I giganti del prog-rock, prologo: Simon Dupree & The Big Sound 1/3

Gentle Giant di Antonio ApuzzoPer narrare le avventure sonore di un gigante è necessario un lungo passo indietro, nel tempo e nello spazio. Bisogna arrivare alla vigilia della Seconda guerra mondiale, nella città di Glasgow. Lì, il 27 agosto del 1937, nacque Phil Shulman, uno dei principali protagonisti della nostra storia. Per essere più precisi, il futuro sassofonista dei Gentle Giant mosse i primi passi tra grandi e sovraffollati caseggiati popolari, nel distretto di Gorbals.

Anni dopo, nel corso di un’intervista, Phil dimostra di conservare ancora ricordi forti e intensi della sua infanzia a Gorbals. Nelle sue memorie, il quartiere appare come un luogo difficile in cui vivere, uno dei posti peggiori sulla faccia della terra, un vero e proprio ghetto: «chiunque conosca la Gran Bretagna e Glasgow, sa benissimo cosa sia quel luogo», rammenta Phil, «è un po’ l’equivalente di Watts per Los Angeles o del maledetto East Side di New York. Un posto molto duro1». Ma ricorda anche, con grande affetto, quella speciale solidarietà umana che si viene a creare tra persone obbligate a condividere le stesse difficoltà. Quella di Phil è un’infanzia dura, vissuta tra le pieghe di un estenuante conflitto sociale, alimentato dalle difficili condizioni di vita della classe operaia scozzese, dalla crisi economica, dagli scioperi dei lavoratori, e da tutti i forti cambiamenti occorsi alla fine della Seconda guerra mondiale.

Glasgow, in realtà, è sempre stata una città divisa tra una massa lavoratrice – costretta a vivere ai limiti della sussistenza e del disagio – e una classe benestante, detentrice del potere economico e politico. Agli inizi del Novecento, lo spirito del comunismo trovava un terreno fertile fra i confini scozzesi. In quegli anni Glasgow venne scossa continuamente da cortei, scontri di piazza, scioperi e manifestazioni per i diritti dei lavoratori. Un’incredibile serie di riots, ben sedimentata nella memoria collettiva e ricordata tuttora. Caso emblematico fu l’esperienza del cosiddetto Red Clyde – dal nome del Clyde Workers’ Committee –, assurta a simbolo della combattività scozzese nel «periodo delle grandi rivolte».

Per le strade di Gorbals, poi, le agitazioni erano acuite da una componente razziale, poiché la popolazione del quartiere era per gran parte composta da immigrati: per lo più italiani, irlandesi ed ebrei. Anche la famiglia Shulman era per metà ebrea, da parte del padre, benché i figli non abbiano mai avuto una vera e propria educazione religiosa.

Parlando delle sue esperienze formative, Phil ci tiene a sottolineare di essere cresciuto come un ragazzo ebreo con forti influenze scozzesi, culturalmente legato a una visione del mondo anticapitalista e profondamente di sinistra.

L’undici febbraio del 1947, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nasce Derek Shulman. Ma il fratello di Phil respirerà l’aria di Glasgow per un solo anno, in quanto l’intera famiglia si trasferirà in Inghilterra, a Portsmouth, dove l’otto dicembre del 1949 vedrà la luce il terzo dei fratelli Shulman: Ray.

Ray – in un’intervista del 1975 – ricorda che il padre lavorava di giorno, come commesso viaggiatore, mentre di notte suonava la tromba in un gruppo jazz. E dava anche lezioni di musica. «La nostra casa era sempre piena di musicisti». Ed è proprio Ray, il più giovane degli Shulman, ad avere un’educazione musicale di base, con le prime lezioni di tromba (a cinque anni), quelle di violino (a sette), e infine il primo approccio con la chitarra (a dieci). «In realtà la prima idea era quella di diventare un violinista classico», ricorda ancora Ray, «ma per raggiungere questo obiettivo devi dedicarti interamente allo studio dello strumento. Così, appena si affacciò la possibilità di suonare in una band di rock’n’roll, l’idea svanì».

I tre fratelli crebbero in contesti diversi – Phil da una parte, Derek e Ray dall’altra –, separati dalle differenze d’età, ma accomunati da un’educazione piuttosto rigida. Nella famiglia Shulman, infatti, il duro lavoro e la grande applicazione erano valori imprescindibili, che i tre osservarono con rigore e orgoglio. Per dirla in altro modo: erano tipi tosti!

Le origini ebraiche del padre non ebbero una grande influenza sui tre, anche se Derek finirà per abbracciarne la fede. Al contrario, la passione del genitore per il
jazz e la sua attività musicale come semiprofessionista furono per loro decisive. Quando Derek e Ray, ancora studenti, decidono di mettersi a suonare sul serio, hanno rispettivamente 16 e 14 anni. La loro prima band di rhythm’n’blues si chiama Howling Wolves. Coinvolgono anche Phil, nel frattempo prossimo a diventare docente, affidandogli il ruolo di manager. «Eravamo naturalmente attratti dal rhythm’n’blues», ricorda Derek, «in particolare ci piacevano i Rolling Stones».

Il gruppo, da Howling Wolves, diventa Road Runners, e matura una certa esperienza professionale con una serie di concerti in Inghilterra. Phil, su richiesta di Derek e Ray, lascia l’incarico di manager per unirsi alla band in veste di sassofonista, così da conferirle un sound più vicino a quello tipico del rhythm’n’blues. Il gruppo ha ora bisogno di un altro manager: dopo un tentativo andato a vuoto, trovano l’uomo che cercano in John King, produttore della BBC e loro cognato.


Gentle Giant - I giganti del prog-rock di Antonio Apuzzo
Collana Rock People
152 pagine + CD musicale
ISBN: 978-88-6222-120-7

Commenti

Lascia un commento