Maledetto Céline: la guerra, perfetta e orrida caricatura di follia e morte

Maledetto Céline di Stefano LanuzzaAppunto nella sua accentuazione caricaturale, la guerra, che per Céline non è quel gioco di possibilità e probabilità, di fortuna e sfortuna ovvero quella specie di ‘partita a carte’ teorizzata dal militare prussiano Clausewitz, è riferita in un codice franto e sincopato, in una lingua che non è dell’intelligenza speculativa ma è quella granulare, irta e spugnosa del risentimento dei sensi urlanti e insultanti.

Anima sporca come chi ne possieda una sensitiva, Céline disprezza le anime belle, quelle stimolate solo dalla falsa coscienza, e i liliali pacifismi ottocenteschi allargati al Novecento, il secolo meno pacifista di tutti i tempi… Perché il pacifismo céliniano si determina a partire dalla paura e dalla nausea, senza supporti politici né alibi sociologici (per i quali lo stesso pacifismo moderno, ponendosi come missione di pochi ‘paladini della pace’, si trova a implicare la guerra), ma fondato sull’insopprimibile disgusto per il potere.

Contro cui, secondo l’autore, si può e si deve combattere la mentalità guerresca perfino con quanto viene comunemente inteso come vigliaccheria; e con la diserzione, scappando, imboscandosi, arrendendosi o addirittura accordandosi col nemico: affermando edonisticamente la propria paura, quella fottuta paura per salvare la pelle che rende l’uomo umano.

Politicamente ingenuo, Céline non interpreta nella chiave classicamente pacifista il discorso della guerra; bensì lo svolge traslandolo ed esplanandolo nel carnevale guignolesco: mettendolo a nudo, disperdendone i bacilli infetti e sezionandolo come, lui medico ed epidemiologo, avrebbe potuto fare con un cadavere su un tavolo anatomico.

In tale ottica, nessuna opera più di quella céliniana, pure interamente votata alla condanna della guerra, è distante dai pacifismi ottimistico-illuministici definitisi ancor più dopo l’olocausto ebraico e dopo Hiroshima.

Al pari della dialettica guerra-pace o padrone-servo, per Céline il discorso della guerra è lo stesso antico discorso dell’uomo, animale feroce, omicida e suicida, che intermittentemente riposa nelle sue stazioni d’inverno per riprendere con più lena e crudeltà il suo perenne cammino verso la morte. Una morte, ciecamente perseguita, che muove le nazioni accompagnate da orpelli pseudoideali e da buoni propositi, grotteschi addobbi retorici del dominio; e polvere, cenere, pazzia sempre.


Maledetto Céline – Un manuale del caos di Stefano Lanuzza
Collana Fiabesca
240 pagine
ISBN: 978-88-6222-110-8

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