Voglio vivere così: la storia recente è come un puzzle complicato

Voglio vivere così di Ansoino AndreassiIl romanzo di Ansoino Andreassi affronta i temi del terrorismo politico di sinistra secondo un’ottica particolare. Delinea i percorsi di vita dei protagonisti, sia quelli che sceglieranno di praticare la violenza politica o saranno ad essa contigui, sia quelli che si troveranno ad operare su sponde contrapposte.

Speciale attenzione, intrecciata con considerazioni critiche che sanno dare ai problemi la giusta dimensione, è riservata – nei dialoghi e nell’inquadramento delle situazioni – alla prospettiva, presente in molti giovani di allora, di porsi con assoluta radicalità nella vita sociale: prospettiva che per alcuni finirà per essere una forte componente della propensione alla lotta armata.

La stessa attenzione Andreassi dimostra nel delineare (con ampie e tuttavia sempre interessanti pennellate) le interazioni politiche nelle città in cui il fenomeno terroristico andrà poi maggiormente sviluppandosi, partendo dai fermenti (studenteschi e operai) che puntavano a una società migliore, ma che subivano anche la tentazione del radicalismo, spesso fondato sul richiamo a luoghi comuni che banalizzano l’intelligenza con “evidenze di comodo”, bloccando in realtà ogni filtro critico fino a privilegiare l’impazienza e le scorciatoie criminali. “Fil rouge” dell’intera narrazione è una tenera quanto complicata storia d’amore, tratteggiata con grande sensibilità e dolcezza – fra i due principali soggetti del romanzo, con una mescolanza di considerazioni e vicende legate sia ad aspetti privati sia a impegni “professionali” diversissimi (sul piano delle scelte e delle conseguenze), che conferisce al romanzo un fascino davvero suggestivo.

Gli anni della guerra e della Resistenza democratica (contrastata dai fascisti repubblichini) costituiscono il primo scenario di fondo del romanzo, che poi si apre alla ricostruzione postbellica, con la progressiva conquista di un benessere quotidiano diffuso ma ancora segnato in profondo da gravi disuguaglianze, con tensioni politiche fortissime che spesso esplodono in manifestazioni di piazza duramente represse: mentre il fascismo riemerge “come un fiume carsico” e si annida subdolamente “dentro i gangli delle istituzioni, dentro la stessa Democrazia cristiana, un qualcosa di profondamente radicato nella borghesia e funzionale ad essa”. E sull’altro fronte “i comunisti, con il loro mastodontico apparato di partito, (finiscono per essere) risucchiati dai giochi della politica e attratti dal miraggio del potere, pronti al compromesso pur di raggiungere lo scopo”.

Venate di nostalgia per le piccole, semplici cose, ma ricche di autenticità e freschezza, sono le rievocazioni di quel buon “tempo antico” che era fatto anche di “grattachecche” gustate come primizie da gourmet, di vino mescolato col brodo per insaporirlo, di giochi coi tappi delle bottigliette a rappresentare i campioni delle corse in bici, di berrettini con la visiera di plastica per ripararsi dal sole e di tante osterie nelle quali ci si poteva ritrovare fra amici.

Di speciale interesse (è evidente che l’Autore le scrive in presa diretta con la sua esperienza sul campo…) sono le pagine dedicate all’impegno delle forze dell’ordine sul versante dell’antiterrorismo. Vi si rievoca innanzitutto la formazione dei primi nuclei specializzati, che della specializzazione, appunto, e della centralizzazione dei dati (senza dispersioni controproducenti) sapranno fare le carte decisive e vincenti in una guerra che qualcuno – dal mondo parallelo e cupo della clandestinità – aveva unilateralmente dichiarato: stabilendo quali nemici meritassero di essere colpiti o annientati, e mettendo in pratica questo disegno in maniera spietata per oltre un decennio, con un crescendo di violenza che raggiunse livelli tali da indurre il Ministero dell’Interno a calcolare persino la cadenza oraria degli attentati!

Una rievocazione che si articola nella descrizione delle attività di composizione di un puzzle sempre intricato: dalla identificazione dei terroristi alla localizzazione dei loro covi, con paziente e analitica ricerca dei tasselli anche più minuti necessari allo scopo. Da una traccia poco significante, via via – con paziente sviluppo – a risultati di grande rilievo, attraverso pedinamenti, esame di reperti, contributi di polizia scientifica, confidenze, segnali apparentemente confusi decifrati e quant’altro intelligenza e fantasia investigativa fossero capaci di inventarsi. Con rischi e pericoli gravissimi sempre cupamente incombenti, tanto da indurre i poliziotti dell’antiterrorismo a usare nomi di copertura speculari ai nomi di battaglia con cui i terroristi coprivano la loro vera identità.

Una rievocazione cui fanno da costante contrappunto le azioni delle Brigate rosse, nel libro spesso solo accennate, ma con tratti sempre precisi e fortemente incisivi che consentono di riandare con la memoria alle principali imprese dell’organizzazione e alla sua progressiva escalation: danneggiamenti, sequestri di persona, rapine per autofinanziamento, gambizzazioni e omicidi; – arresti, fughe dal carcere e conflitti a fuoco; – e insieme legami torbidi con servizi segreti, attività “logistiche” di falsificazione di targhe e documenti, collegamenti internazionali per il procacciamento di armi, propaganda con i documenti contrassegnati dalla famigerata stella a cinque punte, capillarmente diffusi in una stagione spesso caratterizzata (quando non favorita) da slogan tipo “compagni che sbagliano” o “né con lo Stato né con le Br”.


Voglio vivere così – Esistenze negli anni di piombo di Ansoino Andreassi
Prefazione di Gian Carlo Caselli
Collana Senza Finzione
270 pagine
ISBN: 978-88-6222-115-3

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>