Per il professor Giacosa una copia gratis di “Vino e bufale”

Vino e bufale di Enrico Baraldi e Alessandro SbarbadaSembrerebbero buone notizie, ma l’evidenza che si tratta di bufale è addirittura il fatto meno preoccupante. Chi ha avuto tra le mani il nostro “Vino e bufale” ha imparato che il problema non è la bevanda che veicola l’alcol etilico, ma è per l’appunto questa sostanza. L’alcol etilico è una molecola tossica, che produce dipendenza al pari dell’eroina e che ha, tra gli altri effetti dannosi, quello che aumenta il rischio di ammalarsi di il cancro. L’alcol etilico che si trova nella bevanda vino è lo stesso che è presente nella birra, nei superalcolici, negli aperitivi alcolici e nelle altre bevande (tipo alcopop) che un’industria interessata unicamente ai propri interessi promuove senza scrupoli soprattutto tra i giovani.

Vino e bufaleNel vino poi si trovano alcune centinaia di altre sostanze, qualcuna parimenti tossica, qualcun’altra innocua come, per l’appunto, l’acqua; altre ancora, presenti in tracce insignificanti per l’organismo di chi le assume, hanno assunto nel tempo un ruolo di star della manipolazione dell’informazione. E il Resveratrolo è la superstar ai danni della corretta conoscenza. Solo che ormai la bufala del Resveratrolo da un po’ di tempo non la beve più nessuno: ormai si sa che il Resveratrolo al pari di tutti gli altri antiossidanti non produce tutti gli effetti positivi che si speravano, ma soprattutto è dimostrato senza dubbi che per introdurne una quantità significativa per l’organismo umano attraverso il vino bisognerebbe consumare dalle 40 alle 1000 bottiglie al giorno. Insomma affidare le virtù salutari del vino al Resveratrolo o ad altri antiossidanti è la madre di tutte le  bufale.

Ne consegue che tutte le informazioni contenute nell’intervento (che a seguire riportiamo testualmente come appare sul sito www.enotime.it) del professor Attilio Giacosa, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia del Policlinico di Monza, sono insostenibili dal punto di vista scientifico e gravemente fuorvianti. L’alcol etilico e il vino che lo contiene e lo veicola più frequentemente in Italia, è fortemente collegato all’insorgenza di malattie  cardiovascolari e neurologiche, esattamente quelle per prevenire le quali ne viene consigliato il consumo.

Tutto questo è ampiamente documentato negli oltre cento capitoli di Vino e bufale e tutto questo stiamo raccontando nel corso delle presentazioni del libro, come è avvenuto qualche sera fa davanti a un folto e attento pubblico a Bassano del Grappa. Certo la nostra informazione desta perplessità e sconcerto proprio perché va a intaccare abitudini, credenze e culture radicate, ma… Ma ormai nessuno ci contesta più con la storia del Resveratrolo. Tutti hanno capito che si tratta di una bufala e neanche tanto ben riuscita.

C’è allora, come dicevamo all’inizio, un fatto ancor più preoccupante, cioè che a crederci e a diffondere la cattiva informazione sia un medico che ricopre un ruolo di importanza e responsabilità molto grande. A lui, faremo avere una copia di Vino e bufale con dedica sentita.

VINO E SALUTE: L’INTERVENTO DEL PROF ATTILIO GIACOSA
Il professor Attilio Giacosa è Direttore del Dipartimento di Gastroenterologia del Policlinico di Monza

Che il bere un buon bicchiere di vino sia un piacere, tutti sono d’accordo. Per contro, pochi sanno che bere vino con moderazione non solo non fa male, ma addirittura allunga la vita e riduce il rischio di sviluppare varie malattie. Quindi bere vino in modo corretto e consapevole rappresenta un vantaggio salutistico rispetto all’essere astemi.
Appare doveroso sottolineare questi concetti proprio adesso, epoca nella quale si assiste ad una criminalizzazione indiscriminata di tutte le bevande alcoliche in virtù degli effetti nocivi sulla salute e sulla guida automobilistica. A questo riguardo occorre effettuare un duplice distinguo.

In primo luogo bisogna sottolineare che l’abuso di alcolici, indistintamente dalla loro natura, è sempre nocivo, sia per i danni dell’assunzione acuta (ebbrezza, torpore, incoerenza logica) sia per quelli correlati all’eccesso cronico (etilismo, malattie del fegato e altri organi). In seconda istanza è bene ricordare la differenza tra vino e altre bevande alcoliche: tutti sappiamo infatti che le stragi del sabato sera non sono certo dovute ad un buon bicchiere di vino consumato durante la cena! Il messaggio nuovo è legato a molti studi scientifici e osservazioni epidemiologiche sugli effetti benefici del consumo abituale e moderato di vino. Il vino è stato studiato sia come bevanda che mediante analisi dettagliata dei molti composti bioattivi ivi contenuti.

