Il profeta di Satana: lo incontrai a San Quintino, sembrava una rock star

Il profeta di Satana di Silvio FazioSe un giorno il mondo ti sembrerà troppo piccolo per contenere la tua voglia di comprendere o semplicemente quella di paragonarti ad altro, credimi, non esitare, prendi lo zaino e parti dove ti sospinge il tuo sesto senso. È quello che feci negli anni Settanta e non mi sono più fermato, consapevole che ci avrebbe poi pensato il tempo a richiamarmi a dei doveri più sedentari. Nel Novanta, in Francia, feci conoscenza di una giornalista americana, scriveva articoli per un famoso quanto controverso periodico anglo-statunitense e fu grazie a lei che, un pomeriggio uggioso, mi ritrovai quasi per caso faccia a faccia con un certo Ricardo Ramirez.

A quell’epoca non sapevo nemmeno chi fosse quell’affascinante ragazzo dallo sguardo vispo e dal sorriso ammaliante e quando lo seppi misi più di dieci anni per digerire l’inesorabile verdetto che la mia coscienza di borgataro romano rifiutava tenacemente d’accettare. Il problema era che, nella mia vita, ne avevo conosciuti a decine di Ramirez e li avevo quasi adulati, di sicuro colpa del loro eccezionale carisma che li destinava naturalmente a essere dei veri trascinatori di folle. Attraenti, spavaldi e un po’ fanfaroni, i miei Ramirez conquistavano tutti i prototipi del genere umano. Il debole, ne faceva l’antieffigie della propria frustrazione, mentre il potente il riverbero del proprio egocentrismo.

Incontrai Ricardo nella prigione statale di San Quintino, realizzando solo molto tempo dopo di quanto fosse assurda la struttura carceraria americana. Ignoravo infatti che proprio in quegli anni per far fronte al forte incremento dei reclusi (circa due milioni), il governo degli Stati Uniti aveva accettato e poi adottato un originale progetto per creare un certo numero d’istituti penitenziari privati. La vera singolarità di una tale rivoluzione sociale consisteva nel fatto che nelle carceri gestite da privati i 550.000 detenuti erano attivi e preparavano, lavorando, la propria eventuale reintegrazione nella società. In quelle statali, invece, come appunto San Quintino dove erano imprigionati i criminali più pericolosi e i condannati a morte, c’era non solo una disparità di trattamento tra i detenuti ma anche un’incomprensibile inoperosità congenita delle parti.
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Ecoalfabeto: la natura e la lotta all’inquinamento nelle nostre pagine

Stampa AlternativaEcoalfabeto – I libri di Gaia è la collana editoriale di Stampa Alternativa realizzata in collaborazione con l’associazione ambientalista Gaia Animali & Ambiente Onlus. Tratta i temi di un rinnovato rapporto con l’ambiente e gli animali, della salute, della difesa dei consumatori, della tutela dei più deboli, dell’educazione, anche con l’aiuto di esperti: per sviluppare la facoltà critica attraverso l’informazione pratica e rendere i lettori più consapevoli dei propri diritti.

Tra i titoli della collana troviamo Bimbo Bio, Qua la zampa. Breviario legale e pratico per cani, gatti e altri animali, Homo scemens, Dalla luna alla terra, Quattro sberle in padella, Farmakiller, EcoLogo. Le pagelle ambientali dell’industria italiana, Cosmesi naturale e pratica, Le Ecoconserve di Geltrude, Ecoalfabeto, Senza trucco. Cosa c’è davvero nei cosmetici, La città del Sole. Come scegliere e farsi in casa l’energia pulita, Bici ribelle, Nuove storie naturali e, a partire da fine giugno 2010 Quattrozampe in tribunale. Storie di animali (e uomini) alle prese con la legge.

