Elogio del turpiloquio: il populismo moderno, linguaggio volutamente povero e fortemente emotivo

Elogio del turpiloquio di Romolo Giovanni CapuanoLeggendo il testo qui proposto, due appaiono le funzioni ‘positive’: innanzitutto, il turpiloquio ha una chiara funzione apotropaica. Serve, cioè, a tenere lontano il male, proprio come un amuleto o un esorcismo. E, in effetti, l’espressione che Francesco suggerisce a frate Ruffino per allontanare il demonio ha tutto il sapore di una formula magica, uno scongiuro teso a fin di bene, da rispettare alla lettera per ottenere gli effetti auspicati.

Il turpiloquio funge da strumento di comunicazione per raggiungere il popolo minuto – vero destinatario dei Fioretti – e sfrutta la sua attitudine terrestre, verace, emotivamente intensa per produrre un effetto di verità, quasi che la parolaccia, di per sé, significasse autenticità. Il turpiloquio, in effetti, sembra conferire genuinità, impeto e stile pungente alla frase. Si fa carico di dire ciò che non deve dire e di non tacere ciò che sa. Marca una sintassi della vicinanza che scatena empatia e identificazione con chi non ha bisogno di paroloni per affermare il suo punto di vista. Dice “pane al pane” senza infingimenti. O, almeno, così viene percepito.

Se consapevolmente biasimiamo chi inveisce oscenamente, tendiamo a riconoscergli, in date circostanze, una reputazione di maggiore onestà e candore perché riteniamo che solo chi è sincero e “parla come mangia” è affidabile. Tale credito deriva dal fatto che tendiamo a interpretarlo come una forma di eloquio non filtrata, che sprigiona direttamente dai recessi più profondi dell’anima. Di questa verità dell’anima sono intrisi i Fioretti, che devono la propria popolarità, fra l’altro, anche al linguaggio spontaneo che li caratterizza e che, presso il popolo, era certo più efficace comunicativamente del latinorum degli alti prelati.

Chi si illudesse che oggi le migliori condizioni sociali della contemporaneità abbiano reso inutile il ricorso al turpiloquio come strumento di comunicazione per raggiungere il ‘popolo’ farebbe bene a ricredersi. Non si spiegherebbe il successo del neopopulismo odierno, incarnato al meglio dalla Lega Nord, se non in ragione del linguaggio volutamente povero e fortemente emotivo, fanfarone, da piazza o da bar, che i suoi rappresentanti hanno saputo fare proprio. Un linguaggio che spesso, dietro lo slogan rozzo, consegna contenuti estremamente e volutamente semplificati e che è orgoglioso della propria rozzezza, ma che, proprio per questo, è percepito dai destinatari come più vicino alla verità, e più distante dalle locuzioni criptiche dei politici di una volta.

Naturalmente, anche il linguaggio popolano e rozzo può servire a ingannare. Ma questo è un altro discorso.


Elogio del turpiloquio - Letteratura, politica e parolacce di Romolo Giovanni Capuano
Collana Fiabesca
128 pagine
ISBN: 978-88-6222-114-6

Commenti

Lascia un commento