Erano i tempi dei film di cow boy con i grandi cappellacci

Il giorno di CoccobillDel periodo trascorso presso “Il Giorno dei ragazzi”, ossia dei primi dieci anni della vita di Cocco Bill, la precedente antologia conteneva soltanto una parte minoritaria, vale a dire sei delle 18 storie. Qui ci sono pertanto tutte le altre di allora, ossia le rimanenti 12, completando così il ciclo relativo al “Giorno dei ragazzi”. Vale a dire l’insieme delle storie ‘delle origini’, uscite nella sede per la quale Jac aveva concepito il personaggio, quindi tutto sommato le più genuine.

È però una scelta che, al di là di una sua coerenza strutturale, comporta altri fattori contestuali. Un po’ perché dieci anni nella vita di un personaggio sono un periodo compiutamente importante, e un po’ perché anche nella vita di un autore un decennio rappresenta un lasso di tempo significativo. Considerazione valida anche nel caso di Jacovitti, per il quale quel decennio (dai suoi 34 anni ai 44) corrisponde a una ormai piena maturità artistica, ricca di momenti evolutivi nient’affatto trascurabili e di notevole impatto per quanto riguarda la creatività.

coccobill2009_03.jpgSi potrebbe dire che un’antologia di storie di Cocco Bill corrispondenti a quel periodo è un po’ una metafora di tutta la produzione di Jacovitti, una specie di summa di quanto c’era stato prima e un presagio di quanto sarebbe venuto dopo. Anche perché (dato non trascurabile) nello stesso periodo egli continuava a dar vita a tante sue creature: sia per “Il Giorno dei ragazzi”, con storie ‘altre’ rispetto a quelle di Cocco Bill (Gamba di Quaglia, Johnny Galassia, Microciccio Spaccavento, vari Tom Ficcanaso), sia per il settimanale che gli aveva, per così dire, dato i natali, ossia “Il Vittorioso” (con racconti dei suoi personaggi classici, Pippo, Pertica e Palla o Cip il poliziotto e anche di sue più recenti creature, come Jak Mandolino, Occhio di Pollo, Giuseppe).

Ma chi è Cocco Bill? Al di là di quanto ampiamente approfondito nell’antologia pubblicata da Stampa Alternativa nel 2007, facciamolo dire al suo stesso autore, riprendendo e parafrasando alcune frasi di una fra le tante interviste: nel caso specifico quella rilasciata a Domenico Denaro per La storia di Cocco Bill, del 1986. Cocco Bill è uno strano personaggio, pochi sanno da dove venga e dove vada, chi sia in realtà, se uno sceriffo, un federale, un poliziotto privato o un puro e semplice avventuriero. Egli rappresenta tutto e niente, è la ragione e l’insensatezza.

Con Cocco Bill – dice Jac – ho voluto cimentarmi con un personaggio western, un po’ lontano da tutte le altre mie creazioni che l’avevano preceduto.

Indubbiamente il nostro è un eroe buono che risolve alla sua maniera i problemi pratici che gli si presentano, cioè sparando e risultando così vincitore. Il cattivo che comanda il paese, il pistolero, il rinnegato e chi più ne ha più ne metta, rappresentano pur sempre la normalità per la vita di quella comunità. Solo che l’arrivo del nostro castigamatti, con le sue idee legalitarie e il suo agire da fegataccio, cambia la situazione e certo in modo traumatico. Gli veniva obiettato che un eroe che uccide spesso poteva sembrare troppo cruento, soprattutto in quegli anni. Controbatteva Jac:

Ma intanto proprio in quegli anni ci si ammazzava allegramente in tutte le parti del mondo, magari in Africa c’erano carneficine giornaliere. Comunque, i morti dei miei fumetti sono essenzialmente dei morti-vivi; i morti di carta non contano, in realtà sono morti ‘a fin di bene’ e quindi sono solo un tramite, un passaggio obbligato, per fare in modo che Cocco Bill faccia trionfare la giustizia e trasformi tutti da cattivi in chierichetti.

Ma non ne deve necessariamente uscire una morale, perché più che altro – ribadisce Jacovitti – io volevo che la gente si divertisse a leggere le mie storie e prima ancora volevo essere io a divertirmi preparandole. Perché poi ho anche un carattere di eterno bambinone, che deve aver contribuito non poco alla fortuna dei miei personaggi, tutti concepiti per far ridere e divertire. Sono convinto che il mio Cocco Bill non lo leggessero solo i bambini, ma anche gli studenti e parecchi padri di famiglia.

Inoltre non mi sono ispirato ad altri personaggi di allora. Certo, leggevo Tex ed ero anche attratto dagli appassionanti cineromanzi di Cisco Kid. Indubbiamente il mio personaggio è un miscuglio di tante idee. Ma, più che ispirarmi a dei film, direi che guardavo ai personaggi. In effetti allora, parlo del periodo della mia giovinezza, erano i tempi dei film di cow boy con i grandi cappellacci e io venni particolarmente colpito da Tom Mix e da Ken Maynard.

Ma penso anche che un disegnatore deve essere munito di una grossa dose di fantasia. Nel mio caso trovo però molte ispirazioni anche dalla vita di tutti i giorni, dalla piccola e grande umanità che ci circonda come il benzinaio, il vigile, il portiere, eccetera. E penso che Cocco Bill sia il mio personaggio a cui sono più legato, perché mi ha dato una grossa popolarità e ha senz’altro allargato la sfera dei miei lettori di allora.

Il giorno di Coccobill - Nuova antologia di Benito Jacovitti
Fuori collana
360 pagine
ISBN: 978-88-6222-098-9

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