L’attenzione alla salvaguardia ambientale e all’ecosistema Terra non è un fatto solo di parole: si fanno scelte ben precise, ad esempio, sull’utilizzo di carte ecologiche o certificate FSC. Tutti i libri della collana Ecoalfabeto – I libri di Gaia, come è uso presso la casa editrice Stampa Alternativa, sono soliti utilizzare, per la carta, il 60% di fibre mixed sources certificate FSC: carte che, come noto, hanno alte percentuali di fibre riciclate post consumer.

Non solo. I libri della collana sono a Impatto Zero®, standard LifeGate per la compensazione delle emissioni di C02. Con Impatto Zero® la C02 emessa per la produzione, stampa e distribuzione dei libri viene compensata con un processo di riforestazione: la creazione e tutela di una foresta in crescita in Costa Rica.
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Salendo, salendo… Uno sguardo su Napoli di maggio

Napoli, Palazzo dello Spagnolo cortile - Foto di Angelo CasteltrioneSalendo, salendo, seguendo un sentiero, scelto forse a caso, fra i percorsi del viaggio nel Barocco Napoletano. Che a maggio con il sole dischiude porte e portoni, di palazzi e chiese, altrimenti chiusi al mondo. Maggio dei Monumenti. La tentazione e la nostalgia sono troppo forti. Salendo, salendo, dunque, lungo le strade del Rione Sanità. Dove da sempre le voci di ieri e di oggi si rincorrono fra i vicoli, rimbalzando dalla strada alle facciate dei palazzi. Celandosi e poi ricomparendo, fra la merce delle bancarelle, i colori delle gonne al vento. Fra i cespugli di verde e di fiori che come lingue di lava precipitano attraverso le inferriate dei balconi. Perché solo un soffio più in là, anzi è ancora già qui, il tempo della collina salubre di boschi e di ville e giardini. Le voci, vecchie e nuove, sono le voci del teatro di sempre. Ma oggi capita che, più forti, è possibile sentire le voci di ieri. Non c’è neanche bisogno di farci particolare attenzione…. T’inseguono loro…

Capita così che nello splendido cortile del palazzo dello Spagnuolo, qualcuno s’affacci a raccontare com’è che si fa un buon caffè… ma già! È Pasquale che tranquillamente seduto sul balcone sta chiacchierando con il dirimpettaio, raccontandogli come si può essere felici bevendo un caffè preparato con cura. Ricordate? “Sul becco ( della caffettiera napoletana] io ci metto questo “coppitello” di carta … il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pur , prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno, …nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, in modo che, nel momento della colata, l’acqua già si aromatizza per conto suo…”. Ah, Questi fantasmi… e il fantasma di Eduardo che su quel balcone ritorna…
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Il silenzio imperfetto: la mafia si può e si deve raccontare



Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo e autore del libro C’era una volta l’intercettazione, ha scritto l’introduzione al romanzo Il Silenzio Imperfetto di Aldo Penna. Il video riportato qui sopra riprende le parole del magistrato dicendo che la mafia si può - e anzi si deve - raccontare.
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Le polifonie vitali di Charles Mingus

Charles Mingus di Stefano ZenniStefano Zenni, docente di Storia della musica afroamericana presso i Conservatori di Bologna e Pesaro oltre che a Siena Jazz, è l’autore di Charles Mingus. Polifonie dell’universo musicale afroamericano edito da Stampa Alternativa nell’ambito della collana “New Jazz People”. Il libro è incentrato principalmente sull’opera del grande compositore e contrabbassista jazz soffermandosi anche sulla sua vita e su un periodo storico americano difficile ma pieno di fermento culturale.

Stefano Zenni analizza i brani storici di Charles Mingus seguendo un filo concettuale più che cronologico addentrandosi nei meandri della sua musica e spiegando ogni singolo dettaglio con la precisione di un giornalista e la passione di un fan.

