Cocco Bill, l’amico ritrovato

Il giorno di CoccobillRagazzini degli anni Cinquanta, siamo la generazione del Vittorioso, il settimanale edito dalla cattolicissima nonché “italianissima” Ave, Anonima Veritas Editrice. Dio, Patria e Famiglia tanto per intenderci, e ben saldi i valori della lealtà, della solidarietà, dell’amicizia. Era un amico, Il Vittorioso, con cui tutte le settimane avevamo un appuntamento in edicola.

E volevamo bene alle sue “firme”: pescando alla rinfusa tra i ricordi, ritroviamo Caesar, Fantoni, Giovannini, De Luca, Polese, Landolfi. E soprattutto lui, il magico, variopinto, stravagante surreale, folle Jacovitti, anzi Jac, anzi Lisca di Pesce, che era la componente ludica e un po’ anarchica della nostra “visione del mondo” (perché cominciamo a formarcela già da bambini, no?). Davvero un mito, Jacovitti, insieme ai suoi simpaticissimi eroi: il terzetto adolescenziale Pippo, Palla e Pertica, assistito dalla Signora Carlomagno, una virago che sbrogliava i guai da allegra giustiziera, a colpi di cazzotti fulminanti; il mini-arcipoliziotto Cip (suo il tormentone “lo supponevo”) con l’assistente Gallina, il bassotto Kilometro e l’arcinemico in tuta nera Zagar (ma il Macchia Nera di Topolino e il Diabolik delle sorelle Giussani hanno preso spunto da lui?); e Caramba, Mandrago, Alonso Alonso detto Alonso, Alvaro piuttosto Corsaro, Giacinto il Corsaro Dipinto, il giornalista detective Tom Ficcanaso…

Zorrykid di Benito Jacovitti - a cura di Gianni BrunoroPoi, nel 1957, Jacovitti iniziò a collaborare al settimanale Il Giorno dei ragazzi, supplemento dell’omonimo quotidiano milanese diretto da Italo Pietra, e qui restò fino alla sospensione delle sue pubblicazioni, nel 1967. Proprio sul Giorno dei ragazzi nacque il cow-boy Cocco Bill. Riscoperto da Stampa Alternativa, che nel 2007 proponeva una antologica delle sue avventure (Cocco Bill, mezzo secolo di risate: sei delle 18 storie apparse sul supplemento del Giorno) e che ora ci offre tutte le altre a nostro grato diletto (Il Giorno di Cocco Bill, a cura di Giovanni Brunoro, prefazione di Luca Raffaelli, pp. 357, euro 28). Una bella occasione per tornare a divertirsi con un “amico ritrovato”. E magari per fare anche qualche riflessione sul mondo jacovittiano, un vero, affollatissimo labirinto di invenzioni, trovate, provocazioni.

Ma, tanto, c’è Lisca di Pesce a fornirci il filo di Arianna, col suo aureo insegnamento: «Quando Jacovitti sverga le piripicchie, tutte le biscagliette vengono in goffa a far zunzù». Tutto chiaro, no? A ricordarci l’artista e il personaggio è Luca Raffaelli, che nella sua prefazione (“Il mondo alla rovescia”, op. cit.), propone una serie di percorsi, atti ad esplorare quel fastoso/festoso caos. Illuminarlo, svelarlo, penetrarlo nel profondo, è decisamente arduo, «tanto le stranezze jacovittiane sono eccessive, totali, onnipresenti»: però, vale la pena di tentare.

E allora, girovagando per Cocco Bill, ci balzeranno negli occhi “pazzie” come zoccoli di cavallo che spuntano sul tetto di una casa, cavalli disegnati a metà, o privi di tutte e quattro le zampe, oppure illeggiadriti da belle labbra voluttuose, inequivocabilmente femminili. E poi la solita orgia di ossa, matite, dita, pesci, vermi, salami, cartelli sparpagliati qua e là, a bizzarro dileggio di una realtà “ridotta in polpette”. L’esuberanza del nostro creatore non ha requie: come nota Raffaelli, la trama inventiva e figurativa si sviluppa in una sorta di “trance”. Un vero e proprio “mondo parallelo” in cui Jac abita con immensa goduria. Perché è lui per primo a divertirsi. Come? Disorientando, spiazzando, mettendo in crisi il buon senso. Facendolo sprofondare nell’assurdo. Pensiamo, tante per dirne una, alla scritta “Attenti al dromedario”, posta fuori dell’ingresso del suo villino di Forte dei Marmi. Be’, «i passanti vi si avvicinavano guardinghi anche perché al di là del cancello si ascoltava sovente un ruggito animalesco. Che, naturalmente, era dell’autore in questione».