Fra i vari principi attivi identificati nel vino, quello più noto è il resveratrolo. Questa sostanza è un antiossidante presente soprattutto nel vino rosso, che avrebbe la capacità di migliorare l’efficienza cellulare attraverso il potenziamento dell’attività mitocondriale, la “centralina” energetica delle cellule. Alcune ricerche sugli animali sembrano dimostrare che il resveratrolo favorisce la longevità, migliora il controllo del diabete, ritarda la comparsa del morbo di Alzheimer e produce un effetto protettivo su cuore e circolazione. A Newcastle, in Inghilterra, è in corso uno studio sperimentale volto proprio a verificare l’effetto del resveratrolo in pillola su pazienti affetti da gravi disturbi mitocondiali, ma altri studi sono all’orizzonte per valutare la possibilità di rallentamento dell’invecchiamento umano.

Sul tema dell’invecchiamento, grande scalpore fece la pubblicazione di un importante studio realizzato nel 1995 a Copenhagen. Questa ricerca, conosciuta come “studio danese”, è stata effettuata su più di 6000 maschi e 7000 femmine in età adulta ed ha dimostrato che il rischio di morire si abbassa fra chi consumava vino con moderazione, rispetto agli astemi e ai forti bevitori. Ma ciò che è altrettanto importante è che questo vantaggio non si verifica fra chi consumava birra o superalcolici.

La ricchezza del vino in polifenoli, dotati di spiccata azione antiossidante (ovvero della capacità di bloccare i radicali liberi nocivi che si formano nell’organismo), costituisce una importante barriera di difesa nei confronti dei danni cardiovascolari. Gli effetti sono rappresentati innanzitutto dalla riduzione della formazione di placche arteriosclerotiche nelle arterie e di conseguenza minor rischio di malattia delle coronarie e infarto cardiaco. Fra i vari polifenoli, sono le procianidine i primattori presenti nel vino. Il loro effetto è talmente significativo che questi composti sono oggi utilizzati dalla industria farmaceutica per la preparazione di farmaci attivi nelle malattie vascolari, sia venose che arteriose.

A questo risultato benefico partecipa anche l’aumento della produzione di ossido nitrico osservata in chi beve abitualmente vino. L’ossido nitrico riduce l’aggregazione delle piastrine, rendendo difficile la formazione di trombi e l’“occlusione” delle arterie. Il vino poi aumenta la formazione di colesterolo buono (Hdl) e riduce la presenza e la attività del colesterolo Ldl (quello “cattivo”), con innegabili effetti benefici in campo cardiovascolare. Un’altra area di grande interesse è rappresentata dalle problematiche neurologiche. Il consumo corretto e abituale di vino appare statisticamente correlato ad una riduzione del rischio di sviluppare ictus, cioè infarto cerebrale, e Tia (episodi di ischemia cerebrale transitoria, con perdita per tempo molto breve di alcune funzioni motorie o della capacità di parlare correttamente). Altri interessanti dati in corso di analisi sono quelli legati alla possibilità di ridurre il rischio di gravi degenerazioni cerebrali (morbo di Alzheimer, demenza senile). Numerose ricerche documentano che il regolare consumo di vino ha effetti favorevoli sia sulla frequenza con cui il morbo di Alzheimer si manifesta, sia sull’età di insorgenza, che viene ritardata di almeno tre anni (in un importante studio condotto sull’argomento).

Il vino, quindi, non per curare le malattie, ma per prevenire e ridurre il rischio di sviluppare molti gravi disturbi cardiovascolari e neurologici. Per ottenere questi effetti, certo è che il consumo abituale e corretto di vino è ampiamente da preferire al ricorso ad una pillola contenente principi attivi derivati dal vino. Resta il problema della giusta dose di vino, volta a garantire gli effetti ora menzionati. A questo riguardo i ricercatori impegnati nel settore hanno identificato in due bicchieri al giorno la quantità ottimale per la popolazione di sesso maschile. Il vino, coniugato al femminile, prevede invece una dose leggermente inferiore (un bicchiere), in virtù di differenze metaboliche ed epidemiologiche.

Il vino dunque non solo come bevanda ricca di gusto e piacere, ma anche come fonte di salute e di potenzialità preventiva. Il vino che non solo non fa male, ma addirittura fa bene. Bere vino, dunque, anziché essere astemi, se si vuole proteggere la salute. Ed è proprio questo si deve valorizzare e diffondere fra produttori e consumatori di vino. Infatti soltanto l’informazione precisa e puntuale e l’educazione al consumo consapevole di vino possono promuovere serenità e fiducia fra vignaioli e produttori e soprattutto tranquillità e salute fra i consumatori.


Vino e bufale – Tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche di Enrico Baraldi e Alessandro Sbarbada
Collana Eretica
144 pagine
ISBN: 978-88-6222-090-3

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>