Charles Mingus è un’opera fondamentale sia perché per la prima volta in Italia viene analizzata l’opera mingusiana alla luce di un quadro culturale e antropologico americano ma soprattutto perché è un libro che appassiona e incuriosisce il lettore nonostante le diverse ostilità e parti tecniche che si incontrano durante il percorso di lettura. Ma la difficoltà di comprensione di alcuni passaggi oggettivamente difficili non deve scoraggiare il lettore che, sicuramente, rimarrà estasiato dalla bravura di Zenni nell’affrontare un autore raffinato ma complesso e dalla grandezza di un personaggio che ci ha lasciato alcune pietre miliari come “The Black Saint and the Sinner Lady” e che ha anticipato diverse tendenze grazie alla sua intelligenza musicale e ad un’energia creativa mai esaurita nel corso della sua carriera.
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Gentle giant: i giganti del prog-rock e il loro universo

Gentle Giant di Antonio ApuzzoMaestosità e gentilezza. Potenza e ironia. Grandezza e dolcezza. Il nome Gentle Giant rimanda a questo universo, e il faccione del Gigante Gentile, simbolo di una proposta musicale complessa e ancora affascinante, rinvia ad un’epoca d’oro di creatività. Gli appassionati italiani ricordano i favolosi concerti che la band dei fratelli Shulman tenne negli anni ‘70 nel nostro Paese, tuttavia l’editoria nostrana non aveva mai sostenuto uno studio sui Gentle Giant. In pieno 2010, a 40 anni di distanza dalla formazione del gruppo e dal primo, leggendario album che diede vita ad una delle più suggestive carriere degli anni ‘70, Antonio Apuzzo affronta una ricerca storica e musicologica di alto profilo sul Gigante.

Gentle Giant - I giganti del prog-rock è il più recente volume della Rock People di Gianfranco Salvatore: una collana attenta in modo particolare a coniugare gli elementi tipici del biopic all’analisi musicale più approfondita. Antonio Apuzzo - musicista, docente e cultore di vecchia data del Gigante - è senza dubbio la persona giusta per uno studio del genere. Anche perché al testo è allegato il cd del suo gruppo Ibrido Hot Six: un sestetto di fiati che reinterpreta il meglio dei Gentle Giant con brio e inventiva. Questo disco è la “sintesi sonora” del fil-rouge che anima il libro: l’attualità della musica del Gigante, il suo prestigio anche in tempi difficili come l’epoca punk, la costante tensione verso una progettualità che “allargasse i confini della popular music”, per citare le celebri liner-notes del capolavoro Acquiring the Taste.
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“La vendetta del risparmiatore” di Giuseppe Cloza

La vendetta del risparmiatore - Il seguito di Banca BassottiQuesto libro di Giuseppe Cloza è il naturale seguito de Banca Bassotti, al quale fa spesso riferimento durante la lettura. Se con Banca Bassotti l’autore spiegava con fare ironico tutti gli stratagemmi utilizzati nel mondo finanziario per cercare di spremere il più possibile gli ignari clienti (che però a volta se la vanno a cercare…), ora invece spiega come fare concretamente per difenderci.

La lettura di questo libretto è molto scorrevole, essendo scritto come un romanzo, anzi un “romanzo utile”, e se ne arriva alla fine quasi senza accorgersene. Personalmente le due parti più interessanti sono quelle in cui si parla delle tecniche di vendita utilizzate per appioppare qualsiasi prodotto finanziario, in genere esaltandone i vantaggi ma ahimè dimenticandosi di elencarne anche i costi, e quella in cui si parla in maniera più tecnica di come fare a capire REALMENTE quali sono i costi dei principali prodotti finanziari e in particolare dei propri conti correnti.

Da citare un passo di pagina 61, tanto semplice quanto illuminante riguardo il mercato finanziario e la compravendita di prodotti finanziari:

Dopo le tecniche di vendita, l’altra cosa essenziale è di non farsi fregare dal linguaggio ermetico – fumogeno da alta finanza. I mercati finanziari, in fondo, non sono diversi dai mercati dove si compra un chilo di patate: c’è sempre una merce da vendere o comprare e un prezzo su cui trovarsi d’accordo. Se per qualche motivo le patate scarseggiano, magari per uno sciopero dei trasporti, il loro prezzo aumenterà, perché le poche disponibili saranno contese: la patata è la stessa, ma il suo valore è aumentato perché la quantità non basta a soddisfare la richiesta. E chi le possiede alza la posta da pagare per venderle. Lo stesso vale, ad esempio, per le azioni in borsa.

