversie possono essere risolte o evitate con un po’ di buon senso da parte degli interessati. Per tutelare i diritti degli animali (ed essere consigliati su come procedere per dirimere le questioni e far valere i propri diritti nei confronti del vicinato e degli amministratori, molto spesso non a conoscenza di tutte le normative di tutela animale) è spesso sufficiente rivolgersi ad un’associazione animalista del territorio e/o all’Ufficio Diritti Animali del Comune, laddove presente.

Gli animali sono vittime anche quando proprio non c’entrano nulla. Come dimostra quest’altra storia, che vede protagonisti un cagnetto e due ex coniugi. Lui non le pagava gli alimenti da tre mesi. E lei, ex moglie avvenente della Milano bene, 40 anni, un amante di 29 e un biglietto per Ibiza nella borset¬ta, per ottenere i soldi necessari alla vacanza ha pensato di prendere in ostaggio l’amato cagnolino dell’ex marito. “O mi paghi quello che mi devi – gli ha gridato al telefo¬no dopo il ratto del quadrupede, un magnifico pechinese di tre anni – o di lui non vedrai più nemmeno un pe¬lo…”. Tant’è. E così il poveretto, solo e disperato due volte, per l’ex moglie prima e il cane poi, non sapendo cosa altro fare, si è rivolto anche lui a un’associazione. Dopo pochi giorni il pechine¬se è saltato in braccio al suo padrone e la signora in partenza per Ibiza ha incassato l’assegno con gli ar¬retrati degli alimenti. “Non volevo paga¬re – ha spiegato l’uomo – perché sa¬pevo che li avrebbe usati per andare in vacanza con l’amante, e questo mi faceva infuriare…”. Ma alla fine l’amo¬re per il quattrozampe ha prevalso sul dolore per le corna e il bel pechinese è tornato a casa “Fondamentale – hanno chiarito i responsabili dell’associazione – è stato fare capire alla signora che ri¬schiava una denuncia da parte del proprietario”.

La questione si è insomma risolta positivamente per il povero cagnolino che, come i figli, spesso può essere utilizzato tra gli ex coniugi come “arma” di ricatto. Attenzione, però. Il comportamento della signora milanese è penalmente rilevante. L’aver usato minaccia nei confronti dell’ex marito per ottenere la corresponsione dell’assegno di mantenimento disposto dal giudice in corso di separazione integra l’ipotesi delittuosa di violenza privata e anche quella di furto. La signora avrebbe potuto – anzi, dovuto! – tutelare i propri diritti con opportuna azione legale, essendo pacifica la sussistenza del suo diritto ad ottenere l’assegno dal marito così come disposto dal giudice. Si può qualificare il comportamento della bella signora come una estorsione, punibile con la reclusione dai cinque ai dieci anni e con una multa. L’intervento di mediazione dell’associazione animalista ha prodotto ottimi risultati in quanto ha evitato ulteriori conseguenze negative. In casi di questo tipo, va detto, il danneggiato ha la possibilità di ricorrere all’autorità di pubblica sicurezza per tutelare il proprio animale e ottenere la repressione di comportamenti minacciosi e violenti. La sussistenza di un diritto, come nel caso della signora milanese, non legittima a farsi giustizia da sé con comportamenti minacciosi e/o violenti.

In tribunale però, in Italia, si finisce anche per questioni più serie: dal 2004 la legge 189 ha innalzato le sanzioni pecuniarie e introdotto la possibilità del carcere fino a tre anni per chi maltratta, tortura o uccide animali d’affezione. Cominciano a fioccare le prime sentenze, come quella che ha spedito in galera un professore di Cagliari reo di avere ucciso a calci e pugni una cagnolina meticcia di 10 mesi e dell’odiato vicino. Avrà tempo e modo di meditare. Oltre ai maltrattamenti e alle uccisioni, non sono rari episodi di “maltrattamento involontario”. Come quello di quei due turisti andati quest’estate a visitare gli Uffizi, a Firenze, lasciando il loro cane, un labrador, dentro l’auto. Dove in breve la temperatura ha raggiunto i 49 gradi. Per questo i due sono stati multati per abbandono di animale. Il cane, soccorso dalle guardie zoofile, è stato salvato, ma al momento dell’intervento era privo di conoscenza e in evidente stato di ipotermia. Le guardie zoofile, intervenute sulla segnalazione di alcuni passanti, una volta giunte sul posto insieme a un veterinario hanno rotto il tergilunotto dell’auto e soccorso il malcapitato animale. Il veterinario lo ha prima bagnato con una tanica di acqua refrigerata e dopo gli ha somministrato flebo e cardiotonici, che lo hanno fatto rinvenire. Lui si è salvato. Per i padroni distratti, però, è scattata la denuncia.

Le leggi a tutela degli animali, insomma, stanno cambiando. Come sta cambiando la sensibilità. “Nella società moderna il legame uomo – cane ha subito sostanziali modifiche”, conferma Francesca Martini, sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche sociali. “Occorre pertanto rimodulare questa relazione adattandola all’evoluzione dei tempi e della società al fine di tutelare la salute e l’incolumità pubblica oltre che il benessere e i diritti degli amici a quattro zampe”. La Martini sta così conducendo una vera rivoluzione normativa sui diritti animali. “Dall’inizio del mio mandato sono molte le iniziative che ho portato avanti per sostenere questa concezione, senza mai prescindere dalla conoscenza e dalla comprensione delle caratteristiche fisiologiche ed etologiche proprie della specie animale”, conclude.

Morale: gli animali hanno diritti e associazioni e avvocati, finalmente affiancate da alcune istituzioni, li fanno rispettare sempre più spesso.

di Edgar Meyer

Quattrozampe in tribunale
Storie di animali (e uomini) alle prese con la legge

di Edgar Meyer e Claudia Taccani
(pp. 288, 13 euro, Stampa Alternativa)

Gli animali fanno spesso notizia. Anche quando finiscono in tribunale. In tutta Italia sono migliaia ogni anno le cause legate a loro. Il libro ne raccoglie qualcuna. Storie vere. Accadute su e giù per la penisola. Commuovono, fanno arrabbiare, qualcuna fa sorridere, qualche altra no. Di ogni caso, al termine, c’è una piccola spiegazione normativa, descritta in maniera chiara e semplice. E alcuni suggerimenti. Frutto di anni di lavoro “sul campo” dei due autori, che danno vita all’associazione Gaia Animali & Ambiente e a Gaia Lex, il centro di azione giuridica collegato, e hanno esperienza di gestione di Uffici Diritti Animali.
Come difendersi da un vicino che vuole che ci “liberiamo” del cane che gli dà fastidio? Come rispondere all’amministratore di condominio che non vuole che si diano cure ai gatti randagi? Come denunciare chi maltratta o uccide un animale? In questo libretto si trovano alcune risposte.
Il libro è impreziosito da una densa prefazione di Francesca Martini, sottosegretario alla Salute, che sta conducendo una storica battaglia per i diritti animali.

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