Il gemello: dalla realtà scientifica al pretesto letterario
Qualcuno ricorderà che recentemente una signora americana, dopo aver guardato bene in faccia i suoi gemelli e prima ancora che qualcuno s’insospettisse, ha candidamente ammesso che uno solo dei due era figlio del marito, l’altro era il risultato di una scappatella, della quale evidentemente la signora si riteneva incolpevole o quasi. I giornalisti hanno curiosato tra gli ostetrici, per sapere quanto fosse eccezionale quell’evento, e saputo che eccezionale proprio non era si sono ritratti quasi annoiati; immagino che Michele Leoni, che in quel momento questo libro, Il gemello lo aveva già scritto, si sia irritato un po’, questo è quello che gli inglesi chiamano “to steal someone’s thunder”, un’espressione che prende origine, pensate un po’, da una macchina teatrale che doveva fare il rumore del tuono.
Alcuni giornalisti chiesero anche a me informazioni su questo minuscolo scandalo, che chissà perché tutti ritenevano inusuale, e mi accorsi di perdere non solo la loro attenzione, ma anche la loro stima, quando mi misi a spiegare i dubbi sulla superfetazione e le certezze sulla superimpregnazione, attenzioni e stima che non riguadagnai nemmeno quando mi misi a raccontare i miti che esistevano in proposito e che mi sembravano dimostrare che la nascita di gemelli, uno solo dei quali assomigliava al marito mentre l’altro era il ritratto sputato del lattaio, dovevano averla osservata anche i nostri antenati.
La richiesta di Michele Leoni di scrivere qualche riflessione sul suo libro – spero che ne farà una postfazione, mi seccherebbe svelare in anticipo alcuni dei misteri del racconto – mi consente di ritornare su alcuni degli argomenti che nessuno ha voluto ascoltare in prima battuta. Il libro di Leoni, poi, ha un elemento particolarmente affascinante, almeno per me: è un mito moderno, gli dèi dell’Olimpo si sono vestiti da miliziani, le dee si sono camuffate da casalinghe, ma sempre un mito è, e con i miti c’è poco da scherzare.
Dunque, a pensarci bene ci sono tre, e non due, categorie di gemelli: quelli identici, omozigoti; quelli che vengono definiti gemelli fraterni, gli eterozigoti; e poi quelli imparentati solo tramite mammà, non riesco a trovare una definizione che li identifichi geneticamente. Quanti ce ne siano stati, di questi ultimi, non c’è dato saperlo: il sospetto non alberga nella maggior parte delle famiglie, tanto che una ricerca francese, che dimostrava che un numero spropositato di secondogeniti non è figlio del cosiddetto padre legittimo, fu considerata una via di mezzo tra una provocazione e un pesce d’aprile. Medici e filosofi, inoltre, erano molto bravi a trovare giustificazioni plausibili per le evenienze più strampalate. Giovanni Battista Mutinelli, proprio quel filosofo che pubblicò a Verona, alla fine del Settecento, un bel volume sulla Generazione dell’uomo, riteneva che a imprimere le fattezze sul volto del concepito fossero pensieri anche casuali “dell’ultimo momento”.
Immaginate: una brava signora ha un rapporto con il suo signor marito, è sabato sera, tutto procede come nella tradizione. Ma proprio nel momento fatale, ecco che la signora – sapete come son fatte le donne – viene fulminata da un dubbio: ha detto al lattaio di portare un mezzo litro di latte in più? Un attimo, un rapido pensiero che il buonsenso vorrebbe poter ignorare, ma un attimo che lascia il suo segno, perché il bambino nascerà con la faccia del lattaio (perdonatemi la mancanza di fantasia, ma mi si dice che le donne pensino spesso a questi signori).
Nel libro di ostetricia sul quale ha studiato la maggior parte dei medici italiani, il Pescetto, la superfecondazione è definita come la fecondazione di due ovociti distinti a breve distanza di tempo; relativamente frequente negli animali, questo fenomeno è stato documentato, dice l’Autore, anche nell’uomo. Molto più scettico è lo stesso Pescetto nei confronti della superfetazione, la fecondazione di un ovocita dopo che nell’utero si è già impiantato un altro embrione: esistono impedimenti ormonali (le donne in gravidanza non ovulano) e meccanici (come potrebbe mai passare uno spermatozoo attraverso un utero già completamente occupato da una gravidanza?) che fanno pensare che si tratti solo di fantasie e i casi riportati a dimostrazione del contrario potrebbero avere tutti una seconda spiegazione.
Sono andato a cercare gli stessi termini nei miei vecchi libri: il Baudeloque – la mia edizione è del 1793 – non ne parla, o perlomeno io non sono riuscito a trovarne traccia. Ciò mi ha sorpreso, perché quasi un secolo prima Nicolas Venette (De la generation de l’homme, Claude Jolie, Cologne, 1696) aveva scritto che la superfetazione è un fatto comune e si era spinto a citare un caso, apparentemente noto a tutti gli abitanti di La Rochelle, relativo a tale Mademoiselle Louveau, finito malamente, ma non per questo meno impressionante. Nei testi più vicini a noi, da quello di Mangiagalli a quello di Williams, si dicono più o meno le cose che racconta Pescetto, con qualche maggiore indulgenza alle esemplificazioni veterinarie (un tale ha visto una cavalla ingravidata nel giro di poche ore da un cavallo e da un asino, cose così).
Il gemello di Michele Leoni
Postfazione di Carlo Flamigni
Collana Eretica
216 pagine
ISBN: 978-88-6222-116-0
Commenti
2 commenti to “Il gemello: dalla realtà scientifica al pretesto letterario”
Lascia un commento










ho acquistato il libro non tanto convinto della scelta,bhè ci sono volute 50 pagine “del gemello” per spazzare via qualsiasi dubbio! trama piacevolissima ed originale,personaggi un pò piatti ma comunque credibili,che dire,consigliatissimo!