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“Non ho niente da dire, ma so come dirlo” di Claudio Nutrito

Non ho niente da dire, ma so come dirloSe volete farvi due risate e riflettere sul potere che la lingua esercita sulle nostre menti, colte o incolte che siano, vi consiglio spassio e appassionatamente Non ho niente da dire ma so come dirlo. Trattato ad uso del moderno opinionista di Claudio Nutrito, edito da Stampa Alternativa/Nuovi equilibri.

Vi dico subito che Claudio Nutrito di mestiere fa il consulente e il formatore aziendale, ha scritto vari articoli apparsi su diverse testate ed è autore di altri libri dai titoli: Parole paravento, Non tutto il marketing vien per nuocere e Voglio essere più creativo!

Tanto per precisare che il soggetto “lingua e comunicazione”, Claudio Nutrito lo mastica quotidianamente.

E, infatti, questo librettino di 94 pagine (+ breve elenco finale di citazioni sull’opinione), ci conduce, ridendo e scherzando, proprio attraverso una lieve analisi della nostra lingua che ben si presta a parlar bene senza dire nulla.

In 17 x 12 cm di libro, l’autore spiega come esprimere tutto e il contrario di tutto, citando, listando e commentando ironicamente vari esempi linguistici. Vaste e ricche di contenuti le diverse categorie grammaticali cui l’autore fa riferimento: aggettivi, avverbi, prefissi e suffissi – sapientemente posizionati.

All’appello linguistico non mancano però le illuminazioni sull’uso e consumo di proverbi, espressioni tipo, parole nuove- inevitabilmente introdotte da un dotto e innovativo “che io chiamo…”, rimedi per qualunque problema - che sia esso a monte o a valle- e che cominciano sempre con uno strategico “ci vorrebbe…” e quant’altro la lingua ci offre per straparlare senza alcuna cognizione di causa – e spesso anche di effetto.
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Dialogo con Stampa Alternativa

Stampa AlternativaOggi ho rivolto alcune domande a Monica Mariotti, Responsabile Ufficio Stampa per le Edizioni Stampa Alternativa.

A.A.: Innanzitutto, un po’ di storia della casa editrice…

M.M.: Nella primavera del 1970 a Roma, Marcello Baraghini registra in Tribunale la testata periodica Stampa Alternativa, sul modello delle Alternative Press inglesi e americane.

Le radici erano ben identificate: il movimento di contro cultura italiano per tutti gli anni ’60 e poi il Movimento degli studenti del ’68.
L’attività, agli inizi, si svolge come agenzia di controinformazione, attraverso una scarna pubblicazione periodica, numerosi opuscoli e altresì come assistenza e servizi su problemi nuovi, scottanti al limite della legalità: droga, aborto, obiezione di coscienza, per esempio. Non a caso il marchio è la denominazione sotto forma di braccio al cui termine, la mano regge una foglia di marijuana. Proprio il Manuale per la coltivazione della marijuana, dal costo di cento lire alla prima edizione, vende più di mezzo milione di copie, provocando la prima di una lunghissima serie di denunce per apologia e incitamento a commettere reato.

Nel 1976 una condanna a 18 mesi senza i “benefici” per il libro Contro la famiglia – Manuale di autodifesa dei minorenni, immediatamente esecutiva che si sommava a una precedente definitiva, sancita dalla Cassazione, a 13 mesi, per apologia all’obiezione di coscienza, provoca per il fondatore il mandato di carcerazione e così Baraghini entra nella latitanza e Stampa Alternativa, poco dopo si sciogli. Pendevano sulla testa del direttore 137 procedimenti per reati di opinione. Un anno dopo un’amnistia cancella tutti i carichi. Nel 1979 Stampa Alternativa riprende l’attività, questa volta come pura casa editrice, inventando collane editoriali come “Fiabesca”, “Container Arte”, “L’età d’oro degli illustratori” e “Jazz People”, che per qualità e prezzi di copertina segnano tutti gli anni ’80. Per esigenze di commercializzazione e promozione a Stampa Alternativa si affianca una società, Nuovi Equilibri, tutt’ora operativa sotto forma di cooperativa.
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Anti-memoria al Salone del Libro: certe cose meglio dimenticarle

