Una vignetta sull’ipocrisia di politici e perbenisti vale più di mille parole

Come una specie di sorrisoIl primo progetto che ci ha visti coinvolti a tempo pieno è stato il lancio di una campagna d’opinione per sostenere la candidatura di Tina Anselmi alla presidenza della Repubblica. Volevamo “esautorare” il Parlamento, non come vorrebbe fare Berlusconi, riducendolo a una piccola corte, ma allargando la partecipazione a tutto il popolo del web. La campagna si intitolava “Tina Anselmi al Quirinale” e si serviva di pochi mezzi: un semplicissimo blog, dieci ragioni sintetiche per cui chiedevamo di sottoscrivere l’appello, un modulo di adesione e due banner animati – disegnati da Mauro – che rappresentavano l’on. Anselmi in versione cartoon.

In pochissimi giorni, con l’aiuto di altri blogger, raccogliemmo migliaia di firme, si interessarono di noi giornali, radio, portali web e Televideo Rai. Ma più di tutti la notizia raggiunse Tina Anselmi, come un dono speciale, per lei che ha rappresentato un esempio politico ineguagliabile e che poco tempo prima era stata trattata con superficialità e scorrettezza dall’enciclopedia delle Italiane, opera curata da Stefania Prestigiacomo.

Come una specie di sorriso su FacebookSappiamo tutti che poi fu eletto Giorgio Napolitano, ma il tempo che Mauro e io abbiamo dedicato a questa campagna è servito a farci comprendere che è bene condividere le idee e che, tutto sommato, lavorando insieme si ottengono dei buoni risultati. Un altro episodio che ci ha avvicinati molto è più recente.

Era l’agosto di due anni fa: mentre il sindaco era in spiaggia, un assessore del comune di Firenze, Graziano Cioni, aveva emesso un’ordinanza contingibile e urgente con cui la Giunta fiorentina di fatto vietava il «mestiere girovago» dei lavavetri. L’ordinanza prevedeva il sequestro di secchio e spugna e l’arresto dei lavavetri. Io abito a Firenze e la mia esperienza non conferma per niente lo scenario di degrado illustrato da quell’ordinanza comunale: c’erano all’epoca una decina di disperati, che chiedevano l’elemosina fermi a qualche semaforo della città, uomini e donne che si avvicinavano all’auto sforzandosi persino di sorridere: un’altra specie umana, cui a malapena è concesso il diritto di sopravvivere.

Persone talmente povere da non percepire alcun disagio dal sole cocente, dal fumo delle marmitte, dalle ruote esagitate di noi autisti nervosi. Eppure la maggior parte di coloro che avevo incontrato quel giorno era favorevole all’ordinanza: persino gli amici. Questo coro di fiorentini che invocava “dignità” e “rispetto” da persone cui non concede alcuna dignità né tantomeno rispetto mi aveva scoraggiato. Il “decoro” era diventato l’argomento politico di Firenze, più importante del problema della mobilità, dello smog, dello scempio edilizio e dell’estorsione. Erano le due di notte e avevo una tristezza profonda, più fonda «del fondo degli occhi della Notte del Pianto», fino a quando dal programma di Messenger si illuminò la finestra di chat col saluto di Mauro; la riga successiva era un link alla bozza di una sua vignetta estemporanea. Questa:

Con una capacità che hanno solo pochi bravi artisti Mauro aveva raccolto la mia tristezza trasformandola in un sorriso: una vignetta che spiega l’ipocrisia di politici e cittadini perbenisti più di quanto mille parole riescano a fare.

Visita la pagina dedicata al libro su Facebook.


Come una specie di sorriso – I personaggi delle canzoni di Fabrizio De André rivivono nelle vignette di Mauro Biani a cura di Nicola Cirillo
Fuori collana
32 pagine più 15 cartoline
ISBN: 978-88-6222-107-8

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