ZorrykidGrande Jac. Grande Cocco Bill. L’“eroe buono”che,“a bordo” del suo cavallo Trottalemme, regola i conti con i malvagi. Indubbiamente, uno strano personaggio: «pochi sanno da dove venga e dove vada, chi sia in realtà, se uno sceriffo, un federale, un poliziotto privato, o un puro e semplice avventuriero. Egli rappresenta tutto e niente, è la ragione e l’insensatezza» (Gianni Brunoro, I dieci anni che forgiarono il Cocco, op. cit.). A noi vien voglia di dire - e non vuol essere una facile battuta - che è la ragione dell’insensatezza, e viceversa. E cioè è Jac. Jac che conosce bene il mondo, la storia e le storie. E trasforma e deforma. A raffiche di ironia e parodia. Con la più “extra-vagante” (surreale o iperrealistica?) delle satire. Rivolta agli adulti, come lui stesso ricorda, anche se i bambini lo «apprezzano perché vedono colori e pupazzetti». Ma Jac, come ben evidenzia Brunoro “scavando” nelle storie di Cocco Bill e mostrandocene gli svariati ammiccamenti ai lettori, sguazzava dentro la vita e, conoscendola bene, la prendeva in giro e la esorcizzava. Armato della dismisura e del grottesco. Attuale e inattuale, come tutti gli spiriti liberi ed effervescenti.

Tanto che - ma lui si definiva “estremista di centro” - in tempo di contestazione e dintorni, qualcuno lo bollava come “fascista”. Tanto che, collaboratore di Linus nella prima metà degli anni Settanta, a causa di certe vignette feroci nei da confronti dell’ultrasinistra, che avevano mandato in bestia i lettori “trinariciuti”, fu per due volte sbattuto fuori dalla rivista. Salvo essere richiamato dal direttore, Oreste del Buono, che cercava di placare i suoi bollenti spiriti di “satiro” incondizionato (si legga la voce “Diario Vitt”, in Luciano Lanna e Filippo Rossi, Fascisti immaginari, Vallecchi, 2003). Va detto che qualche “colpa”, Jacovitti ce l’aveva. Visto che il padre, un ferroviere di fervente fede mussoliniana, gli aveva imposto, nel 1923, il nome di Benito, che non è certo tra quelli che si portano con noncuranza. Va anche ricordato che Jac aveva esordito nel 1940 con Pippo e gli inglesi, “un soggetto patriottico legato all’entrata dell’Italia in guerra”; che nel ’48 realizzò i manifesti elettorali per i Comitati civici e contro il Fronte popolare; che disegnò, su richiesta di Arturo Zoccoli di cavallo che spuntano sui tetti, Nichelini e gratuitamente, una vignetta per una campagna cavalli disegnati a metà, o illeggiadriti da labbra elettorale del Msi.

Tra le sue ultime collaborazioni, ricordano voluttuose: un mondo bizzarro come il suo creatore poi Lanna e Rossi, c’è L’Italia di Jacovitti, una pagina tutta sua disegnata settimanalmente per L’Italia di Marcello Veneziani. Ma, in realtà, la vera vena dell’“estremista di centro” Jac era quella libertaria. Come arioso, libertario, simpaticamente trasgressivo e nemico di tutti i “musoni”, studenti o prof. che fossero, era il celeberrimo “Diario Vitt” che, noi, liceali d’antan, esibivamo come un segno di spregiudicata “appartenenza”. Formidabili quegli anni. Formidabili le “stravaganze” jacovittiane da Pippo, Palla e Pertica a Cocco Bill al Kamasutra, disegnato nel 1970 per Playmen, su sceneggiatura di Marcello Marchesi, un altro della “nave dei folli”.

(Questo articolo è stato pubblicato su Liberal lo scorso 2 febbraio)

Il giorno di Coccobill - Nuova antologia di Benito Jacovitti
Fuori collana
360 pagine
ISBN: 978-88-6222-098-9


Zorrykid - Tutte le avventure del vendicatore mascherato di Benito Jacovitti, a cura di Gianni Brunoro
Fuori collana
304 pagine
ISBN: 978-88-6222-050-7

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