Faremo memoriaLeonardo Sciascia diceva che l’Italia è un Paese senza memoria, che dimentica. Il Salone del Libro quest’anno ha deciso che il suo tema fosse la memoria. Ma quale? Solo quella che “si può o ci permettono di ricordare”. La cultura, il Salone dovrebbero avere la libertà di ricordare tutto, anzi dovrebbero avere il dovere di dar voce a chi di solito non ne ha, di far conoscere, chiarire quello che non di solito non ci viene detto e per questo tendiamo a dimenticare. Dovrebbe appunto. Ma la realtà è altra, sia nella cultura italiana e che al Salone, luogo ormai ufficiale che dovrebbe rappresentarla.

Già l’apertura del Salone, forse diplomaticamente inevitabile, del governatore leghista Cota e del ministro Sacconi, qualche linea guida l’avrà data. Così come dimostra pure la censura al libro di Alessandro Perissinotto che non è stato presentato al Salone di dittatura, di desaparecidos ma soprattutto di P2 e di Vaticano.

E così la bella tavola rotonda sugli anni di piombo che si doveva tenere oggi al Salone del libro, due settimane fa è stata improvvisamente mutata in secca presentazione tutta in mano a Stampa Alternativa. Ci siamo organizzati, abbiamo messo in piedi velocemente un bel dibattito intorno a un romanzo fuori dal comune, Voglio vivere così, che narra proprio quegli anni e vissuti in prima persona dall’autore, Ansoino Andreassi, ex prefetto che fece della filosofia della mediazione con i terroristi, la sua arma vincente, con Giancarlo Caselli Procuratore Capo della Repubblica di Torino e uomo che lavorò fianco a fianco anche con Andreassi per i reati di terrorismo riguardanti sia le Brigate Rosse che Prima Linea e che dal ’91 è stato anche consulente della Commissione Stragi.
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Risposta a Greenpaece: editore pericoloso? Ma ci conoscete davvero?

In riferimento al volantino di Greenpeace distribuito al Salone del libro di Torino, la nostra casa editrice ritiene opportuno fare delle precisazioni:

Ci lascia dispiaciuti e attoniti apprendere di rientrare tra gli editori pericolosi in una campagna di sensibilizzazione così importante, come quella lanciata da Greenpeace, dopo anni di attenta politica ambientale.

Crediamo che lo scambio di informazioni non sia avvenuto nei modi più corretti. Si parla di solleciti quando questi non risultano pervenuti. Chiediamo, quindi, una rettifica, per una maggiore e corretta informazione nei confronti del pubblico.

Disonora il padre e la madre: le impensabili dimensioni di una piaga sociale

Disonora il padre e la madreLe allarmanti notizie sui pedofili, che in questi giorni riempiono i giornali, denunciando nell’oggi le dimensioni impensabili di un problema antico, mi hanno stimolato a rileggere questo libro, per entrare dentro la notizia e provare a viverla insieme al bambino abusato. Disonora il padre e la madre è uscito lo scorso anno e alla prima lettura mi aveva lasciato senza parole: sapevo che la storia fosse inventata, come lo stesso autore informa nell’ultima pagina, ma ero altrettanto consapevole che il tanto doloroso argomento trattato fosse troppo vero e nascosto nella realtà quotidiana. Un problema dalle dimensioni così spropositate nel nascondimento, da farmi sentire incapace di qualsiasi reazione, come se non fosse possibile fare qualcosa. Alla stregua delle donne della famiglia di Antonio, il bimbo protagonista: la mamma, la nonna e la zia.

Ma la reazione non deve essere il silenzio, come insegna la sua maestra, che sarebbe una forma di collusione con i pedofili, così ho riletto il libro, per agire, parlarne e essere vicina ai bambini, vittime della prepotenza, dell’ignoranza, dell’abbandono e delle perversioni degli adulti: genitori, parenti, insegnanti, preti, nei luoghi familiari dell’educazione e della formazione. Parlare di questo libro significa liberare la voce di chi è costretto al silenzio, permettendo ai bimbi di gridare il loro dolore, uguale al dolore del mondo.

Disonora il padre e la madre è un bel romanzo, costruito così bene da far piangere e stupire, come succede nei momenti più autentici della vita, capace di sorprenderci con dei fatti, che superano la fantasia. E l’autore nelle ultime pagine, aderendo alla realtà, inventa una chiusa, che lascia a bocca aperta nel contenuto, uguale ad una rivelazione, che accende la luce su tutto quello che si è letto prima, offrendo un’inedita presa di coscienza, come se prima non si fosse compreso quasi nulla, sciogliendo i nodi narrativi, permettendo di capire il significato insito nelle parole, nelle azioni e nelle relazioni. Le ultime pagine si ricollegano alle prime, dove si raccontano le paure del buio da parte del protagonista, che anima il vuoto di mostri, cavallette e ragni giganti; un bimbo, Antonio, che non vuole sparare ai topi, né schiacciare le lumache, che non è mai stato in braccio al babbo, proveniente da una famiglia di freddi, dove nemmeno si toccano tra loro.
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Il porto dove passa la Storia (e un’autostrada contestata)

Mille. Quei ragazzi che andarono con Garibaldi di Giuseppe BandiCon quei nomi che si ritrovano sulle poppe, «Dina» e «Mite», le due chiatte sorelle che vanno e vengono per il porticciolo di Talamone, sarebbero piaciute proprio a un uomo come Giuseppe Garibaldi. L’intero paese, del resto, ha una lunga storia legata alla polvere da sparo, ai candelotti, alla nitroglicerina… Tanto da essere sfiorato da un’inchiesta sul traffico di esplosivi perfino negli anni Ottanta, ai tempi del pentapartito. Mica per altro il Condottiero, costretto a fare tappa lungo la rotta da Quarto alla Sicilia per rifornirsi di munizioni (dato che sul «Piemonte» e sul «Lombardo » erano stati imbarcati insieme con i Mille migliaia di fucili ma, per usare le parole del generale, non c’era «nemmeno una cartuccia») aveva scelto quel porto sulla costa maremmana. Sapeva che lì, in qualche modo, sarebbe riuscito a rimediare quello che gli serviva.

Centocinquanta anni dopo, in questa deliziosa insenatura naturale poco più a nord dell’Argentario, di candelotti pronti a deflagrare (politicamente, si capisce…) ce ne sono due. Il primo è la costruzione dell’autostrada costiera tirrenica, fortissimamente voluta da un’alleanza trasversale tra la sinistra al governo in regione e la destra al governo di Roma. Il secondo è il progetto di un porto turistico che, osteggiato da Italia Nostra, Wwf, Legambiente e un po’ tutti gli ambientalisti, sarebbe immensamente sproporzionato rispetto alla bellezza, alla sacralità, alla popolazione del luogo. Basti dire che per ogni famiglia di talamonesi ci sarebbero quattro posti barca per yacht e velieri lunghi da 10 a 40 metri. Per non parlare delle perplessità che solleva la scoperta che il progetto è stato ideato da un’azienda che nel vicino porto fra Castiglioncello e Rosignano Solvay ha tra gli azionisti di una sua consociata, sia pure con una piccola quota, il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Che per pura coincidenza è anche sindaco di Orbetello, comune di cui fa parte Talamone.
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Eia Eia Baccalà: la guerra di Benito Jacovitti

Eia Eia Baccalà“La satira proposta da Jacovitti nel sistema dei tanti partiti, con le loro varianti e sovrapposizioni, è tra le più spassose che l’arrivo rintronante della democrazia abbia prodotto nell’Italia del dopoguerra, e lì davvero ce n’è per tutti. Jacovitti non si tira indietro, non si crede diverso e superiore rispetto ai suoi personaggi, si fa, come mai più dopo, protagonista egli stesso, rischia, si mette in gioco, si confessa e apprezza o detesta da perfetto rappresentante e specchio di un’epoca unica e irripetibile, ma soprattutto immensamente vitale”. Così, Goffredo Fofi, che, insieme ad Anna Salepicchi, è curatore del volume, commenta i lavori a fumetti realizzati da Jacovitti tra il 1940 e il 1950, ora riuniti nel volume Eia Eia baccalà – titolo che deriva da un dissacrante slogan usato dallo stesso Jacovitti – pubblicato da Stampa Alternativa.

Quando scoppia la guerra, Benito Jacovitti ha sedici anni, ma la sua penna è già puntuta e coraggiosa, tanto da meritargli “richiami” istituzionali e politici. Nel 1939, inizia a collaborare con il giornale umoristico in vernacolo fiorentino, “Il Brivido”. Ed è qui che, nel 1940, pubblica un affresco della guerra, più precisamente del fronte sulla linea Maginot-Sigfrido, mostrando i soldati dei due schieramenti opposti, ritratti in atteggiamenti decisamente non bellici o marziali. Per questo lavoro, avendo ritratto i soldati tedesco in modo ritenuto poco consono al loro ruolo, fu redarguito da un federale.

Poi pubblicherà altre storie e altre, invece, gli saranno rifiutate dagli stessi editori, perché “inadatte” al momento storico. Tra queste, “I tre re”, della quale purtroppo rimane solo uno spezzone. Obiettivo del volume è restituire la completezza della produzione di Jacovitti, indagando anche i lavori, come questi, meno noti al grande pubblico e, al contempo, contribuire a ricostruire la Storia, arricchendola di sentimento.
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I “Millelire” di Stampa Alternativa tornano in classifica

Ciucciati il calzinoDa qualche settimana c’è una novità nella classifica dei libri (fonte Arianna-Informazioni editoriali) più venduti che Repubblica fornisce il sabato (e Affaritaliani.it, in anteprima, ogni lunedì): ci sono in classifica nei SuperEconomici dei libri Millelire, editi da Stampa Alternativa. E dire che non sono proprio delle novità, né che sono libri particolari, anzi i titoli apparsi in classifica sono molto diversi tra loro.

Tempo fa è stata la volta di Epicuro, con la sua Lettera sulla felicità, uno dei primissimi Millelire, quindi un libro di una ventina d’anni fa, forse più, già venduto in milioni (sì, sì, non è un errore, milioni) di copie. Poi è toccato ad Orti Insorti di Elena Guerrini. Questa settimana, come quella passata si sono arrampicati in classifica: Ciucciati il calzino, il meglio o il peggio delle battute dei Simpson televisivi e Il giro del mondo in 80 gaffe, quelle del nostro presidente del consiglio, e chi sennò.

Il giro del mondo in 80 gaffeEcco come la stessa casa editrice indipendente spiega il successo:

“Qual è la ragione che sta alla base del successo di questi libri, che non hanno ricevuto la benché minima promozione, che non sono mai passati in televisione, che non sono mai stati fotografati con veline o in isole di famosi, che non sono scritti da papi o da vespe o da scintillanti comici di Zelig? Si stenta a crederlo ma è il prezzo, sì il prezzo estremamente basso, non più le vecchie mille lire, ma un euro, il costo di un caffè o di un giornale, anzi a volte un po’ meno. So che molti di voi diranno che non c’entra, che il prezzo di un libro non può essere così basso, che non si può pubblicare e rimetterci i soldi, che l’autore va ricompensato, che tutto questo è qualunquismo, che la cultura va protetta. Tutto quello che volete. Ma intanto i libri ad un euro si vendono eccome. E senza pubblicità.

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